10 febbrajo 1848.

Io non istarò a numerare tutti i gran beni che recheranno all'Italia i

casi e le condizioni nuove di Napoli e di Palermo. Pure dirò qualcosa

a rispetto d'un particolar vantaggio che debbe uscirne per la comune

difesa.

Di tutte le Provincie italiane, Napoli è la meglio fornita di marineria

da guerra, massime in bastimenti a vapore. Questi, la maggior parte,

sono ottimamente costrutti, benissimo corredati, e nelle varie fazioni

che occorrono benissimo esercitati. Purtroppo, fino ad ora tale

esercizio ha proceduto da molto trista cagione; perchè il Governo

napolitano, più che d'ogni altro mezzo, valevasi dei legni a vapore

per estinguere rapidamente quelle prime fiamme di sollevazione che

scoppiavano qua e là in Sicilia e nel Regno. Ma Dio tragge il bene dal

male, e ciò che gli uomini ciechi propongono a un fine, Egli dispone

ad un altro. E così quelle navi che furono per tanti anni sgomento dei

popoli e mezzo validissimo di oppressione e di servitù, diverranno da

quindi innanzi buona difesa d'Italia, e a que' degni capitani che le

comandano sarà cessato il sommo cordoglio di spargere l'arte e i sudori

per ribadire i ceppi de' lor fratelli. Dico diverranno buona difesa

d'Italia, perchè supposto libero il mare, è incredibile in tempo di

guerra quale e quanto profitto possa ritrarsi da una buona squadra

di legni a vapore, massime in un paese configurato come l'Italia.

E di vero, quella squadra adoperata e diretta con accorgimento e

opportunità, tiene sempre forniti di armi, di provvigioni, di uomini e

d'ogni altra cosa acconcia alla guerra, le fortezze e i luoghi muniti

lungo le coste; ed a peggio andare, imbarca e salva le guarnigioni e le

artiglierie: e tutto ciò con somma agevolezza e prestezza.

Ma da una squadra copiosa e bene ordinata di legni a vapore si cava

in guerra quest'altra specie più notabile di utilità, che consiste

a condurre improvvisamente molte migliaja d'uomini e di cavalli e

moltissime artiglierie in qualunque punto si voglia, e farli giungere

inaspettati ad offendere o il fianco o le spalle dell'inimico: le quali

fazioni eseguite spesso e con senno, e validamente ajutate dai popoli

in mezzo de' quali succedono, soglion recare, col tempo, danni maggiori

e men riparabili d'una o due battaglie perdute.

Tutto questo bene (se Dio ci ajuti) riceverà la difesa d'Italia dalla

marineria da guerra napolitana. Ma perchè ciò succeda, conviene che

Napoli e la Sardegna non solo si dichiarino amiche, ma senza dimora

alcuna strettamente si colleghino; e il patto che le confederi non

sia solo d'interessi economici, ma di militari e politici. Chè anzi,

a dir vero, nella pratica degli affari di Stato, più malagevole assai

delle altre riesce la Lega economica. Per fermo, a volersi due o

più popoli stringere e collegare politicamente, basta che i grandi e

universali interessi loro sieno nella sostanza i medesimi: ma per la

lega doganale, come la chiamano, ricercasi, a poterla subito porre in

atto, non solo la professione delle stesse dottrine, ma una parità sì

perfetta, ovvero una equivalenza e una reciprocazione sì ben bilanciata

nelle condizioni economiche dei paesi collegati, che non è agevole

di trovare ed è difficile assai di comporre: senza dire del danno e

offesa che recasi inevitabilmente a molte industrie private, alle quali

bisogna pure per equità dar soccorso e provvedimento.

A noi non si fa lecito di nascondere più lungo tempo il vivo

rincrescimento e la grave e continua preoccupazione che ci cagiona il

vedere i Governi nostri così dubbiosi e lenti a promovere fra essi una

politica confederazione. Il tardare e il titubare su ciò, sembra troppo

pericoloso; e non sappiamo indovinare quel che si aspetti, massimamente

dopo i casi e le mutazioni del Governo napolitano. L'Austria stessa

non può ragionevolmente dolersi d'una confederazione ordinata con puro

carattere difensivo, e richiesta dalla crescente e visibile fratellanza

dei popoli. L'Austria, negli editti che manda fuori per interdire

l'entrata alle gazzette dell'Italia media, dà titolo di anarchia allo

stato nuovo di cose. L'Austria fa ripulsa intera e minaccevole alle

domande legali dei popoli del Regno Lombardo-Veneto, e con ciò si

discioglie e distacca viemaggiormente dagli Stati della Penisola, e

dalle massime e dai principj che li governano. L'Austria ingrossa sì

fattamente sul Po le sue truppe, e moltiplica i suoi apparecchi per

guisa, che l'Inghilterra medesima ha stimato debito di ricercarla

del perchè. L'Austria, interpretando a suo modo i trattati, tentò,

mesi sono, d'insignorirsi affatto della città di Ferrara; e sotto

colore or di buona vicinanza e amicizia, or di crescere pompa ad un

funerale, introduce l'armi sue in Modena e in Parma. Che più? Ciò che

al presente succede in Napoli ed in Piemonte, e fra breve succederà

nell'altre provincie italiane, eccetto la Lombardia, non fu nel 1820

dannato e colpito dagli anatemi dell'Austria? o le possono forse mancar

pretesti e sofismi per pareggiare affatto l'un tempo con l'altro, e

implicarli ambidue in una medesima riprovazione? E dopo tanto, non

sarà lecito ai nostri Principi di collegarsi per mera difesa propria,

e congiungere e ordinare in comune tutte le forze, in quel modo che le

menti e gli animi di tutti i popoli loro sono congiunti? Noi ripetiamo

con l'ossequio e modestia che ci compete, ma sì ancora con l'istanza

e sollecitudine di buoni e veri Italiani, che il collegarsi i Principi

nostri politicamente, e con fermo e tenace patto, entra oggidì fra le

più manifeste e le più calzanti esigenze della salute d'Italia.

(Dalla _Lega Italiana_.)

Scritti politici · 第 125 / 310 题