FRANCESCO

GEROLAMO ROVETTA

LA REALTÀ

DRAMMA IN 3 ATTI

MILANO

CASA EDITRICE BALDINI & CASTOLDI

Galleria Vittorio Emanuele N. 17

1920

PROPRIETÀ LETTERARIA

UNIONE TIPOGRAFICA-MILANO

ALL'AMICO

ERNESTO DE-ANGELI

CORDIALMENTE

GEROLAMO ROVETTA

Milano, il 16 febbraio 1895

Questo dramma fu rappresentato per la prima volta al Teatro Alessandro

Manzoni di Milano, la sera del 15 febbraio 1895, dalla compagnia

diretta da Ermete Zacconi.

Le parti erano così distribuite;

Francesco Quarnarolo _E. Zacconi_

Il signor Marino _L. Pilotto_

Giordano Candia _L. Zoncada_

Romualdo Solaroli _E. Sabatini_

Carboni _G. Serafini_

Rissone _G. Rissone_

Borla _A. Rissone_

Scalfi _A. Piacentini_

Bonaldi _U. Niccoli_

Niccolini _P. Tarra_

Marchesi _S. Ciarli_

Sofia _E. Varini_

Anna Santer _A. Moro-Pilotto_

Don Guglielmo Nördel _F. Nipoti_

PERSONAGGI

FRANCESCO QUARNAROLO

Il Signor MARINO

GIORDANO CANDIA

ROMUALDO SOLAROLI

CARBONI

RISSONE

BORLA

SCALFI

BONALDI

NICCOLINI

MARCHESI

SOFIA

ANNA SANTER

Don GUGLIELMO NÖRDEL

La scena a Milano. — Epoca attuale.

NOTE

(per la rappresentazione)

=Francesco Quarnarolo=, 45 anni circa.

=Signor Marino=, 40 anni.

=Giordano Candia=, 25-30 anni; vestito all'ultima moda, con

affettazione. Redattore del periodico _«La Conquista»_.

=Romualdo Solaroli=, deputato-avvocato, vestito signorilmente e

seriamente; dai 35 ai 40 anni.

=Carboni=, antico operaio: direttore tecnico della Cooperativa; dai 50

ai 60 anni; vestito in carattere abbastanza bene, senza blusa.

=Rissone=, idem.: direttore amministrativo, idem.; dai 50 ai 60 anni;

vestito c. s. senza blusa.

=Borla=, capo fabbrica: dai 40 ai 50 anni; porta la blusa sulla

sottoveste.

=Scalfi=, capo proto, porta la blusa.

=Bonaldi=, direttore artistico: 30 anni; camiciotto lungo pulitissimo,

elegante; pantaloni, scarpe elegantissime.

=Niccolini=, 50 anni: direttore della _«Conquista»_ porta il pince-nez;

veste bene, di nero.

=Marchesi=, 30 anni; redattore della _«Conquista»_.

=Sofia=, vestita con semplicità, ma con eleganza; 23 anni circa.

=Anna Santer=, vestita pure con eleganza un po' maschile dai 27 ai 30

anni; cappellino da uomo con penna ritta, cravattone rosso.

=Don Guglielmo Nördel=, 70 anni; bel tipo di prete svizzero.

Nel I. e II. atto l'azione succede in autunno; nel III. in inverno.

ATTO PRIMO

_Stanza da studio e da lavoro di Francesco Quarnarolo: tutto è messo

assai caratteristicamente: bandiere delle varie associazioni operaie,

ecc.: nel mezzo sopra un gran drappo lenzuolo bianco si legge stampato

a grandi caratteri neri o rossi:_

_«Federazione delle Associazioni Operaie»_

_«Elezione del Presidente»_

_«Francesco Quarnarolo voti 11793»_

=“Eletto„=

_Nella parete di fondo, un uscio che mette in una sala grande, nella

quale si vedrà un tavolo nel mezzo, pieno di giornali, con vari calamai

e carte da scrivere, ecc.: è la sala di Redazione del periodico:_

«La Conquista» _Qualche avviso di abbonamento sulle pareti di questa

sala interna. Un altro uscio di fianco, dal quale si scende nella

tipografia. Altro uscio c. s. che mette nelle stanze di abitazione.

La comune alla sinistra dello spettatore. Un tavolo a destra: poi la

scrivania del Quarnarolo. Un piccolo tavolino per scrivere, addossato

alla parete: tutti gli altri mobili occorrenti, in carattere, ecc._

SCENA I.

FRANCESCO, SOLAROLI, CARBONI sul balcone, SOFIA, MARCHESI, RISSONE,

BONALDI, BORLA. NICCOLINI corregge delle bozze nella sala di

Redazione.

FRANCESCO

(_sul balcone, sventolando il fazzoletto saluta la folla_).

SOLAROLI

(_c. s. saluta la folla sbracciandosi con grande espansione_).

FRANCESCO

(_alla folla_) Compagni!... Sempre con voi!... Sempre per i lavoratori!

FOLLA

(_dalla strada_) Evviva il nostro Presidente! Evviva Quarnarolo!

SOLAROLI

(_alla folla_) Sì! Evviva Francesco Quarnarolo! Per gli amici e pei

nemici: (_indicando e abbracciando Francesco_) _ecce homo!_

FOLLA

(_c. s._) Evviva Quarnarolo! Evviva Solaroli!

BONALDI

Evviva!

BORLA

Il nostro Presidente!

RISSONE

Il nostro Francesco!

SOFIA

(_saltellando, tutta rossa, animata, allegra, batte le mani_).

FRANCESCO

(_viene nel mezzo della scena, seguito da Solaroli e da Carboni: è

esaltato, commosso_) Come mi amano! Come mi amano!

SOFIA

(_di corsa gli si butta colle braccia al collo, quasi piangendo dalla

gioia_) Babbo!... Babbo!... Oh! babbo _mio! mio!_

FRANCESCO

(_sempre più esaltato inebbriato_) E come... come fa bene sentirsi

amato così!

SOLAROLI

(_sempre un po' declamatore_) Questa è la gloria dei nuovi, dei moderni

conquistatori. Non è il terrore, non è la morte che essi diffondono!...

È la vita!... È l'amore!... l'amore universale!

FRANCESCO

Già... già... L'amore! l'armonia... la solidarietà... fra gli esseri!

(_sorridendo di compiacenza, gli occhi scintillanti_) Quanto cammino

in vent'anni! (_come uno che sale con fatica_) Su... su... su!

(_stringendosi a Sofia quasi con un senso di timore_) Ho bisogno

di sentirti vicina!... E anche tu Carboni!... Anche tu Rissone! I

fratelli!... I primi compagni del primo passo!... Eh!... Eh!... Siamo

arrivati?... Di', Carboni, Rissone, siamo arrivati?... Vi ricordate il

nostro incontro? Vent'anni fa?... Io ero solo (_prende sotto il braccio

affettuosamente Sofia e la bacia sui capelli con tenerezza_) Tu eri

bambina... bambina... bambina... (_drizzandosi vibrato_) Io! Sì! Io per

il primo, ho detto al Carboni, ho detto al Rissone.... È vero?...

CARBONI

Tu!

RISSONE

(_quasi insieme al Carboni_) Tu! Verissimo!

BORLA

(_c. s._) L'idea è tua!

SOLAROLI

(_c. s._) E tuo è il cuore che l'ha fatta trionfare!

