ALCUNI GIUDIZI DELLA STAMPA ITALIANA

su i Romanzi di BRUNO SPERANI

Nell'Ingranaggio, 1885.

BRUNO SPERANI ha dettato un romanzo che rimarrà, malgrado qualche

imperfezione di forma, gradito e ricercato, specialmente pel finissimo e

completo studio della Gilda Mauri e che rivela come solo uno spirito

superiore di donna poteva plasmare il concetto e tradurlo in persona,

vivificandolo perfino nelle sue minime particolarità.

(Dal Convegno). Il conte ARUNDELLO.

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Ho tracciato l'intreccio perchè svela gli intendimenti della scrittrice.

La favola modesta, lo sviluppo dato in balìa al cuore che cede ed al

fato che trascina. Una scrittrice quasi sempre accurata, simpatica

sempre. Delle pagine robuste, senza ricercatezze e senza l'indomita

ambizione, che hanno altre scrittrici, oggi sul piedestallo, di farsi

credere, forti come un uomo.

Tutta una condotta che può parer povera ed è semplice. Tutta una storia

la quale al di là dei suoi capitoli d'amore, di ansie e di morte, svela

la morale che libera gli umani da colpe, pur troppo segnate nel loro

destino. _Nell'Ingranaggio_ non vi sono tesi. Questo diciamolo pure un

bene, per i tempi che corrono, propizi alla cattedra. La morale viene

ineluttabile dai fatti. In quel sciupìo dei liberi slanci, delle onestà

fiere, degli affetti primi e dei doveri sacrosanti, voi vedete la gran

lotta che si sfascia dinanzi alle fila del caso. Tutto va

nell'ingranaggio e per gridi che innalzi la vittima, o per odio che

ammassi il colpevole, ogni cosa esce da quei denti di ferro, come

vogliono le forze e i misteri del destino nostro.

(Dalla _Lombardia_). UGO CAPETTI.

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Quest'imperfetta e sommaria analisi del romanzo basta però ad indicare

che esso è un romanzo intimo dove il dramma scaturisce dalla passione

ardente. Pochi personaggi principali, disegnati, nelle loro linee

generali, con arditezza di tocco; molte macchiette, fra le quali alcune

felicissime, massime le piccole fotografie dal vero degli artisti del

Teatro Milanese. Qua e là, come del resto in tutti i romanzi della

Sperani, si riscontrano ineguaglianze e slegature, ma l'interesse non

langue mai. È soltanto a rimpiangere che l'egregia scrittrice, o per

soverchia fretta o per noncuranza, non abbia dato l'ultimo ritocco al

suo lavoro, non ne abbia meglio curata la forma; non abbia meglio

approfondito i caratteri dei suoi personaggi sorvolando su più di un

punto psicologico di capitale importanza, come ad esempio, la caduta di

Gilda; si sia limitata, in una parola, a darci un buon romanzo, non una

vera opera d'arte. Eppure poco ci sarebbe voluto!

Ad ogni modo, _Nell'Ingranaggio_, a malgrado del titolo non troppo

felice, meritava una tutt'altra edizione. Io non esito ad annoverarlo

fra i più interessanti romanzi italiani di questi ultimi tempi.

(_Gazzetta Letteraria_). DEPANIS.

BRUNO SPERANI ha scritto un libro di dolore e di verità. _Verità_, non

intendo soltanto nel senso di quella esatta e più o meno fotografica--o

notarile--riproduzione di ambienti, di caratteri, di particolari, che è

tanta e così sostanziale parte del romanzo moderno positivista. Dico che

il libro--ciò che sfuggì a tutti i critici, toltone l'acuto Cameroni che

lo ha intraveduto--è una battaglia pugnata per la verità e l'interezza

della vita e delle sue forme, per la coerenza di queste con quella, per

lo spastoiarsi da quello aggrovigliamento malsano di tradizioni, di

convenzioni, di convenienze, di artifici, d'imposture, di vigliaccherie

che avvolgono come in una rete di ferro, e comprimono e pervertono e

fanno più frivola e corrotta e crudele, la già tanto frivola e crudele e

corrotta vita della borghesia moderna.

E la battaglia è tanto più efficace perchè non è fatta in forma di

predica, nè l'argomento è torto alle esigenze, incompatibili con l'arte,

di una _tesi_ propriamente detta.

Ogni libro d'arte, che ha un valore, prova qualche cosa; proverà o la

vita o la morte, o il bene o il male, o un particolare aspetto di queste

cose, o il dubbio, lo scetticismo, l'impossibilità di provare alcuna

legge costante nella versatile complessità della vita.

Ma un libro, e sia pure un romanzo, onde non emerge un'impressione netta

e coerente--ossia una conclusione--sarà un centone di descrizioni più o

meno abili e di fattarelli di cronaca più o meno piccanti--non sarà nè

romanzo nè libro.

E a me, leggendo «_Nell'Ingranaggio_»--questa storia piana e penosa del

povero amore dell'Istitutrice, amore sano ed intero e legittimo innanzi

alla natura ed ai fatti, che si scioglie logicamente nell'abbandono e

nel suicidio, spintovi dalle energie congiurate della legalità e

dell'ipocrisia, che piglia nome _decoro_--a me s'imponeva un

ravvicinamento che parrà per lo meno _curioso_ ai lettori superficiali:

il ravvicinamento di questo romanzo senza tesi e tutto concreto, con

quel volume tutto tesi e disquisizioni astratte, meraviglioso per impeto

di logica distruggitrice malgrado la leggerezza con cui maltratta taluni

argomenti, che il Dumolard pubblicò non ha guari: le _Menzogne

convenzionali_ del Max Nordan.

(Dall'_Italia_). FILIPPO TURATI.

BRUNO SPERANI, col suo _Nell'Ingranaggio_, viene a mettersi in prima

fila nel plotone, anche troppo sottile, de' romanzieri italiani.

Tre Donne · 第 21 / 33 题