Delle Provincie italiane la più disgraziata ci è sempre paruta la
terra di Napoli. In tutte l'altre, la fortuna girando sua ruota,
ha spinto i popoli, almeno per qualche tempo, in sull'alta cima. In
Napoli io non so quando quella ingegnosa e stupenda natura di uomini
abbia potuto mostrare appieno ciò che sente e che vale. Ogni sorta di
gente straniera ha corso e occupato il paese loro, e trattatolo come
conquista: onde tutte le specie di tirannide ha sostenute, tutte le
forme più improvide di governo ha provate; e quelle che lo potevano
prosperare e difendere, sono cadute appena comparse. Nel mentre
che nella rimanente Europa civile la feudalità rovinava, nel Regno,
per contro, parea col dominio Spagnuolo accrescersi e fortificarsi;
od almeno crescevano le angheríe e i soprusi, cresceva la boria e
l'insolenza dei baroni inverso de' popoli: certo mai non ha pesato
sopra una colta nazione e ricca d'intelletto e di cuore un reggimento
più funesto e più distruttivo di quello dei Vicerè Castigliani. Si
giudichi dopo ciò, qual tempra robusta d'animo e d'intelligenza sia
stata dalla natura impartita ai Regnicoli per avere non che resistito
a sì gran cumulo di sventure, ma dato a quando a quando segni tanto
mirabili or di energia e fermezza, or di eroica magnanimità, or di
luminoso e rapido incivilimento.
Ma, da ormai mezzo secolo le vicende del reame di Napoli corrono più
del consueto straordinarie e terribili; e variando sempre d'aspetto,
questa sola simiglianza hanno mantenuta con sè medesime, di non mai
riuscire a bene ed a salvamento di quella tanto nobile parte d'Italia.
Chi non sa le stragi del 99, la formidabile sollevazione delle
Calabrie, il tempestoso regno di Gioacchino, e la guerra infelice da
lui tentata nel 1815 a nome dell'indipendenza italiana? A chi non è
noto l'insorgere del ventuno, l'invasione degli Austriaci, il modo sì
deplorevole con che cadde la libertà, le vendette e oppressioni di poi
succedute, gli sforzi e i tentamenti per iscuotere il giogo, sempre con
audacia rinnovellati e sempre conchiusi con le prigioni e i patiboli?
Veramente, quella provincia è stata ed è tuttavia terra vulcanica, e il
Governo ha di continuo camminato
_per ignes_
_Suppositos cineri doloso._
Ma in ventisei anni già corsi dall'annullamento della Costituzione, è
mancato affatto a quel Governo il senno e l'abilità di procacciarsi
altro migliore sostegno che i gendarmi e gli Svizzeri: onde per lui
nessuna forza morale può supplire alla materiale; quando non si voglia
chiamar del nome della prima quella prostrazione di animo in cui gli
onesti e generosi spiriti eran caduti, e lo sgomento rimasto in essi
dell'armi straniere, e il sentirsi e il vedersi sfregiati innanzi
all'Europa e innanzi a' proprj occhi: tutte cose di cui il Governo non
arrossiva di farsi arme e puntello.
L'effetto peggiore e più amaro di tal traviamento e di tal servaggio è
stato l'abbiezione e la corruttela. Diciamo l'effetto peggiore, perchè
dove l'animo non è troppo corrotto, le buone leggi tosto il risanano;
ma dove la depravazione abbonda, le buone leggi e le libere istituzioni
non bastano, ed anzi rischiano forte di essere contaminate e guaste
esse stesse. Gli è un fatto, che ovunque l'ingegno e la fantasia sono
più pronti, il sentire più vivo, l'indole più passionata e focosa,
quivi la servitù reca danni molto maggiori; perchè la scaltrezza
vuol supplire alla forza, la simulazione e la frode s'assottigliano
all'infinito; e quanto sono vietati i piaceri dell'animo e l'esercizio
delle maschie virtù cittadine, altrettanto l'accensione naturale del
sangue e le blandizie del clima trascinano l'universale ai piaceri del
senso, alle sconce libidini e alle intemperanze d'ogni maniera.
