indicare di non averne mai parlato per il dolore ecc. — riprendendo_)
Lavoravo, guadagnavo, si viveva bene... quando è nata (_indica verso
l'uscio di Sofia con un singulto di pianto_) ero ancora pazzamente
innamorato di Emma. E anche lei... pareva. Un giorno mi riesce,
lavorando in fretta, in fretta, di guadagnare una mezz'ora... di
poter correre a casa un po' più presto. Corro dalla mia bambina, poi
domando alla donna: — la signora Emma, dov'è? — La donna mi dà una
lettera: (_si alza_) era fuggita col suo amante. Cioè, no, no, no!
Era corsa dietro al suo amante... a Parigi, eccitata, esaltata, presa
ancora dalla febbre del teatro. Il cuore no! Il cuore no! Il cuore
non lo aveva mai avuto, mai! Nè per me, nè per sua madre, nè per sua
figlia, nè per il suo amante! La vanità e il lusso e i piaceri e la
celebrità... Invece... (_ride_) Ah! Ah! Ah! rotolò giù, giù, giù... dal
teatro al caffè, da Parigi a Londra, a Vienna, giù, giù, giù, dal caffè
alla strada!
SCALFI
Ma tu, quando non hai più trovato tua moglie che cosa hai fatto?
FRANCESCO
(_con un grido_) Io?... Partire! Raggiungerla! ammazzare lei! Ammazzare
il suo amante!... (_ride_) Ah! Ah! Poterlo fare! E mia figlia? Mia
figlia, con una madre per il mondo e suo padre in galera?... E tutto
ciò che io chiedevo, esigevo, perchè mi fosse resa giustizia, per
tutelare il mio nome, il mio onore, per vendicarmi, tutto mi è stato
negato, — tutto. — L'amante di mia moglie era un uomo ricco, potente,
e io solo e povero, mi sono fracassata la testa inutilmente contro
i privilegi, le impunità, le complicità di questo mondo vecchio,
ipocrita, ciarlatano, che ci sta ancora sul collo. Prima vinto,
disperato; poi è venuta la ribellione: ho preso mia figlia, sono venuto
a Milano: come ho lavorato, come ho combattuto, come ho trionfato, lo
sapete.
SCALFI
E il denaro?
FRANCESCO
Il danaro?
SCALFI
Il danaro che hai messo in comune col Carboni, e col Rissone, come lo
hai avuto?
FRANCESCO
Colla vendita dei miei mobili, della mia roba; di tutto.
SOLAROLI
(_a Scalfi_) Basta; finiamola. Tocca a me parlare, interrogare. — Non
c'è stato più nessun rapporto fra te e tua moglie?
FRANCESCO
No. Non me ne sono più curato: non ne ho più saputo niente.
NICCOLINI
Hai saputo peraltro, lo hai detto adesso, che è stata a Parigi, a
Londra, a Vienna...
FRANCESCO
Da altri, l'ho saputo: da altre persone.
SCALFI
Quello che ti portava le notizie, non ti ha portato, una volta, anche
del danaro? diecimila lire da parte di tua moglie?
FRANCESCO
(_gli salta addosso, tenta di afferrarlo per il collo_) Canaglia!
Canaglia! Canaglia! (_tutti si mettono in mezzo per dividerli, dando
ragione a Francesco_).
RISSONE
(_a Scalfi_) Non sei tu!
CARBONI
(_c. s._) Non toccava a te!
NICCOLINI
(_c. s._) È Solaroli che parla!
SOLAROLI
(_c. s._) Imprudente!
GIORDANO
Vada fuori!
FRANCESCO
(_mentre lo tengono fermo e gli altri vogliono cacciar fuori Scalfi,
Francesco continua a gridare_) Io lo ammazzo! Lo ammazzo! Lo ammazzo!
GIORDANO
(_continua a raccomandare il silenzio perchè non sentano gli operai:
perchè non senta Sofia. — Ottiene per un momento che parlino più piano,
poi tutti scoppiano di nuovo, più forte_).
SCALFI
(_mentre è spinto fuori, continua a gridare_) Non era per le
rivendicazioni sociali!... Era per sfogare la tua vendetta di marito!
