Ci trovavamo (quindici o venti passeggieri di prima classe) sul ponte
d'uno de' più bei piroscafi del Florio, durante la traversata da Livorno
a Genova.
Il sole era appena tramontato, ma l'occidente era ancora pieno di luce;
spirava una brezza tepida e soave. Gli uomini fumavano; le signore
contemplavano il cielo lontano e il mare tranquillo; due sposi si
guardavano teneramente negli occhi.
Qualcheduno ebbe la malaugurata idea di parlare d'un sinistro marittimo
successo pochi giorni prima nella Manica. Un signore ufficioso
soggiunse:--Ho qui in tasca un giornale francese pieno di particolari
strazianti.
Da due o tre parti si cominciò a dire:--Legga, legga.--E il signore
ufficioso non si fece pregare, e spiegando il foglio lesse una diffusa
descrizione del lugubre fatto, il quale può riassumersi in brevi parole.
Nel cuor della notte, a cinque o sei miglia da Douvres, un vapore
mercantile inglese aveva squarciato il fianco d'un vapore tedesco carico
d'emigrati e lo aveva mandato a picco[XII.1] in meno d'un quarto d'ora.
Su seicento persone se n'erano salvate centocinquanta al più. Erano
perite intere famiglie. Il vapore inglese, dopo aver messo in mare le
imbarcazioni e aver raccolto quanti più naufraghi avea potuto, era stato
costretto a riparare in un porto molto malconcio. S'era aperta una delle
solite inchieste.
A questa lettura tennero dietro i commenti che parevano non voler più
finire.
--Che tragedia!
--Ma! Pare impossibile che con un po' di prudenza non si debbano evitare
simili disgrazie.
--Ci sono pericoli tanto in terra quanto in mare.
--A pensarci su troppo non ci si muoverebbe mai di casa.
--Eh, anche in casa i guai ci capiterebbero addosso quando meno ce li
aspettassimo.
--Una buona dose di fatalismo è indispensabile nella vita.
Queste profonde considerazioni furono interrotte da un viaggiatore
nervoso il quale disse:--Non si potrebbe mutar discorso?
--Sì, sì,--risposero parecchi.--Parliamo di cose allegre.
* * * * *
Però, quando, per un motivo qualunque, un argomento riesce a produrre
una viva impressione, è difficilissimo di attaccarne un altro. Così
avvenne quel dopopranzo. La conversazione generale languì e non tardò a
cessare affatto. Si formarono invece dei piccoli crocchi, e si potrebbe
giurare che in ciascuno di essi si continuava a parlare della catastrofe
successa nella Manica. Se ne parlava certo nel mio crocchio.
Eravamo in cinque; io, i due sposi novelli a cui accennai in principio,
e due signori di mezza età, tutte conoscenze fatte alla tavola rotonda
dell'albergo di Livorno. I due sposi erano siciliani e facevano il loro
viaggio di nozze. Il marito mi aveva consegnato il suo viglietto da
visita su cui era scritto:--_Avvocato Camillo Riani._
La sposa apparteneva a una famiglia di negozianti oriundi francesi, ma
stabiliti da un paio di generazioni a Messina. Si chiamava Maria.
Ben di rado m'era successo d'incontrare una così bella coppia. Egli
bruno, occhi neri ed espressivi, folta e nerissima barba; ella con
capelli tra il biondo ed il castagno, carnagione bianca, pupille del
color del mare, denti candidi come l'avorio.
A veder questi due giovani (e non avevano fra tutti e due quarant'anni)
si capiva l'amore in ciò ch'esso ha di più intimo e di più squisito, un
amore pieno di ingenuità e di freschezza, non isguaiato, non isvenevole,
ma troppo intenso e gagliardo da poter nascondersi sotto il manto
dell'indifferenza: un amore insomma che tutti vorrebbero provare e
inspirare e che desta nell'anima di chi n'è semplice spettatore
un'invidia scevra d'acrimonia, una simpatia scevra d'indiscrezione.
