Noi riputiamo avere a quest'ora dato prove sufficientissime di quanto
teniamo a cuore la conservazione dell'ordine, l'unione di tutti gli
animi, la concordia fra popolo e principe. A noi sembra, pertanto,
aver conseguito qualche buon dritto di non palliare il vero e di non
dimezzarlo; ma, quando ci occorra, esprimerlo francamente, e quale il
sentiamo ed il conosciamo.
I fatti burrascosi dell'Italia meridionale non recarono (gran bontà
della Provvidenza) quel sanguinoso e profondo conquasso che temer
si potea. La rigenerazione nostra può procedere, oggi pure, ordinata
e con moto equabile, semprechè non si contrasti alla molto maggiore
velocità del suo corso, e non le si nieghino que' premj e guadagni che
già stima di avere in pugno. Occorre pertanto (e ogni giorno ci cresce
il debito di ripeterlo), che tutti i Principi della Lega intendano
questa incessante necessità, e si persuadano che ogni ritardo come è
inopportuno ed inefficace, così può riuscire odioso, e togliere ad essi
non poco credito di lealtà e non poco merito di spontanea risoluzione.
Certo, quel nobil carro, ed anzi propriamente quella nobil quadriga in
cui siede ora l'Italia e onde ai suoi destini è condotta, non potrà far
buona e regolar via, se tutti quattro i popoli non si attelano in riga,
quasi destrieri generosi, e tutti con uguale ardore e uguale prestezza
non muovono.
Che debbesi oggi da qualunque buon Italiano e sopra ogni cosa
augurare e desiderare alla patria? questo principalmente, che poco
o nulla si muti nel morale stato di lei; perchè migliore di quel
che si mostrava poc'anzi, non potrebb'essere. E quando l'Italia
ha conosciuto giorni così fortunati di concordia e di fratellanza?
quando ha goduto di simile congiunzione fra Stato e Stato, e di simile
amicizia e contemperanza fra la religione e la politica? quando vide
giammai estinte le sètte com'ora? quando cessate le cospirazioni,
ridotti quasi al nulla i partiti? quando i pensieri, i sentimenti,
le speranze, i disegni di tutti si risolvettero si pienamente in
un pensare e in un sentire universale e comune! Tutto ciò, adunque,
non dee mutare; e perchè non muti, occorre rimovere di mano in mano
qualunque cagione grave di risentimento e di turbolenza, e dare sfogo
ai desiderj divenuti impazienti e infrenabili, perocchè fatti maturi
e legittimi dalla prepotenza dei casi e del buon successo. Se da per
tutto gli animi debbon serbarsi in pieno consenso, è grande necessità
che le leggi e gl'istituti eziandio consentano da per tutto; e se non
vuolsi che le fazioni ripullulino, i savj si sgomentino, le passioni
s'inacerbiscano, convien porre in atto sollecitamente ciò che risponda
alla generale esigenza dei tempi. Jeri le cagioni di discordia parean
giacere nell'esorbitanza di certe opinioni e nell'eccesso dell'arder
giovanile; oggi possono rampollare dalle inutili resistenze e dalle
funeste dimore. Ei si vede che noi miriamo sempre al medesimo scopo,
e consigliamo con la debita modestia e imparzialità or l'una parte ed
or l'altra, e così i governati come i governanti; e però ci diamo pace
se mal ci spiegammo o male fummo capiti. Al presente, le nostre parole
debbono piuttosto che alle moltitudini addirizzarsi ai lor reggitori,
pigliando arbitrio di ricordare sentenze utili, benchè non nuove, ed
anzi vecchie quanto la civiltà umana. E già Omero le pose con rara
facondia sulla bocca del savio Fenice, il quale raccontando molto a
distesa di un re d'Etolia come troppo s'indugiasse ad appagare il suo
popolo, conclude che
. . . . . . . . il tardo
Beneficio rimase inonorato.
Sta col nostro animo una gran fede nella Provvidenza, che protegge ed
ajuta l'Italia; e confessiamo volentieri, ed anzi con viva letizia
il facciamo, che gli avvenimenti sono infino a qui riusciti più
avventurosi che non ci parea lecito di sperare, ed hanno contraddetto a
parecchi de' nostri timori. Con tutto ciò, non è bene di domandare dal
Cielo nuove maraviglie ogni giorno, e nè i popoli nè i re debbono in
alcuna guisa tentare Iddio. Chi non iscorge in fondo di tutti i cuori
l'ansietà e l'incertezza? Prima e presentanea cagione di sicurezza e di
calma sarà la vista desideratissima dell'armi cittadine. Colui che non
consiglia oggi a' suoi superiori la istituzione immediata della Guardia
Civica, o sconosce affatto la forza de' nuovi accadimenti, o resiste e
mentisce alla propria coscienza.
(Dalla _Lega Italiana_.)