Ci hai sporcati tutti con quel tuo danaro! Ci hai imposto la tua amante
che non potevi sposare! Impostore! Dà le tue dimissioni! Vattene! (_lo
cacciano fuori_).
SOLAROLI
(_imponendosi a Francesco, mentre tutti si saranno voltati_). E ora
finiamola: bisogna rispondere: questo danaro lo hai ricevuto sì o no?
FRANCESCO
Sì!... _lei_ me lo ha mandato!... per nostra figlia.
SOLAROLI
Che cosa ne hai fatto?
FRANCESCO
Gliel'ho rimandato, ricacciato indietro subito, sul momento, per Dio!
NICCOLINI
Avrai una prova?
BORLA
Una ricevuta?
MARCHESI
Una lettera?
CARBONI
Qualche cosa avrai?
FRANCESCO
No! No! No! (_pausa_) Ma come pensare? Come prevedere? Sono vent'anni!
E poi vedendo quel danaro... ero diventato come pazzo!... Il danaro?...
(_con ribrezzo_) Il danaro di quella donna? Ma che prove! che ricevute!
Ho scacciato quell'uomo! L'ho scacciato! E adesso?... Sono vent'anni!
Dove trovarlo? Sono vent'anni! Ma è vero! è vero! è vero! Ma non
capite, non vedete, non sentite che è vero? Non sentite che sono un
galantuomo? Carboni! parlo con te! Rispondimi! Guardami in faccia!
Guardami in faccia!
CARBONI
Io sì! Io sì.... ma tutti gli altri! (_va via, con uno scoppio di
lacrime_).
SOLAROLI
Te l'ho detto prima: fossimo convinti noi, non basta!
FRANCESCO
_Fossimo?_ Non lo siete più?... — E voi che prove avete contro di
me?... Quali? Quali? Che prove avete per credermi tanto abietto, tanto
miserabile? Sentite nel cuore che io sono innocente, ma vi manca il
coraggio di difendermi, perchè siete dei... codardi!
TUTTI
(_meno Giordano_) Basta! Di' pure! non raccogliamo! Puoi dire quello
che vuoi!... Finiamola!
FRANCESCO
Si; sì! Codardi! Andate! Andatevene! Fuori!
TUTTI
(_c. s._) Non una prova! Niente!
FRANCESCO
(_con una grande sghignazzata_) Sì! Codardi! Buffoni! Io... che vi ho
dato vent'anni della mia vita; la mia intelligenza, il mio cuore, il
mio danaro! Sì! Sì! Anche il mio danaro! (_ride c. s._) Ah! Ah! Anche
tu, Solaroli, che mi fai il processo!... Me lo fanno anche quegli
altri, il processo! E per te, e per voi, e per tutti! Buffoni! Codardi!
GIORDANO
(_resta l'ultimo: si vedono ancora gli altri nell'anticamera_).
FRANCESCO
(_in fondo; fermandolo, abbracciandolo_) Tu no! tu no! tu no!... tu...
(_guarda verso la camera di Sofia: nella massima disperazione_) tu sei
buono, generoso, tu sei convinto della mia innocenza!
GIORDANO
(_ritraendosi: con asprezza_) Sì, ma ti si impone l'obbligo di dare
le tue dimissioni: e devi trovarla una prova! (_via dal fondo: Tutti
via_).
FRANCESCO
Anche... anche tu?! (_colpito_) E Sofia?... E Sofia! Sofia! (_corre
a chiamarla come un pazzo, alla finestra, a tutti gli usci_) Sofia!
Sofia! Sofia!
SCENA X.
SOFIA e DETTO.
SOFIA
(_correndo precipitosamente, dalla sua camera_) Babbo! Babbo! Papà!
FRANCESCO
(_abbracciandola: scoppiando in lacrime_) Oh, vigliacchi! Vigliacchi!
Vigliacchi!
FINE DELL'ATTO SECONDO.
ATTO TERZO
_Quartierino ammobigliato in un sobborgo di Milano. — Salottino. — Un
caminetto: una parigina._
SCENA I.
SOFIA, MARINO, poi voce d. d.
Sofia, sdraiata in una poltrona, guarda Marino che spazza la stanza,
che mette del carbone nella parigina.