Si continuava dunque a parlar tra noi dello scontro fatale de' due
vapori, a compianger le vittime, a commiserare i superstiti.
--Senza dubbio,--disse la signora,--tra i superstiti ci son molti più
disgraziati che tra le vittime. Son quasi da invidiare le famiglie che
perirono intiere. Ma sopravvivere alle persone amate, essere in salvo e
non veder più intorno a sè i propri cari! In simili casi io supplicherei
il mio salvatore di lasciarmi morire.
--Siete avvertiti,--disse il marito gestendo animatamente e adoperando
il _voi_ secondo l'usanza meridionale.--Se questa notte il nostro vapore
andasse a fondo e non poteste trarre a riva anche me, non v'incaricate
di mia moglie.
--No sicuro,--ella rispose con enfasi.
--Purtroppo,--egli soggiunse nello stesso tuono scherzevole,--purtroppo
io sarò tra i primi ad affogare. Non so tenermi a galla un minuto.
Era ormai buio e ci disponemmo a scender sotto coperta.
In quel punto notai che il cielo non era più sereno come un quarto d'ora
addietro; in fondo, dalla parte della costa tirrena c'erano alcune
nuvole e di tratto in tratto lampeggiava. Forse per effetto dei discorsi
tenuti sino allora, quella vista mi fece una certa impressione che però
mi guardai bene dal[XII.2] comunicare a' miei compagni i quali non
s'erano nemmeno accorti del cambiamento successo nell'atmosfera.
Tuttavia, preso in disparte un marinaio, gli chiesi sottovoce:--Avremo
burrasca?
Il marinaio, che non era un miracolo di cortesia, si strinse nelle
spalle,[XII.3] nè io potei capire se la mia domanda gli sembrasse
ridicola o se realmente egli non fosse in grado di far pronostici.
La sala di prima classe era quasi piena. Una signora francese, seduta
davanti al pianoforte, sonava a memoria alcuni _notturni_ di Chopin,
incoraggiata dalle sommesse approvazioni di dieci o dodici uditori di
buona volontà; i posti intorno alla tavola erano in gran parte occupati.
Due uomini maturi giocavano a scacchi, i coniugi Riani sfogliavano i
giornali illustrati mentr'_egli_ cingeva amorosamente col braccio la
vita di _lei_; un signore calvo che aveva l'aria d'un colonnello in
pensione consultava l'_Indicatore generale delle ferrovie e dei
piroscafi_; una zitellona scriveva qualche nota nel suo taccuino.
Finalmente, davanti a sette tazze di tè e sette piattini di
_sandwiches_, sedevano con molta gravità sette Inglesi tra maschi e
femmine, così somiglianti fra loro che le femmine si distinguevano dai
maschi soltanto per merito dei vestiti. Essi mangiavano i _sandwiches_ e
sorseggiavano il tè con la regolarità d'una compagnia di soldati che fa
l'esercizio,[XII.4] e quando il più anziano fra loro, certo il capo
della famiglia, diceva qualche parola, gli altri rispondevano in coro:
_yes... o yes... indeed_.
Appena la signora francese ebbe finito di suonare, un giovine, che aveva
una vocina simpatica di tenore, e che seppi essere un negoziante di
Bologna, cantò una graziosa romanza intitolata: _Sognai_; dopodichè
molti si ritirarono nelle loro cabine e non rimasero in sala che quelli
i quali avevano intenzione di passarvi la notte. Fra i primi ad
andarsene furono i signori Riani che mi salutarono con molta cordialità.
In quel momento la sposa mi parve più bella che mai.
* * * * *
Trattandosi d'una sola notte non m'ero fatto dare una cabina neppur io:
m'ero scelto invece un buon posto sul divano e vi avevo deposto il mio
_plaid_ e il mio mantello per acquistarmi quello che i giureconsulti
chiamano diritto d'_usucapione_.
