XII.

L'annunzio del grave avvenimento fu come lo scoppio d'una bomba in casa

Bollati. Di così grosse Leonardo non ne aveva fatte mai, nè aveva mai

recato un impiccio simile alla famiglia, neppure quella volta dello

scandalo in giardino. Come immaginarsi che quel ragazzo si

incapricciasse della Fortunata, una giovinetta senza forme e senza

colore, che aveva diciott'anni e ne mostrava sedici, e con la quale egli

aveva giocato alla bambola? E per peggio, il diavolo ci doveva metter la

coda; anche un bimbo in prospettiva ci doveva essere!--Già--notava in

cuor suo il lustrissimo Zaccaria--un gran sangue quello dei Bollati.

Sicuro, un gran sangue. Ma intanto (poichè non s'era nemmeno potuto

effettuare l'andata in campagna a cagione di un'epidemia di tifo che

infestava in quei mesi i pressi della villa) non c'era modo di levarsi

d'attorno la contessa Zanze, la quale voleva che si rendesse l'onore

alla sua creatura, e s'era ostinata a non veder altro risarcimento

possibile che il matrimonio. E non si lasciava mica scoraggiare dalle

ripulse, ma tornava alla carica col _lustrissimo_ Zaccaria, o con la

_lustrissima_ Chiaretta, o con Leonardo, o con don Luigi, che nella sua

qualità di ecclesiastico avrebbe pur dovuto capire quale fosse l'obbligo

sacrosanto dei suoi padroni.

Don Luigi, uomo alieno dai fastidi, aveva in principio adottato la

tattica di non credere all'importanza della cosa.

--Esagerazioni, esagerazioni--egli diceva.--Le ragazze senza esperienza

prendono spesso lucciole per lanterne.

La contessa Zanze si sentiva il prurito di graffiargli gli occhi.--Ma

che lucciole, ma che lanterne? Metterebbe forse in dubbio quello che

Leonardo confessa?

--I giovinotti, si sa, hanno l'abitudine di vantarsi.

--Auff! Ma se il medico ha dichiarato che mia figlia... via, non lo sa

quello che ha dichiarato il medico?

--Bisogna star a vedere, bisogna aspettare... I medici, cara contessa,

pigliano tanti granchi a secco.

Finalmente don Luigi si arrese all'evidenza. Gli dispiaceva, proprio da

galantuomo gli dispiaceva assai. Ma che poteva farci? Le Loro Eccellenze

non ricorrevano a lui per consiglio... eh, pur troppo, i preti non eran

più tenuti nel conto d'una volta.... E poi era un affare

difficilissimo;... tutte le soluzioni avevano i loro inconvenienti...

senza dubbio il matrimonio riparava al mal fatto... ma c'erano le sue

obbiezioni, oh se c'erano....

La contessa Rialdi non voleva ammettere che ce ne fossero affatto, si

riscaldava, usciva dai gangheri, e pretendeva tener responsabile il

sacerdote della cattiva condotta del suo allievo. Allora anche a don

Luigi saltava la mosca al naso, e, accendendosi in viso, egli dichiarava

che aveva instillato al contino principii di moralità e di religione, e

che non era colpa sua se l'altro non aveva saputo trarne profitto.

Insomma perchè lo tiravano in ballo lui? Perchè non lo lasciavano

attendere in pace a' suoi studi?

Coi cugini Bollati la contessa Zanze era a vicenda umile e petulante,

supplichevole e minacciosa. Vantava i servigi da lei resi a Leonardo

durante la sua malattia e così indegnamente ricambiati, dipingeva coi

più tetri colori lo stato della propria famiglia dopo la catastrofe;

Fortunata che si stemperava in lagrime; il conte Luca che ci rimetteva

la pelle dall'avvilimento; oh se ce la rimetteva; lei ch'era invecchiata

di più anni in pochi giorni e ch'era sostenuta soltanto dall'idea di

giovare agli altri;... senza contare poi Gasparo che navigava nelle

acque del Levante e che ancora non sapeva nulla, ma che quando avesse

saputo.... Misericordia! Era meglio non pensarci neanche.

Quest'era il nembo lontano che ruggiva nei discorsi della contessa, ma

di lì a poco tornava il sereno, tornava l'idillio pastorale. Che moglie

più amorosa di Fortunata poteva mai trovare Leonardo; che nuora più

devota, più ubbidiente potevano trovare il conte Zaccaria e la contessa

Chiaretta? Non era una Venere, ma non era nemmen brutta e spiacente, e

poi aveva tutto le qualità morali che è lecito desiderare in una

ragazza... buona, docile, pia.... Era povera sì, pur troppo, non aveva

dote; ma che bisogno avevano di dote i Bollati?... Che cos'è il danaro?