(_a Marino_) Com'è buono! E com'è bravo! Io, invece... non so far
niente. — Non è vero, signor Marino? Non valeva la pena di studiar
tanto, — e non saper far niente!
MARINO
Vorrebbe un bel complimento?... Io sono ancora dello stampo antico;
non fo la corte alle signore, (_mostrando la granata, ecc._) con questi
arnesi fra le mani.
SOFIA
Ci dà tanto del suo tempo! E il suo tempo, per lei, è lavoro.
MARINO
(_con involontaria passione_) Il tempo che dò a lei ed al signor
Francesco, è quello, invece, che mi godo io. È un riposo; un vero
sollievo. Sapesse come lavoro e come pianto volentieri il mio
Meyerbeer, il mio maestro russo, per far presto a venir qui, per...
(_frenandosi: cambiando_) Per favore, signorina: accenda la lucerna. Io
chiuderò la finestra. (_mettendosi il cappello_) Permette?... Tira un
ventaccio di neve! (_mentre Marino chiude le persiane della finestra,
Sofia fa per accendere la lucerna: non le riesce: restano al buio_).
MARINO
(_ridendo_) Come ieri sera! Doveva girar la vite dall'altra parte!
SOFIA
(_con un impeto di collera_) Se le dico!... Non so far niente! Niente!
(_si butta sopra la poltrona: piange_).
MARINO
(_accendendo subito la lucerna_) Sono meccanismi indiavolati. E poi,
in queste case d'affitto... ammobigliate... (_vede che Sofia piange, le
corre vicino_) Coraggio! Per suo padre!... Se torna...
SOFIA
Mi lasci piangere! Mi lasci piangere!
MARINO
(_la guarda, sospira con profonda mestizia, si leva il cappello che
pone sopra una sedia o sul tavolino_).
SOFIA
(_di colpo, corre presse Marino, gli prende le mani, se le preme sul
cuore con grande passione_) Voglio saper tutto! Mio padre mi nasconde
qualche cosa!... Voglio saper tutto!
MARINO
(_scrollando il capo_) Non basta quanto sa? Suo padre, obbligato a
dimettersi da Presidente della Federazione e anche da Direttore della
Cooperativa dei Lavoratori...
SOFIA
(_interrompendolo_) Appunto: ma io, ancora, non ne so _il vero_
perchè. — Perchè i suoi amici lo hanno abbandonato per un sentimento di
opportunismo, di pusillanimità, di vigliaccheria? — Sì, anche questo,
può essere, sarà, ma non è tutto. Se mio padre fosse stato sacrificato
all'utile del suo partito, privatamente lo avrebbero circondato di
maggior affetto, di maggiore stima.
MARINO
Affetto? Stima? — Anch'io ho provato l'affetto e la stima dei partiti.
I partiti? Peggio dei coccodrilli. Mangiano i loro uomini e non li
piangono nemmeno nel digerirli. I partiti giovani sono come i ragazzi:
cattivi e violenti; i vecchi, come i vecchi: egoisti e paurosi.
SOFIA
Il Carboni, il Rissone, il Niccolini, verrebbero qui da noi, come
prima, tutte le sere: e in queste sere, specialmente. Non è per colpa
loro, che mio padre deve scontare una pena di tre mesi?
MARINO
Il signor Francesco, ha scritto alla signora Santer?
SOFIA
Che io, da sabato, resterò sola per tre mesi? Sì; l'ha avvertita
subito, appena è venuto il mandato di cattura. Oh, la mamma!... _la mia
vera mamma_, non ci avrebbe lasciati soli in questi giorni!... — Anna
ha la zia che sta male? — E il mio povero babbo?
MARINO
(_per cambiare discorso_) Dov'è andato il signor Francesco?
SOFIA
Tutte le lettera di Montairolo o arrivano la mattina colla prima corsa,
o la sera coll'ultima. Il babbo, colla scusa di fare una passeggiata,
va fin verso Milano, fin dentro la porta per aspettare il postino.
MARINO
Lei... non va fuori?
SOFIA
Ho da pensare a qualche cosa, per il desinare...
MARINO
No; no; al loro pranzo, oggi, ci penso io! Tornerò dopo le sette, va
bene?... E farò io da cuoco. Ho da portarle un regalo del mio russo. —
Venga fuori con me, andremo incontro a suo padre.