Prima di coricarmi risalii sopra coperta affine di vedere lo stato del
cielo. Non erano successe notevoli variazioni; però le nuvole s'erano
avanzate alquanto sull'orizzonte e lampeggiava con maggiore frequenza.
Anche il rullio del piroscafo era divenuto più sensibile.
Comunque sia, io non tardai a sdraiarmi sul divano col mio _plaid_
arrotolato sotto il capo e il mio soprabito sui piedi. Quattro o cinque
passeggieri erano già addormentati; il tenorino russava profondamente
poco distante da me.
Un marinaio spense tutti i lumi meno uno.
Rimasi alcuni minuti supino con gli occhi aperti ascoltando con
curiosità i vari rumori del piroscafo in movimento, i colpi secchi e
regolari dell'elice, l'ansar della macchina, lo scricchiolio dello
scafo, il tintinnio dei vetri, il sordo borbottare dell'acqua che
spumeggia rabbiosa lungo la carena. Alla fine la stanchezza mi vinse,
sentii un gran peso alle palpebre e pigliai sonno.
Non so per quanto tempo dormissi; so che uno scroscio violento, uno
strepito di cristalli infranti mi fece sbarrar gli occhi spaventato. E
al fioco raggio del lume che ardeva ancora vidi ogni cosa traballare
intorno a me, e altre figure sonnacchiose come la mia sollevarsi a mezzo
sul divano e guardarsi in giro atterrite. Una campana che suonava a
distesa ci avvertì di un pericolo imminente; urli disperati si alzarono
da ogni parte. Qualcheduno disse:--Tutti sopra coperta, tutti sopra
coperta.--Mezzo svestito com'ero mi precipitai verso la scaletta ove
s'accalcavano uomini in camicia, donne scapigliate, discinte, alcune
delle quali si trascinavano dietro o tenevano in collo dei bambini
quasi ignudi, cascanti dal sonno. E chi gridava, e chi piangeva, e chi
si raccomandava al Signore, e chi bestemmiava, e chi domandava con
piglio istupidito:--Cos'è? Cos'è stato?[XII.5]
Delle torcie a vento accese sul ponte rischiaravano il lugubre
spettacolo. Il cielo era nuvoloso e solcato da spessi lampi; ma con mio
stupore il mare si conservava abbastanza tranquillo, nè io sapevo
rendermi conto di ciò che era avvenuto. C'eravamo scontrati con un altro
vapore? Avevamo urtato contro uno scoglio? Mistero.
Certo si è che il capitano con aspetto risoluto, ma bianco come un
lenzuolo, circondato da una dozzina di marinai, gridava con voce
stentorea:--Subito le lancie in mare.--Riuscii a farmi strada fino a lui
e a chiedergli di che si trattasse. Egli mi guardò con un sorriso che mi
rimescolò il sangue e rispose freddamente:--Il vapore ha investito in un
banco e sarà sommerso in venti minuti. Se i passeggieri avranno
giudizio, è sperabile di salvarne due terzi.
--E l'altro terzo?
Il capitano tornò a sorridere: poi mi disse:--Nell'altro terzo ci sarò
anch'io.
E si voltò a dar de' nuovi ordini.
La folla cresceva, cresceva. E cresceva lo schiamazzo e la confusione.
Tutti facevano ressa dalla parte ove erano state calate le prime
imbarcazioni; tutti volevano esser tra i primi a discendere.
* * * * *
Vidi il capitano avanzarsi con un revolver in mano verso alcuni de' più
riottosi.
--Chi disubbidisce lo uccido,--egli disse con un piglio che non lasciava
il minimo dubbio sulla sincerità delle sue intenzioni.
--Non ci sta più nessuno,--si gridò da una delle lancie.
--Prendete il largo,[XII.6]--ordinò il capitano.
--Prendete il largo,--egli ripetè voltandosi fieramente e puntando la
pistola contro un tale che voleva opporsi.
