Dal titolo che apponiamo a questo Giornale subito vien conosciuto che
il fine peculiare a cui si studia di giungere, e per cui distinguesi
da molti altri, egli è di promuovere con mezzi legittimi, e per quanto
l'opera d'inchiostro il può fare, una Lega Italiana, che da parziale ed
economica quale al presente la vogliono, divenga generale e politica,
e le si possa attribuire il nome di santa con molto maggior ragione
ed effetto, che a quella tentata (or fa trecent'anni) contro alla
prepotenza di Carlo V. Per fermo, l'impresa forse migliore e più
elementata di bontà e di religione che valgono gli uomini ad attuare
in ordine alla politica, a noi par quella di ajutare gagliardamente
un popolo a costituirsi e durare in essere di nazione. Conciossiachè,
come in ciascuna città e provincia la comodezza del viver comune si
origina principalmente dalla varietà delle industrie, delle attitudini
e degli uffici tra i cittadini, così il bene e l'avanzamento dell'uman
genere, più che dall'altre cose, risulta dalla varietà dell'indole
e dei costumi che tra le nazioni interviene. Ondechè, ogni popolo
giunto a potere e saper vivere di vita propria e spontanea, e però
ad assumere le forme ingenite e qualitative di mente e di cuore che
sortì da natura, accresce a tutta la stirpe umana nuove specie di
facoltà operose e fruttifere, e nuove sembianze e virtù di civile
perfezionamento. Perciò, chiunque partecipa e suda a produrre e
dar compitezza a un fermo e perpetuo stato di nazione, visibilmente
obbedisce un decreto de' più solenni e più manifesti di Provvidenza;
e per contrario, chi gli si oppone, reo diventa, per così dire, di
umanità lesa e tradita, e si affatica di sformare e di rompere l'organo
più efficace e maraviglioso dell'universal bene, e che stava in modi
specialissimi prepensato e preordinato nell'idea eterna della vita
sociale del mondo. Da questo procede, che promovendo noi e ajutando
(per quanto i privati il possono) la Lega Italiana, noi effettualmente
ajutiamo un'opera santa; essendo che nelle presenti condizioni di
nostra patria, niuna cosa può meglio d'una confederazione giovare al
fatto finale e massimo della _nazionalità_. Egli s'intende, nè sembra
mestieri il significarlo, che noi desideriamo a un tempo medesimo di
crescere e di solidare l'unione degli animi e delle azioni, stantechè
ella sia il cemento primo e vero della lega politica, come questa a
rincontro non pure dilata, riconferma e riaccresce l'unione, ma la
conduce a presto e abbondevolmente fruttificare; e sì dall'una e sì
dall'altra dee, come da radici validissime e profondissime, rampollare
e fiorire la compiuta e vera italianità, già disposta e iniziata
dalla natura, sancita dalla gloria del nome romano, consacrata dalla
unicità di religione e di culto, maturata dal tempo e dalle stesse
sventure, assentita e predestinata dai cieli, a cui piace di suscitare
per la quinta fiata i figliuoli[8] di questa terra veneranda e famosa
a compire alcun gran prodigio di civiltà, in profitto e splendore di
tutta l'umana repubblica.
Dappoichè la fortuna, o, meglio, la Provvidenza pone in arbitrio d'ogni
buon cittadino l'adoperarsi con utilità copiosa e attuale al cominciato
risorgimento d'Italia, vogliono la prudenza e il dovere, che, messe
in disparte le speranze troppo ambiziose e troppo fantastiche di cui
ricreavasi e consolavasi la nostra mente nell'inerzia del servaggio,
ora si badi con maggior diligenza alla realtà delle cose, e lasciato
il nudo possibile, addirizziamo l'intelletto al certo od al molto
probabile. L'Italia è da secoli divisa e rotta in più Stati, ed ha fra
essi poca o veruna comunanza di vita politica: per la qual cosa, non
potendosi toglier di mezzo le divisioni, e volendo pure che l'Italia
sia una quanto è fattibile mai, rimane che noi ci acconciamo a quella
forma di unità che sola può coesistere con la pluralità degli Stati:
cioè ad una confederazione la più stretta, la più omogenea, e la
meglio ordinata che dar si possa. A questa, dunque, intenderemo con
tutto l'animo e tutto l'ingegno; e talora con l'autorità della storia,
tal'altra col ragionamento, più spesso con le induzioni chiare ed
aperte che gli avvenimenti quotidiani suggeriranno per sè medesimi,
sforzeremoci di conseguire che il concetto di una Lega Italiana
politica divenga nella mente de' popoli segno e simbolo di nazione, e
desiderio intenso ed inestinguibile; e in quella dei principi, un'alta
necessità di fatto, pericolosa a combattere, profittevole ad accettare.
