Decomposizione.
L'estate torrida di quell'anno, l'afa che prostra le forze, i copiosi
sudori, il nutrimento manchevole e il progredire della malattia,
ridussero la Virginia tanto debole da non potersi muovere di camera. E
poco andò che non le fu possibile neppure di levarsi.
I suoi rancori e le recriminazioni acquistarono nel medesimo tempo un
carattere più acre ed insopportabile. Una vera ripugnanza si manifestò
in lei per l'uomo che era stato il suo amante; e con la ripugnanza, non
più interrotta da ritorni di passione, ingigantì l'odio sordamente
covato. La decomposizione morale e fisica non si arrestò più.
E Pietro Rampoldi, l'ignaro testimone del tradimento e del lungo
supplizio del traditore; l'uomo semplice, onesto, sano, incapace di
sospettare il fratello e capace di resistere al veleno della
tubercolosi; Pietro Rampoldi soggiacque rapidamente al contagio della
decomposizione morale. In lui pure il cupo risentimento divenne odio; e
quest'odio ebbe improvvisi aneliti di ferocia: bramiti di fiera che
fiuta il sangue.
Le circostanze esteriori recarono la loro cieca contribuzione allo
svolgimento funesto del terribile germe.
Se le Scaramelli fossero state lì sotto a' suoi occhi, offrendo uno
sfogo all'amara passione, forse Pietro non avrebbe odiato il fratello.
La memoria dell'antica affezione, e la riconoscenza pei recenti
quotidiani servigi, lo avrebbero forse fatto resistere all'attacco
oscuro dell'assorbito veleno.
Ma nessun altro nemico si presentava; nessun capro espiatorio era là. E
la sua esasperazione saliva, saliva fino a quel punto, ove non è
possibile che un uomo rozzo, passionato, impotente contro le sventure
che lo colpiscono, non sia trascinato a sfogarla su qualcheduno.
Anche nell'aspetto esteriore egli si mutava in modo rapido e doloroso.
L'alta statura, le spalle grosse, le gambe solidamente piantate, la
faccia larga dalla folta barba, dalla fronte diritta, che una foresta di
capelli ancora neri incorniciava severamente, tutti questi segni di
salute e di forza deperivano giorno per giorno; e la robustezza generale
degenerava in una incipiente obesità flaccida, stracca.
Una sera di luglio, dopo una giornata tra le più accascianti, nella
camera bassa, sotto le tegole, calda come un forno, la Virginia
aspettava ansiosamente una mano pietosa che la sollevasse su quel largo
letto di piuma--grande ambizione dei contadini lombardi--dove il suo
corpo in sudore, affondava penosamente come in una buca vischiosa.
Sandro, occupato per conto del padrone, non s'era fatto vedere in tutto
il giorno.
Pietro rincalzava il formentone appena finito di zappare.
Le vicine, poco curanti della Virginia, si dicevano occupate in mille
faccende.
Ella li avvolgeva tutti nel medesimo corruccio angoscioso; e a tutti
imprecava.
--Maledetti! Perchè non crepano tutti?...
Perchè il sole non si decide a incendiare ogni cosa?...
Ma al parossismo seguiva l'abbattimento che la faceva rimanere immobile,
senza pensiero, senza volontà, in un prolungato torpore.
Era distrutta adesso: un vero scheletro. Il viso, un tempo delicatamente
ovale, appariva lungo e stretto con la bocca e gli occhi enormi. Pure,
quegli occhi profondi di tisica, quei pomelli accesi, quella massa di
capelli, quei denti bianchi, le davano ancora una singolare parvenza di
bellezza.
Il sole cominciò finalmente, a nascondersi dietro alla solita fumana
serale. Una brezzolina sottile volò via pei campi. Anche nella camera
della malata penetrò il frescolino. Ma lei non ne ebbe sollievo; chè il
sudore le si diacciò subito sulla pelle e un lungo brivido la scosse
tutta.
