Noi non vorremmo così subito mostrarci scontenti dei nuovi reggitori
dello Stato, tanto più che si afferma non avere essi voluto accettare
il gravissimo carico, salvo che ricevendo promessa solenne di veder
promulgata una Carta. Ma la sventura di vivere il governo o in
conflitto aperto o in secreto coi governati debbe aver fine, e però
è necessario che l'universale possa di gran cuore stimare e obbedire
i supremi ufficiali; e noi dubitiamo forte, che il popolo napolitano
possa e voglia far ciò lungamente inverso i personaggi testè chiamati
da re Ferdinando. Quattro di loro sono principi. Io non partecipo alle
ingiuste preoccupazioni del volgo contro i gran signori: ma so che ad
essi è, in generale, troppo difficile il pensare e il sentire come la
maggior parte del popolo: so di più, che in Napoli parecchie di quelle
stirpi di gran titolati sono degeneri affatto e d'assai poca levatura:
e so infine, che agli errori quivi commessi debbe assegnarsi per cagion
principale, la turba inetta dei nobili cortigiani, che sconoscendo i
tempi e le cose, adulava e accecava il monarca.
Nel presidente del Consiglio, Serra Capriola, è molta onestà e naturale
benevolenza, e qualche pratica delle corti: ma troppo manca perchè
l'ingegno e l'animo suo pareggino le difficoltà del grado e del nuovo
reggimento, e dieno pegno bastevole di amare fortemente le libere
istituzioni. Assai minor pegno può darne il Cassero, che già più anni è
stato ministro quando, non dico la libertà, ma le miglioranze politiche
d'ogni maniera trovavano chiuse tutte le porte della reggia e dei
ministeri. Del Bonanni dicono che abbia, parecchi anni addietro, patito
guai per le sue liberali opinioni; ma fama di abilità e di politica
scienza non gode. Il sol nome caro ai Napoletani è il Colonnello
Cianciulli; uomo di spiriti moderatissimi, ma integro, illibato,
caldo dell'onor nazionale e amico sincero di libertà. Però, logoro e
cagionevole da gran tempo e desideroso di quiete, gli è da temere che
sopportar non possa tutta la gravezza di un tanto ufficio.
Del resto, quel nuovo ministero dee forse unicamente segnare un mezzo
tempo, ed agevolare un passaggio fra 'l regno dell'arbitrio e quel
delle leggi. Ma non ho mai veduto simili tentamenti e saggi riuscire a
bene e a profitto: per consueto, scontentano le due parti, e provocano
le moltitudini. Ad ogni modo, il ministero presente napolitano, nel suo
tutto insieme, non si confà per nulla con le esigenze e le pratiche
dell'Era nuova che in Italia incomincia. Noi ci siamo affrettati a
manifestare tal nostra opinione, perchè in Napoli più che altrove gli
uomini hanno fatto gabbo alle leggi; e ognun ricorda i danni gravissimi
che produsse nel 1820 e 21 quell'aver lasciato maneggiare la cosa
pubblica da gente poco devota alle franchigie costituzionali, e più
disposti a tollerare il giogo tedesco, che l'impero del popolo, e le
fatiche e i pericoli della libertà.
(Dalla _Lega Italiana_.)