Nè solo dobbiam noi soccorrere il popolo di questi beneficj ed ajuti,
quali la condizione nostra presente concede di fare; ma dobbiamo
istruirlo altresì di quelli molto maggiori che gli promettiamo, appena
le sorti ci daranno facoltà e comodità di attuarli.
In altre contrade, la plebe meglio informata de' suoi diritti che
dei doveri, e meglio educata della mente che del cuore; accesa oltre
a questo dai demagoghi in affetti violenti d'odio, d'invidia e di
cupidigia; e infine, inasprita dal patente egoismo degli ottimati e
dei facoltosi, i quali ogni cosa tirano al lor profitto e si mostrano
la più gran parte indifferenti per li suoi mali, o tepidi e lenti a
procurarne i rimedj; la plebe, dico, in quelle contrade sembra divenire
subbietto di gravi paure, e minacciare la ruina degli ordinamenti
sociali.
Ma gl'Italiani, se intenderanno bene la lor generosa indole, e
studieranno assai nelle storie della comune patria, piene tuttequante
di fatti e di glorie popolaresche, nessuna paura prenderanno delle
povere plebi; e questo alto esempio porgeranno all'Europa di averle
sapute educare e ajutare tanto efficacemente, da sciogliere inverso di
loro il debito antico della civiltà, e farle capaci e degne di assumere
molti diritti e saviamente esercitarli.
Noi, mettendo da lato le innumerabili e strambe utopie de' _socialisti_
moderni, e scegliendo quelle riforme e quelle miglioranze che fin da
ora sono possibili e praticabili, segneremo qui qualche linea del vasto
disegno con che il secolo intende a rigenerare le classi inferiori, e
il quale tutti i buoni Italiani debbono meditare e correggere con lunga
e paterna sollecitudine.