Duole ed affligge il pensiero che di tal lega debbano per al presente
rimanere esclusi i nostri fratelli Lombardi, che sono pur quelli da
cui tragghiamo un esempio di lega antichissimo e non superabile di
valore e di gloria, e il quale con la pienezza e felicità del successo
ne persuade l'utilità d'un nuovo nazionale confederamento. Ma, per
l'amore e la fede che l'altre Provincie italiane portano ad essi, ed
essi a tutte quelle, e per la speranza che abbiamo comune del compiuto
affrancamento d'Italia, riuscirà caro ai Lombardi che pur senza loro
noi ci stringiamo e ci colleghiamo, affine principalmente di poterli
con men ritardo e maggior sicurezza raccorre e abbracciare al banchetto
sacro della conquistata nazionalità.
Di un altro subbietto importante prenderà cura e farà studio
particolare ed assiduo il nostro foglio periodico, e questo è
l'ammendamento, l'educazione ed il bene stare del popol minuto.
Imperocchè, come la lega politica delle Provincie italiane discuopresi,
al giudicio nostro, qual mezzo appositissimo, ed anzi di tutti il
migliore ed il massimo, che nelle condizioni odierne ci può menare
all'indipendenza e al vero essere di nazione; del pari, nell'educazione
morale e intellettuale del popol minuto a noi si lascia conoscere il
mezzo più attivo e lo strumento più addatto ed usabile per conseguire
essa lega, e le altre maggiori felicità e grandezze italiane. E per
fermo, nessuna cosa di gran momento viene attuata nel mondo senza
l'animo e le braccia del popolo, e unicamente da lui riceverà la
nostra carissima patria redenzione certa e finale. E se ciò è vero per
ogni dove, in Italia è assai davvantaggio: perchè di là dalle Alpi
e dal mare si legge e si trova che la maggior parte degl'istituti e
delle glorie nazionali più ragguardevoli riconoscono l'origine loro
dai principi, dalla cavalleria e dagli ordini privilegiati; ma in
Italia, per lo contrario, autore od iniziatore primo di tutte le nostre
glorie fu il popolo. Quindi dovremmo per semplice utilità e cautela
politica voltare le cure e i pensieri alla parte sua più valida e più
numerosa, che è pure la men fortunata, dove lo spirito del Vangelo e
l'umanità dei nostri tempi ad obbligo stretto e incessante non ce lo
ascrivessero.
Abbiamo definito in breve quello che di speciale e di proprio intende
fare la nostra effemeride. Seguita che diciamo alquante parole intorno
alla sua ragion generale.