FRANCESCO

(_più forte, imponendo, quasi, il silenzio_) Ho detto: io ho un po' di

danaro: voi avete un mestiere: la capacità: uniamoci per lavorare in

comune, per dividere fra di noi il frutto del nostro lavoro, e chi,

lungo la strada, si unirà a noi... sarà padrone come noi! Eravamo in

tre, ed ora, eh?... Quanti siamo?... quattrocento?... cinquecento?...

CARBONI

Mille!

BORLA

E saremo tutti!

BONALDI

Tutto il mondo!

FRANCESCO

(_ridendo commosso_) Ah! Ah! Ah! Su... su.. su! Ci siamo! (_mettendo

le mani sulle spalle del Carboni e del Rissone e interrogandoli,

sorridendo_) Tu? e tu?... Non hai le vertigini? Io sì. Io ho bisogno di

sentirmi sorretto, appoggiato, così! (_si appoggia c. s._) Di sentirmi

sicuro! (_baciando Sofia con una grande risata piena di tenerezza_)

ed ho bisogno di sentirmi amato! Di stringerti al mio cuore come un

pazzo!... qui!... qui!... Tutti!... (_dopo aver abbracciato il Carboni

e il Rissone_) Anche tu, Borla! Anche tu, Bonaldi!... Marchesi! Vicino

a me! Vicino a me! Sul mio cuore! Vicino a me tutti coloro che mi

amano! (_tutti si abbracciano, ecc. ecc._)

FOLLA

(_dalla strada_) Viva Quarnarolo! Viva Quarnarolo!

SOLAROLI

Senti! Senti! In quanti siamo ad amarti!

FRANCESCO

Evviva i miei compagni! Tutti i miei compagni! (_cercando cogli occhi,

fuori di sè_) E Anna? Anna?... La signora Santer dov'è?

SOFIA

(_indicando dal balcone_) Eccola, Anna! Sul terrazzino delle

scuole! (_corre al balcone, non fuori, chiamandola e salutandola col

fazzoletto_) Anna! Anna! Anna!

FOLLA

(_grida c. s._) Quarnarolo! Quarnarolo! Quarnarolo!

NICCOLINI

(_dal fondo, forte_) Fuori! Va fuori! Non farti pregare!

SOLAROLI

(_pigliandolo sotto braccio, trascinandolo_) Con me! Andiamo, con me.

RISSONE

Fuori! Fuori!

BORLA

Andiamo!

MARCHESI

Andiamo!

CARBONI

Andiamo!

BONALDI

Andiamo! (_spingono Francesco sul balcone: grida e acclamazioni della

folla. Restano sul balcone con Francesco: Solaroli, Borla, Rissone.

Sofia, più indietro, saltando dall'allegrezza, si alza in punta di

piedi per veder giù la folla in istrada. Intanto Scalfi sarà entrato

in fretta dall'uscio interno della Redazione in cerca di bozze e di

originale_).

SCENA II.

SCALFI E DETTI.

SCALFI

(_a Niccolini_) Le bozze! Le bozze!... E dell'altro originale!

CARBONI

A mezzogiorno, festa a tutti i compagni! (_a Scalfi_) Anche ai

tipografi!

SCALFI

(_sempre in fretta_) Non alla squadra della «Conquista.» Oggi si deve

andare in macchina se tutto il fascicolo deve essere pronto per domani!

(_rivolgendosi ancora al Niccolini_) Le bozze, le bozze, e dell'altro

originale!

NICCOLINI

(_in fretta_) Prendi queste. Sono corrette! (_chiamando_) Bonaldi: il

ritratto del Quarnarolo che deve andare col mio articolo?

BONALDI

È in stamperia!

SOFIA

È bellissimo!

SCALFI

(_che ha preso le bozze_) E l'originale? l'originale?

NICCOLINI

(_chiamando_) Marchesi!

SCALFI

(_al Marchesi che corre in Redazione_) Ancora roba!

MARCHESI

Giordano Candia ha mandato un articolo!

SCALFI

Fa presto!

MARCHESI

(_cerca fra i manoscritti, poi_) Eccolo!

NICCOLINI

Ma questo signor Giordano Candia, perchè non viene stamattina?

MARCHESI

Fino a mezzogiorno, sta sempre poco bene.

SCALFI

E se c'è da lavorare, sta poco bene anche dopo.

BONALDI

(_con intenzione, a Sofia_) Non se n'abbia a male, signorina Sofia!

SOFIA

Io? (_con una gran risata, un po' forzata_) E perchè?

FOLLA

(_c. s._) Quarnarolo! Parla il Presidente! Evviva il nostro Presidente!

SOFIA

Il babbo! Il babbo! Ssst! Silenzio!

CARBONI

(_chiamando_) Niccolini! Niccolini!

TUTTI

(_corrono attorno a Francesco, meno Scalfi che prende le bozze,

l'originale, e v. v._)

FRANCESCO

(_dal balcone: alla folla_) Non al presidente!... Al vostro compagno di

lavoro e di fede! Che importa di me?... dell'uomo?... È il cammino!...

È la finalità dell'idea che vi deve commuovere! Non dobbiamo cadere

nei vecchi errori! non vogliamo idolatrie!... Per il primo... vi dico:

Se io stesso... fossi un giorno d'inciampo... alla vostra marcia...

in avanti... passate sopra di me! Ma non vi fermate! Non vi fermate un

istante!...

NICCOLINI

Benissimo!

FOLLA

(_c. s. e quei d. d. meno Niccolini e Sofia: insieme_) No! No! No!

Sempre con Quarnarolo! Evviva Quarnarolo!

FRANCESCO

Ed ora, scioglietevi! Alle officine! Al lavoro! Non facciamo il giuoco

di chi sta in agguato contro di noi!

SOLAROLI

Non offuscate la vittoria intelligente e cosciente del voto, col

clamore volgare della piazza!

(_Evviva ecc. Francesco, Solaroli ecc. salutano la folla: rientrano_).

CARBONI

Benissimo.

BONALDI

Bravo.

FRANCESCO

Ed ora a voi! A voi! (_c. s., esaltato, in fretta_) Borla, Bonaldi,

anche tu, Carboni! anche tu, Rissone! Correte: scendete giù in mezzo

alla folla, ai compagni. Pregate, comandate, imponetevi. — A casa! A

casa! Tutti a casa! (_spingendoli fuori: Bonaldi, Rissone, Carboni,

v. v. per la comune_) Non bisogna dare pretesti! Bisogna impedire la

repressione! le vendette!

SOLAROLI

Ci fossero soprusi, prepotenze, arbitri, mi sentiranno qui, e a Roma,

alla Camera.

NICCOLINI

Coll'elezione di ieri, così unanime, e compatta, cominceranno a temerci.

MARCHESI

Basta leggere i loro giornali.

NICCOLINI

«L'Italia Liberale». Per ora morde soltanto col ridicolo, ma è piena di

bile. È tutta una mongolfiera la «Federazione»! è tutta una _réclame_

al nostro editore, al nostro padrone, e al nostro stabilimento!

FRANCESCO

Nel numero d'oggi?

MARCHESI

Nel supplemento di ieri sera.

NICCOLINI

Oggi non è ancora uscita!

SOLAROLI

(_guardando l'orologio_) Uscirà a momenti!

