I messaggeri trovarono l'Haynau inflessibile. _Ho detto a mezzogiorno_.

Ed alle vive rimostranze degli inviati, per grazia dichiarava che

avrebbe aspettato fino alle due pomeridiane.

Dell'ultimatum del Maresciallo austriaco fu data partecipazione al

popolo dal balcone del Palazzo Comunale. E la risposta del popolo

Bresciano fu quale doveva essere: Guerra! Vogliamo la guerra!

Quella del Podestà fu dunque--All'armi Bresciani! all'armi!

Allo scoccar delle due, tutte le campane della città, come se fossero

mosse da un sol uomo e tocche da uno stesso martello, si diedero a

suonare a stormo gloriosamente. Questa era la risposta che i bresciani

mandavano all'Haynau.

Il nemico aveva intanto circondato con forze numerose la città e

piantate sulle alture batterie di cannoni e di mortari coll'ordine che

quando le artiglierie dal Castello avessero dato il segnale, tutte le

batterie facessero fuoco.

E alle tre, tanto dal Castello che dalle batterie circostanti,

s'incominciò senza interruzione a vomitare bombe e palle incendiarie;

tutte le campane della città suonavano a stormo, chiamando il popolo

alla resistenza.

L'Haynau aveva stabilito di dare alla città un assalto generale;

ordinava quindi le sue genti in modo che tutta la circuissero, per

dividere così le forze dei difensori e rendere più debole la resistenza.

A questo scopo sul ripiano del poggio Maffei dove stava la brigata

Nugent, aveva fatto piazzare una batteria, che batteva direttamente la

barriera di Torre Lunga, ove dovevano essere diretti i maggiori sforzi.

Infatti essa fu presa a fulminare con fuoco mai interrotto e con colpi

così ben diretti, che presto l'intera trincea ne fu squarciata,

costringendo i difensori ad abbandonarla, ed a ritirarsi al ridosso

della barricata che formava la seconda linea di difesa. Tennero loro

dietro i nemici, che tentarono di entrare con essi in città, ma furono

valorosamente respinti lasciando molti di essi sul terreno.

Non cessava intanto il tuonare dei cannoni e dei mortari dal di fuori,

mentre le bombe ed i razzi piovevano dal Castello; ma non per questo

ritiravansi i difensori, che sempre capitanati dallo Speri, combattevano

con tanta valentia e costanza, da tornare ad onore anche dei più

esperimentati e disciplinati veterani.

L'Haynau aveva ordinato che un battaglione di croati, di notte

appostato, scendesse giù per la china del colle ed a forza occupasse le

vie che conducevano al centro della città. Furono però accolti, mentre

discendevano con una tempesta di fucilate, sì da essere obbligati a

sostare e a dare indietro; ma poi riordinati, assalirono i nostri con

fuoco ben nutrito e così ben diretto che i difensori furono obbligati ad

abbandonare la trincea più avanzata, posta alla svolta della china del

Castello, non solo, ma poi dopo altra eroica difesa, furono costretti a

ritirarsi anche dalla barricata che custodiva la svolta di S. Urbano; ed

infine anche dall'ultima di via della Consolazione. Gli imperiali alla

carica, sorpassando le barricate, sgombrando impedimenti si

precipitarono nella piazza dell'Albero. Là i Bresciani li attendevano

alla posta, dalle finestre, dai tetti, dagli sbarramenti che chiudevano

il passo all'interno della città, vennero accolti con una salva di

fucilate, tanto che ben pochi ebbero salva la vita; ma una fiumana di

altri croati serrati in colonne giù per quella stretta impediva ai primi

di dare indietro; tanto che alla disperata mancando loro ogni scampo,

fecero testa, e s'avventurarono risoluti contro le trincee per forzare

il passo; ma ancora un fuoco micidiale a bruciapelo li accolse, e più

che decimati, dovettero arrestarsi e dare indietro.

L'Haynau che dal Castello vedeva lo scempio che i difensori facevano dei

suoi ordinava al Colonnello Milez di accorrere in aiuto con buon nerbo

di forza; ma appena sboccato sulla piazza il Milez stesso, che stava

alla testa dei suoi, colpito da palla al cuore cadeva morto; i suoi

soldati allora sostarono indecisi; prendendo il momento i bravi

bresciani saltarono dai ripari, e slanciandosi sul nemico l'assalirono a

colpi di baionetta, di daghe, di stocchi, di coltelli. Non ressero gli

austriaci, ma si diedero alla fuga, abbandonando armi e feriti.

La piazza dell'Albero a ricordo di tanto valore fu poi nominata _Piazza

del 1849_. In quel giorno 31 marzo correva a rivi il sangue e i cadaveri

vi giacevano ammonticchiati.

Però in altri punti alcuni quartieri della città furono invasi dal

nemico come Torre Lunga, S. Urbano, S. Alessandro, e l'incendio, il

saccheggio, gli orrori di città presa d'assalto, incominciarono nelle

tenebre con tutti i suoi atti brutali.

Il primo aprile dalla parte del Castello, appoggiati dalle artiglierie,

gli Austriaci discesero in città, investendo e rompendo tutti gli

ostacoli che trovavano sui loro passi, giungendo alle spalle dei

difensori della barricata della Piazza dell'Albero, teatro del micidiale

combattimento del giorno innanzi, occupando il palazzo del governo, del

Broletto, massacrando ed abbruciando quanti si paravano a loro dinanzi,

gettando dalle finestre, e dai tetti quante persone si trovavano nelle

case. Lo stesso avveniva nel quartiere di San Nazzaro e a porta S.

Giovanni.

Era tempo di pensare seriamente ai casi della patriottica città, ridotta

agli estremi, e minacciata di distruzione.

Alle 10 antimeridiane il Municipio riceveva le dimissioni del Comitato

di difesa. Bisognava senza perdita di tempo mandare all'Haynau una

deputazione per trattare la resa. Fu incaricato il padre Maurizio da

Brescia, che fu accompagnato dal padre Ilario da Milano e dal cittadino

Pietro Marchesini.

Ricordi di un garibaldino dal 1847-48 al 1900. vol. I · 第 12 / 29 题