1º Piaghe vecchie e incancrenite d'Italia sono la mollezza e l'accidia:
a queste dunque rechiamo gagliardi rimedj. Se tu sei solo a sentirti
vigore d'animo e ad abborrire dall'ozio, fa di riscuotere intorno a te
que' pochi che ànno natura meno dissomiglievole dalla tua. Se non sei
solo, collégati con li tuoi pari, e sveglia in altrui la fermezza e
l'intensione del buon volere.
2º A questo troverai materia più idonea nelle persone che ànno corsa
la vita fra varj accidenti e pericoli, ovvero sostennero con moderanza
gravi infortunj, o tentarono alcuna cosa onorata e difficile.
3º Pungi con frizzi acerbi e deplora con isdegno _il dolce non far
niente_ degli Italiani, divenuto tristamente famoso fra gli stranieri.
Di questo scrivi e stampa e predica mille volte, in mille maniere. È
detto comune degli Italiani moderni che _non si può far nulla di bene_:
il tuo cotidiano operato li colga in menzogna. Se declamano sulla
tristizia dei tempi, e che i pericoli sono troppo grandi e frequenti,
mostra loro che non correvano migliori per Dio i tempi in cui Galileo
cadeva ginocchioni dinanzi all'inquisitore, in cui Vannini, Ruggeri
e Giordano Bruno salivano il rogo, Campanella era sette volte messo
al martoro, e il Sarpi mortalmente percosso di stile. Ma costoro,
albergando in petto prodigiosa forza di volontà, renderono sè stessi
gloriosi, onorata l'Italia e sapiente il mondo.
4º Sarebbe un gran bene a trovare il modo che perfino le donne avessero
a schifo i giovinastri scioperati e dappoco.
5º Un gran bene procederebbe eziandio dalla frequenza dei viaggi; chè
la vista della tanta operosità e vigoria degli altri popoli ci farà
all'ultimo vergognare della nostra ignavia.
6º Dal vigore del corpo sorge più pronta e più facile la valentía
dell'animo, e con essa la voglia del fare. Gioverà pertanto assai
l'instituire per tutto scuole di ginnastica, divenute fuor d'Italia non
meno copiose che profittevoli.
7º S'instilli ne' giovani desiderio della caccia, nuoto, scherma,
cavallerizza, pallone e altri robusti esercizj.
8º Molti ozieggiano per non trovar che fare: suggeriamo loro di onorate
ed utili occupazioni. I tempi ne offrono in più quantità e varietà
che per l'addietro. Per tutto crescono le faccende degli ingegneri:
s'aprono vie nuove di lucro ai meccanici, agli esperti di miniere, ai
chimici, agli enologi, ec.
9º Marciscono altri sconoscendo la propria natura: e forse non si dà un
solo ingegno al mondo senza alcuna speciale dote e attitudine. Studiamo
pertanto in ciascuno ciò che v'à di peculiare, e a quello indirizziamo
le facoltà sue. Il sentirsi valente in alcuna cosa e la speranza di
buon successo renderanlo attivo e volonteroso.
10º L'educazione de' fanciulli procacciamo che sia nè paurosa nè molle,
e ch'ei s'avvezzino alle fatiche e al dolore, nè si spaventino dei
rischj, delle infermità e degli infortunj.
11º Travagliamoci molto a impedire che la poca energia ed attività de'
giovani non si sperda (come oggi accade) in frivole gare e puntigli,
in basse invidie, in polemiche infruttuose e villane, o in cercare la
gloriuzza della provincia nativa in iscambio del suffragio e lode della
nazione intera.
12º Gli studj che mirano a poco alto fine e versano sopra materie
futili nè curano di nudrirsi di scienza profonda, snervano l'intelletto
e l'animo.
Perciò le vecchie accademie o si spengano o si trasformino: sia messa
in deriso la smania tanto comune del poetare e gli sciocchi tèmi
prescelti. Accusinsi d'inettezza i filologi e gli eruditi che non
contemprano le discipline loro con la filosofia e con le scienze. Si
biasimi forte quella turba di letterati egoisti e infingardi che vassi
baloccando coi libri senza voler nulla produrre.
13º Facciasi contro a tutto ciò che fomenta la vagazione e la
leggerezza degli animi, ajutando e promovendo in quel cambio tutto ciò
che v'induce gravità e meditazione: imperocchè da ambedue queste nasce
il forte sentire, e più tardi il forte volere.
14º Taluni si scolpano del loro scioperamento dicendosi natifatti
pel travaglio delle guerre, o per altri assai faticosi ed operativi
esercizj. Togliamo di mezzo la scusa, mostrando loro non essere
tuttavia interdette molte specie d'occupazioni travagliose ed ardite;
come viaggiare alla scoperta di luoghi nuovi o mal noti, salire
montagne altissime non ancora _perlustrate_, visitare e descrivere
vulcani, e simiglianti fatiche. Numero grande di viaggiatori francesi,
inglesi e tedeschi, esplora il mondo per ogni parte; e i discendenti
di Marco Polo, del Colombo, di Amerigo e del Cabotto, poltriscono
sonnacchiosi nelle sdimenticate loro case.
15º Predichiamo il coraggio civile, e noi per primi porgiamone esempio
frequente. Lodiamo a cielo qualunque dimostrazione se ne vegga o
grande o mediocre; ma il fondamento del coraggio civile sta nel nobil
sentire, nella fede profonda al bene e nell'abito delle virtù. Corretti
i costumi, rinvigorite le coscienze, ristaurati i principj, il coraggio
civile rampollerà d'ogni parte.
16º Svegliamo l'attività eziandio per mezzo di questa voglia smaniosa
d'oggidì delle industrie e del commercio.
17º Perchè la fiducia in sè medesimo e la speranza del buon successo
cagioni sono validissime a scuotere la volontà, così fa mestieri
di aumentare al possibile negli Italiani la fiducia in sè stessi, e
l'aspettazione certa della rigenerazione del _Bel Paese_.
18º All'opposto, occorre di combattere virilmente quelle dottrine false
e dannose che screditano lo sforzo dei buoni come sempre insufficienti,
e giudicano mere illusioni le sublimi speranze del genere umano, la
fede nel progresso civile, i premj immancabili della virtù.
19º Il popolo solo infonde fiducia vera, perchè in lui è la vera forza.
Con quella proporzione adunque che il popolo diverrà nostro amico,
crescerà la comune confidenza e il coraggio.
20º Condurrà pure a ciò una bene impressa notizia di quello che valga
la natura italiana per testimonio della sua storia, che fra le umane è
tuttora la più maravigliosa e grande. Adopriamoci pertanto a illustrare
la Storia patria e a propagarne la cognizione.