Noi siamo ancor tanto pieni di vera letizia e di gratitudine per la
conceduta Costituzione, che non vorremmo e non sapremmo far luogo
ad alcuna indagine critica intorno al suo contenuto, qualora ciò non
venisse a noi comandato dal nostro ufficio medesimo, che è una specie
d'intellettuale magistratura ordinata a illuminare le moltitudini: e
oltre a questo, ci sorge in pensiero, che il nostro esame può riuscire
non tutto disutile così per le provincie italiane ove ancora non
sono Governi rappresentativi, come per li medesimi Stati Sardi ove il
disegno intero del patto costituzionale non è compiuto.
Egli è manifesto per quello che noi dettavamo lunedì scorso nella
_Lega_, che molta maggiore soddisfazione ci avrebbe recato il
veder promulgare un decreto, ove promettendosi solennemente al
popolo d'investire i suoi deputati della facoltà legislativa, e
concedendoglisi l'uso immediato della libertà della stampa, e la
istituzione pure immediata della Milizia Cittadina, fossesi pel
rimanente significato di aspettare consiglio dal tempo, dalla scienza e
dalla pubblica discussione.
Forse il nostro Governo ha pensato che in Piemonte, ove può d'un subito
alzarsi l'incendio di guerra, e al canto giulivo degl'inni succedere
d'ogni parte il rimbombo dell'armi, dovesse provvedersi perchè le genti
non fossero di soverchio commosse e preoccupate dall'alte questioni di
forme e diritti costituzionali.
Nell'articolo quattordicesimo dell'insigne decreto degli 8, si annunzia
che v'ha chi prepara, per comando del Principe, il disegno intero
dello statuto fondamentale. Noi pigliamo fiducia che que' consiglieri
di Carlo Alberto a cui fu commesso il più grave e il più malagevole
di tutti gl'incarichi, farannosi coscienza di consultare gli uomini
più avvisati e meglio istruiti, e vorranno far buon tesoro di tutte le
cognizioni e giudicj che l'opinion pubblica espone di mano in mano con
l'organo della stampa.
Due cose ottime sono nel mondo; la scienza consumata di pochi, e
il buon criterio istintivo delle moltitudini. La perfezione sta nel
congiungere insieme tali due termini. Ma vicino ad essi è una terza
cosa non buona; e ciò è la presunzione e la falsa dottrina di quelli
che, tirati su pel ciuffetto della fortuna, o ricchi d'un bel casato e
poveri d'ogni altro bene, o infine avvezzi da lunghi anni al maneggio,
direi quasi, meccanico delle faccende di Stato, spaccian sè stessi per
grandi uomini, assediano tuttogiorno il Principe, nè sopportano che
esca loro di mano la lavorazione delle leggi. Ora, i tempi domandano
assai imperiosamente, che in luogo di questi tali sieno molto più uditi
i pochi veri sapienti tenuti discosto ed inonorati, e il buon criterio
istintivo d'ogni porzione onesta ed illuminata del popolo.
A noi non sa male la istituzione di due parlamenti, ed anzi la
reputiamo utilissima; perchè, come dice uno scrittore italiano,
«Innovare è mutare, e il mutamento solo non è progresso: adunque,
si fa necessaria la identità e permanenza allato alla mutazione; e
però necessaria si fa la scienza del conservare..... Ma rado è che
coloro i quali sanno ben conservare sappiano altresì innovare; ed,
e converso, rado è che gl'ingegni novatori e inventori sappiano e
vogliano serbare e modificare l'antico. Ma pur bisogna alla umana
società le due sorti d'intelletti e di spiriti insieme contemperare,
affine che la conservazione non diventi superstiziosa, nè l'innovazione
o falsa o immatura o malefica.»[9] Ora, tale contemperanza ritrova
la repubblica con la istituzione appunto di due consessi legislativi.
Nè ciò è nuovo de' nostri tempi, o è dottrina inglese e francese, ma
scaturisce, come vedesi, dall'indole universale e dalle condizioni
perpetue del convivere umano. Ma perchè tali due consessi riescano al
fine loro, uopo è che in ciascuno risieda una forza propria morale.
Ciò posto, quel parlamento che è tutto e solo ordinato ed eletto dal
re, sembra investito di pochissima autorità negli occhi del popolo,
dacchè all'ultimo non è il principe ma sibbene i ministri che scelgono
e chiamano a quella dignità ed ufficio: quindi se ne forma un consesso
affatto ministeriale, che non vien creduto e non è, nel fatto,
indipendente abbastanza. Ma noi ci rifaremo tra breve a parlare di
questo subbietto.
Nell'ordine e costruzione delle pubbliche guarentigie, la milizia
cittadina fa giusto riscontro alla libertà della stampa, e sono ambedue
le maggiori e più salde colonne del vasto edificio. Per vero dire, la
milizia _Comunale_ promessa dal regio decreto degli 8, non sembra poter
rispondere pienamente agli alti concetti di malleveria e di franchigia
che sogliono presedere alla istituzione e all'ordinamento della Guardia
Nazionale. Stando alle condizioni presenti del Regno Sardo, neppure
uno dei capi di bottega e di fondaco entrerebbe nelle righe della
Milizia Cittadina, essendo ch'essi non pagano censo alcuno diretto; e
posto eziandio che in processo di tempi sia deliberato che il paghino,
rimarrebbesi esclusa dal corpo di quella Milizia tutta la immensa
moltitudine degli operai; e ciò non crediamo nè provvido nè molto
legittimo. La legge non dee nè può senza ingiuria porre quelli affatto
in disparte, ma sì li debbe esentare dall'obbligo; conciossiachè il
costringerli loro malgrado ad interrompere di quando in quando il
lavoro onde traggono di continuo la sussistenza, sarebbe eccessiva
gravezza.
Da ultimo, nel vedere copiata a lettera la disposizione
dell'ordinamento francese la quale serba al Sovrano la facoltà di
inabilitare o sciogliere la Milizia Cittadina nei luoghi dove crederà
opportuno, ci è corso all'animo il desiderio che tal potestà fosse
accompagnata dall'altro savio temperamento della legge francese, la
quale assegna al Governo un termine certo di tempo entro a cui debbono
que' corpi disciolti di Milizia Cittadina venire rifatti e riordinati.
Tutto ciò abbiamo notato per iscrupolo quasi di pubblicista, e per
recare qualche utile alle rimanenti deliberazioni. È legge dell'umana
natura desiderare il bene, e questo conseguito, desiderar l'ottimo ed
il perfetto.
(Dalla _Lega Italiana_.)