Il 6 aprile Catania dopo eroica difesa cadeva nelle mani sanguinarie del
borbonico Filangeri; il 12 la reazione lorenese restaurava in Toscana il
granduca; il 20 Filangeri era minaccioso alle porte di Palermo;
finalmente il 21 aprile salpava da Tolone la spedizione francese per
Roma.
L'ultima di queste notizie sorprese Garibaldi ad Anagni dove era
arrivato il giorno precedente.
Il 24 aprile l'avanguardia, il dì appresso tutto il corpo di spedizione
comandato dal generale Oudinot, portato da dieci navi, forte di ben
dodicimila uomini, di sedici pezzi da campagna e di sei di assedio,
gettava l'ancora nelle acque di Civitavecchia.
=CAPITOLO XII.=
=Eroica difesa di Roma.=
Sullo scopo dell'intervento francese nelle cose di Roma è stata già
giudice severa la storia, e non è tema che invogli un italiano a
ritornarci sopra. Solo affermeremo che per quanto si sia voluto dire,
certo non fu scusabile che una grande nazione come la Francia, col
pretesto d'instaurare l'ordine, fra un popolo già confidente e calmo nel
suo patriottismo, siasi mossa a sostenere una abborrita teocrazia, ed a
strozzare, tra le braccia d'una repubblica sorella, la libertà nascente.
E fu con sembianze oneste ed amiche che l'esercito francese potè
sorprendere la buona fede del governatore, del presidio e della
popolazione di Civitavecchia, e mettere impunemente il piede sul suolo
della repubblica. Se Civitavecchia avesse respinto con la forza dal suo
forte il disbarco o lo avesse soltanto ritardato il governo della
Repubblica Romana avrebbe avuto maggior tempo e si sarebbe trovato in
migliori condizioni per preparare la difesa.
Il Colonnello Leblanc, inviato dal Generale francese, ebbe il merito di
parlar chiaro al Mazzini e confessare che scopo della spedizione era la
restaurazione papale. Egli rese grande servigio a Roma, quando uscì
nella ridicola guasconata «_Les Italien ne se battent pas_» la quale
fece affluire al cuore il sangue caldo del popolo di Roma, e mise
gl'italiani in obbligo di provare che colui aveva mentito per la gola.
Alla Repubblica Romana non restava adunque più che difendere ad
oltranza, se non la vita che era preda designata alla forza del numero,
l'onore che non poteva essere da alcuno calpestato impunemente, e che
sarebbe salito tanto più alto quanto più fosse stato inaffiato di
sangue.
E la difesa di Roma fu degna dei suoi giorni migliori, al tempo dei
consoli e dei Cesari.
L'Assemblea decretò senz'altro di dare incarico al Triunvirato di
respingere la forza con la forza; il popolo applaudì al magnanimo
decreto, corse alle armi, e i Triumviri, mirabili di concordia e di
energia, assunsero l'impegno della difesa. Giuseppe Avezzana nominato
ministro della guerra, posto al Comando supremo dell'esercito; la
guardia civica venne armata e mobilizzata; la linea di difesa tracciata;
i punti principali muniti; i Corpi stanziati fuori di Roma richiamati; e
tutta la massa di truppe regolari ed irregolari, di finanzieri, di
studenti, di emigrati, di reduci, di quanti infine si trovavano in Roma
atti alle armi, fu ordinata e così ripartita e comandata:
La Legione Garibaldi; il battaglione dei Reduci, i quattrocento giovani
universitari, i trecento finanzieri, i trecento emigrati, un totale di
duemilacinquecento uomini, composero la prima brigata comandata dal
Generale Garibaldi.
Alla seconda brigata, formata di mille uomini di Guardia Civica e del
primo Reggimento di fanteria leggiera fu posto comandante il Colonnello
Masi.
La Legione Romana e il primo di linea con due pezzi di campagna, posti
agli ordini del Colonnello Bartolomeo Galletti; una colonna di riserva,
di ottocento carabinieri ubbidivano al generale Giuseppe Galletti;
cinquecento dragoni al Colonnello Savini; le artiglierie al Lopez e ai
fratelli Calandrelli.
I bersaglieri Lombardi comandati dal Manara avendo ottenuto dal generale
Oudinot di sbarcare a Porto d'Anzio a condizione che non avrebbero preso
parte a combattimenti prima del 4 maggio, erano vincolati dall'impegno
preso per essi dal Preside di Civitavecchia.
Sicuri ormai che il generale Oudinot voleva entrare in Roma per
ristaurarvi il governo papale il 28 aprile l'assemblea approvava il
seguente decreto, dove il senno romano ben distingueva fra nazione e
governo di Francia, non incolpando la prima delle inique aggressioni del
secondo, e ponendo sotto la protezione delle leggi i Francesi nell'atto
che si apprestava alla guerra contro l'armata di Francia.