FRANCESCO

E si risponde! Rispondete: dite forte, in pubblico, quello che noi

siamo davvero: ed ora, è tempo. Dite che il periodico «La Conquista»

non ha editore, non ha proprietario: che «La Conquista» come tutta la

nostra grande officina intellettuale e materiale, non ha padroni, non

ha speculatori, ma che tutto questo siamo noi, noi tutti insieme, noi

che abbiamo dato pei primi, nel mondo del pubblicismo, l'esempio di una

vera e grande cooperativa di lavoro, noi che da anni siamo associati

con eguali diritti, e con eguali doveri. Presto: al lavoro! al lavoro!

Abbiamo perduto troppo tempo (_va ad accendere la macchinetta del

caffè che ha sulla scrivania, poi, torna_) E noi non abbiamo tempo da

perdere.

SOLAROLI

E lo schema di statuto per il Patto Nazionale?

FRANCESCO

Appunto, oggi: approfittiamo della giornata di vacanza per discutere,

coordinare, e, se si può, anche redigere! ho lavorato tutta notte: una

tazza di caffè e avanti! Bisogna camminare, correre... Su, su, su!

e arrivare! Oggi, oggi stesso... lo direte al Carboni, al Rissone,

al Borla, a tutti.... (_a Sofia_). Anche a Giordano Candia. Bisogna

scegliere i compagni da mandar subito a Torino, a Genova, a Napoli,

per raccogliere nuovi aderenti alla Federazione, (_al Solaroli_)

Per Roma, sei deputato, andrai tu, penserai tu! Sbrigatevi colla

«Conquista». Rispondete forte, ma poche parole! Dopo chiamatemi,

e chiamate i compagni! (_spingendoli_) Andate!... Andiamo! Presto!

(_quando Solaroli, Niccolini ecc. v. v., Francesco chiude l'uscio della

Redazione. Sofia entra nelle stanze interne_).

(_Lunga pausa_).

SCENA III.

FRANCESCO solo, poi SOFIA che torna vestita, per uscire.

FRANCESCO

(_si pone alla scrivania e comincia a scrivere in fretta_)

SOFIA

(_mentre attraversa la scena, avviandosi verso la comune, Francesco

si versa un'altra tazza di caffè colle mani tremanti. Sofia con dolce

violenza gli porta via la tazza_).

FRANCESCO

(_guardandola_) Mi fa male?

SOFIA

(_prende la macchinetta, la scuote_) È quasi vuota! (_Gli tocca la

fronte, gli stringe insieme tutte e due le mani col fare avvezzo d'un

dottore, per sentire se scottano_) Ti esalta. Ti eccita, e tu hai

bisogno di calma.

FRANCESCO

(_corre subito sul balcone, guardando fuori_) La signora Santer era sul

terrazzo?... Non c'è più?... No! Le dirai di venir qui, subito... ho

da parlarle. (_tirandosi vicina Sofia, e guardandola_) E anche a te...

ho da parlare. Tu non hai pregiudizii... Tu sei libera, pura, immune

da ogni ipocrisia, da ogni imposizione di scuole, di dogmi. Anche tu,

sei una bella, una cara vittoria mia! (_accarezzandola, ecc._) la più

bella... la più cara!... (_ridendo_) Ah! Ah! Carboni voleva fare di te

una sarta, o una modista: Rissone, una maestra comunale: io no. Io no!

ed ho fatto della mia figliuola, uno spirito moderno... ed ho voluto...

ho voluto renderti forte contro il male... e forte... forte contro

il dolore. — Io ho sofferto, sai? — Ero giovane come te; ho molto

sofferto!

SOFIA

(_con l'incanto della tenerezza e della grazia infantile_) Quando è

morta la mamma?

FRANCESCO

(_ha un fremito, un lampo negli occhi, si alza e poi_) Sì... allora...

allora!... (_scotendosi di nuovo, esaltandosi_) E da allora... pensa...

pensa... pensa!... Quanto lavoro!... Quante battaglie!... Quanta strada

percorsa! — Io non avevo talento, no; ma avevo cuore. Io non potevo,

non sapevo, non volevo scrivere libri: volevo fare, ed ho fatto. Tutto

ciò che gli altri avevano soltanto pensato, meditato, predicato, io

l'ho messo in pratica: e perciò, ogni mio passo è stato una conquista

vera, _definitiva_. Ed oggi... Ah! Ah! Guarda, guarda da quella

finestra: le nostre officine sono vaste, lunghe come contrade. Ora non

sono più un illuso, un sognatore, un pazzo. (_Le indica il drappo e

l'iscrizione_) Ah! Ah! Ah! Oggi, dodicimila coscienze sono con me!

SOFIA

Non ti ho mai visto, così. Sei pallido. Hai l'occhio acceso. (_Gli

passa la mano sulla fronte con sollecitudine materna_) Non lavorare

più, stamattina! Accompagnami. Vieni con me!

FRANCESCO

Riposare?... È impossibile. Sì; ho la febbre, ma è una febbre che

non fa male. È una febbre di gioia, di esaltazione; è una febbre di

lavoro, di idee. È la febbre (_piano, quasi all'orecchio, con infantile

confidenza_) del mio trionfo! Va! Va! E poi torna presto. Sono come i

bambini, sai, quando sono contento non posso star solo. (_si siede, poi

chiamandola ancora_) Sofia!

SOFIA

(_correndo_) Babbo... (_si ferma, lo guarda, sorride_) Non mi

dimentico, no!

FRANCESCO

Che cosa?

SOFIA

(_con malizia carina_) Di dire... alla signora Santer di venir qui!

FRANCESCO

(_ridendo_) Sentiamo, la tua opinione, la mia piccola e cara arca di

scienza, la tua opinione sulla signora Anna.

SOFIA

(_c. s._) Come direttrice delle Scuole Operaie?

FRANCESCO

No.

SOFIA

Come presidentessa della Lega Femminile?

FRANCESCO

Rispondimi questo soltanto: Vuoi bene, vuoi proprio bene alla signora

Anna?

SOFIA

Moltissimo. — Tu, però, gliene vuoi ancora più di me.

FRANCESCO

Hai capito?...

SOFIA

Ho studiato filosofia, qualche cosa ho pur da capire!

SCENA IV.

MARINO e DETTI.

MARINO

(_che ha udite le ultime parole_) No, no, signorina. Per tutto questo

soltanto... potrebbe anche... non capir niente!

SOFIA

Marino? Addio, signor Marino! Si ferma?

MARINO

(_stringendole la mano_) Se ho la speranza di rivederla, certo.

SOFIA

Torno subito. (_via_).

MARINO

(_la segue collo sguardo, poi sospira: rivolgendosi a Francesco_)

Lei pensa e lavora per la felicità universale!... Se io avessi una

figliuola come quella lì, non lavorerei che per darle una dote... e

non penserei che a trovarle un galantuomo per marito. — Non ho altro

lavoro: ho bisogno di guadagnar qui la mia giornata: quattro lire

soltanto. (_dopo un momento mettendosi il cappello_) Scusi: ho freddo.

FRANCESCO

In tipografia vi daranno da lavorare.

MARINO

Nossignore. Anche qui c'è il suo bel giorno dello Statuto: oggi si

fa festa per lei, il che, a sentire lo Scalfi, il proto, e Rissone,

l'amministratore, dovrebbe significare digiuno per me.

FRANCESCO

Prendete da copiare. (_prepara la prima parte del Patto Nazionale_).

MARINO

(_prende il tavolino, o scrivania, che sta appoggiato alla parete

e lo porta un po' innanzi: avvicina una seggiola al tavolino, mette

sul tavolino il proprio cappello, poi va da Francesco a prendere il

manoscritto_).

