La parola Costituzione giunge gradita oltremodo agli orecchi del
popolo, non già perch'ella gli svegli in pensiero un concetto chiaro
e ben definito di tutto quel che significa, ma perchè gli ricorda
queste due cose bellissime e desideratissime, _Libertà e Guarentigia_
Conviene, pertanto, distinguere in una Costituzione ciò che ha virtù
e sodezza di fondamento ed è affatto universale, da ciò che muta e si
trasforma secondo l'indole delle nazioni e le varie contingenze dei
tempi e dei casi.
La prima parte, pertanto, è quella che, supposta certa maturità di
opinioni e certa efficacia di avvenimenti, mal si farebbe d'indugiare a
mettere in atto. L'altra invece (come si notava, fa pochi giorni, nel
_Corriere Mercantile_) ricerca molta meditazione e lunga disamina per
riuscire a bene, e adattarsi con proprietà e giustezza alle condizioni
peculiari d'ogni paese. In cotesta seconda parte si racchiude eziandio
la risoluzione ed applicazione di molte dottrine che non sono ancora
uscite di controversia; laddove la prima più non porge materia di
dubbio, e i suoi principj sonosi fatti, quasi a dire, massime di senso
comune, e come tali compariscono ne' nostri tempi in tutte quelle
provincie del mondo civile in cui mette radici la libertà.
In essi principj si raccoglie e conchiude quel general concetto della
forma migliore politica che l'epoca odierna venne trovando. Così
accadde della scienza di Stato in ogni tempo e in ogni contrada; e
quelle nazioni nel cui intelletto luceva l'idea d'un'ottima forma
politica, mai non conobbero vero riposo e prosperità insino a che
non la conseguirono ed effettuarono. Ad onta degl'infortunj nostri
grandissimi, la natura ci ha di tale e tanto ingegno forniti, e abbiam
conservato avanzi così notabili della civiltà e sapienza antica, che
la forma generale dei governi rappresentativi ci comparve la migliore
possibile e la più conveniente all'età in cui viviamo, prima ancora
che Montesquieu cantasse l'apoteosi della costituzione inglese.
Tutto ciò che è di poi accaduto, non altro poteva indurre nell'animo
degl'Italiani salvo che un più fermo e invitto convincimento di quella
verità: e però, chi governa l'Italia dee credere con gran saldezza che
questo si è l'inveterato e radicatissimo desiderio nostro, al quale
oggimai non sembra potersi altramente resistere che usando la forza
delle scimitarre straniere.
Ora, tornando alla distinzione di cui, poco è, parlavamo, occorre di
ricordare, che i fondamenti d'ogni qualunque costituzione debbono star
riposti nelle libertà e guarentigie sostanziali e primarie del diritto
privato e pubblico. E tali libertà e guarentigie riduconsi propriamente
alle cinque infrascritte, cioè: 1º La facoltà compiuta di pubblicare
le proprie opinioni. 2º La Guardia Cittadina. 3º Ministri sindacabili,
e però eziandio punibili. 4º La nazione chiamata per via di
rappresentanti a discutere e a squittinare le leggi e le imposte. 5º La
libertà personale, e l'altre sicurezze e tutele a cui particolarmente
provvedono i Codici. Qualunque di coteste franchigie e malleverie
mancasse in una Costituzione, o vi stesse in mostra ed in apparenza
più che in effetto, farebbe perdere a quella ogni suo valore, perchè
tutte si legano e si mantengono mutuamente; ed in altro caso, ella
somiglierebbe affatto ad una fortezza in cui moltissime porte fosser
guardate eccetto che una: e così nello Stato, per quel solo special
difetto di libertà e di sicurezza, entrar potrebbero a mano salva la
tirannide o la licenza.
Segue dal fin qui espresso, che ciò che importa di promettere
sollecitamente e in modo solenne ed irrevocabile, sono le cinque
istituzioni summentovate; ed anzi, l'ultima è in buona porzione di già
conceduta e sancita nei codici nuovi. Le due prime poi, con le quali,
a dir vero, componesi la universal mente e il braccio vigoroso del
popolo, come possono venire immediatamente ad effetto, così dovrebbero
esser date e compite senza dimora. Invece, per la seconda parte che
versa sui modi più confacenti di rappresentar la nazione nei congressi
legislativi, e sul restringere od allargare le pertinenze di questi,
e sull'altre materie attinenti; noi desideriamo assaissimo, che in
cambio di promulgare e ottriare in fretta simili leggi e istituti,
vogliasi innanzi ponderarli per bene e con gran diligenza e fatica,
e giovarsi di tutto il senno che emerge dalla pubblica discussione;
onde quelli sieno come il portato ed il parto della migliore sapienza
civile italiana. Passò quel tempo in cui gli statuti e le leggi
uscivano dai penetrali del tempio, o dalla mente d'un solo ed unico
saggio. Ora i popoli sono legislatori a sè stessi, e non riconoscono
mai in veruno il diritto assoluto di prevenire e d'interpretare ad
arbitrio suo il giudicio e la scienza comune. Certo, se al re di
Napoli fossero sovvenute queste verità, non avrebbe in quel primo
disegno di patto costituzionale specificate certe forme politiche,
le quali trovando subito contradittori, o scemarono il pregio ed il
credito della concessione, o indussero a desiderare che la legge non
appena nata venisse mutata: brutto abito contratto dai popoli servi,
alli cui sguardi la legge non ha nulla d'augusto, nulla di sacro e
d'inviolabile. Raro è che le nazioni sieno dalla fortuna condotte in
istato di potere alzare da' fondamenti, e quasi a piena lor voglia
e con un disegno preordinato, l'arduo edificio delle istituzioni
loro politiche. Ma più raro è ancora, che di tale facoltà preziosa e
fuggevole sappiano ritrarre utilità e profitto largo e durabile: chè
anzi quasi sempre sonosi vedute le leggi fondamentali uscire alla luce
o per concorso strano di casi, o da un conflitto passionato e violento
di parti, o dall'intelletto di uomini men che mediocri, balzati dalla
fortuna in cima alla ruota, e che per accidente trovavansi strette
in mano le redini dello Stato. Facciamo noi miglior senno, se gli
è possibile; e sempre ci dimori innanzi alla mente, che in noi si
trasfuse e il sangue e l'ingegno del più gran popolo legislatore
dell'antichità.
(Dalla _Lega Italiana_.)