LA CONFERENZA DÈL «SUMAREIN DÈL RUSCAROL»

_Signore e signori_,

Am è d'avvis ed seinter tutto quello che giustamente diranno a vèddrumm

que su questo bergamo, dovve si sono seduti, anch stand in pî, delle

illustrazioni italiane, megga stampà dal sgner Treves, ma proprio vive

e palpitanti d'attualità.

Se loro quindi mi dibattono nel muso la taccia di temerario, io ci dirò

che ne sono più parsuvaso di lui, ma d'altronde io amo la popolarità e

quindi visto che le conferenze hanno preso non solo piede, ma eziandio

la gamba... perchè si parla fino di cosse dell'Alpinismo, che in fondo

poi non c'è niente, perchè se si salisse su di un _monte_ si fanno

tanti squarci, mentre se si va su di un _montone_ che è il superlativo,

nessuno si fa caso, sebbene che ve ne sono tanti...

Ma se sòuvra a un _Dant_ hanno durato a discorrere per dei mesi, e i

dseven che parlavono in un _canto_, mèinter erano nel mezzo del camin

di nostra vitta, che si può tradurre: «in metà dla fuga dla nostra

scheina?».

Non sarà poi da mettermi il bronzo, se anche me sono qui in questa

sala[26] carica di quadri di persone armoniche, che, cun rispètt di lor

signori, chi più chi manch j aran scrett chissà quant azzideint, che

nel gergo musicale sono i diesis, bî mol... in quant ai bî quader non

sarei del suvo parere perchè ve ne sono dei bruttini...

Ma qui non si tratta di fare la storia dell'ambiente, ristorato di

fresco, nè di tutte le cosse che ci si sono fatte dentro, dai congressi

ai saggi, dai concerti, alle volte sconcertati, ai discorsi spesso

più sconcertati di quei concerti, dalla musica detestabile alle

famose mattinate della Società del Quartetto sotto la verga magica dèl

sempatich Mancinelli, ci dicco la verità che per quant a hava còntra la

vesta el sbactà, quanto fosse lui che me le somministrasse le toglierei

volentieri... almanch a srè sicur che anderebbe in tempo!

Ma veniamo al dunque... ch' l'è òura.

A dir la verità sono stato un po' incerto premma ed dezidrum: espormi

al pubblico dall'alto di questo seggio, me, che non ho una felice

comunicazione, e con una pronunzia cossì infelice, che a sussezz...

salciccio... chè da cinein non mi tagliarono il filetto.

Tuttavia pinsand che ci fu uno una volta che fece una conferenza sòuvra

a Sarah Bernardt sèinza avèirla mai sintò, cossa di cui con ragione

lî ciappò cappèl, in modo che li vende Marchesini[27] da San Nicolà

dai Alber che secondo il solito c'è di tutto fuorchè degli alberi,

incoraggiato da quanto sopra, dissi fra io, dscurrand cun quel signore

gentilissimo che è, come si vede nella calce dell'avviso: Dichi bene,

senza complimenti, mi permetterebbe di fare una conferenza? Scusi bene

sa, ma mi è saltato il grillo: — Oh anzi si potrebbe fare a beneficio

della dote del Teatro Comunale.

— Oh come vuole lui, per io sono differente...

— E qual tema?

— Eh sicuro, un po' di pavura l'ho ma...

— Oh, intendo il soggetto...

— È quello che mi tiene in soggezione, cussa volel mai, a star int la

stalla, di suggètt non se ne trovano, tuttavia l'alter dè che tirava

del vento, a vest ruzzlar vî un balocch, un giuocatolo di pelo che

mi era crodato, e a pinsò: se favellassi mo sul pelo?... al srè un

argumèint che si presterebbe per me, che ai stagh in mèzz tùtt l'ann...

e così fu, e mi diedi a tutto asino a studiari sòuvra, quantunque non

sia di stagione, che è caldo.

Ed ora che sapete lo scoppio che qui mi ha strascinato, lassam rusgar

due granelli di biava gentilmente offertami da alcuni ammiratori e

poi entreremo nell'argomento che porta per titolo: _Del pelo nei suoi

rapporti colla natura e colla civiltà_.

_Signori e signore!_

Io non sono sofistico e quindi non andrò a cercare il pel nell'ovo, nè

mi occuperò di accennare che èl sgner _Raoul_[28], quanto ebbe sentito

il titolo si tastò in testa e sentendo che di pelo ci era piuttosto

scarsezza, esclamò: per me siamo fuori d'argomento... e per parte mia

non creddo di tirarglielo pei capelli.

E qui non crediate micca che a voja andar a perdrum tra i cavî, il

quale volere o non volere è pelo bello e buono, ma la materia non

calza, e pr'un asen l'è una cossa che dispiace, tanto più che non

sarebbe nuova l'edea di dire che la natura si esprime col pelo suddetto

servendosi dei capelli biondi per dimostrare la bontà, la gentilezza,

la povesia che vi trascina, come per esprimere la risolutezza mette

fuori i capelli neri... e viceversa. Ma tutto quello che luce non è

oro, che il vomo ha trovato modo di incannare gli altri sottoponendo

il proprio pelo a dei bagni contro natura, e come da una casa vèccia

si può cavare una casa nova imbiancandla, altri invece agiscono

all'incontrario mettendo il nero sul bianco, senza essere scrittori, e

cossì una signora che la sera era eburnea, la matteina mi salta fuori

con i cavî ross o vird, di modo che non si sa più comme la pensi,

amesso che i cavî siano un segno esteriore del pensamento interno.