FRANCESCO

Intanto questo: poi tornate (_sempre scrivendo c. s._)

MARINO

(_prende il manoscritto, e tornando al suo tavolino legge a mezza voce

l'intestazione, quasi cantarellando_) «Federazione delle Associazioni

Operaie: Patto Nazionale».

FRANCESCO

Meditate bene quello scritto. Anche voi dovreste diventare dei nostri.

MARINO

Io?... dei vostri?... No. Siete tutti fratelli, ed io mi vanto di

essere figlio unico! (_copiando un primo brano c. s._) «La grande

famiglia di chi lavora e spera non conosce confini nè di regioni nè di

paesi: (_si mette il cappello_). Mi copro, se permette.

FRANCESCO

(_che è intento a scrivere e non gli aveva badato_) No! No! qui,

aspetto gente, andate a casa vostra, mi porterete il lavoro fra un'ora

o due...

MARINO

Le dirò, casa mia l'ho soltanto qualche volta, la sera, quando non mi è

riuscito di nascondermi in un caffè. — Preferisco dormir male e mangiar

bene: la gola è un vecchio peccato che mi è tanto più caro, perchè è il

solo che mi sia rimasto fedele, (_copiando_) «Nel nostro paese stesso

è d'uopo ch'essa si fonda, si conosca, cooperi agli intenti comuni.»

(_forte_) Se verrà gente, me ne andrò.

FRANCESCO

(_osservandolo_) Eppure... avete talento... avete studiato... Perchè

non cercate di fare qualche cosa di meglio del correttore di bozze, o

del copista?

MARINO

Non ho nessuno e non me ne importa niente di nessuno. Forse... faccio

un'eccezione per voi. Ma non vantatevene: ho detto forse!

FRANCESCO

Se non v'importa di nessuno, per voi stesso dovreste cercare di stare

meglio.

MARINO

Il meglio è nemico del bene: io, così, sto benissimo. (_a Francesco

che lo osserva, alzandosi_) Sicuro: quattro lire, col mio appetito

buono e delicato mi bastano in punto e non avanzo un soldo, e così

non dovendone, e non avanzandone, vivo tranquillo senza il tormento

dei debiti e senza le angosce dei crediti. Questo è il mio studio.

In quanto al mio talento... in quanto al mio talento lo adopero per

godere, per gustare quello degli altri che sono stati prodighi del

loro. — E scelgo i _genî_ che sono morti, per essere sicuro di non

sbagliarmi.

FRANCESCO

(_lo guarda sempre c. s.: gli fa cenno di no, colla mano_).

MARINO

Non mi credete? — Invece del copista, del correttore, che cosa dovrei

fare? — Dovrei fare dell'arte, della letteratura, nella snervante

irrequietezza dello spirito nostro, vagheggiante ideali che ancora ci

sfuggono, fantasmi, perpetuamente inafferrabili? (_con un'alzata di

spalle_) No! E poi, io sono orgoglioso, superbo. Io fo l'amanuense per

vivere: non sarò mai un piccolo industriante di arte o di letteratura

che si affanna raccattando dei ferravecchi per sbarcare il lunario!

(_irritandosi di più perchè Francesco continua a fissarlo e a negare_)

E nemmeno voglio fare il mestiere... della politica, perchè... perchè

sono indipendente: il solo padrone di me stesso. Sissignore!... — Voi

siete democratico, socialista? — io sono aristocratico. — Voi amate

la piazza?... — Io la detesto. — Voi ci tenete alla popolarità? — io

me ne infischio, e non farò mai le capriole dinanzi ad una folla di

despoti cretini, che non mi vale nè per l'ingegno, nè per il carattere

e nemmeno, il novantanove per cento, per l'onestà! (_avanzandosi_)

Sissignore. Lo dico a voi; questo è per voi. Per voi che mi osservate

e mi scrutate per strapparmi un segreto sotto i miei panni laceri e

sudici.

FRANCESCO

No. Io, soltanto, mi domando il perchè di questa vostra amarezza, di

questo odio che avete nell'anima; e non certo per farvi del male.

MARINO

So, so. Anzi; voi vorreste che io venissi qui a fare la parte

del riabilitato, la dimostrazione pratica delle vostre teorie: —

«l'ambiente fa l'uomo, e occorrendo lo rimette a nuovo.» (_Francesco

gli stende la mano: pausa: Marino non la stringe_) — Dite la verità:

credete che io mi nasconda perchè abbia rubato, ammazzato? Fors'anche

dubitereste che io fossi una spia, se non aveste veduto, realmente,

che quando non lavoro non si mangia?... (_si guardano fissi_) Sono

io che stendo a voi la mano. (_eseguisce_) E senza nessun interesse.

Voi vorreste indagare nella mia anima e scoprire il _perchè_ del mio

odio?... Io no. Io non cercherò mai nel vostro passato, la ragione

_vera, prima_, il _perchè_... del vostro amor del prossimo.

FRANCESCO

Nel mio passato, non trovereste altro che un gran dolore, e le

ingiustizie sofferte. (_Francesco e Marino si stringono ancora la mano

dopo essersi ancora fissati a lungo: Francesco si siede, e si rimette a

scrivere_).

MARINO

(_torna al suo posto_) Se mai, un giorno, le potrà giovare... le

racconterò... le dirò... Adesso no: sarebbe inutile. Il ricordare, per

me, non è un divertimento, e forse, neanche per lei. (_si siede, legge,

copiando c. s._) «L'umanità non deve dare spettacolo di una eterna

battaglia, nella quale il debole è schiacciato, ma deve ispirarsi al

concetto dell'armonia, della solidarietà fra tutti gli esseri.»

SCENA V.

ANNA e DETTI.

ANNA

(_entrando, di corsa, senza vedere Marino_) Eccomi, Francesco!

(_vedendo Marino: correggendosi_) Mi ha fatto chiamare, signor

Francesco?

FRANCESCO

(_vedendo che Marino fa per andarsene_) Marino?

MARINO

(_ritornando_) Vado a bere il caffè e a leggere i giornali. Con

permesso. (_va via_).

FRANCESCO

(_Francesco ed Anna si guardano sorridendo_) Ormai, non è più un

segreto per nessuno!

ANNA

Che importa? Sono tua. Che tutto il mondo lo sappia; sono orgogliosa

di te. Adesso, vedendo quella folla che delirava, che ti acclamava,

oh, come, come avrei voluto gridare: è mio, è mio! Io lo amo più di

tutti, io lo adoro più di tutti. Io, più di tutti, so quanto è buono,

quanto è degno di essere amato, adorato... (_Francesco le accenna verso

l'uscio della Redazione_) Non t'ho detto che non m'importa? E poi non

sono libera? Non sono vedova? Non ho nessuno che mi possa comandare. Tu

solo. Tu! Tu! Tu sì!

FRANCESCO

E Sofia? sai?... Anche Sofia se n'è accorta. Che cosa ti ha detto?

ANNA

Che avevi da parlarmi; che mi chiamavi... e poi sorridendo mi ha dato

un gran bacio: così! (_eseguisce: Francesco indica ancora ridendo verso

la Redazione. Anna alza le spalle, sorridendo anch'essa, poi legge i

voti_) Undicimila settecento novantatre... Avevo ragione io. La signora

Canzi diceva che erano soltanto undicimila cinquecento! Io mi sono

tanto arrabbiata che avrà finito certo... per capir tutto anche lei!

