2. — _Doveri e Diritti del popolo._

1º Dovere del popolo è faticar nel lavoro con assiduità, con diligenza

e con zelo: suo diritto è che glie ne venga procurato almen tanto da

guadagnare ogni giorno il proprio sostentamento con sicurtà, e senza

strazio delle membra e dell'animo. Suo diritto è pure, cadendo infermo,

di essere medicato; e invalidandosi per vecchiezza o per altro, essere

dal Comune nudrito e ricoverato. A cotali diritti una restrizione sola

vien posta; e la segna e determina l'assoluta impossibilità nel Comune

medesimo di supplire all'uopo con sufficienza ed in ogni caso, dovendo

sempre rimanere intangibili la famiglia e la proprietà.

2º Dovere del popolo è farsi docile alle istruzioni ed ammonizioni

di coloro che lo sopravanzano assai di educazione e di scienza:

suo diritto è che gli si porga continuo il pane dell'intelletto e

dell'animo, e che passi su questa terra ben sapendo di nascere uomo,

e con qualche facoltà di perfezionare sè stesso ogni giorno più in

ciascuna nobile parte dell'essere suo.

3º Dovere del popolo è di serbarsi modesto nei desiderj, non isdegnare

la sua condizione, non invidiare ai ricchi, riuscire massajo e

sobrio, obbediente e disciplinato. Diritto del popolo è che i bisogni

incessanti ed insopportabili della vita non lo spronino ad ogni

momento al male, nol gettino e nol mantengano nelle bestiali abitudini

dell'intemperanza e della improvvedenza, e nol disperino d'ogni cosa.

Suo diritto è venir rispettato e pregiato nell'umile sua condizione,

e che l'esercizio delle proprie civili prerogative non incontri mai

altro limite e impedimento, salvo che la insufficienza effettiva di

alcune facoltà richieste al buono e sano esercizio di quelle. Suo

dritto è il trovar sempre le leggi ed i magistrati così giusti, benigni

e solleciti inverso di lui, come inverso de' ricchi e potenti. In

fine, è suo diritto (poichè de' beni di fortuna non gode, e vuolsi che

non se ne dolga troppo) essere educato per modo da saper gustare più

che mediocremente le felicità immateriali, come le buone letture, la

bellezza dei monumenti, la prosperità e gloria della patria ed altre sì

fatte.

3. — _D'alcuni mezzi per soddisfare ai diritti che risguardano la

sussistenza._

1º Abolire i dazj e le imposte d'ogni natura che gravano più

propriamente sull'infimo popolo.

2º Francarlo eziandio dalle tasse parocchiali assegnate all'adempimento

di certi atti solenni, religiosi e civili.

3º Moltiplicare e perfezionare gli ospedali, i ricoveri, i monti di

pietà e simili altri istituti di pubblica beneficenza, nell'invenzione

de' quali primeggia nelle storie la pietà italiana.

4º Propagare tali istituti il più che si può eziandio per le ville, e

imitare da pertutto l'esempio d'alcuni Comuni rurali italiani, che a

loro spese provvedono i contadini di medico e di medicine.

5º Riformare ed ampliare le leggi e i regolamenti circa ai patti e alle

mutue relazioni tra i fabbricanti, capomastri e bottegai da un lato,

e gli operai, giornalieri, manuali e apprendisti dall'altro, porgendo

a tutti i secondi guarentigia e soccorso nei termini dell'equità, e

contro l'egoismo e la durezza de' primi.

6º Istituire in ogni città, dove gli operai sovrabbondino, due sorte di

lavoreríe pubbliche permanenti; l'una pei rozzi braccianti, l'altra per

gli operai delle arti più comuni.

7º Tali istituti verranno ordinando per guisa i regolamenti e le

discipline proprie, e con sì fatta misura verranno proporzionando

le lor mercedi, da non sopraffare in nulla le industrie de' privati;

e d'altra parte, toglieranno a queste l'arbitrio di soverchiare gli

operai in nessuna cosa, e uscire dell'equità e della mansuetudine.