Nondimeno, rispetto al Regno, è da distinguere con gran cura le
provincie dalla città capitale. In questa poco rimane, a dir vero,
di sano e d'intatto; e quella plebe singolarissima, la quale insorse
tanto animosa nella metà del cinquecento per cacciar dal suo seno
l'Inquisizione; e un secolo dopo tenne fronte ella sola, può dirsi, a
tutta la gran potenza Spagnuola; e più tardi, in sul primo invadere
delle truppe francesi, mostrò a Championnet come in una città non
murata e senza armi rimanevano ancora nel nudo petto e nelle pronte
braccia del popolo fortissimi baluardi; quella plebe, diciamo, perdendo
il rozzore della barbarie, non per ciò ha contratto la dignità e
gentilezza civile, e con lo smettere a grado a grado le sue vecchie e
profonde credenze, nessuna nuova ne ha guadagnata: onde rimane una cosa
informe e scomposta, che non ha sembianza nè nome, e più s'approssima
al vizio che alla virtù.
Ma nelle provincie, massime negli Abruzzi e Calabrie, lo stesso
vivere appartato e poco socievole, le ricchezze men che mediocri, le
possidenze minutamente spartite, il trarre pressochè ogni sussistenza
dall'arti agrarie, certa semplicità di costumi durata per mezzo a
mille mutazioni, hanno conservato, per gran ventura, fra quelle genti
molta vivezza di affetti nobili e di pensieri liberali, accanto a molta
naturale bontà e schiettezza.
A ogni modo, noi siamo di quelli che reputano, che in popolazioni
eziandio guaste e degeneri, il numero dei non corrotti è infinitamente
superiore, e valgono a riparare ogni male e ricondurre ogni
sanità, posto che il vogliano fermamente, e che la bontà loro (nol
ripeteremo mai troppo) sia coraggiosa ed attiva. Per ciò ardentemente
desideriamo, che a qualunque altra innovazione nel Regno preceda la
istituzione della Guardia Cittadina. Imperocchè, tra gli altri profitti
notabilissimi che reca tal Guardia, debbesi annoverare la fortunata
necessità in cui pone gli onesti e assennati a divenire solleciti ed
operosi del bene comune, e a compiere una intervenzione gagliarda e
continua tra la tirannide e la licenza.
Per la ragione medesima, desideriamo e con calde istanze chieggiamo
l'intervenire del Pontefice; essendochè la sua voce e l'autorità sua
serviranno d'esempio e di sprone a tutti quei tepidi, benchè buoni,
i quali altrimenti starebbersi muti ed inerti, e lascerebbero andare
le cose a seconda delle immoderate passioni, e come la temerità e
improntitudine dei partiti le vuol condurre.
Ma oltre a tutto questo, a noi non esce dell'animo, che nelle nostre
provincie meridionali, se la natura sensitiva e delicatissima degli
uomini sembra con facilità stemperarsi e corrompersi, altrettanto
guarisce con celerità, e risorge e trasformasi in meglio, con istupore
di chi n'è testimonio. E certo, noi non crediamo che poco prima dello
scoppiare della rivoluzione francese i costumi della città di Napoli
tenessero dell'austero e del forte; chè anzi nella reggia e nelle
case de' grandi e sin nei chiostri e ne' seminarj v'era mollezza,
ignavia e dissolutezza non poca. Venne il turbine delle guerre e della
rivoluzione, corsero tempi e vicende le più rischiose del mondo, e fu
agli spiriti non volgari offerta occasione frequente di dure lotte e
di arditissime prove. Ora, egli avvenne che in seno di quella terra
voluttuosa e indolente, apparvero tutt'a un tratto uomini non solo non
disformi dal secolo, ma grandi come i suoi casi e forti come i suoi
rischi. Noi non possiamo se non accogliere in cuore speranze liete e
magnifiche di quella Provincia italiana ove il Cirillo, il Conforti,
il Caraffa, il Serio, Mario Pagano e cento con essi vestirono in
un momento l'animo antico, e porsero agli scrittori moderni materia
degnissima della penna di Plutarco.
Noi seguiteremo altra volta a spiegare a quali mezzi e provvedimenti
debbano por mano i nostri fratelli di Napoli per condurre a bene il
nuovo risorgimento loro, e uscire delle gravissime e difficilissime
condizioni in cui la cecità sventurata di alcuni gli ha posti.
(Dalla _Lega Italiana_.)