Inutilmente noi ci sforziamo di contenere la nostra gioja e
padroneggiare il nostro animo, sì che possa questo foglio farsi organo
men difettivo ed araldo meno infedele della pubblica esultazione. A
noi pure, come al popolo intero di Genova, manca modo di raccontare
quel che sentiamo; e invece di parole, ci corrono al labbro tronche e
sospirose esclamazioni: conciossiachè pure il gaudio supremo guarda il
cielo e sospira.
Ecco sorge, ecco splende sul nostro capo il giorno fortunatissimo,
l'aspettato da cinquant'anni. Ecco ci sta presente e stringiam con mano
il frutto sublime di tanti travagli e pericoli, e il subbietto d'un
desiderio infinito. Ecco l'ultima maturezza dei tempi, il suggello
d'ogni nostra speranza, il fatto primo e novissimo ch'era in cima
d'ogni nostro pensiere, informava il più degno e profondo de' nostri
affetti, e fin dalla tenera giovinezza svegliò nell'ingenuo cuore i
primi moti generosi, e suscitò i germi vivaci d'un sentire forte e
magnanimo. Quel nome che per lunghi anni fu mormorato a bassa voce, e
nudrì e crebbe nel silenzio e nell'ombra la religione nostra politica;
quel nome che parea suonare infortunio, e mai non usciva scompagnato da
un gemito; quel nome che epilogava tutte le libertà, significava i più
fervidi voti, riempieva di sacro ardore tutto lo spirito, ora (bontà di
Dio) esce aperto e risonante dal labbro — Viva la Costituzione! —
Il sangue dei martiri ha fruttificato; le voci alzate dal fondo delle
prigioni giunsero all'orecchio di Dio; le amare e copiosissime lacrime
dei raminghi e degli esuli sono state convertite in rivo di ubertà,
in rugiada fecondatrice; e il fiore immortale e divino della libertà è
spuntato.
— Viva la Costituzione! — con tal grido sul labbro è lecito infine
ai Liguri e ai Piemontesi, lecito ai figliuoli tutti d'Italia di
ripigliare intera e lucente la dignità d'uomo, conquistar quella di
nazione, e sentirsi fremer nell'animo l'alterezza del nome italiano.
Fratelli e figliuoli d'una sola gran patria! stringiamoci caramente,
stringiamoci tutti in quello amplesso ineffabile di cui l'anime sole
sono capaci; e tra gli affetti gagliardi e soavi che d'ogni parte
c'investono e assalgono, predomini di presente la gratitudine, e sia
calda, sincera, abbondevole e quanta ne può capire in umano petto.
Primieramente, chiniamo le ginocchia al Signore Iddio, al largitore
eterno di ogni libertà e d'ogni gloria, e che degna scuotere dal
sonno di morte e dalla polvere dei sepolcri le razze latine, sempre
risorgenti e non mai periture. In secondo luogo, volgiamo l'animo
conoscentissimo a re Carlo Alberto, e ringraziamolo del gran benefizio
nel modo migliore e più conveniente d'un popolo rigenerato; facendogli,
cioè, solenne promessa di seguitar dappertutto la sua spada e le sue
bandiere, e di spendere per la sua Causa, che è la Causa d'Italia,
tutto il sangue nostro e de' nostri figliuoli.
— Viva Carlo Alberto! — Oggi egli è il più lieto e più avventuroso dei
Principi, conciossiachè gli avviene ciò che troppo radamente incontra
a chi siede sul trono; cioè di possedere certezza perfetta, che le
lodi le quali ascolta sono affatto leali e spontanee, e che vero è il
gaudio, vero l'amore, vera la felicità de' suoi popoli.
(Dalla _Lega Italiana_.)