8º In tali lavorerie e officine pubbliche non debbono gli operai nè

venire costretti a viver rinchiusi, nè perdere alcuna porzione di

quella indipendenza di atti e di pensamenti che la civile libertà

concede ad ogni uomo onesto.

I lavori, poi, scelti e ordinati in quelle saranno volti con

provvidenza ed accorgimento alla pubblica utilità, e segnatamente a

quella del popolo minuto.

9º L'intromissione a tali opificj sarà conceduta ad ogni individuo

il quale darà prova di aver senza frutto offerto l'opera sua nelle

officine private; e questo farà esibendo certificati de' capomaestri,

ovvero altrimenti, secondo che la pratica verrà insegnando. Può

eziandio cansarsi in quelle lavoreríe il pericolo della frequenza

degli operai soverchia e non cagionata da mera necessità, con fare

strette più dell'uso ordinario le discipline; le quali poi debbono

esser pensate e trovate con ingegno sì fatto da convertirle in buoni e

cotidiani metodi educativi.

10º Tutto ciò ricerca che il tesoro arricchisca abbondevolmente per

altre vie. Nuova fonte di ricchezza pubblica può divenire la tassa che

domandano progressiva, ed una sulle eredità trasversali proporzionata

alla più o meno strettezza di parentela, e il far mobili e circolanti

(a parlare alla moderna) i beni immobili camerali, ed infine il fare

sparmio di tutta l'immensa moneta che inghiottono oggidì e scialacquano

i grossi eserciti stanziali, i gran favoriti di corte, i doganieri, li

spioni e mille altre specie di ufficiali e di salariati o perniciosi o

superflui.

11º Con molto valsente tenuto in riserbo, ovvierassi a quegli accidenti

imprevisti (e ai dì nostri non radi) che turbano a un tratto l'economia

delle industrie e del cotidiano lavoro: come le invenzioni rumorose de'

fisici che fanno inutili issofatto certe specie di manifatture, o le

macchine nuove di subito surrogate alla forza di migliaja di braccia,

o quegli sbilanci improvvisi di commercio e di traffico che mettono

in repentaglio la prosperità de' ricchi e la sussistenza de' poveri.

Così gli Italiani fondatori antichi delle _Case di lavoro_, e pur lungo

tempo innanzi che le altre nazioni ne avessero sentito il pregio,

perfezioneranno secondo conviene alla nostra età il pietoso trovato

degli avi loro.

12º In risguardo delle campagne, fa mestieri per prima cosa di

riformare e ampliare il codice agrario o forese, onde si tutelino con

più efficacia i patti e le relazioni giornaliere fra i possidenti e

i coloni, migliorando le condizioni di questi ultimi, e mallevandole

contra ogni ingiustizia e sopruso.

13º Secondamente, è bisogno che in ogni provincia s'instituiscano

compagnie d'assicurazione (sovvenute dal denaro del Comune) contro

i danni delle gragnuole, delle carestie, delle epizoozie e delle

inondazioni; a tale che i contadini si veggano accertato ogni sempre

il frutto del loro sudore. Il giudicio delle spartizioni si eserciti

da periti appostatamente eletti dal popolo. Ma negli anni in cui il

raccolto avrà oltrepassato un termine più che mezzano determinato dalla

legge, pure i contadini concorreranno per la lor quota al pagamento

della tassa di assicurazione.

14º Che un Consiglio superiore, ajutato dai succorsali delle provincie,

prenda in cura speciale lo studio e la vigilanza degli interessi

dell'infimo popolo. A questo consiglio verranno ascritti molti uomini

pratici e molti versati in dottrine particolari e correlative ai fini

proposti, e tutti poi splenderanno di specchiata probità e di zelo

grande nei poveri.

15º Una parte del Consiglio provvederà specialmente alla vita sana

del popolo, promovendo nel seno di questo le società di temperanza

felicemente iniziate in America, ed esaminando l'interno delle

officine, la materia e qualità dei lavori, i cibi quotidiani, gli

alloggiamenti, le vesti e simili obbietti. E buono sarà imitare

l'esempio di Leopoldo primo di Toscana, il quale a spese dell'erario

fece murare in buon luogo arioso gran numero di casette decenti

ed acconce pel popol minuto; e compiremo in tutto l'ufficio con

l'aggiungervi la modicità estrema delle pigioni.

