_Sgner Derettòur!_
Hâl mai vest un pader furibònd? Che mi guardi io e ne avrà una pallida
edea, perchè a sòn smort com è una pèzza lavà, ben inteso. Vergògna!
non è il modo quello che lì di mettere nel repentaglio l'amòur propri
del genitore che l'ha riposto tutto nelle sue creature, zercand che
venghino su abbastanza nutrideini. Ma sta a vèdder adèss che ci debbono
essere le misure decimali altresì per il corpo del vomo, il quale
quanto andava a scola dicevamo che vale anche per la donna, se si usa
pel genere umano tutto intero, preso colativamente!
El j ein coss turchi! dseva quèl ch'j impalaven, che si abbia da
vedere esposte nelle vetrine... oh! mo cossa dirà Sant'Agata, megga
il professore[17], che lui poveretto son di quelle cosse che non se ne
occupa, ma voglio illudere propri a lei che è la protettrice.
Al dis: sono di gomma! sissignori nessuno vuol dire all'incontrario,
ma Dio buvono, cossa importava a scrivercelo di sopra?! Mettere accosì
l'alarme nella popolazione... i dubbi nei gioveni, il desiderio della
verifica, e che soja siasi di me...
Si sa dove si comincia, ma non si sa dove si vadi a finire, dseva quèl
ch' ruzlava zò dal scal.
Ah sgner Cassarini[18], lui mi ha amareggiato l'esistenza, e perchè?!
Lui dirà... Perchè l'Ergia che è vogliosa di tutto ciò che è il
progresso... l'ha cominciato a dire: Vadi là, papà, me ne compri, me ne
compri!!
— Mo, Ergia, senna adèss ti sei contentata accosì, che infine poi ve
ne sono di quelle che sono orfane adderittura, e perchè tùtt int una
volta t' vû armettert, mentre chi ci rimette sono io, che chi sa cossa
costano, che fanno pagare la novità e l'asparmi del nutrimento come
sopra.
A crèdd d'avèiri dett altre fiate che la mî ragazza è di fondo buono,
ma nella superficie l'è testarda com è un mùl, e questo gli provi
la mia parzialità anch se parlo del proprio sangue, ch' l'è la cossa
più cara che ci fosse al mondo fenna a l'alter dè, mo dòp la spèisa
che ci narro, la cossa più cara l'è dvintà quella che lì, e poi resa
inservibile dentro la giornata, come ci spiegherò in avanti.
Dònca la mia voce persuasiva a nulla valse: el rasòn che gli diceva
la mî Lucrezia, lei poveretta che si è sempre contentata del proprio
stato, non gli fecero nè caldo nè freddo, cominciò a calpestare i piedi
e a zigar digand: Le voglio!! le voglio!! che la pareva un ragazzol
lattitante, quand la balia l'è fora ed cà.
Cossa avrebbe fatto nella mia sitovazione? Siamo sempre lì, a stare
stranei, as dis: bisògna èsser furt, ma quando si hanno le mani in
pasta, dseva qla serva ch' fava la spoja, non si ha il coraggio e si
cede com fa la gòmma... Accidenti!! alla medesima, che era meglio che
non l'avessero scoperta!
Basta, si facci anche questo sacrificio, e via che andassimo da San
Salvatore.
La ragazza, dopo tanto diavolerio, non s'attentava di dire con quello
di dietro al banco: vorrei... accosì e si volle esprimere colla mimica
di dire, tacendo, le parole, — ma lui non capì bene e ci disse che se
aveva male allo stomaco favano bene j odur ed potassia, gli odori di
potassa.
Ecco ùn di cas in cui il padre l'è in obligh d'intervgnir colla
esperienza del mondo, per estrarre dall'imbarazzo qla povra età, ch'era
dvintà ròssa causa il giusto podore, e faccio, a degh: — Si tratta di
cossa puramente esteriore che è in mostra...
Allòura capì e ce ne fece vedere, spiegandoci il macchinismo di dire
bisògna suppiari dèinter a piacimento, conforme il desiderio e la
larghezza dell'abito, perchè as sa che ogni cossa ha un lemit, com
dseva quèl ch' stiuppava!
Stettimo lì a stiracchiare e finalmente si combinò in un prezzo,
che an i degh èl prezi, mo per le mie finanze assai gravoso: ce le
incartarono, e vî a casa drett, che qla mattazola non vedeva l'ora di
provare.
La Lucrezia e l'Endricca, per quant facessero le disinvolte, as capeva
che le avrebbero desiderate, e questa quì diceva: Ergia! me le impresti
una qualche volta?!
— Non voglio far altro, arspòus sùbit quèl spiricecc, che ha un po'
il defetto del govismo di dire: Dio me la diede guai a chi la tocca!
E questa preposizione che disse Napoleone 1º, quanto era dentro nella
corona ferruginosa, io potrei dirlo dla mî Ergia che l'è sbaldanzosa,
incapace di dare un sorcio d'acqua anche se morisse di sete!
Basta, io per mettere la pace in casa, a dess int una urèccia
all'Endricca che se stava buona e che abozzasse, arev vest di
procurarcene, sèinza grave dispendio, perchè una volta cgnussò la
teoria sulla quale is basen, si baciano, se ne possano costruvire in
famiglia.
L'Ergia intant smaniosa di fare l'esperimento, la si era già applicato
il macchinismo, e la povra Lucrezia, suppiandi dèinter come sopra,
otteneva quella misura prestabilita.
