3 febbrajo 1848.

Noi riputiamo avere a quest'ora dato prove sufficientissime di quanto

teniamo a cuore la conservazione dell'ordine, l'unione di tutti gli

animi, la concordia fra popolo e principe. A noi sembra, pertanto,

aver conseguito qualche buon dritto di non palliare il vero e di non

dimezzarlo; ma, quando ci occorra, esprimerlo francamente, e quale il

sentiamo ed il conosciamo.

I fatti burrascosi dell'Italia meridionale non recarono (gran bontà

della Provvidenza) quel sanguinoso e profondo conquasso che temer

si potea. La rigenerazione nostra può procedere, oggi pure, ordinata

e con moto equabile, semprechè non si contrasti alla molto maggiore

velocità del suo corso, e non le si nieghino que' premj e guadagni che

già stima di avere in pugno. Occorre pertanto (e ogni giorno ci cresce

il debito di ripeterlo), che tutti i Principi della Lega intendano

questa incessante necessità, e si persuadano che ogni ritardo come è

inopportuno ed inefficace, così può riuscire odioso, e togliere ad essi

non poco credito di lealtà e non poco merito di spontanea risoluzione.

Certo, quel nobil carro, ed anzi propriamente quella nobil quadriga in

cui siede ora l'Italia e onde ai suoi destini è condotta, non potrà far

buona e regolar via, se tutti quattro i popoli non si attelano in riga,

quasi destrieri generosi, e tutti con uguale ardore e uguale prestezza

non muovono.

Che debbesi oggi da qualunque buon Italiano e sopra ogni cosa

augurare e desiderare alla patria? questo principalmente, che poco

o nulla si muti nel morale stato di lei; perchè migliore di quel

che si mostrava poc'anzi, non potrebb'essere. E quando l'Italia

ha conosciuto giorni così fortunati di concordia e di fratellanza?

quando ha goduto di simile congiunzione fra Stato e Stato, e di simile

amicizia e contemperanza fra la religione e la politica? quando vide

giammai estinte le sètte com'ora? quando cessate le cospirazioni,

ridotti quasi al nulla i partiti? quando i pensieri, i sentimenti,

le speranze, i disegni di tutti si risolvettero si pienamente in

un pensare e in un sentire universale e comune! Tutto ciò, adunque,

non dee mutare; e perchè non muti, occorre rimovere di mano in mano

qualunque cagione grave di risentimento e di turbolenza, e dare sfogo

ai desiderj divenuti impazienti e infrenabili, perocchè fatti maturi

e legittimi dalla prepotenza dei casi e del buon successo. Se da per

tutto gli animi debbon serbarsi in pieno consenso, è grande necessità

che le leggi e gl'istituti eziandio consentano da per tutto; e se non

vuolsi che le fazioni ripullulino, i savj si sgomentino, le passioni

s'inacerbiscano, convien porre in atto sollecitamente ciò che risponda

alla generale esigenza dei tempi. Jeri le cagioni di discordia parean

giacere nell'esorbitanza di certe opinioni e nell'eccesso dell'arder

giovanile; oggi possono rampollare dalle inutili resistenze e dalle

funeste dimore. Ei si vede che noi miriamo sempre al medesimo scopo,

e consigliamo con la debita modestia e imparzialità or l'una parte ed

or l'altra, e così i governati come i governanti; e però ci diamo pace

se mal ci spiegammo o male fummo capiti. Al presente, le nostre parole

debbono piuttosto che alle moltitudini addirizzarsi ai lor reggitori,

pigliando arbitrio di ricordare sentenze utili, benchè non nuove, ed

anzi vecchie quanto la civiltà umana. E già Omero le pose con rara

facondia sulla bocca del savio Fenice, il quale raccontando molto a

distesa di un re d'Etolia come troppo s'indugiasse ad appagare il suo

popolo, conclude che

. . . . . . . . il tardo

Beneficio rimase inonorato.

Sta col nostro animo una gran fede nella Provvidenza, che protegge ed

ajuta l'Italia; e confessiamo volentieri, ed anzi con viva letizia

il facciamo, che gli avvenimenti sono infino a qui riusciti più

avventurosi che non ci parea lecito di sperare, ed hanno contraddetto a

parecchi de' nostri timori. Con tutto ciò, non è bene di domandare dal

Cielo nuove maraviglie ogni giorno, e nè i popoli nè i re debbono in

alcuna guisa tentare Iddio. Chi non iscorge in fondo di tutti i cuori

l'ansietà e l'incertezza? Prima e presentanea cagione di sicurezza e di

calma sarà la vista desideratissima dell'armi cittadine. Colui che non

consiglia oggi a' suoi superiori la istituzione immediata della Guardia

Civica, o sconosce affatto la forza de' nuovi accadimenti, o resiste e

mentisce alla propria coscienza.

(Dalla _Lega Italiana_.)

Scritti politici · 第 110 / 310 题