Dalle nove in poi l'Angela s'era sentita come presa in un ingranaggio,
come travolta in un turbine, e benchè avesse dovuto provvedere a tutto,
vigilar su tutto, le pareva d'esser vissuta in un sogno, d'esser stata,
anzichè una volontà direttiva e cosciente, un cieco stromento di forze
ignote ed imperscrutabili. Ora (erano quasi le cinque) insieme col
dottor Vignoni, aveva riaccompagnato i suoi vecchi nelle loro camere, e
mentre il medico somministrava ad essi qualche calmante, ella,
nell'andito che divideva le due stanze, abbandonata sopra una sedia, con
la faccia tra le mani, cercava di raccoglier le sue impressioni, di
fermar le immagini che, come accade nel sogno e quasi non si riferissero
a scene pur dianzi svoltesi davanti a lei, si confondevano nella sua
mente.
Prima, la _toilette_ del suo babbo e della sua mamma. Egli, nella
_redingote_ attillata, con la sua commenda dei Santi Maurizio e Lazzaro
al collo, faceva ancora una certa figura; ma lei, nel vestito di seta
nera che dava maggior risalto al pallore del viso scarno e aggrinzito e
si sgualciva in mille pieghe sulla persona esile, curva, rattratta, era
proprio una rovina... Poi la cerimonia religiosa. Era strano; di quella
cerimonia voluta da lei, di quella cerimonia che, nel suo pensiero,
doveva santificare la giornata, l'Angela non si ricordava che qualche
futile particolare: l'acuto profumo di muschio che i suoi nipoti Max e
Fritz spargevano intorno a sè; la tenda d'uno dei finestrini che
gonfiandosi di quando in quando a un fiato di vento lasciava intraveder
le teste ricciute dei bimbi del giardiniere, arrampicatisi sugli sporti
del muro esterno per guardar dentro nell'oratorio; il risolino
sarcastico errante sulle labbra del commendatore Ercole nel momento in
cui don Luca, il parroco di San Vito, terminata la messa, aveva creduto
bene di aggiungere il suo bravo fervorino magnificando un vincolo
conjugale suggellato da mezzo secolo di amore e di fede reciproca,
lodando la pietà dei figliuoli accorsi da lidi remoti a rendere omaggio
agli autori dei loro giorni, raccomandando il rispetto alla religione,
l'ossequio alla Chiesa, porto unico di salvezza...
Poi tutti s'erano alzati in piedi, e allora, allora sì l'Angela aveva
avuto una grande emozione. Chè ad uno ad uno i figliuoli, il genero, la
nuora e i nipoti avevano deposto un bacio sulla fronte degli eroi della
festa, ed ella che poche ore innanzi aveva creduto così difficile di
trovarsi faccia a faccia con la Letizia e con Girolamo, aveva sentito,
in uno scoppio di pianto, in un impeto di tenerezza, spegnersi ogni
rancore, e le sue labbra s'erano sporte e le due braccia s'erano aperte
volonterose a quelli che l'avevano ingiuriata coi loro sospetti...
— Signorina Angela! Signorina Angela!
Gli altri erano in giardino, in attesa del pranzo; ella, chiamata dalla
servitù, aveva dovuto sorvegliar gli ultimi apparecchi della tavola
imbandita per ventiquattro persone, scintillante di cristalli, lucente
d'argenterie, sparsa di fiori...
Dalla porta spalancata le giungeva l'eco delle conversazioni vivaci,
udiva le risate della Marialì che se la godeva un mondo a ingalluzzire
il parroco don Luca e l'arciprete don Antonio, e vedeva passare e
ripassare l'Antonietta a braccio del padre, e Tullio dietro a loro, come
un'anima in pena.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
_Din, din, din..._ A tavola, a tavola.
Un rumore di sedie smosse, un acciottolio di stoviglie, un tintinnìo di
bicchieri; quindi un relativo silenzio; solo dopo la seconda portata il
sussiego cessò. E d'allora in poi fu un continuo _crescendo_, fin che il
baccano toccò il suo culmine allo sciampagna. I tappi delle bottiglie
volavano in aria con lo strepito secco di colpi di rivoltella, la
schiuma traboccava dai calici, i brindisi si succedevano,
s'intrecciavano, si accavallavano gli uni sugli altri. All'Angela,
benchè avesse appena accostato il bicchiere alla bocca, una morsa
d'acciajo stringeva le tempie, una nebbia pesante gravava gli occhi, e
in mezzo a quella nebbia la tavola le pareva ondeggiare e le figure dei
commensali avvicinarsi e allontanarsi a vicenda. Una però le spiccava
dinanzi netta e precisa. Era quella della Marialì, nel suo abito chiaro
guarnito di pizzi, con una rosa tea inserta nei capelli bruni, con un
sorriso provocante sul labbro. E accanto a lei, l'uno a destra, l'altro
a sinistra, don Luca e don Antonio con gli occhi imbambolati di chi ha
troppo bevuto...
Dopo il pranzo il ricevimento in giardino, all'aperto, approfittando
della giornata mitissima, forse l'ultima giornata mite dell'anno, perchè
il barometro seguitava a scendere e l'occidente andava via via
coprendosi di nubi.
Il segretario comunale e il farmacista di San Vito con le rispettive
consorti, l'assessore anziano, il maestro di scuola, l'organista, tutti
acidetti, perchè non erano stati invitati al banchetto, ove pure s'era
creduto bene d'invitare il dottore con la consorte e la signora Cesira e
don Antonio, e altri ancora... Già si sa, per tutti non c'era posto...
bisognava scegliere le persone di maggior conto... Ah, non per questo
gli auguri erano meno sinceri... anzi...
