31 gennajo.

Il supplemento dell'ultimo nostro foglio ha dato notizia che Palermo da

parecchi giorni era bombardata, e che aggiugnendosi ciò alli scontri

frequenti delle soldatesche coi cittadini, cagionava _una terribile

mortalità_. Ier sera poi ci venne riferito da testimonio oculare, che

il tredici dal Forte di Castellamare furono scagliate sulla città 132

bombe.

Nel 1821 Palermo insorse, e domandò di avere governo proprio sotto la

corona medesima, con la medesima costituzione. Nel Parlamento un'ira

ingiustissima accecò affatto il giudicio, e fu risoluto di vincere

con la forza la sollevazione Palermitana. Sbagliò il Parlamento, come

ora il Governo Napolitano; ma gli è impossibile di non osservare

e notare le differenze fra li due errori. Palermo nel 21 insorgeva

contro Napoli fatta libera, già venuta in possesso d'una forma di

reggimento politico, che in que' tempi volevasi la migliore di tutte e

la perfettissima. Oggi Palermo insorge contro un dispotismo violento

ed improvvido, e che s'incera l'orecchie per non udire richiami e

supplicazioni, e fa rispondere con le sciable agli _evviva il re_

e _le riforme_. Allora, capo della spedizione fu il generale più

reputato delle Due Sicilie, uomo di nobil cuore e di sentimenti e

pensieri liberalissimi, D. Florestano Pepe: oggi, capo e governatore

è il generale Majo, uomo spregevole affatto, e soldato inetto, e

dall'universale troppo mal visto. Allora il Pepe non accettò i sussidj

che Messina e Catania gli offrivano, abborrendo dal vedere spargere dai

Siciliani il sangue siciliano; potea tagliare i condotti dell'acqua

e nol fece; i mulini già occupati dalle sue truppe rendeva all'uso

cotidiano, in benefizio e ristoro della città; era già penetrato in

Palermo e poteva al tutto sforzarla, e non volle; e impose alle navi di

non danneggiarla, e a tutti di risparmiare al possibile le vite de' lor

fratelli.

Oggi, il Governo di Napoli non usa alcuno di tali rispetti; e incapace

di sforzar la città, la fa bombardare spietatamente; ed avventa il

fuoco su quelle venerande basiliche, in cui l'arte italiana conserva

gli avanzi e i testimonj maravigliosi di ciò che potè il nostro Genio

nella notte barbarica del medio evo. Tanta è la furia che pone a domare

gl'insorti, che rompe le costumanze e i buoni procedimenti d'ogni

nazione civile, e i quali son divenuti regole certe e costanti del gius

delle genti. Diffatti, la protesta dei Consoli da noi ristampata jer

l'altro, dà prova che niun tempo è stato lor conceduto di riparare e

provvedere così a sè stessi come ai loro compaesani. Le dimostrazioni

di fratellanza, il far luogo all'amore e alla compassione in mezzo

al conflitto medesimo, il saper temprare lo sdegno e reprimere il

risentimento, sono questa volta dal lato de' Siciliani. Dio protegga

la causa di chi fra l'armi e nel sangue non iscorda i doveri di buon

Italiano, e sente nel danno dell'avversario il danno e il dolore della

patria comune.

(Dalla _Lega Italiana_.)

Scritti politici · 第 98 / 310 题