FRANCESCO

(_affettuoso, contento_) Ma tu... sei ancora più esaltata di me. Gli

applausi, le grida, ti hanno dato un po' alla testa.

ANNA

Che folla!... era tutta la piazza gremita!

FRANCESCO

Mi vedi attraverso al bene che mi vuoi e ti sembro chissà che cosa!

È un bel passo in avanti, questo, sì. Migliaia di lavoratori si sono

stretti in una Federazione maravigliosa e mi hanno eletto a loro capo:

ma io, in tutto ciò, non devo scorgere altro che un maggior cumulo di

doveri. (_sforzandosi per calmarsi_) Ragioniamo, ragioniamo un po'

io e te... (_premendosi colla mano la fronte per concentrarsi, per

calmarsi, ecc._) ragioniamo freddamente. Fino a ieri, cos'ero io?... Un

cooperatore, un organizzatore, un propagandista, tutto ciò che vuoi; ma

serbavo assoluta l'indipendenza della mia vita intima.

ANNA

(_vivamente_) E oggi? E oggi?...

FRANCESCO

Da oggi, io non mi appartengo più; io sono degli altri, di quella folla

che mi ha eletto, acclamato: la vita pubblica, le responsabilità di un

posto di combattimento e di direzione, come quello che io ho accettato,

impongono delle... delle limitazioni, delle restrizioni.

ANNA

(_c. s._) Restrizioni?

FRANCESCO

La mia casa, ogni mia parola, ogni mio atto, possono, anzi, devono,

essere controllati, sindacati; i nostri rapporti potrebbero essere

giudicati, perdona la brutalità, una tresca volgare. Ora questo, _no_.

ANNA

(_con un grido_) No?

FRANCESCO

Tu, tu sola sai tutto. C'è una donna... alla quale la vecchia legge

stupida e feroce serba il diritto (_con ironia e amarezza_) di essere

mia moglie.

ANNA

Io ti amo! Ti amo! Separarci? Oggi?... Oggi? Non ti ho mai amato tanto!

Ma io sfido la calunnia, il disprezzo, sfido tutto!

FRANCESCO

Allora, ti domando la forza, l'audacia, la superiorità di vincere un

nuovo pregiudizio, di imporre un nuovo esempio.

ANNA

Tutto ciò che vuoi.

FRANCESCO

Ti senti... saresti pronta a sostituire ai vincoli consueti degli

altri, i vincoli soli del cuore, e ad essere mia moglie di fatto? Mia

moglie al cospetto della mia coscienza, di mia figlia, del mondo? (_va

a cercare fra le sue carte ecc. poi legge ad Anna_) «L'amore solo deve

unire le vite e i destini; l'amore, fiero di sè, libero di sè, che

dietro sè non lascia catene quando migra dai cuori». Anna, associamo in

una le nostre due esistenze: entra libera, sicura nella mia casa, per

dividere con me il mio lavoro ed il mio pane, diventa per la ragione

inviolabile del nostro diritto e della nostra volontà, la compagna

unica, amata, rispettata, difesa, la degna compagna della mia vita.

ANNA

Tanto grande sei!.. Tanto in alto sei!... Io non so rispondere, io

non so che amarti. Fa di me ciò che vuoi; io sono tua. Questo solo ti

domando: _Voglio_ essere tua.

FRANCESCO

(_abbracciandola_) Sempre! Sempre! Sempre!

SCENA VI.

SOFIA _e_ DETTI; poi SOLAROLI sull'uscio della Redazione.

SOFIA

(_corre dentro, levandosi il cappellino:_ vedendo_ Francesco e Anna

abbracciati si ferma con un piccolo grido_) Ah!

ANNA

(_vivamente si scioglie da Francesco_).

FRANCESCO

(_trattenendo Anna_) Sofia, tu sai che io amo la signora Santer e che

la signora Santer mi ama. Ebbene, essa diviene da oggi, senza rossori,

senza falsi pudori, senza ipocrisia, in faccia al mondo, in faccia a

tutti diviene la... la... (_cerca la parola, intimidito dallo sguardo

fisso, calmo di Sofia_) diviene da oggi... la tua buona mamma!

SOFIA

(_con un sorriso pieno di tristezza_) Mamma?... Mamma no. Mi hai

sempre insegnato ad essere sincera: perchè hai voluto dire in questo

momento una parola che non è vera? Perchè hai detto mamma? (_fra Anna

e Francesco, abbracciandoli_) Amica: sarà la mia amica più intima, più

cara, questo sì, te lo prometto, col cuore. (_sempre c. s._) E sarò

tanto, tanto contenta. Ma la mamma... no. È morta la povera mamma.

La _mia_ mamma che non ho mai veduta... l'ho figurata a modo mio,

la _penso_ a modo mio: voglio poterla pensar sempre così. Perdonami,

babbo! Tu non mi hai lasciato credere in ciò che è falso e non credo:

non è un pregiudizio, no!... No! (_guardando cogli occhi fissi e

indicando con un gran rimpianto verso il cielo_) Non sarà là... no!

_Non è là_... ma qui... (_colla mano sul cuore_) Qui... sì... sì...

_qui_, sempre! (_si sforza, sorride, abbracciando i due mentre dice

all'uno e all'altra_) Vorrò tanto bene a te e a te. (_balbettando_) Ma

la mamma... (_scoppiando in lacrime_) Non parliamo della mamma!

(_Sofia, Francesco e Anna sono tutti e tre diversamente commossi:

pausa_).

SOLAROLI

(_apre l'uscio della Redazione. Si vedono dentro, seduti, Niccolini

e Marchesi; Scalfi ritto in piedi aspetta le bozze — Solaroli,

chiamando_) Francesco! Vieni a leggere la risposta all'«Italia

Liberale»! (_Francesco entra con Solaroli. Chiudono l'uscio ecc._).

SCENA VII.

SOFIA e ANNA.

SOFIA

(_si volta, guarda Anna, vede che si asciuga gli occhi, si avvicina

balbettando_) Sei buona... Tanto buona (_di colpo, abbracciandola_)

Fatti sposare dal babbo; Anna, Anna! Fatti sposare dal babbo!

ANNA

Tu... tu Sofia, dunque, non approvi tuo padre, e condanni... e ci

condanni...

SOFIA

No! No! Io non condanno il babbo; non condanno te. Avrete ragione.

Ma io sono una donna... Anzi, non sono ancora che una ragazza; io

ragiono soltanto col cuore. Io ho degli altri sentimenti, dei bisogni

dell'anima mia, delle aspirazioni che non posso capire, che non posso

esprimere, che si confondono... e mi confondono. Io non giudico il

babbo, io lo amo, lo ammiro; io non giudico te, ti voglio bene; ti

stimo tanto: solo ti dico questo: ti prego, ti supplico, fatti sposare

dal babbo, come aveva sposato la mia povera mamma!... Sarò... mi

sentirò... (_premendosi la faccia, la fronte_) Non so esprimermi... non

so... Mi sentirò più tranquilla... e poi... allora sì, allora sì!...

Sei tanto bella! Allora forse potrò illudermi, e dirò mamma anche a te!

SCENA VIII.

GIORDANO CANDIA e DETTE.

GIORDANO

(_entra dalla comune avviandosi verso la Redazione: sta leggendo

l'«Italia Liberale». Vedendo Anna nasconde il giornale_).