Che cos'è la ricchezza?... In quanto alla nobiltà dei Rialdi, nessuno

pretendeva che essa fosse paragonabile a quella dei Bollati, ma era

sempre una nobiltà genuina, co' suoi documenti in regola, non una delle

tante che circolano per la piazza.

Ma la parte più commovente delle arringhe della contessa Zanze era

quella che si riferiva al nascituro. Ella s'inteneriva al solo pensarci.

Lo amava già con tutta l'anima quel suo nipotino. Ed era anche nipotino

loro, dei Bollati; era, voglia o non voglia, un Bollati... Possibile che

si rifiutassero di riconoscerlo?... Bisognava altresì considerare che

vantaggio inestimabile sarebbe stato per Leonardo il prender moglie....

Era forse l'unico modo di sottrarlo davvero alle tentazioni, alle

cattive amicizie e ai cattivi esempi.

Insomma la loquace femmina tratteggiava ai Bollati un quadro compiuto di

felicità domestica. Che se le riusciva di abbrancar Leonardo (e non era

cosa facile) rincarava la dose. Aveva a un passo il Paradiso ed esitava

ad entrarci, quel disutilaccio.

Malgrado della sua furberia, la contessa Zanze non s'appigliava al mezzo

migliore per far entrare in grazia il matrimonio a Leonardo. La

prospettiva delle gioie casalinghe non lo seduceva punto, e chi avesse

voluto persuaderlo a sposarsi avrebbe agito più saviamente dicendogli

che il matrimonio era una semplice formalità, e che dopo le nozze egli

avrebbe potuto menar la solita vita, senza paura che la moglie lo

tormentasse con tenerezze o con gelosie, o che i figliuoli gli

ruzzolassero fra le gambe o lo assordassero coi loro strilli.

Tutto considerato, i maggiori ostacoli all'adempimento del gran disegno

della contessa Zanze non venivano nè dal _lustrissimo_ Zaccaria, nè

dalla _lustrissima_ Chiaretta. Certo ch'essi non favorivano l'unione da

lei vagheggiata, certo che avrebbero voluto anzi impedirla, ma non

avevano per essa una di quelle ripugnanze invincibili che fanno cascar

le braccia e troncano le parole in bocca a chi difende una causa.

Il conte un fondo di gentiluomo l'aveva; egli capiva che il danno recato

da suo figlio ai Rialdi non è di quelli che si risarciscano con l'oro, e

che non era una bella cosa pei Bollati il restar con quella macchia sul

loro nome, e che la contessa Zanze non aveva torto a veder una sola

riparazione possibile....; quantunque fosse lecito sospettare ch'ella

avesse una gran parte di colpa in ciò che era accaduto.

La _lustrissima_ non era mossa dalle ragioni di suo marito. Ella non

poteva soffrire quella inframmettente e pettegola cugina Rialdi e non

avrebbe voluto fargliela spuntare a nessun prezzo; giacchè per lei non

c'era dubbio ch'era tutto un intrigo ordito dalla Zanze, la quale adesso

spargeva lagrime di coccodrillo; ma d'altro lato ella s'era tanto

avvezza ad aver intorno a sè Fortunata, a farsene servire come da una

cameriera o da una dama di compagnia, che non sapeva rassegnarsi

all'idea di dover perderla. E allora era costretta ad ammettere che,

realmente, come diceva la contessa Zanze, una nuora simile essa non

l'avrebbe trovata mai, e che una gran signora avrebbe portato chi sa che

fumi in casa.

L'avversario più accanito, più formidabile dell'unione fra Leonardo e

Fortunata era l'agente generale, _sior_ Bortolo, il quale, tanto per

procurarsi nuovo danaro quanto per tener a bada i vecchi creditori,

aveva necessità assoluta di ripetere su tutti i tuoni che presto o tardi

gli affari della nobile famiglia s'accomoderebbero con un cospicuo

matrimonio del signor contino. Al principale poi fra questi creditori,

certo signor Vinati, usuraio desideroso di nobilitarsi, _sior_ Bortolo

non voleva togliere ogni speranza di vedere un giorno contessa la sua

unica figliuola che stava per uscir di collegio e aveva gli occhi

scerpellini, i denti guasti e cinquecento mila lire austriache di dote,

astrazion fatta da ciò che le spettava alla morte del padre.

