LIBRO QUARTO

I Longobardi non altronde, che da' Goti riconoscono la loro origine,

e la penisola di Scandinavia fu dell'una e dell'altra gente la comune

madre: regione, che a dovere fu da Giornandes appellata _Vagina

gentium_, e che può meritamente vantarsi di avere prodotti tutti quelli

Principi, che lungamente le Spagne, buona parte delle Gallie, e sopra

tutto l'Italia signoreggiarono, la quale ancorchè veggasi di questi

tempi sottratta dal dominio de' Goti, ben tosto ricadde sotto quello

de' Longobardi; e, questi poi mancati, sotto i Normanni, che pure

vantano la medesima origine[1]. I Gepidi, che dalla prosapia de' Goti

discesero, usciti da quella penisola insieme co' Goti, alla Vistola

fermaronsi[2]: indi superati i Borgognoni, si avanzarono, come narra

Procopio, nell'una e nell'altra riva del Danubio, dove furono a' Romani

infesti per le varie incursioni e scorrerie, che fecero in quella

regione, secondo che scrive Vopisco. Finalmente regnando in Oriente

Marziano Imperadore, avendo discacciati gli Unni dalla Pannonia, quivi

fermarono le loro sedi. Egli è altresì appresso sì gravi Scrittori

costantissimo, che divisi fra loro i Gepidi, da questa divisione ne

sursero i Longobardi: ond'è, che Salmasio[3], rende a noi testimonianza

d aver egli in alcuni antichi libri Greci, non ancora impressi,

osservato, che i Gepidi si nomavano Longobardi: _Gepidae, qui dicuntur

Longobardi_: e Costantino Porfirogenito Imperador di Costantinopoli,

dall'istoria di Teofane (quegli, che dai Greci fra il numero de' Santi

fu venerato) trascrisse ancora, che dalla divisione de Gepidi sursero

i Longobardi[4].

Chi parimente di lor facesse memoria egli è Prospero Aquitanio Vescovo

di Reggio, che scrisse innanzi Paolo Varnefrido Diacono d'Aquileja:

parla egli di questi Longobardi, dando loro la medesima origine, i

quali dalla Scandinavia, giunti a lidi dell'Oceano, avidi di nuove

sedi, primieramente sotto Ibone, ed Ajone loro Capi vinsero i Vandali,

e si dissero Vinili, cioè vaghi, non avendo allora alcuna ferma

sede; ma da poi avendo eletto per loro Re _Agilmondo_, dopo avere

scorse varie regioni, finalmente nella Pannonia si fermarono. Dopo

Agilmondo ebbero successivamente per loro Re, _Lamisco_, _Leta_,

_Ildeoc_, _Gudeoc_, _Claffo_, _Tato_[5], e dopo questi _Valtau_; del

qual Principe appresso altri non fassi memoria, siccome colui, che

regnò picciol tempo, ed in continue guerre. Succederono poscia _Vaco_,

_Audoino_ e finalmente _Alboino_, quello che, avendo stabilito con

Narsete una ben ferma e stretta pace ed amicizia, fu poi riserbato alla

conquista d'Italia.

Come questi Popoli prendessero il nome di Longobardi, non bisogna

volerne più di quello, che con molta assicuranza ne scrisse Paolo

Varnefrido[6], cioè, che questi Vinili si dissero Longobardi per la

lunghezza delle loro barbe, le quali con tanto studio serbavansi essi

intatte dal ferro; imperciocchè, secondo il lor linguaggio, _lang_ non

significa altro, che _longa_, e _baert_, _barba_: nel che s'accordano

Costantino Porfirogenito,[7] Ottone Frisingense[8], Cuntero[9], e

Grozio.

So che alcuni moderni Scrittori, non contenti di quel che sì antichi

e gravi Autori rapportano, hanno voluto ricercare in altri paesi

l'origine di questi Popoli, ed il nome de' Longobardi non dalla

lunghezza delle loro barbe, ma, come credette l'Abate della Noce[10],

dalla lunghezza delle loro alabarde, ed altri altronde, esser derivato.

Alcuni niegano essere dalla Scandinavia usciti, ma dalla interior

Germania; dicono che molto prima di quel che narrasi della loro uscita

da quella penisola, de' Longobardi fecero menzione Strabone, Tacito,

Tolomeo e Patercolo[11], come di Popoli, che nella interior Germania

viveano, onde il nome loro essendo più antico, non dalla barba lunga,

come dice Paolo Varnefrido, ma altronde uopo è che derivi. Il nodo

con molta facilità fu sciolto dall'incomparabile Ugon Grozio[12];

poichè questo nome non significa altro, che uomini di barba lunga,

come lo riconobbero tutti i Germani, e Varnefrido istesso: ora i nomi

di questa sorte, che derivano da' varj abiti ed aspetti, sogliono

ora appresso un Popolo, ora presso ad un altro in varj luoghi, ed

anche in varj tempi distantissimi, secondo che appare la novità

e stranezza, nascere e spandersi tra quella gente, la quale della

novità si maraviglia. Presso a' Germani, come narra Tacito, era cosa

usitatissima farsi crescere i capelli e la barba, nè solevan quelli

tosarsi, se non dopo sconfitta l'oste nemica; ma qualora avveniva, che

un grande stuolo d'uomini compariva in altra regione con un aspetto

assai nuovo e strano, certamente che presso a coloro eran denominati

per quel nuovo e strano aspetto, onde eran sorpresi; e quindi non è

maraviglia, se quella novità, ora in un luogo, ora in un altro avesse

prestata occasione al nuovo nome: che fuvvi di comune tra Domizio

Enobarbo, Federico Barbarossa, ed alcuni famosi Corsari di questo nome?