Ma non è di questo che qui che dobbiamo occuparsi, le conferenze sui

colori furono compiute e piuttosto am lemit a tuccar i cavî e el barb

nel loro andamento, val a dir quî a spein zervein dèl sgner Ricci[29],

che dimostrano èl desideri che hanno ed penetrar nella storia antica;

qui dèl prof. Ferri[30] che rientrando in loro stessi i pèinsen al

diversi misur di crani e in s' troven brisa sèimper d'accord fra d'

lòur, mèinter la barba dividènds in dòu pùnt, la corr drî ed cuntenuv

agli idei dèl sô padròn èl qual al corr drî alla sô barba; non accenno

a quelli dèl sgner prof. Mattioli[31] che non rispondono all'appello

per assenza giustificata.

Nè si voglia credere che i capelli i sien l'arfiad delle proprie idee,

perchè allòura quî ch'han la pirùcca chissà in che mod i la pinsarenn,

non essendo i veri proprietari della propria capigliatura.

Ma l'è del pelo di noi altre bestie, o cortesi uditori, che vi voglio

intrattenere. En guardadi al mî, che ormai non c'è più, a furia di

vicissitudini che sarebbe lungo l'indicare, ed anche, non mi vergogno

a dirlo, per età avanzata, che se passano per me debbono passare

anche per gli altri; ma me a voi faruv cgnosser quanta gratitudin

voi dobbiate a coloro il quale vi forniscono il pelo, specialmente le

signore.

Quand tira qui bî zagnoch, cum faressi se an avessi delle pelli di

belve cunzà, condite, che si fanno poi di quelle pelliccie così poco

espansive che el s' teinen incossa dèinter e che vi arrivano fino dai

piedi che parete, o belle uditrici, tante Madonne di Loreto foderate

di pelo? E voi fattori di campagna che venite a Bologna colla goletta

di lepre, come fareste a ripararvi se la medesima si facesse tosare

e andasse dal barbiere come fanno gli vomini che si cavano la barba

se si eccettua quelli che la tengono come il signor prof. Magni[32]

ed il signor Dallanoce[33] il cronichista _in partibus_ della _Stella

d'Italia_?

Come conservereste le vostre manine gentili, o sempatiche uditrici, se

non vi fossero i manicotti di pelo lustro che i paren murî d'anguella o

di quelle altre ch'i paren ed gatt strinà int la scheina, ovverosia di

castracane, e perfino di penna, che allora poi entrando in iscena gli

uccelli io non c'entro più, che i dan di bcutt e non li voglio a mano.

Ci fu un lusignolo che al dè un bcot int un occ a un sumarein mio

amico, il quale poverino al pers l'occ, smarrì l'occhio, e rimase

guerz, cardine, per tutta la vitta.

E al pelo quale espressione dei sentimenti umani non ci avete mai

pensato?

Cussa fa un gatt quanto vede un cane? l'arùffa èl pèil, quel pelo

che è sorgente delle falistre elettriche il quale sfergandel int la

scheina in una camera oscura si vede un luciore che pare una scatola di

fiammiferi.

E in generale tutte le bestie che vanno nella medesima, perchè accecate

dall'ira, si esprimono tutte per mezzo del pelo che si indirizza chi da

una parte chi dall'altra, se si eccettua quelle che non ne hanno, come

le mosche e i ricci porcellini, i quali sono calmi, per conseguenza...

infatti del mòsch arrabè non ne ho mai sentito a dire.

E che èl pèil sia un coifficiente della civiltà, ne sia prova che

dappertùtt lù al j èintra... dèinter int el scarp ed vivagn per

i dilettanti ed busanch... sù int i sach di suldà, dintòuren ai

paltunzein di uffizial ed cavallarî e di altre armi; e poi, ditemi

bene, senza pelo, sarebbe egli possibile lo czar di tutte le Russie?

O gnanch da burla; e questo vi provi che l'è propri il segnacolo

della civiltà... sebbèin che alla Corte di Russia più che Laurati,

prev guadagnar Facchein, quèl dalla canva, perchè dla corda se ne va

consumando!!

Ma ciò non toglie che èl pèil sia l'espressione del lusso e della

ricchezza! Qual è quèl rè di burattein che non abbia la gabbana

guarnita di conino?

Quale quel gran Sultano, per piccolo che sia, che non sia guernito di

pelo?

Quale quel trono che non abbia il suo bravo pelo di ermellino con i su

scudajein nigher?

Qual è quèl bavoll antigh che non abbia sul suo dorso la peluria messa

pr'ingannar gli insetti ch' fan termar l'estat la lana, il quale si

perdono fra quel pelo e non pensano ad entrarvi?

Nè crediate già che il pelo sia un'invenzione moderna, perchè sèinza

andar fenna a Adamo e a Eva, di cui si ignorano le opinioni in

proposito, noi troviamo Assalonne che arèsta impiccà pr'i cavî a un

alber, e questo prova che allòura n'usava nè i pètten nè el strègg;

abbiamo Sansone che aveva la forza nei capelli, e Dalila lo tosò,

scoprendo così l'arte del barbiere; ed infine ci è quel verso che dice:

«Un vecchio bianco per antico pelo» sicchè, se oltre all'esser bianco

l'era anch antico, mittiv in mèint in quali remoti tempi s' perdeva qla

caviara... simile forse a quella ed monsgnòur Gulfir[34], che distratt

cmod l'è, una volta al sustgneva d'èsser tusà alla Fieschi.

_Signori e signore!_

Qui ha fine il mio dire, e persuaso come sono che vualter an avadi

brisa il cuor col pelo, a sper che avrete compassione di io che per

pruvaruv che l'asen perde il pelo ma non il vizio, am sòn intestardà

di tenere questa conferenza a cui Dio voglia manchi almeno un pelo, a

arvinar la riputaziòn dèl voster

Èl Sgner Pirein · 第 60 / 90 题