Cosicchè, sempre col debito rispetto alle Loro Eccellenze, il brav'uomo

disse aperto l'animo suo. Non conveniva esagerare in nulla, nemmeno

negli scrupoli. Un ragazzo di vent'anni che seduce una ragazza di

diciotto non è più responsabile di lei che s'è lasciata sedurre....

ammesso anche che le parti non siano state invertite e che la ragazza,

ubbidiente ai consigli di una madre artificiosa, non sia stata lei la

vera seduttrice. A ogni modo, ci vorrebbe altro che in tutti i casi di

questo genere si finisse col matrimonio! L'esservi un bimbo per istrada

era senza dubbio un impiccio di più, era una disgrazia, ma si poteva

vedere, studiare una soluzione decorosa, soddisfacente.... Il matrimonio

egli, in coscienza, per la sua gran devozione ai padroni, doveva

sconsigliarlo con tutte le sue forze. Quando si ha nome Bollati, si

hanno degli obblighi verso il paese, verso la società, ed era evidente

che queste nozze non corrispondenti alla grandezza del casato nè sotto

l'aspetto morale nè sotto l'aspetto economico avrebbero prodotto una

pessima impressione. E poi, era inutile dissimularlo, gli anni

continuavano a esser cattivi, c'eran sempre batoste nuove, pur troppo,

alcune innovazioni agricole introdotte dal signor conte, sebbene

eccellenti in sè, non eran riuscite, le tasse crescevano, crescevano gli

interessi dei mutui; alle corte, se il contino Leonardo si risolveva ad

ammogliarsi era indispensabile ch'egli facesse entrar di molti quattrini

in famiglia. E _sior_ Bortolo concludeva, come per tastare il

terreno:--Insomma, sul blasone si può transigere; perchè quello dei

Bollati basta per tutti, ma non si può transigere sui danari.

Alleati di _sior_ Bortolo, se non molto efficaci certo molto romorosi,

erano i Geisenburg-Rudingen von Rudingen, i quali erano venuti a saper

la cosa e tempestavano i genitori e suoceri di lettere scritte in lingua

austro-italica. Per carità non si lasciassero tirar nelle reti dalla

Zanze Rialdi. Non dessero alla scappatella giovanile di Leonardo più

peso di quello ch'essa meritava. Il matrimonio dell'ultimo rampollo

maschio dei Bollati con una ragazza nè bella, nè ricca, nè

sufficientemente nobile avrebbe alienato i parenti e gli amici. Se

Leonardo doveva ammogliarsi, si cercasse un partito degno di lui. Anzi,

a questo proposito, si riserbavano di discorrerne personalmente in

Venezia, dove non eran più tornati dopo il 1838 e dove si disponevano a

venir prestissimo per abbracciare il conte Zaccaria, la contessa

Chiaretta e il caro Leonardo, fattosi ormai un bel giovinotto.

Non c'è bisogno di soggiungere che in queste difficili contingenze anche

gli amici di casa volevano dir la loro opinione. E naturalmente non

andavano d'accordo. La contessa Ficcanaso, per esempio, era furibonda

alla sola idea che i Rialdi potessero vincere il loro punto, e urlava

che sarebbe un pessimo esempio, e che tutte le ragazze sarebbero

incoraggiate a far le civette e peggio, e che nessuna madre di famiglia

avrebbe voluto più condur le figliuole in palazzo Bollati se fosse

successo quello scandaloso matrimonio. Certo, s'ella fosse stata madre

di famiglia, non ci avrebbe più posto il piede. Invece il nobil'uomo

Canziani sosteneva, secondo le sue deboli forze, la causa di Fortunata,

e un buon canonico di San Marco, monsignor Evaristo Lipari, commensale

dei Bollati nelle grandi occasioni, aveva assicurato la contessa Zanze

che farebbe il possibile per ottenere la benevola interposizione di S.

E. il Patriarca.

Nondimeno la contessa Zanze, vedendo che passavano i giorni senza

frutto, ricorse ad un alleato più energico e scrisse a Gasparo

informandolo dell'ultime vicende domestiche, e sollecitandolo a

procurarsi una licenza di alcune settimane e ad accorrere in aiuto di

sua sorella.

Dal primo piano alla soffitta · 第 30 / 57 题