SOFIA
Non posso; aspetto Giordano Candia. — No, signor Marino. Fra me, e il
_chiaro letterato_, — _fi-ni-to_ — ... e nel cuore non mi è rimasta che
un'interrogazione: — come ha potuto incominciare?
MARINO
È un po' che non vede il signor Candia?
SOFIA
Sì.
MARINO
Allora, aspetti a rispondere, di rivederlo.
SOFIA
Non voglio più voler bene. A mio padre soltanto e a lei.
MARINO
(_scrolla il capo assai mestamente, le prende una mano, l'accarezza, la
bacia con devozione, sospira profondamente: pausa_) Tempo fa, quando
suo padre era su, su, vicino alla gloria, e cominciavano appunto i
primi attacchi, io, mi ricordo, gli ho fatto... la predica. « — Voi
avete perduta di vista la verità pratica della vita!» Ed io?... (_ride
con amarezza_) Quanto l'avevo perduta di vista io, più di lui! Lui,
almeno, suo padre, era trascinato lontano da una generosa, da un'alta
idealità, che rifatti gli uomini può essere la realtà del domani...
Io... — Io?... — Invece di reagire, di lottare, salire di nuovo,
impormi, vendicarmi, io mi sono immiserito nella ignavia, inacidito
nell'astio, sono diventato secco di dentro, non ci ho sentito più che
lo stomaco vuoto, e non ho pensato che ci potevano essere al mondo
creature elette da aiutare, da difendere... la cui felicità poteva
diventare la mia.
VOCE
(_d. d.: si sente fischiettare un'arietta allegra che sale e si
avvicina_).
SOFIA
Il ragazzo del portinaio.
MARINO
(_va fuori a vedere_).
SCENA II.
SOFIA, MARINO di nuovo, poi d. d. GIORDANO.
SOFIA
(_a bassa voce, battendosi sul cuore, con dispetto_) Stupida! Stupida!
MARINO
(_rientrando_) Giordano Candia. Dico al ragazzo di farlo salire?
SOFIA
Sì; grazie, signor Marino.
MARINO
(_va fuori: si sente il ragazzo del portinaio fischiettare c. s.
allontanandosi. — Marino prende un cestino, va via serio, con un po' di
broncio_).
GIORDANO
(_d. d._) Oh, Marino! Non ci si vede più?
MARINO
(_d. d. con asprezza_) Poco male.
SCENA III.
SOFIA e GIORDANO.
GIORDANO
Mi sono alzato apposta, perchè mi hai scritto che avevi bisogno di me,
che volevi parlarmi.
SOFIA
(_lo fissa, seria, grave_).
GIORDANO
Del resto, passo la mia vita fra le amarezze del chinino.
SOFIA
(_a mano a mano, con crescente eccitazione_) Mi dirai tu, ciò che non
mi è stato possibile sapere, nè da mio padre, nè dal signor Marino:
la ragione occulta, la vera, per la quale, tutti voi cominciando dal
Carboni, e dal Rissone, avete voltato le spalle a mio padre!
GIORDANO
(_come per iscusarsi_) A me?
SOFIA
A te! A te! A te! — Lo domando a te, perchè tu hai il _dovere_ di
dirmelo; per giustificarti. Perchè tu... a me pure hai voltato le
spalle. Cosa c'è? Parla chiaro e fa presto. Per evitarti altre noie,
ti ho fissato quest'ora in cui mio padre non c'è. Ma fa presto: tu hai
tardato a venire; mio padre potrebbe tornare da un momento all'altro.
GIORDANO
Io non ho alcuna difficoltà ad incontrarmi con lui.
SOFIA
Difficoltà! Non hai nessuna _difficoltà?!_ (_fissa Giordano: poi con
un impeto_) Cosa c'è? Cosa c'è? Cos'hai con mio padre? Cos'hai con me?
Contro di me?
GIORDANO
Voltate le spalle? — Voltate le spalle a tuo padre... questo no.
