Il supplemento dell'ultimo nostro foglio ha dato notizia che Palermo da
parecchi giorni era bombardata, e che aggiugnendosi ciò alli scontri
frequenti delle soldatesche coi cittadini, cagionava _una terribile
mortalità_. Ier sera poi ci venne riferito da testimonio oculare, che
il tredici dal Forte di Castellamare furono scagliate sulla città 132
bombe.
Nel 1821 Palermo insorse, e domandò di avere governo proprio sotto la
corona medesima, con la medesima costituzione. Nel Parlamento un'ira
ingiustissima accecò affatto il giudicio, e fu risoluto di vincere
con la forza la sollevazione Palermitana. Sbagliò il Parlamento, come
ora il Governo Napolitano; ma gli è impossibile di non osservare
e notare le differenze fra li due errori. Palermo nel 21 insorgeva
contro Napoli fatta libera, già venuta in possesso d'una forma di
reggimento politico, che in que' tempi volevasi la migliore di tutte e
la perfettissima. Oggi Palermo insorge contro un dispotismo violento
ed improvvido, e che s'incera l'orecchie per non udire richiami e
supplicazioni, e fa rispondere con le sciable agli _evviva il re_
e _le riforme_. Allora, capo della spedizione fu il generale più
reputato delle Due Sicilie, uomo di nobil cuore e di sentimenti e
pensieri liberalissimi, D. Florestano Pepe: oggi, capo e governatore
è il generale Majo, uomo spregevole affatto, e soldato inetto, e
dall'universale troppo mal visto. Allora il Pepe non accettò i sussidj
che Messina e Catania gli offrivano, abborrendo dal vedere spargere dai
Siciliani il sangue siciliano; potea tagliare i condotti dell'acqua
e nol fece; i mulini già occupati dalle sue truppe rendeva all'uso
cotidiano, in benefizio e ristoro della città; era già penetrato in
Palermo e poteva al tutto sforzarla, e non volle; e impose alle navi di
non danneggiarla, e a tutti di risparmiare al possibile le vite de' lor
fratelli.
Oggi, il Governo di Napoli non usa alcuno di tali rispetti; e incapace
di sforzar la città, la fa bombardare spietatamente; ed avventa il
fuoco su quelle venerande basiliche, in cui l'arte italiana conserva
gli avanzi e i testimonj maravigliosi di ciò che potè il nostro Genio
nella notte barbarica del medio evo. Tanta è la furia che pone a domare
gl'insorti, che rompe le costumanze e i buoni procedimenti d'ogni
nazione civile, e i quali son divenuti regole certe e costanti del gius
delle genti. Diffatti, la protesta dei Consoli da noi ristampata jer
l'altro, dà prova che niun tempo è stato lor conceduto di riparare e
provvedere così a sè stessi come ai loro compaesani. Le dimostrazioni
di fratellanza, il far luogo all'amore e alla compassione in mezzo
al conflitto medesimo, il saper temprare lo sdegno e reprimere il
risentimento, sono questa volta dal lato de' Siciliani. Dio protegga
la causa di chi fra l'armi e nel sangue non iscorda i doveri di buon
Italiano, e sente nel danno dell'avversario il danno e il dolore della
patria comune.
(Dalla _Lega Italiana_.)