Le cose di Napoli, chi ben le guarda, s'avviano verso d'un termine
che le assomiglia a quelle del 1820. Parecchie differenze per altro
intervengono, le quali son tutte, la Dio mercè, in favore della
innovazione presente. Noi ne darem conto ai lettori con brevità e
chiarezza, secondo il nostro istituto.
E primamente, diciamo che se l'Austria non fa disegno d'intervenire,
questo sol caso porrebbe tra oggi e il venti sì gran differenza, che
lascerebbe ai due tempi una mostra di simiglianza, e non altro. Ma
nell'Austria la voglia d'intervenire non può mancare, qualunque volta
non manchino la opportunità e la potenza. Divisiamo, adunque, per bene
quali condizioni nuove di cose difficultano la intervenzione austriaca
in Napoli.
Nel venti, la lega dei re assoluti, che per antifrasi fu detta sacra,
toccava il colmo della sua fortuna e potenza. Oggi, quella cospirazione
veramente inaudita e novissima contro le libertà dei popoli, non
solo è sconnessa e mezzo annullata, ma i governi rappresentativi
maggioreggiano in guisa da occupare ormai tutta l'Europa civile. E se
tu ne cavi la Turchia la quale è barbara, e la Russia ove ancor dura
la schiavitù, l'Austria sola accenna di voler, dove può, conservare il
pieno arbitrio monarchico: ma in Ungheria nol può, e in più altre parti
del vecchio e scrollato impero cesserà di poterlo.
L'Austria nel venti predominava in Germania, predominava in
Europa; pendevano dal suo labbro i gran consiglieri dei re; parea
rinsanguata, robusta e piena di vita. Al presente, è sopraffatta in
Germania dall'arti prussiane, poco ascoltata in Europa, incresciosa
all'universale, massime pei casi di Galizia e Cracovia e per gli orrori
dello Spielberg; la stimano tutti esausta, vacillante e decrepita: la
quale opinione, fosse pur falsa, riesce dannosa oltremodo, infin che i
fatti non la smentiscono.
Avea l'Austria nel venti quete le provincie, fedeli i popoli,
strette con vigore le redini del governo. Al di d'oggi, neppur ne'
Circoli austriaci è piena tranquillità, e dalle rupi del Tirolo alle
foci del Danubio non v'ha un palmo di suolo in cui si rincontri
buona contentezza e fidanza. Quel malumore, poi, che nel regno
Lombardo-Veneto serpeggiava qua e là al tempo della Costituzione
Napolitana, e non parea farsi intenso e profondo salvo che negli
uomini colti e bollenti d'affetto patrio, ora scoppia da tutte parti,
invade le moltitudini, e manifestasi con tali prove di virtù e coraggio
civile, da superar di gran lunga l'aspettazione medesima de' più caldi
Italiani.
Allorquando in sul principiare del ventuno l'Austria, poco dubbiosa
dell'esito, fece movere le sue truppe, lasciavasi dietro alle spalle
il Piemonte travagliato da sétte ma non insorto, e che non parea
prossimo a insorgere; e quantunque l'esercito Sardo ponessesi di poi
in sollevazione, subito discordò e si divise e tutto scompaginossi;
onde pochi reggimenti tedeschi bastarono a spegnere quel primo incendio
di libertà. Quest'oggi, l'Austria trova Liguri e Piemontesi tanto
infiammati quanto concordi, e così bene in arme e in assetto, come
docili alle leggi, ordinati nel loro ardore, e affidatissimi ne' loro
capi.
Nell'anno venti e ventuno, l'Austria scorgea buona parte d'Italia
commossa dalle opinioni liberali più in superficie che nel profondo:
v'avea società secrete estesissime, cospirazioni di ufficiali
d'esercito, scontentezza di molte provincie; ma ardor popolare assai
poco, e il sentimento nazionale appena spuntava, e, per isbaglio quasi
comune, più pensavasi alla libertà che all'indipendenza; ogni Stato
viveva in disparte e per sè, e il concetto di unione e collegazione
di popoli o non nacque o non si mantenne. Oggi, per lo contrario, il
desiderio d'indipendenza entra avanti a tutti gli altri; gli Stati si
confederano, i popoli chiamansi ad alta voce fratelli, e la vita morale
della nazione è già una, e ferve in tutti i suoi membri vigorosa e
omogenea.
Nel venti, in fine, i Principi nostri o alla scoperta o di soppiatto
tenevan con l'Austria, e taluni non vergognavano di confessarla solo
sostegno e salute rimasta alla persona e potestà loro. Al presente, più
d'uno fra essi sta dalla parte de' popoli, accetta ogni buon progresso
civile, sdegnasi dell'ingiuriosa tutela di Vienna, e gode di avere a
capo e scòrta il nome glorioso e la venerabile autorità del Pontefice.
Ora, di tutte queste notevoli differenze in fra i due tempi paragonati,
alcune rimangono ferme e indipendenti dai casi, altre si legano
all'andamento e alla fine che avranno le sollevazioni del Regno. Felice
l'Italia, se ne' popoli delle Due Sicilie sarà tanto di virtù e di
senno, da porre insieme due cose nate veramente per procedere bene
unite, ma che il volgo e i partiti disgiungono assai di leggieri: noi
vogliam dire l'energia e la prudenza.
Occorre a que' popoli l'energia, per rimovere la possibilità
d'ogn'inganno e sventare ogni trama cortigianesca, e mostrando
la gran fermezza e unione di lor desiderj, conseguire sufficiente
malleveria dell'ordine nuovo di cose. Occorre poi sopramodo a que'
popoli la prudenza, per non trascendere in cotesti atti il segno e il
termine della necessità, e saper tornare sollecitamente nell'ordine e
nell'obbedienza alle leggi.
Adoperando essi in tal guisa, e guadagnandosi e mantenendosi piena
ed intera la propensione e amicizia degli altri Stati Italiani, nè
dando ai Principi della Lega cagione legittima alcuna di spaventarsi;
l'Austria avrà tuttora contro di sè la unione che sì la sgomenta
de' cittadini d'ogni ordine, la consonanza perfetta degli animi,
la tenace confederazione di tutti gli Stati, il desiderio comune
ed inestinguibile d'indipendenza e di libertà, protetto oggimai
e santificato dalla maggiore e miglior parte del Clero, difeso da
eserciti disciplinati, e dalla mutua fede e assistenza di ventiquattro
milioni d'uomini.
Ma un'altra difficoltà, e forse la maggiore di tutte, debbono
procacciare all'Austria i nostri fratelli del Regno; e questa è di
toglierle ogni presunzione ed ogni speranza di veder rinnovati gli
errori gravissimi in cui la fortuna nemica d'Italia lasciò cadere i
Napoletani nei nove mesi che vissero di risorgimento e di libertà.
Distingueremo altra volta cotesti errori, e accenneremo i mezzi e le
pratiche più confacenti a bene evitarli.
(Dalla _Lega Italiana_.)