Nel giorno in cui la saggezza del principe concede ai popoli una
franca discussione ed esaminazione degli atti pubblici, il regno
della violenza e del cieco arbitrio ha suo termine; ed ogni potere
materiale ed irrazionale viene dispossessato e surrogato dalla forza
spiritualissima dell'opinione. In quel giorno fortunato, ogni buon
cittadino, giusta i limiti di sue facoltà, sente la necessità e il
debito insieme di promuovere e addirizzare le credenze, le cogitazioni,
i pareri ed i sentimenti della moltitudine, e accostarli a quella
sapienza attiva che è l'apice della perfezione civile. A tale ufficio
d'illuminare e addirizzare le menti a rispetto della politica e d'ogni
condizione assai rilevante del viver comune, noi pure intendiamo
di dar l'opera nostra con quante forze ci ha fornito natura; e d'un
ufficio siffatto scorgiamo assai chiaramente la somma importanza e
solennità, le malagevolezze e i pericoli. Noi sentiam bene, ch'esso
è una specie di magistrato, da cui si assume nel nostro secolo gran
parte di quella dignità e santità di carattere la qual risiedeva nel
tribunale censorio delle antiche repubbliche. Noi, quindi, procacceremo
con ogni industria, che se non l'altezza degli studi e la pellegrinità
del sapere, la purezza almeno delle intenzioni e lo zelo dell'operare
rispondano più che mediocremente al concetto di ciò che debb'essere lo
scrittore entrato ad illuminare e condurre i pensamenti e le credenze
del popolo. Per lungo disuso, è pressochè venuto meno all'Italia il
senso pratico delle faccende politiche, e i figli suoi si ridestano
quasi parvoli e adolescenti in mezzo a nazioni adulte e mature: e
d'altra parte, il comune nostro decoro, le stupende rammemoranze di età
gloriosissime, il viluppo strano de' casi che corrono, la necessità
del premunirsi e difendersi richieggono da tutti noi una vigorosa e
precoce virilità. Noi con questa considerazione pigliamo speranza che
i leggitori del nostro foglio non vorranno di leggieri accusarci nè
di presunzione nè d'ignoranza; chè presumere ci bisogna per la salute
comune, e saper bene non possiamo ciò che l'esperienza, l'uso e le
occasioni sole ne insegnano.
In due modi suole un giornale politico informare e dirigere la mente
ed il senso pubblico: prima col farsi o annunziatore pronto e fedele,
o raccontatore veridico e giudizioso degli avvenimenti quotidiani;
poi, col discutere sottilmente quel che rilevano, indagarne le cagioni
riposte, predirne gli effetti remoti, e far tutto ciò col lume e i
principii d'un'alta filosofia civile. Noi, dunque, ambedue queste
cose ci studieremo di adempiere secondo nostro potere, e con l'aiuto
efficace de' nostri amici e rispondenti. Noi cureremo sempre di
attinger le nuove alle fonti sincere, e col nostro privato carteggio
suppliremo spesso al silenzio e all'insufficienza delle gazzette. Nè le
notizie si stringeranno nel cerchio della politica, ma sì farem luogo
a quelle altre molte e diverse che importa all'universale di possedere,
ed hanno lor parte notabile nella vita comune.
A rispetto, poi, del pesar bene il valore dei fatti, scoprirne le
cagioni e le conseguenze, cavarne le massime direttive, e raddurre
il tutto agli assiomi della scienza di stato e alle teoriche della
civile filosofia, i compilatori avranno mente di conciliare del
continuo la pratica colla speculativa; e, per quanto sarà lor dato,
eserciterannosi a scorrere con sicurezza e per vie larghe e spedite
dalla esamina degli avvenimenti alla contemplazione de' principii;
e viceversa, dal concetto delle teoriche astratte ed universali alle
applicazioni certe, particolari e feconde. Noi ci farem debito altresì
di narrare e scrutare i casi correnti con animo affatto imparziale,
e con giudicio non infiammato e preoccupato da passioni di parte e
da bollori di fantasia; e però saremo avversi ad ogni ingiustizia, ad
ogni eccesso, ad ogni esagerazione così in risguardo de' governi come
de' governati: essendo che non s'agogna da noi quel favor popolare il
quale è acquistato e meglio diremmo comprato col piaggiare continuo il
volgo e le sue passioni, e maneggiando tutto dì le arti tribunizie;
ma desideriamo invece di conseguire quell'autorità e quella stima
che cresce occulta e lentissima, che dai tristi è combattuta e dagli
avventati è mal sofferta ed acconsentita, ma che alla perfine sovrasta
