SI FISOFOLEGGIA!

Li prego prima di tutto di non chiedermi ancora notizie sulla

tormentosa pasione in precedenza descritta[23], essendomi già aperto

sino dovve potevo poichè si sa che quando si arriva, diciamo cossì,

alla linea del pudore, bisogna far sosta, più ubidienti del treno

d'Ancona ch'al seint a urlar: Fermo! e lù s'avveja l'istèss.

Lasino dunque che conservi in fondo alle catacombe dell'anima mia

i preziosi avanzi d'una pasione che si cuoce in sè stessa, com è la

panzètta, e incolland in quella tabella d'afisione, che è la faccia del

vomo, l'avviso della gaiezza, pasi a fare il filosofo.

* * * * *

Che cosa è la tomidezza?

La tomidezza l'è la mancanza dèl stupein! Sisignore! il timido sa,

come gli altri, preparare la girandola d'un discorso, il razzo d'una

burletta, lo scopiettio d'una bella dichiarazione di amore, ma in tùtt

sti fugh a j amanca èl stupein, per fari scuppiar, brillar, saltar

pr'aria!

Èl temid al sa benessum com s' fa a dar un stiaff, ma ci manca la molla

che ci facci alzar la mano! Non cè vomo che capisca meglio del timido

l'erovismo ed il coraggio, ma ci manca la forza per essere erove e

coragioso.

Al va da un calzular a cumprar un par ed scarp fatti. Se ne prova un

paio che ci sta dentro due volte.

— Ci vanno queste? Dis l'umarein che ce le ha messe, e ch' l'è anch in

znocc in tèrra.

— Mi sembrano un pochino vantaggiose...

— Proviamo queste altre! E ce le mette con tali sforzi da dvintar ròss

com è un gamber.

— E queste?

— Mi sembrano un tantino strettuccie...

— Ma scusi, non lo sa che la pelle cede? E poi ha delle calze così

grosse... quando le ha tenute un poco, le si adattano... sembrano fatte

su misura...

— Allora va bene... prenderò queste... ma adesso me le vorrei levare...

— Che levare! Ora bisogna le tenga per darvi la forma... Alè, giri!...

su via!...

— Ma cossì, al primmo momento, mi pare mi faccino male...

— Sfido! in confronto di queste due barche... Da chi le ha prese?

Scommetto alla Cooperativa... Conosco le suole di cartone... vuole che

ce le incarti?

— Anzi... ma mi pare che queste mi siano strette... a girare sento uno

spasimo...

— Che bella idea! Non sente che siroco: tutti abbiamo male ai piedi in

questi giorni... Non ha fatto cento passi fuvori dal negozio che non

sente più nulla...

— Allora... scusi se l'ho fatto impazzire, a rivederla.

E brancolando drî a la muraja, arriva ad aferare un omnibus, per

giungere a casa con i sudur fredd per cavars le duve morse che ha nei

piedi e rimettersi le vecchie, dòp avèir fatt, in tla stanzia da per

lù, una scena con èl calzular, dicendo tutto quello che aveva pensato

durante la suva seduta in botega, mo che a j era mancà èl stupein per

farel saltar fora!

La differenza fra il timido e lo stupido sta in questo: che l'uno ha

i fochi ma non ha lo stupino, e l'altro ha questo... ma ci manca il

resto.

Le idee del timido sono paralizzate nelle gambe, nascono, crescono, ma

non escono di casa; oppure sono talmente misantrope, da usire soltanto

quando nessuno le vede. Ed ecco la scena fatta da quèl del scarp

strètti, nella solitudine della propria stanza.

Am arcord una volta che a incuntrò un mî amigh, di quella razza, ch'

l'aveva in tèsta un caplein che ci stava lassù in cima alla testa, che

se ci veniva lo starnuto ai saltava da que a là...

— Cossa è suzzès? a fazz me, ti sei meso il capello di tuvo fratello il

piccolo?

Lui diventa rosso, poi dice:

— Cossa ha di straordinario? È di ultima moda!

— Benone, ma per un altro... Non vedi che non ti sta in testa!...

— El caplar al m'ha dett che andando incontro all'estate, è meglio che

becchi in stretto, perchè si suol farsi tosare a teso...

— Allora hai ragione, caro mio. E accosì dicendo ci astricai la mano

con tanta energia, che èl caplein cascò in terra, non dico con grave

scorno dell'amico, perchè era nubile.

* * * * *

Ma a vrè savèir una cossa.

Perchè mo mi è saltato in mente di dire tante sciocheze su quella

anemia dello spirito che è la tomidezza?

— Ah! forse perchè ieri sera la Clelia, che, poverina, va venendo a

farci compagnia mi domandò:

— Comme va, signor Pierino, che lui mi dà tanta soddizione?

— Ai voi poch a capirel: perchè tu ti senti più asina di me!

La materiolina ci piacque, e seguitò:

— Perchè quand s'ha suddiziòn si suda?

— Perchè ci sentiamo il bisogno di farci piccini, quindi la pèll

s'artira, e sforzando, i pori lassen vgnir fora la parte umida

dell'individuo, com è a striccar èl pimazzol int l'acqua ed rèmel, con

la quale si lavano i panni colorati.

— E com êla che quand a s'ha pora as trèmma?

— Perchè tutte le parti del corpo vrên scappar vî e siccome non lo

possono, perchè sono congatenate, l'animo umano rimane sospeso per

quelle forze che vorrebbero andarsene per suvo conto, comme un pinein

ch' fazza: vòula, vòula, e da lì la termarî.

— E il coraggio?

— Cara mia, tu vuvoi sapere troppo... sòul at dirò che al tempo che si

favano i colmi, io feci questo:

Il colmo del coraggio: Confessare di non averne.

Tersuà a lòur sgnòuri.

Dal _Bologna che dorme_, 18 maggio 1899.

Èl Sgner Pirein · 第 42 / 90 题