Il suo torto è stato uno solo: io già te ne avevo accennato: — ti
ricordi? — Egli doveva reagire contro la guerra che gli fu mossa
dai nostri avversari. Invece ha sdegnato di ribattere le accuse, di
smascherare i calunniatori, e perciò, e non per altro! ha perduto
forse momentaneamente, di efficacia, come capo del nostro partito...
— Nostro?... — dirò più precisamente «del suo partito» del loro,
perchè io ho in animo ormai, di dichiararmi... indipendente. Nessuno,
ti ripeto, ha pensato di sconfessarlo, di abbandonarlo. — Io... men
che meno. — Tuo padre non ne sa niente ancora, ma io, io stesso, ho
fatto la proposta che «tenuto calcolo delle benemerenze di Francesco
Quarnarolo verso la Cooperativa dei Lavoratori, gli fosse offerto
un compenso di buona uscita; compenso che, nella seduta di ieri
sera, venne fissato alla quasi unanimità di voti, meno uno, quello
del Carboni — in due anni del suo stipendio di direttore, cioè, in
diecimila lire.
SOFIA
Del denaro?... (_cambiando: vivamente_) Sarà, sarà come tu dici: i
compagni di mio padre non lo avranno abbandonato; ma tu, però, hai
abbandonato me. — Perchè?
GIORDANO
Cioè, prima sono stato assente, poi...
SOFIA
Prima assente, poi ammalato, ma in tutto questo tempo, quante volte mi
hai scritto?... Ed io aspettavo le lettere tue! Le sognavo!... Perchè
hai detto tu di volermi bene, e hai lasciato che io te ne volessi
tanto, tanto, tanto! Sei stato ammalato? Per questo non mi hai scritto
(_abbandonandosi ad un'ultima speranza_) Vuoi che ti creda? Dimmi, vuoi
che ti creda? Io ti credo ancora. Era un pretesto; ho mentito con me
stessa, quando ti ho scritto di venire. Sapere da te la verità?... Se
c'è, se c'è qualche cosa, da te, capivo, sentivo che lo avrei saputo
meno che dagli altri. Perchè tu sei buono: — lasciami credere, lasciami
credere che sei buono!... Io volevo vederti!... qualunque pretesto!...
Ma io volevo vederti. Volevo parlarti. Era una speranza... l'ultima.
(_lo fissa_) La più sciocca delle speranze! La più stupida, la più
vile!... — Va via! va via! va via! prima che torni mio padre!
GIORDANO
Appunto per il grande affetto e per la grande stima che ho di te, ho
riflettuto, ho dovuto riflettere, alle nostre condizioni.
SOFIA
Io non ti ho mai domandato niente.
GIORDANO
Ci sono doveri che, date le circostanze, ad un onest'uomo s'impongono
da sè.
SOFIA
(_ridendo_) Ah! Ah! Ah! E date le circostanze, come può essere comodo
anche il far l'uomo onesto!
GIORDANO
Nelle regioni delle idee e del sentimento, io sono libero di me stesso;
ma tu sapevi, e sai perchè mai te ne ho fatto mistero, che io non
posso disporre di altrettanta indipendenza... nelle materialità della
vita. (_volgarmente: gridando_) Io dipendo da mio padre e da mia madre,
per la santissima ragione che io, di mio, non ho un soldo! (_cortese:
calmo_) Sarà una _banalità_, ma è giocoforza il _soggiacervi_.
SOFIA
Questa tua gente, questa tua famiglia... che roba è?
GIORDANO
Che roba è?
SOFIA
A mio padre è arrivato il _mandato di cattura_: i tre mesi, — sai? —
per quel vostro opuscolo «Di chi sarà il domani». Questa tua gente,
questa tua famiglia, che roba è? — Se è gente di cuore, tu dirai la
verità: e come io ero, quando non riflettevi alle nostre condizioni e
come sono, io, oggi che ci rifletti. Non so quale consiglio ti daranno;
ma se è gente di cuore, gente onesta, il consiglio di abbandonarmi,
oggi, di voltarmi le spalle, oggi, proprio oggi, no, no e no.
GIORDANO
(_prende un pacchetto di lettere dalle tasche del soprabito: le pone
sul tavolo_).
SOFIA
Le mie lettere? (_ride_) Ah! Ah! Ah!... Ecco, perchè sei venuto: per
finirla. Fuori il dente... fuori il dolore.
