3 febbrajo 1848.

Noi non vorremmo così subito mostrarci scontenti dei nuovi reggitori

dello Stato, tanto più che si afferma non avere essi voluto accettare

il gravissimo carico, salvo che ricevendo promessa solenne di veder

promulgata una Carta. Ma la sventura di vivere il governo o in

conflitto aperto o in secreto coi governati debbe aver fine, e però

è necessario che l'universale possa di gran cuore stimare e obbedire

i supremi ufficiali; e noi dubitiamo forte, che il popolo napolitano

possa e voglia far ciò lungamente inverso i personaggi testè chiamati

da re Ferdinando. Quattro di loro sono principi. Io non partecipo alle

ingiuste preoccupazioni del volgo contro i gran signori: ma so che ad

essi è, in generale, troppo difficile il pensare e il sentire come la

maggior parte del popolo: so di più, che in Napoli parecchie di quelle

stirpi di gran titolati sono degeneri affatto e d'assai poca levatura:

e so infine, che agli errori quivi commessi debbe assegnarsi per cagion

principale, la turba inetta dei nobili cortigiani, che sconoscendo i

tempi e le cose, adulava e accecava il monarca.

Nel presidente del Consiglio, Serra Capriola, è molta onestà e naturale

benevolenza, e qualche pratica delle corti: ma troppo manca perchè

l'ingegno e l'animo suo pareggino le difficoltà del grado e del nuovo

reggimento, e dieno pegno bastevole di amare fortemente le libere

istituzioni. Assai minor pegno può darne il Cassero, che già più anni è

stato ministro quando, non dico la libertà, ma le miglioranze politiche

d'ogni maniera trovavano chiuse tutte le porte della reggia e dei

ministeri. Del Bonanni dicono che abbia, parecchi anni addietro, patito

guai per le sue liberali opinioni; ma fama di abilità e di politica

scienza non gode. Il sol nome caro ai Napoletani è il Colonnello

Cianciulli; uomo di spiriti moderatissimi, ma integro, illibato,

caldo dell'onor nazionale e amico sincero di libertà. Però, logoro e

cagionevole da gran tempo e desideroso di quiete, gli è da temere che

sopportar non possa tutta la gravezza di un tanto ufficio.

Del resto, quel nuovo ministero dee forse unicamente segnare un mezzo

tempo, ed agevolare un passaggio fra 'l regno dell'arbitrio e quel

delle leggi. Ma non ho mai veduto simili tentamenti e saggi riuscire a

bene e a profitto: per consueto, scontentano le due parti, e provocano

le moltitudini. Ad ogni modo, il ministero presente napolitano, nel suo

tutto insieme, non si confà per nulla con le esigenze e le pratiche

dell'Era nuova che in Italia incomincia. Noi ci siamo affrettati a

manifestare tal nostra opinione, perchè in Napoli più che altrove gli

uomini hanno fatto gabbo alle leggi; e ognun ricorda i danni gravissimi

che produsse nel 1820 e 21 quell'aver lasciato maneggiare la cosa

pubblica da gente poco devota alle franchigie costituzionali, e più

disposti a tollerare il giogo tedesco, che l'impero del popolo, e le

fatiche e i pericoli della libertà.

(Dalla _Lega Italiana_.)

Scritti politici · 第 112 / 310 题