Bisògna cunvgnir però che non pareva più lei: sembrava che fosse
successo uno di quei cataplasmi che i descriven nelle storie, quand le
pianure diventarono montagne e il mare diventò terra e lascia pur dire,
che di liber a j n'ho vest magara.
Figurarsi, sè qla bazurlunzèla vleva star in casa, adesso che era
accosì ben pasiuta, mo gnanch a dirlo! infatti: Vadi là papà andiamo a
far due passi, mi conduchi dalle Sberli! che sono suve amiche, compagne
di educandato, quand j andaven al scol comunal, che non è per menarmi
il vanto, mo per l'educazione delle mie figliole a n'ho mai guardà a la
spèisa!
A la guid dai signori Sberli, eccelenti persone, gentili, che non si
va una volta che non vi esebiscono dell'acqua di limone, che la fa lui,
che l'è buonissima perchè non si sente la parte limonacea che è quella,
com dis èl sgner Aldvigh, che fa spadere i denti e gnanch il dolce
dello zucchero ch' fa la nauvsea di dire: guasta l'appetito e rovina
l'indigestione.
Appènna che si presentiamo, l'as veins avrir la sgnera Cleria e la fa:
— Oh chi è que?!
— Mo de' sù Ergia?! T' scherzerà? ma comme ti sei rimessa!!! Ragazzi
vgnî bèin que, vgnî a vèdder sta visita... mo ît sta in campagna?!
Vèner quant at incuntrò, ch' t'êr con la mammà, an m' n'accurzè megga
ed qla gnexa!!
Intant era arrivà anch el ragazzi, puvreini, che sono piuttosto
magrine, el guardaven mî fiola con occhio fra èl surprèis e
l'invidiòus.
La granda, che si doveva far la sposa e che poi andò al monte, la dis:
— Mo Ergia, com t'î bèla! Sat ch' t'î grassa nezza...
Io che so capire le sitovazioni, vdènd che mî fiola si confondeva, a
fazz a degh:
— L'è un fatto che da tre giorni che toglie l'olio di merluzzo, si
trova molto contenta e la si va mettendo in carne... e tanto per
divacare il discorso a degh:
— Eh! dovve manca natura arte procura, dseva quèl ch' s' mitteva j
ucc ed vèider! Cossa volni vèdder!! Finire queste parole, e l'intera
famiglia Sberli ficcars, slanciarsi int una risata, fu un punto solo.
L'Ergia, puvreina, si toglieva sempre più giù, e squasi squasi ci
minacciavano le lucciole agli occhi.
La più grande però, quella del matrimonio sfumato, capì che non istava
bene quell'indecenza del riddere, e prese l'Ergia per mano e si misero
a chiarlare, in quèl mèinter che quelle altre mi vollero favorire
la limonata, che era all'ultimo grado della perfezione, perchè an s'
sinteva nè l'amore del limone, nè eziandio quèl del zùccher.
La sgnera Cleria venne a farmi una massa di finezze e el sòu fioli el
j êren là tùtti d'intòuren all'Ergia a abbrazzarla e striccarla e io, a
dir la verità, a stava un poch in pènna, perchè soia me, el dsgrazi el
j ein sèimper preparà; è vero che saranno robuste, ma tuttavia...
Finalmente, se ne andiamo, e quant a fonn fora, l'Ergia l'am cònta
l'angostia che ha provato, perchè volevano il modello del corsetto e
che se lo cavasse lì di là.
Per fortuna che c'era venuto un lampo, una losna ed geni, dicendo che
i pton dèl cursètt erano accosì cattivi da fiubbar, che ci voleva èl
fiùbbaguant tùtti el volt.
Con sta stasunazza incostante, che dei momenti è caldo e degli altri
tira un zefiro freddo da ficcar per tèrra un omen, si era alzato un
po' d'aria fresca, e a fazz con l'Ergia: — Tienti ben appuntato lo
sciallino lì davanti!!
En l'avessia mai dett, che lî, puvreina, obbediente agli ordini del
genitore, si punta un uguccione proprio sovra il seno, in quèl sit che
i canten int la _Sonambula_.
Me a seint un feschi, come se partisse una locomotiva, con una currèint
d'aria che mi viene nella mia faccia, mo un cvèl che proprio si sentiva
ch' era aria di famiglia!
A guard a l'Ergia e la veggo impallidire int èl mustazz, e, un
momentino più giù, a turnar nello stato di prima!!!
L'infelice, si era perforata! Il dispendio del padre, le fatiche della
genitrice, tutto _fiato_ sprecato; in un istante le cosse erano tornate
allo stato primitivo...
Lî puvreina, la non sapeva in dove mettersi. Dû zuven che ci erano
all'impàri, a vèdderla a dimagrire così a vista d'occhio, i dessen
sùbit che si trattava di tisia fulminante, perchè erano di quelli che
ci diccono gli studenti di Medicina, mentre non sono di quel paese e
vanno all'università.
Ma, non risposi, e me la cavai con un atto di testa.
L'Ergia che lungo lo stradale, n'aveva mai avert bòcca, appènna a casa,
la dè int un ròtt ed piant, in uno spezzato di pianto, tant più quant
l'Endricca la j cminzipiò a dar la fuga, il camino, e a diri: — Ti sta
bene, ai govisti magari il doppio!
A n'ho rasòn d'essere fuori di sè, pensando che dòp aver speso tanto,
mi è rimasta la figlia sècca stlà, stellata, come era in antecedenza?
J' han da dir quèl ch'i volen, ma el coss d'aria, se an s' branca in
robba ed premma qualità, el duren da Nadal a San Steven.
Dall'_Ehi! ch'al scusa..._, 7 aprile 1883.