Un passo greve fece scricchiolare la scaletta che dalla cucina metteva
in camera per mezzo di una bòtola. La testa grossa e le spalle curve di
Pietro apparvero quasi subito sopra il livello del pavimento.
Quando egli fu presso al letto, la Virginia che voleva rampognarlo,
ammutolì vedendogli la faccia sconvolta, gli occhi gonfi di lagrime. La
sua indifferenza di egoista e di malata, fu scossa da quella
inesprimibile disperazione.
--Che hai?--mormorò.
Egli volle rispondere, ma non potè subito; e solo un gorgoglio confuso
gli uscì dalla strozza. Si lasciò cadere su uno sgabellotto che era là
accanto al letto, e stentamente, con voce sorda pronunciò queste poche
parole:
--Il padrone mi ha fatto chiamare. Si ripiglia il podere!... Ha già
fatto il contratto con Giovanni Cappella di Gu che ha due figliuoli
grandi e quattro ragazze!...
E tacque, incapace di commentare un fatto così eloquente.
La Virginia restò un momento sbalordita; ma poi, con tetro cinismo, la
sua voce quasi fischiante uscì in questa esclamazione:
--A san Martino io non ci sarò più!...
--L'ha detto anche a te?--si lasciò sfuggire Pietro.
--Chi?! Il dottore?! Dunque è vero?... Non ci sarò più?!...
E la sua testa, che pure aveva trovato l'energia di rialzarsi, quasi per
isfuggire a quella mazzata brutale: la sua povera testa deformata dalla
magrezza, ricadde sul guanciale pesantemente, come cosa morta.
Pietro, non intendendo che a metà, sentendo però l'orrore di quella
situazione, rimaneva a bocca aperta, spaventato, intontito; le spalle
curve, il mento sul petto, le mani penzoloni. Non poteva parlare,
pensava a stento.
Annottava.
Nella piccola camera, che il largo letto matrimoniale, il canterano e
una vecchia guardaroba occupavano quasi interamente, le ombre si
addensavano.
Nella stanza accanto, abitata in addietro da Sandro e Maria, una giovine
sposa, venuta da poco in Val Mis'cia, addormentava il suo primonato
con una monotona canzone.
A poco a poco Pietro vedeva chiaro dentro di sè. Dallo sbigottimento
opprimente, in cui l'avevano gettato quei due colpi improvvisi, si
andava svolgendo distinta e terribile la coscienza della immane
sventura che lo minacciava. Due separazioni, del pari strazianti per
lui, lo attendevano: due perdite irreparabili: il grande podere,
largamente fruttuoso, coltivato con tanto amore, e la bella donna, la
brava massaia: ciò che egli aveva di più caro al mondo. Tra pochi mesi
egli se ne sarebbe andato da quella casa che a lui sembrava bella perchè
vi era entrato fanciullo coi suoi--una famiglia numerosa e gagliarda che
sapeva difendersi dalla miseria--se ne sarebbe andato, chi sa dove;
senza un soldo, indebitato e solo, senza quella donna, senza la sua
Virginia!...
Pur non volendo, correva col pensiero al fratello, che l'aveva
abbandonato, ed era quindi la colpa di tutto, secondo lui.
Un'altra volta la scaletta della bòtola scricchiolò. Un altro uomo
saliva.
--Lui!--mormorò la Virginia scuotendosi. Lui! Il demonio della tua casa,
povero Pietro!... Tutto rimescolato dal senso di quelle parole, e più
dall'accento con cui la Virginia le aveva pronunciate, Pietro ebbe un
sobbalzo, ma non disse parola.
Sandro entrò, come il solito, premuroso, e scusandosi dell'involontario
ritardo.
Allora il fratello maggiore, scambiate appena le poche frasi
indispensabili, si allontanò: doveva cambiar lo strame alle bestie e
metter dell'altro fieno nelle mangiatoie, e approfittava di quel momento
che la Virginia aveva compagnia.
Appena sola con l'amante, costei gridò singhiozzando:
--Vammi via!... Muoio... e tu sarai capace di vivere... Vammi via!... ti
odio...