ANNA

(_sforzandosi per vincere la propria commozione_) È in ritardo, signor

Giordano.

SOFIA

(_c. s._) Ci sono già tutti in Redazione!

GIORDANO

(_spia dall'uscio che apre appena e richiude_) Tanto meglio! Così non

hanno bisogno di me (_guarda, studia, l'una e l'altra, capisce che sono

commosse_) Scenderò in tipografia. (_Sofia gli fa dei cenni indicando

Anna: Giordano crede indovinare e risponde con altri cenni_) Quello

Scalfi è inesausto nelle scorrezioni. È una sofferenza atroce, immane.

— Se ne va, signora Santer?

ANNA

Alle scuole, — sì. — È tardi! (_v. v._)

GIORDANO

(_prima accompagna Anna fino all'uscio, camminando elegantemente, —

poi a Sofia_) Insistevi inutilmente co' tuoi cenni. Certo, non avrei

parlato. Non hai visto che ho nascosto subito il giornale?

SOFIA

Il giornale?

GIORDANO

L'«Italia Liberale».

SOFIA

Perchè?

GIORDANO

Per evitare il discorso dello sfratto.

SOFIA

Lo sfratto? (_vivamente, con un grido_) Del babbo?

GIORDANO

Che c'entra tuo padre! Lo sfratto della signora Santer, che è svizzera.

SOFIA

Lo sfratto, ad Anna?

GIORDANO

Ma sì. Non sapevi?...

SOFIA

Dov'è questo giornale?

GIORDANO

Eravate... in lacrime!

SOFIA

Dov'è questo giornale? — Sorridi? — Sei così indifferente?

GIORDANO

Non impressionarti: non spaventarti, subito. Io la credo una minaccia,

un desiderio. Del resto, poi, io non ho mai avuto nessun entusiasmo

per la signora Santer. Il suo non è amore: è una superfetazione morbosa

della vanità.

SOFIA

Dovresti essere addolorato per me... se mi volessi bene! (_irritata_)

Dammi questo giornale!

GIORDANO

(_sorridendo affettuosamente, con sincerità, dandole il giornale_) Tu

non mi dici altro che cattiverie: tu mi strapazzi sempre senza pietà:

questa mattina non mi hai domandato nemmeno come sto. Resterei, se

non ti volessi molto bene? (_le indica un brano del giornale col dito

mignolo_) Lì.

SOFIA

(_legge_) «Una prima misura». (_guarda Giordano come per domandare se è

quello l'articolo_).

GIORDANO

Sì.

SOFIA

(_c. s._) «Siamo in grado di assicurare che dal Ministero degli Interni

furono emanate istruzioni precise ed energiche sulla necesità di

reprimere l'azione di un gruppo di sobillatori che pomposamente hanno

preso il nome di — Federazione delle Associazioni Operaie — cui devonsi

molti dei recenti conflitti fra capitale e lavoro.»

GIORDANO

Il giornale è conservatore, ma non nella grammatica.

SOFIA

(_fa un moto di dispetto: continuando_) «E poichè alla cosidetta

Federazione fanno capo anche gli elementi più irrequieti e pettegoli

della così detta _Lega Femminile_, si adotterà una prima misura,

intimando di lasciare il nostro paese, nelle ventiquattro ore, a

certa signora Anna Santer di nazionalità svizzera, nota per la sua

ingombrante invadenza in tutte le pubbliche riunioni, ed intimamente

legata a qualcuno fra i pezzi grossi della setta...» Dio! Dio! Il papà!

Bisogna avvertirlo subito! (_mentre si volta verso la Redazione per

chiamare Francesco, vede Don Guglielmo Nördel che è già entrato_).

SCENA IX.

DON GUGLIELMO e DETTI.

DON GUGLIELMO

(_saluta sempre sorridendo affabilmente ma sempre con simpatica e

dignitosa affabilità_).

GIORDANO

(_con fare ironico, sprezzante_) Chi cerca il monsignore?

DON GUGLIELMO

No: non sono un monsignore: non sono nient'altro che un povero prete di

montagna, di Montairolo nella Svizzera: il paese della signora Anna; la

vedova del signor Santer.

GIORDANO

(_c. s., sprezzantemente_) Va bene: cosa vuole?

DON GUGLIELMO

Di tanto in tanto faccio una scappatina a Milano. — Oh, per poche ore!

— e questa volta, appunto, avevo ricevuto incarico dai parenti della

signora Santer... da sua zia in particolare, che le ha sempre fatto

da madre — oh, una santa donna! — avevo ricevuto incarico d'informarmi

della signora Anna e di sapere, di vedere come sta, e portarle i saluti

e le notizie... della sua famiglia.

GIORDANO

La signora Santer non c'è. A cercarla vada alle scuole, o a casa sua.

DON GUGLIELMO

(_che non sa frenare un lampo di contentezza_) Ah!... _Non abita_

qui? Ero già stato a cercarla alla scuola e mi avevano dato questo

indirizzo. Invece... non abita qui?

GIORDANO

(_c. s._) Le ho risposto di _no_: non ha capito?

SOFIA

(_con deferenza e con premura_) Abita vicino alle scuole: due case

dopo: al numero 7.

DON GUGLIELMO

(_sorridendo_) Ecco, ecco, ecco! Allora... si sono sbagliati!... E

dalle scuole, per venir qui, gira e rigira in tutto questo grande

stabilimento, avevo perduto la strada. Un operaio mi ha detto di salire

la scala... sono salito... fuori non c'era nessuno... e sono entrato:

domando scusa.

GIORDANO

Oh, si figuri! Ma adesso che il reverendo sa...

DON GUGLIELMO

Adesso, pregherò la... _signorina_ non è vero? Pregherò la signorina di

dire lei alla signora Anna, che sono stato spiacentissimo di non averla

trovata; che io oggi devo partire subito; ma tornerò, tornerò presto.

Mi farà questo favore, signorina... (_aspettando e invitandola a dire

il nome_).

SOFIA

Sofia: Sofia Quarnarolo.

DON GUGLIELMO

Ah, bene, bene! E lei sarebbe dunque la...

SOFIA

La figlia del signor Quarnarolo.

DON GUGLIELMO

Allora, senza saperlo, io sono entrato in casa sua, e in casa del suo

signor padre; — perchè abitano insieme?

SOFIA

Sì.

DON GUGLIELMO

Bene, bene, bene.

GIORDANO

E adesso che ormai ella sa che la signora Santer sta al numero sette e

che il signor Quarnarolo abita qui, con sua figlia, vuol favorire...

SOFIA

(_interrompendolo, poi a Don Guglielmo, sempre con premura e

deferenza_) Vorrebbe favorirmi il suo nome, perchè possa dirlo anche

alla signora Anna?

DON GUGLIELMO

Già, già; coi miei saluti, e, in modo particolare, coi saluti di sua

zia e della sua famiglia. Don Guglielmo Nördel. — Si rammenta? — Don

Guglielmo Nördel. (_saluta Giordano, saluta Sofia che lo accompagna

fino all'uscio_).

GIORDANO

(_a mezza voce, credendo di non essere inteso_) Tanti saluti a casa, e

mi ricordi nelle sue orazioni.

DON GUGLIELMO

(_voltandosi_) Sissignore; sarà fatto: è il mio dovere di buon

cristiano, di buon cattolico... e di prete! (_via_).

