_Del Ducato napoletano, e suoi Duchi._
Poichè nel Ducato napoletano abbiamo de' Duchi, che lo ressero, una
continuata serie, e fu quello, che solo restò esente dalla dominazione
de' Longobardi, e che poi, estinti gli altri Ducati minori, abbracciò
molte città ch'eran in quelli comprese, onde perciò si rendè anche
più cospicuo, non sarà fuor di proposito, che parlando de' Duchi di
Benevento, nel tempo stesso si parli di quelli di Napoli; perchè si
conoscano in ciò le vicende delle mondane cose, come per le continue
guerre, ch'ebbero questi popoli, i Beneventani co' Napoletani,
avanzandosi sempre più il Ducato di Benevento, quel di Napoli
all'incontro, e la dominazione de' Greci in tutto il resto dell'altre
province venisse ad estenuarsi: e come da poi siasi veduto, che del
Ducato di Benevento appena siane a noi rimaso vestigio, ed all'incontro
Napoli si fosse innalzata tanto, sino ad esser non pur Capo di un
picciol Ducato, quale era, ma Capo e metropoli d'un vastissimo e
floridissimo Regno, qual oggi con ammirazione e stupore di tutti si
ravvisa.
Il Ducato napoletano, che nel suo nascere ebbe angustissimi confini, la
città sola di Napoli colle sue pertinenze abbracciando, ne' tempi di
Maurizio Imperadore d'Oriente, fece notabili acquisti: poichè questo
Principe aggiunse stabilmente al suo dominio l'isole vicine, come
Ischia, Nisida, e Procida, nella cui possessione confermò i Napoletani,
siccome scrive S. Gregorio M.[66]. S'aggiunsero da poi Cuma, Stabia,
Sorrento, ed Amalfi ancora, la quale insino a' tempi di Adriano Papa,
e di Carlo M. fu del Ducato napoletano, come è chiaro per una epistola
di quel Pontefice rapportata dal Pellegrini; tanto che ridotto questo
Ducato quasi in forma d'una provincia, venne volgarmente chiamato anche
_Campania_: onde sovente il Duca di Napoli dicevasi _Dux Campaniae_,
come S. Gregorio[67] chiama Scolastico _Dux Campaniae_; ed altrove[68]
Gudiscalco _Dux Campaniae_. Questa abbracciava molte città di quel
lido, che a' Napoletani, ed al lor Duca eran soggette; ed i Vescovi
di queste città solevan perciò appellarsi Vescovi Napoletani; ond'è,
che sovente nell'epistole di questo Pontefice[69] si legga: _Episcopis
Neapolitanis_.
Non potè stendere più oltre i suoi confini verso Occidente,
Settentrione, o Oriente; poichè il Ducato beneventano già verso quelle
parti stendeva, fatto potente, le sue forti braccia: Capua col suo
territorio infino a Cuma, ed a' lidi, che non han porto, di Minturno,
Ulturno, e Patria, detta anticamente Linterno, era già passata sotto
la dominazione de' Longobardi. Non molto da poi stesero i Longobardi i
confini del Ducato beneventano infino a Salerno; e molte altre città
verso Oriente insino a Cosenza, con tutte l'altre terre mediterranee
furono a' Greci tolte; ed anche questo Ducato napoletano sarebbe
passato sotto il dominio de' Longobardi, come passarono nel correr
degli anni tutte l'altre città mediterranee del Regno, e da poi le
marittime ancora, toltone Gaeta, Amalfi, Sorrento, Otranto, Gallipoli,
e Rossano, se due cagioni non l'avessero impedito; ciò sono il non
essere i Longobardi forniti di armate di mare, nè molto esperti agli
assedj di Piazze marittime; e per aver i Napoletani, per ragion anche
de' loro siti, ben fortificata Napoli, e l'altre piazze marittime a
loro soggette. Tanto che potrà meritamente vantarsi Napoli col suo
picciolo Ducato, che nonostante d'esser passate sotto la dominazione
de' Longobardi quasi tutte le città del Regno, toltone quelle poche
dianzi rammemorate, e d'essersi renduti i Longobardi signori di quasi
tutto ciò, che ora è Regno, non poterono però mai soggiogar affatto i
Napoletani, ancorchè da poi negli ultimi anni a' Principi di Benevento
fossero fatti tributarj, come nel progresso di questa Istoria diremo:
in guisa che non è condonabile l'error del Biondo[70], che scrisse,
i Longobardi non molto tempo dopo il governo de' 36 Duchi avere
soggettata Napoli.
Al Ducato napoletano solevansi mandare i Duchi per reggerlo, o da
Costantinopoli a dirittura dagl'Imperadori d'Oriente, o pure, quando
il bisogno non permetteva d'aspettar molto tempo, che venisse da
parti sì remote, l'Esarca di Ravenna, ch'era allora in Italia il primo
Magistrato degl'Imperadori greci, soleva egli mandarvelo.
Ne' tempi, ne' quali siamo sotto il Ducato di Arechi, imperando
in Oriente Maurizio, essendo Napoli senza Duca, e meditando
Arechi insieme con Arnulfo Duca di Spoleti assalirla, S. Gregorio
M. a cui molto importava la sua difesa, e che invigilava per
gl'interessi dell'Imperadore contro a' Longobardi, dubitando che
costoro conquistando il resto d'Italia, ch'era in poter de' Greci,
finalmente non soggiogassero Roma ancora, scrisse[71] nel 592 con
molta sollecitudine a Giovanni Vescovo di Ravenna, perchè affrettasse
l'Esarca a mandar prestamente in Napoli il Duca per difenderla
dall'insidie d'Arechi, poichè altrimente egli senza dubbio la vedeva
perduta.