alla malvagità degli uni e alle esorbitanze degli altri, e serve come
di aroma prezioso a serbare intatto ed incorruttibile un nome di là
dal sepolcro. Soprattutto ci asterremo (per parlare alla moderna)
dalle personalità; nè mai la indignazione nostra si verserà sull'uomo,
ma bensì sull'azione in astratto considerata, e a riscontro d'alcun
documento morale o politico. La qual moderanza e giustizia a noi
riuscirà non molto difficile, dacchè le azioni malvage e gli affetti
bassi e torbidi sempre ci hanno svegliato più compassione che sdegno;
e quanto le sorti universe del genere umano e l'attuazione de' sommi
principii e la loro abbondevole fruttificazione ci sembrano cosa
grande e degnissima d'ogni onorata fatica, altrettanto gli individui
ci appajono leggier cosa, e non quasi mai meritevoli dell'odio del
saggio. Per le ragioni medesime, e guardando sempre ad effettuare
l'utile pubblico e giudicare imparzialmente uomini e cose, noi ci
pregieremo di dare leale ajuto e libera lode al governo, ognora che
gli piacerà di accrescere e di caldeggiare il sentimento nazionale,
e proseguire animoso nelle riforme. Ma non dubiteremo del pari di
contraddirgli _legalmente_ qualora se ne dilungasse o in tutto od
in parte: e quando (il che per lo certo non accadrà) l'opposizione
nostra sincera e dignitosa diventasse impossibile; esauriti innanzi,
fino ai termini ultimi delle leggi, tutti i rimedii, gli spedienti
e i partiti che lo zelo di buon cittadino sa rinvenire, il periodico
nostro cesserebbe di uscire in luce. Così noi speriamo di concordare la
moderazione e il vigore, la legalità e il coraggio. E perchè di questa
parola moderazione vien frequentissimo l'uso, ma la significazione
sua scorre varia e indefinita per gl'intelletti; a noi giova di
dichiarare, che domandiamo improvide e immoderate tutte quelle opinioni
le quali, impazienti di rimanere in essere di concetto e di desiderio,
discendendo dall'ideale al reale, oltrepassano e turbano ciò che
nell'atto presente si fa praticabile, e però è duraturo e fecondo
del meglio. Similmente, noi domandiamo improvide e immoderate quelle
imprese e quei fatti che conducono a travalicare i termini della
legalità; la quale benchè negli Stati della Lega sia peranche molto
imperfetta, pur tuttavia non nasconde e non confonde siffattamente i
suoi limiti, da lasciare incerto e pauroso l'uomo dabbene e il leal
cittadino. In un popolo vissuto per qualche secolo sotto la forza e
l'autorità dittatoria, sdegnoso sempre del servire, ma sempre ignaro
de' proprii diritti e doveri, niun sentimento è più malagevole a
insinuare e insieme più necessario del rispetto e quasi diremmo del
culto sacro inverso la legge: al qual culto (abbia luogo la verità)
appena cominciano ad avvezzarsi i suoi sacerdoti medesimi. E perciò,
noi raccomanderemo continuo così al popolo come ai principi, così ai
magistrati come alla plebe, la piena e ottemperante venerazione alla
legge, che è il Dio dello Stato.
Egli non è possibile ad una nazione la qual, risorgendo, à
consapevolezza e fede e ardimento d'incominciare un'epoca nuova,
fidarsi unicamente nella virtù degli instinti, e moversi e operare
secondo che danno i tempi ed i casi. Ma le occorre bensì di conoscere
con sufficiente chiarezza ove s'inoltra e ove tende, e quello che più
le conviene desiderare ed ambire; nè può negarsi, che tanto procederà
men dubiosa nel suo cammino ancora intentato, quanto meglio i suoi savj
le porranno distinto e ben divisato in sugli occhi il disegno intero
dei grandi e varj edifizj di civiltà e di scienza che dee lunghesso
la via costruire, e su vaste e incrollabili fondamenta innalzare. E
noi pure porgerem mano a lineare e colorire (quanto cel concederà
l'intelletto) quell'arduo disegno; e ciò adempiremo col ricercare
dapprima le condizioni odierne d'Italia e alle passate paragonarle;
poi coll'investigare quello che prossimamente debbono riuscire: nè tali
due specie d'indagini imprenderemo senza aver risguardo continuo alla
storia delle altre nazioni, all'essere e fortuna loro presente, alle
attinenze che ha l'Italia con esse; e in più special modo, all'influsso
ed ingerimento morale ch'ella sta forse per ripigliare su tutto quanto
il mondo cristiano e civile col nuovo risvegliamento suo; ed infine,
al concetto speculativo che i filosofi politici vannosi componendo di
tutto insieme il progredimento sociale e la vita dell'umanità.