GIORDANO
Io non mi difenderò, e non difenderò la mia famiglia, se crede impormi
la sua volontà. Mi giudicherai un giorno più serenamente. Tanto più che
tu sai, benissimo, ciò che mi sarebbe troppo facile e troppo doloroso
risponderti in questo momento.
SOFIA
Puoi dire, ormai, tutto ciò che vuoi: ho la fortuna... di non capirti
nemmeno più.
GIORDANO
Io, lealmente, ti avevo confidato le condizioni mie, e quelle della mia
famiglia. Perchè, tu, non hai fatto altrettanto?
SOFIA
Io?... (_scrollando il capo_) Se... se non ti capisco più, ti ripeto!
GIORDANO
(_vivamente_) Sì! — Perchè non hai avuto confidenza in me?
SOFIA
(_che è vicina all'uscio: con molta calma_) Sento mio padre sulla
scala. Diamoci la mano, e addio! (_con ironia_) Lei!... Oh, lei è un
uomo, che farà molta strada!
GIORDANO
(_violentissimo: con voce sorda_) Non dovevi ingannarmi come gli altri,
non dovevi fingere anche con me, il culto e l'adorazione! Dovevi dirmi
francamente che tua madre era viva! Dovevi dirmi la disgrazia tua e
di tuo padre, e perchè tuo padre non poteva sposare Anna Santer! (_si
avvia per uscire: Sofia lo afferra, lo ferma_).
SOFIA
No! No! No! Non vai via! Non vai via! Non vai via! La mamma? La mamma?
La mamma?
GIORDANO
(_la respinge_).
SOFIA
(_fa due o tre passi, barcollando, senza cadere. Giordano fa per
andarsene, entra Francesco: Sofia a Francesco_) La mamma?... La mamma?
SCENA IV.
FRANCESCO e DETTI
FRANCESCO
(_agguanta Giordano: lo porta quasi di peso: lo butta verso l'uscio:
continua a fissarlo, muto_).
GIORDANO
Dovevate dire la verità, su voi, su vostra moglie: se non fossi stato
ingannato, non avrei ingannato nessuno! (_via_).
SCENA V.
FRANCESCO e SOFIA.
SOFIA
(_abbraccia Francesco: Francesco e Sofia si guardano: si fissano: lunga
pausa_).
FRANCESCO
Che cosa ti ha detto quell'uomo? Che tua madre vive? — E ti ha detto
anche come ha vissuto? Come vive? — Te ne supplico: è la prima grazia
che io ti domando: lasciami tacere. (_Sofia comprende, lo abbraccia_)
Questo soltanto ti dirò: fui accusato di aver ricevuto del danaro
da... da quella donna. Io, dopo vent'anni, non ho potuto dare le prove
materiali di averlo rifiutato, ricacciato, respinto!... Ecco perchè
sono abbandonato, disprezzato.
SOFIA
(_abbraccia Francesco: poi cade piangendo sopra una sedia_) La mamma!
La mamma! Non l'ho più! Non l'ho più!
FRANCESCO
(_le prende una mano, l'accarezza, singhiozzando_) La tua mamma...
la tua povera mamma, la tua mamma _vera_, è quella che tu hai sempre
amato, quella che sognavi sempre, quella che ti sei fatta, che ti sei
creata tu stessa, tu sola, nella tua fantasia e nel tuo cuore. La tua
mamma è in alto... è là!... non ne hai mai avuto altra!... (_baciandole
la mano, i capelli, quasi con divozione_) Quella e nessun'altra è la
mamma _vera_... la mamma del tuo cuore così buono, della tua anima così
bella! (_fa per abbracciarla_).
SOFIA
(_alzandosi, vivamente_) No! No! No! Non cercare, non tentare
d'ingannarmi, di illudermi! Non puoi farlo! Non devi farlo! Mi hai
allevata, educata, guidata colla ragione e vorresti ora consolarmi,
acquietarmi, addormentarmi colle ubbie dell'_al di là?_ — Quell'uomo...
(_alludendo a Giordano_) Quello... quello là... ha detto giusto.
