10 febbrajo 1848.

Noi siamo ancor tanto pieni di vera letizia e di gratitudine per la

conceduta Costituzione, che non vorremmo e non sapremmo far luogo

ad alcuna indagine critica intorno al suo contenuto, qualora ciò non

venisse a noi comandato dal nostro ufficio medesimo, che è una specie

d'intellettuale magistratura ordinata a illuminare le moltitudini: e

oltre a questo, ci sorge in pensiero, che il nostro esame può riuscire

non tutto disutile così per le provincie italiane ove ancora non

sono Governi rappresentativi, come per li medesimi Stati Sardi ove il

disegno intero del patto costituzionale non è compiuto.

Egli è manifesto per quello che noi dettavamo lunedì scorso nella

_Lega_, che molta maggiore soddisfazione ci avrebbe recato il

veder promulgare un decreto, ove promettendosi solennemente al

popolo d'investire i suoi deputati della facoltà legislativa, e

concedendoglisi l'uso immediato della libertà della stampa, e la

istituzione pure immediata della Milizia Cittadina, fossesi pel

rimanente significato di aspettare consiglio dal tempo, dalla scienza e

dalla pubblica discussione.

Forse il nostro Governo ha pensato che in Piemonte, ove può d'un subito

alzarsi l'incendio di guerra, e al canto giulivo degl'inni succedere

d'ogni parte il rimbombo dell'armi, dovesse provvedersi perchè le genti

non fossero di soverchio commosse e preoccupate dall'alte questioni di

forme e diritti costituzionali.

Nell'articolo quattordicesimo dell'insigne decreto degli 8, si annunzia

che v'ha chi prepara, per comando del Principe, il disegno intero

dello statuto fondamentale. Noi pigliamo fiducia che que' consiglieri

di Carlo Alberto a cui fu commesso il più grave e il più malagevole

di tutti gl'incarichi, farannosi coscienza di consultare gli uomini

più avvisati e meglio istruiti, e vorranno far buon tesoro di tutte le

cognizioni e giudicj che l'opinion pubblica espone di mano in mano con

l'organo della stampa.

Due cose ottime sono nel mondo; la scienza consumata di pochi, e

il buon criterio istintivo delle moltitudini. La perfezione sta nel

congiungere insieme tali due termini. Ma vicino ad essi è una terza

cosa non buona; e ciò è la presunzione e la falsa dottrina di quelli

che, tirati su pel ciuffetto della fortuna, o ricchi d'un bel casato e

poveri d'ogni altro bene, o infine avvezzi da lunghi anni al maneggio,

direi quasi, meccanico delle faccende di Stato, spaccian sè stessi per

grandi uomini, assediano tuttogiorno il Principe, nè sopportano che

esca loro di mano la lavorazione delle leggi. Ora, i tempi domandano

assai imperiosamente, che in luogo di questi tali sieno molto più uditi

i pochi veri sapienti tenuti discosto ed inonorati, e il buon criterio

istintivo d'ogni porzione onesta ed illuminata del popolo.

A noi non sa male la istituzione di due parlamenti, ed anzi la

reputiamo utilissima; perchè, come dice uno scrittore italiano,

«Innovare è mutare, e il mutamento solo non è progresso: adunque,

si fa necessaria la identità e permanenza allato alla mutazione; e

però necessaria si fa la scienza del conservare..... Ma rado è che

coloro i quali sanno ben conservare sappiano altresì innovare; ed,

e converso, rado è che gl'ingegni novatori e inventori sappiano e

vogliano serbare e modificare l'antico. Ma pur bisogna alla umana

società le due sorti d'intelletti e di spiriti insieme contemperare,

affine che la conservazione non diventi superstiziosa, nè l'innovazione

o falsa o immatura o malefica.»[9] Ora, tale contemperanza ritrova

la repubblica con la istituzione appunto di due consessi legislativi.

Nè ciò è nuovo de' nostri tempi, o è dottrina inglese e francese, ma

scaturisce, come vedesi, dall'indole universale e dalle condizioni

perpetue del convivere umano. Ma perchè tali due consessi riescano al

fine loro, uopo è che in ciascuno risieda una forza propria morale.

Ciò posto, quel parlamento che è tutto e solo ordinato ed eletto dal

re, sembra investito di pochissima autorità negli occhi del popolo,

dacchè all'ultimo non è il principe ma sibbene i ministri che scelgono

e chiamano a quella dignità ed ufficio: quindi se ne forma un consesso

affatto ministeriale, che non vien creduto e non è, nel fatto,

indipendente abbastanza. Ma noi ci rifaremo tra breve a parlare di

questo subbietto.

Nell'ordine e costruzione delle pubbliche guarentigie, la milizia

cittadina fa giusto riscontro alla libertà della stampa, e sono ambedue

le maggiori e più salde colonne del vasto edificio. Per vero dire, la

milizia _Comunale_ promessa dal regio decreto degli 8, non sembra poter

rispondere pienamente agli alti concetti di malleveria e di franchigia

che sogliono presedere alla istituzione e all'ordinamento della Guardia

Nazionale. Stando alle condizioni presenti del Regno Sardo, neppure

uno dei capi di bottega e di fondaco entrerebbe nelle righe della

Milizia Cittadina, essendo ch'essi non pagano censo alcuno diretto; e

posto eziandio che in processo di tempi sia deliberato che il paghino,

rimarrebbesi esclusa dal corpo di quella Milizia tutta la immensa

moltitudine degli operai; e ciò non crediamo nè provvido nè molto

legittimo. La legge non dee nè può senza ingiuria porre quelli affatto

in disparte, ma sì li debbe esentare dall'obbligo; conciossiachè il

costringerli loro malgrado ad interrompere di quando in quando il

lavoro onde traggono di continuo la sussistenza, sarebbe eccessiva

gravezza.

Da ultimo, nel vedere copiata a lettera la disposizione

dell'ordinamento francese la quale serba al Sovrano la facoltà di

inabilitare o sciogliere la Milizia Cittadina nei luoghi dove crederà

opportuno, ci è corso all'animo il desiderio che tal potestà fosse

accompagnata dall'altro savio temperamento della legge francese, la

quale assegna al Governo un termine certo di tempo entro a cui debbono

que' corpi disciolti di Milizia Cittadina venire rifatti e riordinati.

Tutto ciò abbiamo notato per iscrupolo quasi di pubblicista, e per

recare qualche utile alle rimanenti deliberazioni. È legge dell'umana

natura desiderare il bene, e questo conseguito, desiderar l'ottimo ed

il perfetto.

(Dalla _Lega Italiana_.)

Scritti politici · 第 123 / 310 题