Di cotal vita è sì gran porzione oggigiorno l'economia pubblica, sì
poderose diventano le nazioni per attività di traffichi e ampiezza
di commerci; tanto gl'ingegni si assottigliano e si travagliano a
raffinare le arti e moltiplicare le macchine; tante questioni nuove
di scienza da ciò scaturiscono, massime intorno al sostentamento
dell'infimo popolo e all'equa distribuzione delle ricchezze; che a noi
non si fa lecito di pretermettere alcuna di queste materie, o di sol
toccarle di passata e per incidente: e però noi deliberiamo di porle
sovente ad oggetto particolare delle meditazioni e disamine nostre,
e raccogliere con accuratezza minuta i fatti e le notizie ad esse
attinenti.
Degli eserciti e delle marinerie italiane parleremo tanto più spesso
e più volentieri, quanto il nostro giornale compare nella provincia
meglio agguerrita della Penisola, e in una città che tien viva memoria
dell'avere spiegato una bandiera famosa e temuta su tutti i mari.
Faremo eziandio occupazione nostra frequente gli studj e i metodi
insegnativi; e delle lettere e delle arti geniali terremo discorso
ognora che le faccende politiche ne lasceranno spazio e opportunità.
Alle genti italiane, ricordevoli di loro grandezze non ancora eccedute
da alcuno, è forse difficile il ricuperare tanto animo ed alacrità e si
ferma perduranza in ogni proposito, quanto ne fa mestieri a rigenerare
tutto l'essere proprio morale, qualora non sorga loro in mente la
speranza generosa e il concetto magnanimo di non solo raggiungere le
nazioni più progredite nel corso della civiltà, ma in qualche parte
almeno di oltrepassarle e di primeggiare. E ciò proviene eziandio da
questo, che la civiltà conseguíta in effetto dagli altri popoli si
scorge e si misura quanta è, e molti e gravi errori vi si discuoprono:
ma la speranza del primeggiare inchiude una grandezza invisibile
e immensurabile, e perciò risponde assai bene a quella eccellenza
ideale e a quell'infinito di perfezione, che solo riempie ed infiamma
l'attività e l'ambizione innata e sublime dello spirito umano. Ora, per
nostro giudicio, sono peranche molto remoti da noi que' tempi in cui
l'Italia ridiverrà formidabile ad ogni popolo con gli eserciti e colle
armate, ovvero li supererà nei commerci, nelle manifatture e nelle
ricchezze. Ma il primato della sapienza civile, e l'imperio altresì
delle lettere e delle arti geniali, nessuno può toglierci se noi
fermamente il vorremo; dacchè la natura ci à nelle virtù della mente e
nell'arcana intuizione del bello sopra ogni nazione privilegiati. In
trattenerci, adunque, con grande amore a discorrere così degli studj
pubblici come d'ogni incremento e progresso di qual sia parte dello
scibile, noi farem opera singolarmente di buoni cittadini, e d'avveduti
e prudenti statisti; e in ciò pure avremo animo di avviare gl'ingegni
all'amore e al culto delle memorie patrie e delle dottrine italiane,
e al saper rappiccare il filo delle tradizioni nostre letterarie ed
estetiche, e ad imprimere in ogni fattura della mente i segni e le
impronte dell'indole nazionale. Per ultima cosa, noi promettiamo a
tutti coloro che volgerannosi al nostro giornale sì con gli occhi e sì
col buon animo, che niuna fatica, niuno studio, niuna diligenza, niuna
parte di zelo sarà da noi trascurata per sollevar quello all'altezza
e alla dignità de' nuovi tempi e dell'Italiana rigenerazione: la
quale, dopo tante sventure e tantissime lacrime, standoci alla perfine
presente, e non ricercando per divenire compiuta e fruttifera se non
l'operosità incessante e l'annegazione sincera e serena dei buoni,
chi si fermasse tra via, ovvero nell'impresa magnanima tramischiasse
affetti privati, proverebbe di essere stato per innanzi non più che
un ipocrita di libertà, e tanto spregio e abbominio si mercherebbe,
quanto, concedendolo Iddio, il nome d'Italiano verrà racquistando
d'autorità, di venerazione e di gloria.
Genova, il 5 di gennajo del 1848.