Non pochi intanto, o pazzi, o disperati, o impazienti, s'erano gettati
in mare, sia nel desiderio di finirla più presto, sia nella speranza di
esser raccolti da un'imbarcazione o di guadagnar a nuoto la riva.
Avrei forse potuto cacciarmi avanti, scendere anch'io in una lancia, ma
lasciavo passare gli altri, non per magnanimità, non per disamore della
vita, ma per accidia, per una specie di fatalismo, o, meglio ancora, per
una fiacchezza generale di tutte le membra, aggiunta a un'ansia
affannosa, a un'oppressione di respiro che mi teneva inchiodato al mio
posto e mi annodava la lingua.
Come si può ben credere, i passeggeri delle varie classi erano mescolati
insieme, e in mezzo alla calca io non vedevo più nessuno dei compagni di
viaggio con cui avevo chiacchierato piacevolmente nelle prime ore del
tragitto. O forse li vedevo senza riconoscerli, tanto le fisonomie eran
contratte dal terrore, tanto gli atteggiamenti erano strani, tanto era
grande il disordine dei vestiti, seppur la parola _vestito_ poteva
applicarsi a quelle camicie cascanti, a quelle sottane male allacciate,
a quei mantelli gettati sulle spalle come vien viene.[XII.7]
Io pensavo agli sposi Riani, pensavo ai discorsi che essi avevano fatto
nel dopopranzo, quasi avessero avuto un presentimento di ciò che doveva
succedere. E chiedevo a me stesso: Dove saranno? Saranno ancora a bordo?
Saranno in un'imbarcazione? Saranno affogati?
Ed ecco da due voci ad un punto sento pronunziato il mio nome. Erano
dessi, marito e moglie, distanti pochi passi da me, immobili, addossati
ad un argano. Si tenevano per mano. Così giovani, così belli, parevano
rassegnati a morire. Perchè è destino che nella vita ci sia una vena di
comico anche nelle cose più tragiche, io mi vergognai in quel momento
d'essere senza cravatta davanti a una signora la quale non avea che uno
sciallo sopra la camicia. Tuttavia questo scrupolo balordo non fece che
attraversarmi la mente, e avvicinatomi ai due sposi, dissi loro:--Forse
c'è ancora tempo. Moviamoci. Tentiamo.
Appena proferite queste parole, una manovra mal riuscita fece piegar
d'improvviso il vapore sul fianco; un urlo spaventevole salì al cielo,
fui travolto da una ondata di gente e balzato nell'acqua. Altri molti
eran precipitati con me e si dibattevano disperatamente; al bagliore
d'un lampo scorsi fra quelli i due Riani già presso a sommergersi. Abile
nuotatore, arrivai in un attimo a loro. Il Riani ebbe il tempo di dirmi:
_salvatela_, e si svincolò a forza dalla sua donna che gridava:--No,
Camillo, Camillo... non voglio esser salvata... Camillo.
Allorchè ella non vide più il suo sposo, allorchè ebbe la certezza
ch'egli era stato ingoiato dalle onde, chiuse gli occhi e svenne. E
nuotavo, nuotavo vigorosamente per raggiungere una lancia che non era
molto lontana, e già stavo per toccare la meta, quando la giovane
riavendosi, e guardandomi in atto supplichevole:--No,--disse,--no... per
amor di Dio, non mi salvate... lasciatemi morire....
E poichè io non badavo alle sue parole ella fece uno sforzo sovrumano
per liberarsi da me. Nella lotta che ne seguì, un'onda passò sul capo di
entrambi, e mentre io mi agitavo per tornare a galla, il corpo svelto e
flessuoso di Maria sguizzò dalle mie braccia.
* * * * *
Quand'io rimisi la testa fuori dell'acqua ero solo. L'istinto della vita
prevalse a ogni altro sentimento, e dopo aver pensato invano alla
salvezza altrui pensai alla mia. In due nuotate fui presso alla lancia
da cui veniva un gridio confuso: gemiti di donne, pianti di fanciulli,
voci iraconde o pietose che dicevano:
--Non c'è più posto.