SOFIA

(_è rimasta come colpita: avvicinandosi di nuovo a Giordano_) I parenti

di Anna?... (_pensando a Don Guglielmo_) Che abbia letto, che abbia

saputo dello sfratto?... Che sia venuto per questo?

GIORDANO

Certo; per sapere, per curiosare; (_ridendo_) per salvare l'anima della

signora Santer!

SCENA X.

FRANCESCO, SOLAROLI, MARCHESI, NICCOLINI: parlano tutti insieme: in

fine MARINO e DETTI.

FRANCESCO

È un'infamia! lasciatemi dire: lasciatemi gridare. È un'infamia! Hai

sentito Sofia? (_a Giordano_) Hai letto l'«Italia Liberale»?

SOFIA

È vero poi? Sarà vero?

MARCHESI

È una insinuazione.

NICCOLINI

Hanno lanciato la bomba: se va, va!

SOLAROLI

Ci penso io; ci penso io. Vado io dal Prefetto.

FRANCESCO

È una vigliaccheria! Una vigliaccheria! Contro una donna!

MARCHESI

Tutte le armi sono buone, in certi casi.

NICCOLINI

Specialmente le cattive.

SOLAROLI

Perchè gridare, arrabbiarsi? Ci vuol altro; siamo avvezzi a ben altro!

FRANCESCO

È l'insulto; è la volgarità che m'irrìta.

NICCOLINI

(_a Sofia_) La signora Anna, sa di questa notizia?

SOFIA

No, no; non credo.

FRANCESCO

Dov'è andata?

SOFIA

Alle scuole.

MARCHESI

(_a Francesco_) Dovresti prevenirla.

FRANCESCO

(_a Sofia_) Va; non lasciarla sola. Impedisci che possa leggere o che

le venga riportata quella malvagità!... Anche tu, Giordano: va, va; —

andate. (_tornando: agli altri_) Anna è una donna forte, coraggiosa...

soltanto... la prima impressione... potrebbe rimanere colpita... (_al

Solaroli_) E devi dire che è mia moglie; mia moglie in faccia ai miei

compagni. L'ho annunziato a mia figlia: lo annunzierò a tutto il mondo!

SOLAROLI

Soltanto... la forma del nostro matrimonio non è riconosciuta in

prefettura.

NICCOLINI

(_a Francesco_) Adesso, calma e non occupartene. Adesso non pensarci!...

SOLAROLI

(_indicandogli la scrivania_) Fa, fa, quello che hai da fare. E fa

presto.

MARCHESI

(_avviandosi verso la Redazione_) La seduta resta fissata per le due?

SOLAROLI

Per le due. (_a Francesco, battendogli sulla spalla con aria di

protezione_) Faremo tacere anche l'«Italia Liberale».

FRANCESCO

(_va alla sua scrivania: mentre Niccolini e Marchesi si vestono in

Redazione per uscire, entra Marino e si siede al suo tavolino. Marchesi

v. v. dall'uscio interno della Redazione_).

NICCOLINI

(_col cappello in testa, sull'uscio della Redazione, a Francesco_)

Ricordati anche la tua lettera di accettazione!

FRANCESCO

Sì!

NICCOLINI

Ciao!

FRANCESCO

Ciao! (_Niccolini chiude l'uscio della Redazione, ecc. Via_).

SCENA XI.

MARINO, FRANCESCO: grida dalla strada.

FRANCESCO

(_sedendosi, cerca fra le sue carte nella scrivania, poi torna a

scrivere_).

MARINO

(_copiando, ripete a mezza voce_) «Ciascuno deve dare secondo le

sue facoltà... e ricevere secondo i suoi bisogni...» (_mettendosi il

cappello_) Con permesso! (_copiando_) «deve dare... secondo le sue

facoltà...»

VOCI

(_dalla strada, di molti strilloni, che passano correndo in fretta,

vendendo l'«Italia Liberale»_) L'«Italia Liberale!» L'«Italia

Liberale!» Grandi notizie! (_una voce forte e una volta sola_) Lo

sfratto della signora Santer!... (_tutti c. s_). L'«Italia Liberale!»

FRANCESCO

(_corre verso l'uscio, per uscire, alzando le mani con minaccia_).

MARINO

Cosa fate?... Signor Francesco!

FRANCESCO

(_si sforza per vincersi; dà un'alzata di spalle sdegnosa e torna a

sedersi alla scrivania: pausa_).

MARINO

(_leva il cappello che mette sul tavolino; si avvicina a Francesco_)

Sapete?... È ora di stare in guardia. Non è la signora Santer, siete

voi che si vuol colpire.

FRANCESCO

(_quasi con un senso di previsione paurosa_) Oggi?...

MARINO

Oggi; appunto. Il cacciatore non tira all'allodola, finchè saltella

giù, terra terra, ma quando spicca il volo, quando s'innalza in mezzo

alla luce, in faccia al sole. Allora, spara il colpo, e se l'allodola è

a tiro, l'ammazza.

FRANCESCO

(_ha un fremito fissando Marino_).

MARINO

Ero un ragazzo, facevo ancora il Liceo: per ischerzo, per ignoranza,

perchè istigato da... da una femmina - la prima - ho messo...

(_sforzandosi: forte_) ho _falsificato_ la firma di un mio compagno di

scuola e di ozio sotto una cambiale di cento lire. La sera stessa mi

sono buttato alle ginocchia di mia madre; la sera stessa la cambiale

fu ritirata, pagata, stracciata. Statemi a sentire, signor Quarnarolo.

Dieci anni dopo, ciò che voi oggi fate per le vostre riforme sociali,

io lo facevo per quelle istituzioni in cui avevo fede; cioè, mettevo

tutto me stesso, il mio sangue, il mio ingegno, la mia vita, il mio

coraggio in una causa che mi pareva giusta, in una causa che mi pareva

vera, che mi pareva santa!

VOCE

(_di un solo strillone, fermo sotto alla finestra — vicino alla

scrivania di Francesco — che ripete colla solita cantilena monotona_)

L'«Italia Liberale!».

MARINO

Il mio giornale, ero giornalista, avevo un giornale mio, il mio

giornale si fa potente, temuto, terribile. Ci sono le elezioni

politiche; mi portano candidato. Anch'io avevo spiccato il volo

ed ero in alto, in mezzo alla luce, in faccia al sole, e allora...

allora hanno tirato il colpo. Scoppia una polemica fiera, atroce, che

appassiona, che mette sossopra tutta una città; devo avere un duello,

un seguito di duelli... (_ridendo_) — Ah! Ah! Ah! — Io rispondevo a

quelle iene, a quelle pecore, con ruggiti da leone! Quand'ecco, non

si sa come, una voce vaga, ricorda, poi, a mano a mano più insistente,

precisa il fatto! I padrini avversari, rifiutano una partita d'onore:

si accordano coi miei per un giurì... (_c. s._) — Ah! Ah! Ah! Quando

quattro canaglie onorate si trovano d'accordo per ammazzare un uomo,

ne trovano una quinta e formano un giurì d'onore! — La cambiale c'era,

la firma falsa c'era; tutto vero, tranne la mia inesperienza, i miei

diciassette anni, la mia innocenza morale! Il giornalista, potente,

temuto, incorruttibile, è un falsario. Devo abbandonare tutto, anche

il mio giornale, ritirarmi, sparire. (_si alza, si allontana, poi si

avvicina di nuovo a Francesco_).

VOCE

(_c. s._) L'«Italia Liberale!» Grandi notizie!

