Emanuele non aspettava quasi più di «vedere.»

Il presente l’opprimeva — ma aveva paura dell’avvenire. Non era una

paura infondata.

Una notte, dopo la vendemmia — sentì un leggero rumore nel suo studio.

Da qualche settimana si lamentavano dei furti nei paesi vicini: accese

un lume, prese una vecchia pistola che teneva carica nel comodino, e

andò a vedere.

Trovò lo scrigno aperto e vuoto. Qualcuno si allontanava pel corridoio.

L’inseguì.

Un’ombra fuggente spiccava nel vano della porta aperta, rischiarata

dalla luna. Gli parve riconoscere Nick.

Appuntò la pistola... sparò.

Il ladro si chinò rapidamente, una figura bianca apparve e cadde.

Un cachinno di scherno si dileguò nel giardino.

Emanuele tornò pel lume; accorse — vide Luscià distesa a terra.

La recò nella vicina stanza di sua madre.

Era ferita, il sangue le usciva a fiotti dal petto: spirava al posto

dove l’aveva incontrata la prima volta, senza mostrargli rancore

d’averla uccisa, come non gli aveva mostrato riconoscenza del suo amore

— lo fissava con quello sguardo impassibile, impenetrabile nella gioia,

come nel dolore, — uguale nello stravizzo e nell’agonia.

Tenda e castello · 第 33 / 55 题