Dalle nuove di Sicilia tutta l'Italia del certo sarà funestata; e
niuna cosa può riuscire più misera ed afflittiva al cuore de' buoni
Italiani, come vedere in mezzo al quieto e ordinato nostro risorgimento
scoppiare un conflitto la cui fine non può tornare se non infelice ad
entrambe le parti. Se la superano i sollevati, chi porrà modo alle
lor domande, e chi interdirà loro d'inalberare il vessillo isolano,
squarciando e dispiccando un membro di più al corpo già troppo lacero
e troppo diviso d'Italia? E se vince la podestà regia, ormai gli è
impossibile che ciò succeda senza moltissimo sangue, fiera semenza di
sollevazioni nuove e più pertinaci; e niun modo, poi, e niuna misura
verrà segnata agli esilii, agli incarceramenti e ai supplizj che già
tanto moltiplicavano in quelle provincie sfortunatissime. Dio conosce
gli autori e gl'istigatori di tanto male; e certo, a chi ha menate le
cose ad estremi così terribili, prepara nella sua giustizia squisiti
castighi e vendette.
Primamente, noi sentiam bene per tutto ciò, che gli animi colpiti così
a un tratto dalla narrazione di casi lacrimevoli a tutta l'Italia si
abbandonino al dolore e allo sdegno, e quasi disperino della salvezza
pubblica, od almeno si sentan fallire la dolce speranza di campare la
patria dai tumulti sanguinosi, dalle mutazioni violente e immature,
e dalle miserie e dal lutto della guerra intestina. Ma dato sfogo
al primo impeto dell'affetto, e rimenate le forze della ragione e le
virtù dell'animo agli uffici loro, debbono tali forze e virtù, avanti
ogni cosa, impedire che noi ci lasciamo vincere all'immaginazione,
invece di crescere in attività e in coraggio quanto i danni e i
pericoli crescono. Se il vorremo tutti, e gagliardamente il vorremo,
niun uomo, e sia pur coronato, potrà contrastarci di ricondurre la
conciliazione e l'ordine dove ora sono sbanditi, e di far cadere le
armi male impugnate, disfare i patiboli, restituire alla patria i
fuggiaschi, assicurare la pace, dar principio e base a riforme larghe
ed irrevocabili. Per tutto ove abbondano i buoni e accorrono risoluti
e operosi, mai non è mancato rimedio ai più profondi guasti e alle più
cangrenose piaghe dei regni. Poniamoci tutti, con quanta efficacia
di persuasione e con quanti mezzi possediamo di forza e ingerimento
morale, poniamoci in mezzo ai sollevati ed al principe: Dio e la
fortuna d'Italia compiranno il restante. Ma noi siamo privati, e
l'azione nostra va lenta, dislegata e difficile. Tocca pertanto ai
principi nostri riformatori il primo alto e il più vigoroso del morale
intervenimento di cui ragioniamo. E che? potrà una sola volontà, potrà
una sola mente caparbia turbare e sconvolgere a suo talento l'Italia
intera? Permetteranno i principi della Lega, che tante loro fatiche
e buoni desideri e savissime opere, che tante speranze e disegni loro
magnifici per salvate con progressivi e pacifici mutamenti l'Italia,
vadan perduti? No, questo non accadrà, chè sarebbe importabile e
mostruoso. Parlino ed operino essi con tutta la pienezza e la vigoria
di lor dignità, e con tutta quella che porge loro al presente la
necessità delle cose, la santità della causa, il dovere di padri e
salvatori de' popoli, l'orrore del sangue civile; e a ciascuno sarà
giuocoforza obbedire. Ma lascino addietro (noi ne li preghiamo e gli
scongiuriamo) le forme e le lungaggini diplomatiche, e come i fatti
sono straordinarj e giungono subitanei, altrettanto sia straordinaria
e subita l'azione loro. Guai se non riuscissero, guai. V'ha già chi
trae compiacenza di tal prima sollevazione, pigliando fiducia che le
cose precipitino tanto al male, da vedere disfatti e poi ricomposti a
lor modo i regni e i trattati. Ma noi, corretti dalle lunghe sventure,
noi non ignari della bestiale pazienza degli uomini, e che ne' gran
rovesci la libertà e i diritti de' popoli quasichè sempre vanno in
conquasso, noi speriamo tuttavia che la rigenerazione nostra regolare
e incolpabile abbia vita così poderosa e tanto piena di partiti e
compensi, da trionfare eziandio di questa prima battaglia, e rimovere
questo durissimo inciampo che trova nel suo cammino, semprechè i
principi della Lega vi si adoperino di concerto e con intera e pronta
efficacia. Deh! movali almeno l'enormità del pericolo, se altro
sentimento ed affetto non gli riscuote: sebbene dal cuore de' principi
nostri niun sentimento pietoso e nobile rimane escluso; e singolarmente
dal cuore di Pio, il quale benchè sia padre di tutti i fedeli, pure
sa e sente che gl'Italiani sono primogeniti suoi, primogeniti della
Chiesa.
Usi egli, dunque, larghissimamente della più che umana autorità del
suo grado e carattere; usi della maestà che possiede e della gloria
che ha conquistata; e interceda potentemente e con azione sollecita,
e con quanti modi e mezzi e clientele ed ajuti ha seco, interceda,
diciamo, per otto milioni e più d'Italiani e compatrioti suoi, i
quali pure in mezzo al tumulto e alle armi girano in verso di lui lo
sguardo, e ne invocano in ogni istante il nome venerando e miracoloso.
Noi non sappiamo quali ragioni distogliessero poco fa il Pontefice
dall'interporsi in guisa patente e solenne tra le popolazioni Svizzere
in procinto di azzuffarsi; ma questo sappiamo, che niuna ragione, niun
dubbio, niuna cautela può stoglierlo legittimamente dall'intromettersi
con somma efficacia tra il re delle Due Sicilie e le insorte
popolazioni. Quindi egli debb'essere risoluto di ciò; e noi, chinati ai
suoi piedi, ne lo supplichiamo con quella istanza e con quel fervore
d'affetto e profondità di dolore, che la civile carità e la voce del
sangue italiano ci fa sentire e significare.
(Dalla _Lega Italiana_.)