16º Ad una seconda parte del Consiglio si darà incumbenza di vegliare

gli andamenti del popolo, e la qualità delle sue industrie e de' suoi

negozj. Illustrato il Consiglio sì dal lume delle statistiche e sì

dagl'indubbj principj delle scienze economiche, avrà cura d'informare

la gente minuta di quei fatti giornalieri e di quelle regole

sperimentali che possono farla prudente nella scelta e nell'avviamento

de' suoi lavori e de' suoi traffichi, e scostarla dall'imprendere

mali negozj, e dal fomentare, siccome accade, mille vane speranze che

tornano in sua ruina.

Vedrà eziandio il Consiglio quel che sia da ristorare degli antichi

Statuti dell'arti e quello che sia da aggiungervi; e ad ogni modo,

promoverà con istanza le congregazioni e consorterie legali degli

operai, de' capomaestri e d'ogni maniera artefici, con l'intento

di accrescere a ciascheduno i mezzi di produzione, e (ciò che più

monta) lo spirito di fratellanza e di disciplina; così ristorando e

migliorando, giusta il senno moderno, quelle compagnie italiane di

muratori e di fabbri ferrai che nel medio evo menavan grido per tutta

Europa. Similmente, il Consiglio promoverà con zelo perseverante

le unioni e consorterie dei piccoli proprietarj e dei fittajoli,

compensando di tal guisa i danni e gli inconvenienti dei troppo angusti

poderi.

Veglierà eziandio sulle pubbliche mostre, sui comizj agrarj, sugli

incoraggiamenti e sui premj da compartire; studierà il valore dei nuovi

trovati e degli ultimi perfezionamenti, ed agevolerà ai poveri artieri

lo smaltimento di loro lavorazioni, contro il monopolio dei troppo

ricchi, ed a freno degli incettatori e rivenditori.

17º Il Consiglio procaccerà di mettere in buono accordo fra loro

gl'istituti caritativi, facendo che si accostino tutti a certa unità

di massime direttrici, e che l'opera dell'uno venga a soccorso ed a

compimento di quella degli altri con perfetta reciprocazione e armonia.

Egualmente, procaccerà un accordo grande e una corrispondenza continua

tra la privata carità e la pubblica.

4. — _D'alcuni mezzi per sodisfare ai diritti che risguardano

l'educazione._

1º Le scuole infantili sieno costituite per ogni dove, secondo i

migliori metodi e sotto il vigile occhio del preallegato Consiglio

superiore.

2º Che le scuole primarie od elementari succedano alle infantili

similmente per tutto, e que' Comuni che mal possono sopperire alla

spesa, ricevano dal tesoro sufficiente sussidio.

3º I figli del popol minuto uscendo dalle scuole primarie e

principiando ad esercitarsi nell'arti come fattorini e apprendisti,

abbiano in certi dì della settimana licenza di frequentare alcune altre

scuole appostatamente trovate per coltivare l'ingegno loro.

4º In tali scuole s'insegneranno con gran chiarezza e semplicità i

rudimenti di quegli studj che giovano in modo peculiare e immediato al

buon esercizio delle arti e delle industrie.

5º Alcune scuole speciali insegneranno gli elementi della scienza del

commercio e della marineria.

6º Oltre tutto ciò, il popolo in tali scuole verrà istruito, almeno

per sommi capi, nella storia d'Italia, e iniziato a pregiare e sentire

tutte le glorie antiche della sua patria. Gli si mostreranno altresì

i rudimenti della scienza della vita civile, cioè le buone creanze e

gli ufficj da uomo a uomo, i doveri e i diritti del buon cittadino,

la natura e le forme giuridiche dei negozj ordinarj, e simili

ammaestramenti.

7º Se il Consiglio superiore esaminando le note e le relazioni annuali

delle scuole popolane, scoprirà ingegni di valore non ordinario e tali

da far presagire di loro alte cose, schiuderà in tempo idoneo a quei

giovanetti le scuole degli studj migliori e provvederà al mantenimento

loro.

