Ho voltato subito il biglietto per esaminare se v'era scritto altro:
niente altro: ho guardato per terra per sorprendere se a caso fosse
caduto un fogliettino: ma per terra non c'era niente. Non aveva —
evidentemente — altro da comunicarmi che codesto _cavaliere_.
Ma ciò è grottesco! qui si tratta di una circolare! E la manda anche
a me! Mi sono levato; ho abbordato col biglietto in mano alcuni
conoscenti:
— Mi faccia il piacere, mi interpreti questo biglietto!
— È semplice: questo signore dà l'avviso che è stato nominato
cavaliere. Che cosa credeva che fosse?
— È ben quello che ho pensato anch'io!
— E allora? (Cioè «e allora c'è bisogno di scalmanarsi tanto?»)
Via! rientriamo in noi; vediamo di ragionare, non facciamo scorgere le
anomalie del pensiero. Questa è cosa dannosa.
Non si può intanto negare al mio amico che un titolo cavalleresco è
molto comodo quando si deve parlare coi camerieri. Per un tenore o un
baritono è quasi indispensabile essere cavaliere! Sì, ma il mio amico,
benchè tenga conferenze, non è un tenore: egli si vanta di essere
un sapiente e di stendere la mano agli aurei pomi del giardino delle
Esperidi; ed ora ha l'ingenuità di inviare a me questo fico secco della
sua onorificenza!?
Via; non esaltiamoci di nuovo: ragioniamo ancora. Innanzi tutto i
pomi delle Esperidi non vanno in commercio, i fichi secchi sì, vanno.
Inoltre, come non tutti i tenori non sono eroi, e molti baritoni che
alla ribalta sono tremendamente tragici, alla trattoria sono i più
onesti e lepidi mangiatori del mondo, così similmente basta essere
sapienti per quel tanto di tempo che si sta sul palcoscenico della
vita. Quelli, anzi, che rimasero sapienti anche dietro le quinte,
fecero tutti fine infelice.
E indubbiamente l'amico mio è giovane di molti studi: ma gli studi
e l'erudizione contengono assai poca quantità di sapienza. Il povero
popolo crede che ne contenga tanta, perchè giudica dall'esteriore: ma
vero non è. E ne sia prova questa, che una folla di analfabeti nel moto
della passione si comporta come una folla di gente addottrinata. Così
se noi imprimiamo il moto ad un disco ove siano i colori dell'iride,
appare bianco come un disco che è tutto bianco.
«Via, — dissi a me stesso, — compatiamo l'amico che se ha sbagliato,
ha sbagliato soltanto nel non aver conosciuto il tuo orgoglio; e
mandiamogli un biglietto di congratulazione!» Ma se vi sono dei vecchi
coi capelli bianchi che giuocano ancora sul cavallo a dondolo del
cavalierato!
*
Questo insulso fatterello ha però alcun grave senso: ha scosso
profondamente un'opinione di cui avevo fatto sfoggio sino allora: in
politica avevo creduto — con piena convinzione — che il voto del popolo
semi-analfabeta, uguagliato al voto dell'uomo addottrinato, fosse
un'ingiustizia enorme delle democrazie odierne. Mi ricredo.
Ma il bello è che Platone, questo mirabile ampliatore di anime, trattò
di questo umanamente nel suo «Protagora»; e la volpe nella favola di
Esopo assicura che il sapere di lettere non è sinonimo di saviezza.