E apportatori d'auguri e di voti vennero anche il cavaliere Soldani
proprietario d'una fornace nelle vicinanze, e l'ufficiale postale di San
Vito, e certo signor Mazzi ex negoziante di salumi, il quale, avendo
anni addietro comperato in quei dintorni una villa da un'antica famiglia
patrizia in rovina, s'era trovato _conte_ di punto in bianco, senza suo
merito e senza sua colpa, perchè i suoi coloni vissuti sempre alle
dipendenze di gente titolata non potevano ammettere d'aver per padrone
un plebeo. Il _conte_ Mazzi era sordo e rinminchionito, ma appunto per
questo il commendatore Ercole lo riceveva volentieri, nell'amara
compiacenza di vedere una decrepitezza peggior della sua in un uomo
assai meno vecchio di lui. Invece l'Angela ne soffriva, costretta
com'era, ella mite e pietosa, ad alzar la voce per farsi intendere, ad
ajutarsi con lo sguardo e col gesto per rimettere in carreggiata quel
povero diavolo, il quale, ostinandosi a rispondere a caso, ne diceva
d'ogni colore. E oggi il _conte_, o fosse più sordo del solito, o lo
turbasse la presenza di molte persone, non ne aveva azzeccato una, aveva
parlato della sua salute quando gli avevano chiesto della vendemmia, e
della sua stalla quando gli avevano domandato notizie di sua moglie
inferma, provocando così un'ilarità mal repressa di cui egli aveva
finito per accorgersi e che lo aveva indotto ad accorciar la sua visita.
L'Angela s'era sentita una stretta al cuore allorchè nel salire sul suo
biroccino egli le aveva detto: — Il suo papà ci vede poco, ma io mi
cambierei con lui... Creda pure, una gran disgrazia la sordità. — E
poich'ella gli susurrava qualche parola di conforto, il _conte_ le aveva
risposto tutto commosso: — Grazie, grazie... Come va che a _lei_ la
capisco?... È buona, _lei_.
Poco dopo del _conte_ Mazzi s'era accommiatato don Luca, offrendo un
posto nella sua carrozzella all'arciprete che aveva addotto un pretesto
qualunque per rimanere ancora a barattar quattro chiacchiere con quella
deliziosa signora Marialì... Il suo superiore gerarchico l'aveva
fulminato con un'occhiata, ma egli, don Antonio, s'era stretto nelle
spalle. Già a lui vescovo non lo facevano in nessun modo e per quello
che s'aspettava dalla Curia valeva proprio la pena ch'egli si negasse
ogni svago onesto!...
Il veicolo di don Luca aveva appena oltrepassato il cancello che
l'Angela s'era vista circondata dalle bimbe della Scuola comunale di San
Vito di cui ell'era ispettrice. Venivano, guidate dalla sottomaestra
Zorani, a portar le loro felicitazioni, si schieravano in semicerchio
davanti al commendatore Ercole e alla signora Laura, e una di loro,
quella ch'era in fama di più svegliata, cominciava a recitare un
complimento, fatica particolare della signora Cesira, la quale, ospite
di Villarosa sin dalla mattina, aveva aspettato con ansietà questo
momento solenne.
— _In questo giorno..._ — principiava la bimba.
Ma un _oh_ doloroso dell'ex Prefetto, non abbastanza preparato alle
gioje di un'accademia di declamazione, la faceva restare in asso.
— _In questo giorno... in questo giorno..._
— _Di letizia_ — suggeriva la signora Cesira, rossa come un gambero.
— _Di delizia_ — biascicava la bimba.
— _Letizia, letizia_ — ripeteva furibonda la maestra provocando con la
voce e con lo sguardo un'irreparabile catastrofe.
Perchè, mentre la voce colpiva in pieno petto la declamatrice, gli
occhi, divergendo l'uno a destra e l'altro a sinistra per effetto dello
strabismo, sembravano fissarsi con espressione minacciosa sulle due
bimbe collocate ai due capi opposti del semicerchio e le facevano
prorompere in dirottissimo pianto. Animata dall'esempio, la vera
colpevole era scoppiata in lacrime anch'essa, e il commendatore Ercole,
alzando le mani al cielo, s'era messo a gridare: — Basta, basta per
carità!
Per calmar la burrasca l'Angela aveva spedito tutta la comitiva
infantile a mangiar dell'uva sotto una pergola non ancora vendemmiata
interamente; indi, esercitando la sua virtù consolatrice verso la
signora Cesira, l'aveva pregata di trascriverle, senza fretta, il suo
_bel lavoro_. Certe cose si gustano più a leggerle che a sentirle.
— Sei buona, tu — aveva esclamato dietro dell'Angela una voce fresca e
giovanile.
Era l'Antonietta che, passando, le buttava un bacio.
Ma, di lì a un momento le si avvicinava Tullio, torvo e cruccioso.
— O zia Angela, perchè l'Antonietta mi sfugge come un appestato?...
Parlale, fa che si spieghi...
— Tullio mio, vedi bene se posso...
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Sulla strada, in mezzo a un nembo di polvere, il sordo muggito d'una
folla che si avanzava. A un tratto, uno squillare di trombe.
— Oh Dio, la marcia dell'_Aida_!
— Angela, che roba è questa?
— Abbi pazienza, babbo... È la banda di San Vito.
— E l'hai fatta venir tu?
— Si sono offerti loro... Come si poteva rifiutare?
— E bisognerà star quì a sentirli?
— Per pochi minuti... Non si può usar uno sgarbo... Li mando subito di
là dal bosco, nel prato.
— Ma io...
— Babbo, te ne scongiuro... Anche voi altri — e si rivolgeva alle
sorelle, ai fratelli, ai nipoti — non vi squagliate tutti quanti... Per
pochi minuti soli...