8º Il popolo avrà altresì arbitrio di frequentare alcune scuole

domenicali, ove gli si farà lettura e commento (ben conformato alla sua

comprensiva) d'alcuno de' nostri gran poeti e gran prosatori. Che ciò

che vien fatto assai grossamente in sul molo di Napoli da un cencioso

e ignorante rapsoda, molto meglio e con gran profitto si potrà porre ad

effetto da un governo educatore.

9º Esso governo, per ufficio e preghiera del Consiglio superiore,

farà invito ai più dotti e facondi scrittori della nazione a dettare

opericciuole che ben si attaglino all'intelligenza del popolo, e sieno

ricreamento dell'animo suo in qualche ora disoccupata. Voglionsi

più che ordinarj i premj, e grande l'onore proveniente da siffatte

lucubrazioni.

10º Similmente farà compilare e stampare qualche efemeride per uso del

popolo, scegliendo scrittori di provata virtù, e ingegnosi nell'arte di

render piane e semplici le dottrine.

11º Ogni insegnamento popolare verrà concepito e condotto in guisa,

che l'animo se ne nudra tanto o più dell'ingegno. In ogni cosa si farà

luogo con grazia ed acconciatezza ai documenti morali, scansando le

troppo fine disputazioni, e cercando le vie del cuore, che nel popolo è

sempre svegliato e caldo.

12º Il Consiglio superiore ordinerà in modo la disciplina delle

pubbliche lavoreríe e degli altri istituti di carità, che ne risulti

un ben insieme di precetti, d'esempj e di pratiche appositissime ed

efficaci per riformare e comporre l'animo della plebe.

13º La somma degli insegnamenti morali, intendiamo di quelli più proprj

e meglio adattati al popolo, consiste nell'insinuare entro l'animo

suo una fede profonda nella giustizia eterna e riparatrice di Dio; e

con questa, un coraggio assiduo contro i mali della vita, e una carità

viva e operosa, segnatamente inverso i proprj consorti. Consiste quella

somma nel coltivare abilmente il germe degli istinti più generosi, e

movere la fantasia verso le imagini del bene; consiste nel far sentire

la dignità e santità del lavoro, e pregiare per quel che sono le

ricchezze e gli agi e l'apparente beatitudine dei doviziosi; infine,

consiste nell'avvezzare la plebe, in difetto dei materiali conforti, a

gustare con abbondanza i beni e i ricreamenti dell'animo, come la pace

e gli affetti della famiglia, i piaceri dell'amicizia, il dirozzamento

dell'intelletto, il perfezionamento dell'arte propria, la stima dei

confratelli, l'amore nella patria, le glorie di lei, gli ornamenti, la

prosperità.

5.

Queste sono le speranze a cui da ogni buon Italiano debbe venire

alzata la mente e il cuore delle moltitudini; queste le riforme e i

perfezionamenti cui darassi mano quando che sia, perchè tutte sono

operabili; questa la vera e sola e legittima _Carta del popolo_.[2]

Conciossiachè, a volerla mettere in atto, non è mestieri (come si

vede) di rovesciare e sconvolgere neppure un solo degli ordini sociali

odierni, nè di fabbricare alcuna forma politica ignota o troppo

discosta dagli usi nostri. Quello che vi si ricerca sostanzialmente,

si è il buon volere e lo zelo delle classi superiori; e, a chiamar le

cose col nome loro, si è la tarda giustizia dei facoltosi e potenti

inverso i poveri ed impotenti; si è il principio attivo e sincero

dell'uguaglianza e della fraternità che il Vangelo di Cristo à

predicata e promessa a tutti gli uomini.

Infrattanto non debbono i buoni Italiani, aspettando giorni migliori,

desistere mai dal cercare tutti i modi, tentare tutti gli espedienti,

rinvenire tutti gli ingegni per condurre ad effetto alcune parti

almeno di cotesto nobile disegno. E di che non viene a capo, di che non

trionfa la travagliosa operosità, la perseveranza e l'unione?

_Non chi comincia soltanto, ma chi persevera coraggioso entrerà nel

regno dei Cieli._

Scritti politici · 第 42 / 310 题