Zappando.
Giugno, il mese più laborioso per la gente di campagna, recava un caldo
precoce, eccessivo, in Val Mis'cia, quell'anno. Il sole investiva tutta
la pianura da mattina a sera, senza il refrigerio di un acquazzone.
Le donne zappavano il grano turco: o erano a mondare il riso con l'acqua
fino al ginocchio, curve, le mani nell'acqua per strappare le erbacce
che crescevano insieme alle pianticelle del riso: o voltavano il fieno:
o rincalzavano il grano turco nei campi finiti di zappare.
Con l'intervento di don Giorgio, Sandro Rampoldi aveva trovato da
collocarsi alla Cascina Grande. Così i due fratelli si erano spartiti,
in mezzo ai lamenti e alle recriminazioni di Pietro e della Virginia.
Ed ora, siccome Pietro non poteva fare tutto il lavoro da sè, e voleva
spendere in salari il meno possibile, la bella delicatina non poteva più
stare in casa e fare la signora, ma doveva zappare come le altre.
Tutti parlavano di queste vicende della bella invidiata. E chi cercava
di consolarla, chi la aizzava; i più--indifferenti e maligni--la
tiravano sul discorso della cognata per il gusto di sentirla menar la
lingua.
Un sabato, stanca già dal lavoro di una settimana, essendo nelle ore più
calde della giornata, che l'aria pareva fuoco, ella gettò la zappa, e
asciugandosi il sudore esclamò quasi con le lagrime:
--È una vita da bestie!... Io non posso, non posso...
Sette o otto donne, pure incendiate da quelle vampe, che zappavano nel
campo vicino, alzarono il capo, e talune sorrisero ironicamente.
--È meglio stare sedute all'ombra che zappare al sole!--mormorò la
vecchia Meroni, sempre più secca e gialla, mentre posava
avidamente--ciò che del resto facevano tutte, cercando l'unico
refrigerio possibile--i piedi nudi, brucenti, sulla parte umida e fresca
di una zolla appena rivoltata.
Fu una risataccia, poichè tutte compresero il sarcasmo. Soltanto Lucia,
la giovinetta pallida dal viso rigonfio, che era più vicina al campo
della Virginia, le domandò in aria di compassione:
--Siete molto stanca?...
--Non ne posso più!... Mi pare di morire!--sospirò la disgraziata che
non c'era avvezza. E si buttò a terra fra le pianticelle ancora basse
del melgone, cercando un filo d'ombra.
Le zappatrici, indurite al lavoro, scrollarono le spalle, sprezzanti; e
le sette o otto zappe rialzate con nuova lena, ricaddero sulla crosta
arida della terra, spezzandola vigorosamente.
--O Cristina!--gridò la Meroni che ce l'aveva sempre un po' su con le
Scaramelli.--Se ci date dentro a quel modo, addio melgone, taglierete
tutte le piante! Guardate, avete intaccata una radice!...
--Poco male! Vorrei gli si sciupasse tutto a quel cane...
Ella s'interruppe. Le sue compagne, che pocanzi ridevano, si erano
voltate dall'altra parte, e le zappe brandite tornavano a fendere il
suolo con lo stesso vigore, ma con maggiore precauzione. E ancora i
piedi nudi, neri, tormentati, cercavano istintivamente la parte più
umida e fresca delle zolle rimosse.
Il padrone, entrato nel campo dalla parte di dietro vide la pianticella
rovinata dalla Cristina, udì le sue parole. Con voce irata tuonò:
--Scaramelli, giù quella zappa! E vammi fuori dei piedi... tanto, tu hai
voglia... d'altro che di lavorare!...
La Cristina si drizzò di scatto. Il suo corpo di antica driade si
disegnò superbamente sul fondo luminoso. Un istante, ella fissò gli
occhi azzurri, scintillanti, nel viso adusto, non vecchio, non brutto,
del padrone che pure la assava. E le braccia robuste, poderose e
eleganti insieme, fecero l'atto di scaraventare la zappa alla testa di
quell'uomo.
--Madonna Santissima! Lo ammazza!... Lo ammazza!...
La Virginia, balzata in piedi, guardava la scena terribile coi grandi
occhi raggianti di perfida gioia.
Ma nessuno tentò d'intromettersi.
Nè il padrone si mosse, rimanendo quasi impassibile sotto la minaccia e
continuando a sfidare la giovine con lo sguardo pieno di collera e di
lascivia.
Per fortuna un miglior consiglio prevalse nell'animo di Cristina. Una
risata che parve un singhiozzo le uscì dalla gola convulsamente: allentò
le braccia e lasciò cadere la zappa. Poi si voltò e si allontanò a
piccoli passi misurati, con la massima calma.
Allorchè il padrone pure si fu allontanato, la Virginia si mise a
gridare dal suo campo:
--Sudiciona! sudiciona!... Ora la va dal curato. Ci penserà lui a
mantenerla. Sudiciona!... Ah! so soltanto io che roba sono queste
Scaramelli della malora!...
Ma poichè le compagne ancora troppo atterrite, non la incoraggiavano
nelle sue imprecazioni, e quella che le era più vicina si rimetteva a
zappare voltandole le spalle, la Virginia comprese, una volta di più,
che non spirava buon vento per lei nel paese e che le contadine, ben
lontane dal compiangerla, si godevano di vederla sgobbare e la
canzonavano.
Senza altro dire, avvolgendole tutte nella stessa muta imprecazione,
ella raccolse la zappa dimenticata in un solco, e si rimise alla sua
fatica cercando di sbrigare alla peggio l'odiato lavoro.
--Il campo dei Rampoldi non renderà più come gli altri anni, ora che
l'asino ha rotto la cavezza e se l'è svignata!--mormorava intanto la
Meroni facendo sghignazzare le sue vicine.