E da un'altra epistola[72] di questo stesso Pontefice data nell'anno
599 osserviamo, che non molto tempo da poi fu mandato in Napoli per
Duca _Maurenzio_, il quale con tanta vigilanza si pose a custodir
questa città, che oltre ad averla munita con valido presidio, costrinse
anche i Monaci a far la sentinella sopra le mura, senza perdonar
nemmeno a Teodozio Abate, onde fortemente se ne dolse Gregorio[73],
e perchè l'affliggeva oltre alle sue deboli forze, e perchè avea
mandato ancora molti soldati ad alloggiare in un monastero di Monache,
costringendo Angela loro Badessa a ricevergli.
Ma essendo stato l'Imperador Maurizio scacciato dall'Imperio nell'anno
602 da _Foca_, questi si fece acclamare Imperadore dall'esercito nella
Pannonia, e giunto in Costantinopoli, vi fu riconosciuto, e fece morire
Maurizio co' suoi figliuoli; ed avendo mandato il suo ritratto in
Roma, fuvvi parimente acclamato Imperadore, con consenso anche di S.
Gregorio, che io riconobbe in Roma, come avea fatto in Costantinopoli
il Patriarca Ciriaco. Foca dunque assunto al Trono, in luogo di
_Callinico_, ch'era stato da Maurizio sostituito a Romano, mandò di
nuovo in Ravenna per Esarca _Smaragdo_[74], ed in Napoli per Duca
_Gondoino_.
Per la morte di Gondoino, fu mandato da Foca in Napoli per Duca
_Giovanni Compsino_ constantinopolitano, quegli, che violando la
fede al suo Principe, tentò rendersi assoluto signore della città
a se commessa; poichè essendo stato ucciso nell'anno 610 Foca[75],
e succeduto nell'Imperio _Eraclio_ suo competitore, non potendo i
Ravignani sofferir la superbia e le gravezze di Giovanni _Lemigio_[76]
nuovo Esarca, mandato nell'anno 612 da Eraclio in Ravenna, preser le
armi, e tumultuando, con gran concorso di popolo, giunti al palazzo,
l'uccisero insieme co' suoi Giudici. Pervenuto questo fatto a notizia
di Giovanni Compsino Duca di Napoli, pensò non dovere aspettar
miglior occasione per impadronirsi della città; onde tantosto per se
occupolla, e con forte presidio munilla contra gli sforzi, che temeva
dell'Imperador Eraclio, il quale in fatti, avvisato de' tumulti di
Ravenna, e della fellonia di Compsino, mandò subito in Italia per
Esarca _Eleuterio_[77] Patrizio e suo Cubiculario, uom prode di mano,
e più di consigli. Questi avendo composti i romori in Ravenna, passò
con sufficiente esercito in Napoli, dove entrato pugnando, uccise
il Tiranno, riducendola come prima sotto la dominazione d'Eraclio, e
lasciatovi nuovo Duca, vincitore in Ravenna fece ritorno[78].
Non ha del verisimile l'opinione del Summonte, o ciò che egli suspica,
che il nuovo Duca lasciato in Napoli da Eleuterio, fosse quel Teodoro,
che si porta fondator della chiesa de' SS. Pietro e Paolo, già posta
nel quartier di Nido: poichè l'iscrizione greca, che in un marmo ivi
si leggeva, e nella quale si nominava per fondator di quella chiesa
Teodoro Console e Duca, portando la data della IV indizione, viene a
cadere in tempi più bassi, cioè nell'anno 717, nel quale tempo governò
questo Duca, come da valenti uomini è stato osservato; ed all'incontro
è vero, che Eleuterio fu mandato da Eraclio in Ravenna nell'anno 616
dove poco più di due anni tenne l'Esarcato; poichè nell'anno 619 vi fu
mandato Isacio Patrizio per suo successore[79].
Su questa fellonia di Compsino sono stupende le favole, che i nostri
moderni Scrittori hanno inventate: dicono che questo Duca dopo
aver occupato Napoli si rendesse ancor signore della Puglia e della
Calabria, e d'altri luoghi del nostro Regno: che di più se n'avesse
fatto incoronare Re, e che prima andasse a Bari a farsi coronare
della corona del ferro, e poscia in Napoli con quella dell'oro: e che
perciò egli fosse il primo, che s'avesse usurpato il titolo di Re di
Napoli, aggiungendo che i Normanni da poi, coll'esempio di questo
I. Re di Napoli, vollero pure farsi prima coronare in Bari colla
corona del ferro, e poi in Palermo con quella dell'oro[80]. Sono
tutti questi racconti sogni d'infermi. Nè mai Compsino s'insignorì
della Puglia e della Calabria, nè d'altre province, le quali per la
maggior parte erano passate in questi tempi sotto la dominazione de'
Longobardi. Invase egli Napoli solamente colle sue pertinenze; e Paolo
Varnefrido[81] narra, che dopo _non molti giorni_ ne fu cacciato da
Eleuterio Patrizio. Gran cose dovea far costui in così breve tempo,
domando non pure i Greci, ma i Longobardi allora potentissimi; nè
presso ad Autori di conto si legge mai, che s'avesse fatto incoronare
Re; cosa anche più ridicola è il dire, che fosse andato fino a Bari a
prender la corona di ferro, e poi in Napoli quella d'oro; essendo tutto
favoloso ciò che si narra di questa coronazione di ferro in Bari, nè da
alcuno de' nostri Re mai praticata, come si vedrà chiaro ne' seguenti
libri di questa Istoria.