MARINO

E voi, approfittate della mia esperienza: o terra terra, o in alto

subito, alto tanto da esser fuori di tiro!

FRANCESCO

(_colpito: assai turbato_) Ma... io non ho firmato cambiali false...

(_correggendosi_) nemmeno... nemmeno da ragazzo.

MARINO

(_sorride amaramente_) Non è sempre delle colpe commesse che si deve

render conto...

VOCE

(_c. s._) L'«Italia Liberale!».

MARINO

... E voi, badate: come tutti i sognatori, siete uscito troppo dalla...

_realtà... dall'umile realtà della vita_. E guai se è la realtà che

vi afferra, e vi tira giù. Forse comincia ora: collo sfratto alla

signora Santer, alla vostra... compagna, (_tornando al suo tavolino_)

Ferdinando Lassalle, l'autore di _Forza e diritto_, ha finito di farsi

ammazzare in un duello, cavallerescamente, per una... romantica, che

aveva i capelli rossi. (_seduto al tavolino_) E non dimenticate che la

realtà della vita per se stessa è codina... sta sempre indietro di un

secolo! (_mettendosi il cappello_) Scusate, con permesso.

FRANCESCO

(_si guarda attorno, paurosamente: trasalisce ogni volta sente il grido

dello strillone_).

(_c. s._) L'«Italia Liberale!» Grandi Notizie!

FINE DELL'ATTO PRIMO.

ATTO SECONDO

_In casa di Francesco Quarnarolo: salotto interno. La comune in fondo,

con anticamera. Pure in fondo, un uscio dal quale si vedrà un altro

uscio che mette nella camera di Sofia._

SCENA I.

MARINO solo, poi ANNA, in fine SOFIA.

MARINO

(_si avvicina a un uscio, quello della camera di Sofia, poi a un altro

uscio di fianco: chiamando_) Signorina Sofia! Signorina Sofia!

ANNA

(_venendo dalla sua camera: è assai turbata_) Sofia sarà nella sua

camera.

MARINO

Non ha risposto; non importa. Pregherò lei di dire al signor Francesco

che ho veduto il Solaroli e Giordano Candia; vengono subito.

ANNA

(_crolla il capo; lo guarda sospirando_).

MARINO

(_si avvia, poi torna_) Se il signor Francesco mi cerca, sono di là. Il

Carboni mi ha dato un monte di bozze da correggere: per due giorni sono

a posto. Poi, mi dedico al canto.

ANNA

(_lo guarda maravigliata_)

MARINO

Copio musica. Un maestro russo mi ha dato tutta la sua musica da

copiare. Sarò a posto per un'altra settimana; e bene.

ANNA

Guadagna di più?

MARINO

No, di meno: ma ho il vantaggio di non capire ciò che devo copiare.

(_si avvia_).

ANNA

(_quando Marino sta per uscire: con dolore_) Dica, ma dica lei! non è

una grande ingiustizia?

MARINO

Veramente, l'opuscolo «Di chi sarà il domani» è incriminabile dieci

volte. Il signor Francesco ha commessa una... diremo, una generosa

_ingenuità_ dichiarandosene il solo responsabile. Le leggi ci sono:

bisogna bene applicarle, almeno contro gl'ingenui.

ANNA

Ma io!... io!... Che cosa ho fatto io, per avere sempre sospesa sul

capo la minaccia di uno sfratto? — E il far chiudere le nostre scuole —

le mie scuole! — non è stata un'ingiustizia, un arbitrio?

MARINO

A vero dire, le scuole annesse alla «Lega Femminile» sono sempre state

fuor della legge: niente denunce alle autorità scolastiche, niente

approvazione di programmi...

ANNA

(_interrompendolo_) Sa che cosa inventano persino? Che il provveditore

ha fatto chiudere le scuole perchè io — la direttrice —, convivo col

Quarnarolo. In istrada sono molti che mi voltano le spalle; che fingono

di non vedermi per non salutarmi. Sto sempre in casa; ho vergogna a

uscire, ho vergogna a farmi vedere. Io, che non ho fatto altro che del

bene a tutta questa gente!... E Francesco; il mio Francesco così buono;

così generoso!... Ed erano i nostri amici. (_piange_).

MARINO

L'amicizia è femmina, signora Santer; è debole, è incostante...

(_guardandola e crollando il capo_) il che non vuol dire che anche

l'amore resista sempre a certe scosse!

SCENA II.

SOFIA e DETTI.

SOFIA

(_con cappellino nero: mantellina o paltò, pur nero, che si leverà

subito appena entrata: è vivace, allegra_) Marino!... Marino!...

Cercava di me?

MARINO

Tutti i pretesti per vederla, sono buoni. Volevo dicesse al signor

Quarnarolo che ho parlato coll'onorevole Solaroli, e col chiaro

letterato Giordano Candia.

SOFIA

(_scherzando, minacciandolo col dito_) Marino!... signor Marino! Non

bisogna essere cattivo! _quel chiaro letterato!_ (_si volta, vede Anna

che piange, corre ad abbracciarla_) Anna!... Anna!... Ancora?!... Non

è così che mi avevi promesso. Mi avevi promesso di disprezzarla, di

dimenticarla tutta quella gente cattiva. È un bene averli conosciuti,

averli scoperti, i cattivi. Non è vero, signor Marino?

MARINO

Certo! (_la guarda ammirandola, poi a poco a poco, la segue coi cenni

del capo, sempre più intenerito_).

SOFIA

(_ad Anna_) Sono le burrasche della vita. (_ridendo_) Temporali con

tuoni e fulmini!.... Ma passano presto e il cielo ritorna più azzurro e

il sole più sfolgoreggiante. Sono le nostre battaglie. (_con ardore_).

E si vincono sempre. E tu lo hai visto il mio babbo a vincere, a

trionfare; adesso lo vedi a combattere, e poi lo vedrai a vincere

un'altra volta. Non è vero, signor Marino?

MARINO

(_c. s._) Certo... Certo...

SOFIA

Io, che sono sempre stata con lui, ormai ci sono avvezza. Ne ho viste

tante e tante!... (_ridendo_) Ma non ho mai avuto paura. Quando ero

bambina e c'erano guai, mi raccomandavo alla mamma: pregavo la mamma

di aiutare il papà. (_scrollando il capo con tristezza_) Una...

superstizione... (_con un gran sospiro_) Adesso, invece, ci sei

tu: tocca a te, prego te! Sii forte con lui, per lui. (_alzandosi,

vivamente_) Tante cattiverie, tante infamie, mi fanno sentire ancora di

più, la superbia, l'orgoglio di essere sua figlia, di essere la figlia

di Francesco Quarnarolo. Sai? Guardo in faccia tutta quella gente: la

guardo fissa — così — perchè capiscono tutti che sono io, io, — io, sì,

— proprio io, la Sofia Quarnarolo!

ANNA

(_le si butta fra le braccia_) Perdonami. Sarò come te; imparerò da te.

(_suono del campanello di dentro: Anna guarda verso un uscio interno_)

Nessuno viene ad aprire? (_suono del campanello c. s._).

SOFIA

Vado io!

MARINO

(_la trattiene colla mano. — via dal fondo_).

SCENA III.

ANNA, SOFIA, poi subito MARINO, indi D. GUGLIELMO NÖRDEL.

MARINO

(_ad Anna, stupito_) Un vecchio: un prete...

ANNA

(_guarda Sofia_).

SOFIA

La realtà: dramma in 3 atti · 第 1 / 4 段