Niente, se non che, essendo simili d'aspetto, fu anche a lor comune

il nome. Ogni ragion vuole adunque, che in sì fatte cose crediamo a'

vecchi Scrittori, e delle cose de' Longobardi precisamente a Paolo

Varnefrido, che ancorchè nato in Italia, fu d'origine Longobardo, il

quale è l'unico, ed il proprio Scrittore de' fatti loro. Ove manca

questo Scrittore, possiam ricorrere ad Erchemperto, e dopo costui agli

altri Scrittori contemporanei, che non ne mancano[13]; onde saviamente

n'ammonisce Grozio, che dobbiam credere a' vecchi, quando questi nuovi

Scrittori nulla ci recan di più credibile e di più certo; e tenere

co' primi, che i Vandali, gli Ostrogoti e Vestrogoti, i Gepidi ed i

Longobardi, tutti alla Scandinavia debbiano la loro origine.

Ma ciò che siasi, egli è presso a tutti costante, che i Longobardi,

dopo avere scorse varie regioni di Europa, finalmente nella Pannonia

si fermarono, la qual provincia fu da essi dominata per 42 anni,

e si contano da Agilmondo fino ad Alboino dieci Re, sotto i quali

vissero. Nel Regno d'Alboino, essendo stato mandato in Italia Narsete

da Giustiniano per discacciarne i Goti, che sotto Totila avevan

riacquistata quella provincia, egli essendo già molto tempo prima

in lega co' Longobardi, mandò Ambasciadori ad Alboino, dimandandogli

soccorso contra i Goti. Allora fu, che Alboino gli mandò una eletta

banda di guerrieri, i quali aiutassero i Romani contra i Goti[14].

Costoro, passando per lo golfo del mare Adriatico, vennero in Italia;

e fu la prima volta, che questi Popoli videro queste belle contrade, e

in una di queste nostre province, cioè nel Sannio, ponessero il piede,

come diremo. Uniti intanto co' Romani, vennero a battaglia co' Goti,

essendo loro riuscito di rompergli in quella battaglia, ove rimase

Totila ucciso, carichi di molti doni e vincitori ritornarono alle

proprie stanze; ed in tutto il tempo, che i Longobardi possederono la

Pannonia, furono in aiuto de' Romani contra i nemici de' medesimi, e

Narsete mantenne e conservò sempre una stretta e fedel amicizia con

Alboino; onde non fu a lui impresa molto difficile allettarlo (per

vendicarsi del torto fattogli da Sofia moglie dell'Imperador Giustino)

a venire alla conquista d'Italia, siccome colui al quale erano altresì

note le ricchezze di questa provincia, e le molte altre prerogative,

onde era fornita. Risolse intanto questo Principe, agli inviti di

Narsete, di mettersi egli in persona alla testa del suo esercito, ed

avendo anche per questa impresa sollecitato l'aiuto degli Sassoni,

lasciata la Pannonia agli Unni (donde questa provincia prese poi il

nome d'Ungheria) con legge, che se per qualche sinistro accidente non

gli riuscisse l'impresa per cui partiva, e gli bisognasse ritornare,

dovessero restituirgli ciò che loro si lasciava, si pose co' suoi

Longobardi e loro famiglie, e co' Sassoni ed altri popoli in cammino,

e nel mese d'aprile dell'anno 568, regnando nell'Oriente Giustino

Imperadore, entrarono in Italia[15]. Trovavasi allora questa provincia

sprovista d'ogni aiuto, e divisa in tante parti per la nuova forma,

che Longino, Esarca di Ravenna l'avea data; onde potè Alboino in un

tratto occupar Aquileja con molte terre della provincia di Venezia; ed

in questo stesso anno 568 prese anche Friuli, capo di questa provincia,

e quivi fermatosi l'inverno, ridotta quella in forma di Ducato, ne

creò Giulfo, suo nipote, Duca. Ecco l'origine ed il nome del Ducato

_Forojuliense_, che fu il primo, costituito da' Longobardi nella

provincia di Venezia.

Tolta da Alboino questa provincia a' Greci, passò nel seguente anno

569 ad occupar Trivigi ed Oderzo; indi, lasciatosi addietro Padova,

Monte Selice, Mantova e Cremona, sorprende Vicenza, Verona e Trento,

e l'altre Terre di quella provincia; e secondo che queste città

venivan in suo potere, così a ciascuna di esse, oltre a lasciargli un

valido presidio de' Longobardi, vi creava un Duca, che la reggesse.

Questi Duchi nel lor principio, a somiglianza de' Duchi di Francia,

che ci descrive Paolo Emilio[16], non furono, che semplici Uffiziali

o Governadori di città, e la lor durata pendea dall'arbitrio del

Principe, che gli creava.

Istoria civile del Regno di Napoli, v. 2 · 第 3 / 52 题