Non dovevi mentire, non dovevi nascondermi nulla. Mia madre non
c'era più per me? lo dovevo sapere anch'io. Perchè... la... la... la
mamma? (_torna a fissarlo. — Francesco accenna di no col capo_) La
mamma non l'ho più! La mamma non l'ho più! (_si butta fra le braccia
di Francesco: piangono: pausa_) No, sai; non dirmi niente. Voglio
ignorare, voglio ignorare. Ma di', di', di', papà... quando si ha tutto
perduto... perchè non si può morire?... Perchè non si può morire?...
(_guarda Francesco, gli accarezza la fronte, lo bacia affettuosamente,
come per compensarlo del dolore che gli ha dato_) Anna... ha scritto,
non è vero? Viene?
FRANCESCO
(_con timida inquietudine_) Ha scritto... a te.
SOFIA
A me?... Verrà. (_legge, poi con voce cupa_) Sua zia... si è ancora
aggravata. Mi offre tutto ciò che mi può occorrere; molto danaro: mi
domanda come può farmelo avere, senza che tu lo sappia.
FRANCESCO
(_le strappa la lettera di mano, la legge: diventa stranamente pallido:
la ripone in tasca_).
SOFIA
(_prende le lettere di Giordano_) Sono le lettere mie, che mi ha
restituite Giordano Candia! (_le butta nella parigina ad una ad una,
nervosamente_) Sai?... Anche Giordano Candia vuole offrirti del denaro;
molto danaro: diecimila lire!
FRANCESCO
(_si avvicina, fissandola_).
SOFIA
Lui e gli altri, insieme. La colletta di tutti i nostri amici: di
tutti, no; Carboni non ci ha voluto entrare.
FRANCESCO
(_violentissimo_) L'unico! L'unico!... Il solo che ancora mi crede un
galantuomo! Quel danaro, sai, Sofia! quel danaro, quelle _diecimila_
lire, il danaro infame di quella donna... tutti credono che io lo
abbia impiegato come primo fondo nella Società, e ora me lo buttano
in faccia!... (_con una risata_) Ah! Ah! Ah!... Eppure, sai, — Sofia!
— dobbiamo accettare tutt'e due. Accettare: tu l'elemosina; io, lo
schiaffo!
SOFIA
No! No! No! — Mai! Mai!
FRANCESCO
Bisogna accettare, tu l'elemosina, io lo schiaffo. O non si vive! Ohi!
O non si campa! O non si mangia! Tutto per gli altri! Sono stato di una
prodigalità pazza! Contavo, calcolavo sul mio stipendio; per un anno,
per due!... Resterò in debito coi miei _soci!_ e non ne posso avere!...
non posso più aver niente!
SOFIA
Lavorare! Si lavora!
FRANCESCO
Sai dove vado io, sabato?... Vado dentro: in prigione; per tre mesi. —
Per gli altri!... Sempre per gli altri!
SOFIA
Lavorerò, io; io sola. Lavorerò... Ma quel danaro no: ma quel danaro
no! no! no!
FRANCESCO
E io? E io? E io? Quando avrò scontato i miei tre mesi, che cosa farò?
Come lavorerò? Dovrò chiedere aiuto ai miei compagni che mi hanno
rinnegato, o ai miei nemici che mi hanno coperto di fango?... Anche gli
scrupoli sono un pregiudizio! — Bisogna accettare (_con una risata_) tu
l'elemosina, ed io lo schiaffo. — Bisogna vivere; bisogna vivere...
SOFIA
(_lo ferma, interrompendolo_) Perchè? (_si fissano: lunga pausa_).
SCENA VI.
MARINO e DETTI.
Marino ha un mazzo di fiori, piuttosto grande, infilato nel soprabito:
due bottiglie di sciampagna, una per saccoccia e il canestrino in una
mano; si ferma sull'uscio.
MARINO
Oh, oh; bravo signor Francesco; nel salir le scale ho sentito ridere
(_Francesco e Sofia si guardano, ridono insieme. Marino allegramente a
Francesco, credendo aver indovinato_) Quando torna la signora Anna?
FRANCESCO
(_con un fremito_) Domani!
MARINO
(_con intenzione, a Sofia_) Il chiaro letterato l'ha persuasa?
SOFIA
(_vivamente_) Sì. Non ho più alcun dubbio.
MARINO