--Si rischia di capovolgersi.
--Uno ci può stare ancora.
--No, no.
--Ce ne possono star due.
--Neppur uno, neppur uno.
--Ma sì, abbiate carità.
In mezzo a questo tramestio, due braccia nerborute mi presero per di
sotto le ascelle e mi trassero nella barca ove mi trovai pigiato,
compresso in quell'informe catasta di carne umana.
--Basta adesso, per Dio,--si urlò rabbiosamente.
E i più furibondi strapparono i remi dalle mani dei marinai per
respingere i nuovi naufraghi che tentavano d'accostarsi.
--Presto, presto,--gridò colui che sedeva al timone,--allontaniamoci
prima che il vapore si sommerga e formi il vortice.
I marinai si misero a vogare con quanta lena avevano, ma fosse il peso
della barca, fosse la corrente contraria, noi facevamo ben poco cammino.
E intanto a qualche centinaio di metri da noi il vapore andava a grado a
grado sprofondandosi nell'acqua. Era uno spettacolo che agghiacciava il
sangue nelle vene. Al lume delle fiaccole, che, come torcie funerarie,
ardevano ancora sulla coperta, noi vedevamo un brulichio di figure
umane. Erano i disgraziati che non avevano potuto riparare in nessuna
imbarcazione. Chi correva come un pazzo da poppa a prora e da prora a
poppa, chi s'aggrappava alle catene e alle funi, chi s'arrampicava sulle
antenne, chi stava rannicchiato sui pennoni guardando stupidamente in
giù. A un tratto il movimento di discesa si fece rapidissimo, si
spensero i fanali e le torcie, e la nave s'inabissò in mezzo a un
gorgoglio spaventevole. Il vortice tanto temuto ci raggiunse, ci
avviluppò nelle sue spire; la barca girò ripetutamente sopra sè stessa,
i remi andarono in pezzi, il timone si ruppe, fummo tratti a capofitto
come lungo l'arco d'una cascata, e il mare parve sul punto di chiudersi
sopra di noi. Nello spasimo di quella suprema agonia il nodo che mi
serrava la gola si sciolse, misi un grido acuto, e...
--Signore, signore,--disse qualcheduno vicino a me scotendomi forte per
una spalla,--signore, si svegli.
* * * * *
Apersi gli occhi (bisogna ritenere che fino allora avessi soltanto
creduto di aprirli) e mi trovai sul divano in una posizione
disagiatissima.
Quegli che mi scuoteva per la spalla era il negoziante bolognese che la
sera innanzi aveva cantato in chiave di tenore.
--Ma come?--balbettai confuso.--Dove siamo?
--Per bacco! Sul vapore... e già vicini a Genova.... Ella deve aver
sognato qualche cosa d'orribile.
--Come lo sa?
--Sfido io. Ha messo un grido straziante che ci ha svegliati tutti.
E, invero, gli altri viaggiatori che avevano passato la notte nella sala
comune mi guardavano con aria inquieta e disgustata. Scommetterei che a
più d'uno era balenata l'idea ch'io non avessi il cervello a
segno.[XII.8]
--Sì, sì,--risposi mogio mogio, alzandomi a sedere sul divano,--mi
pareva che facessimo naufragio.
--Corbezzoli! Meno male che non era che un sogno.... Però il sogno della
mia romanza era più innocente. Se ne ricorda?
--Sicuro.
--Io ho una gran passione per la musica,--continuò il mio espansivo
interlocutore,--e credo che se avessi potuto andar sul teatro, avrei
fatto una discreta carriera.
--Senza dubbio, senza dubbio,--replicai distratto.
Mi pareva mill'anni[XII.9] di prender una boccata d'aria libera, e
rivestitomi alla meglio salii sopra coperta ove c'erano già alcune
persone più mattiniere di me.
La coppia Riani mi venne incontro.
--Noi abbiamo veduto spuntare il sole,--mi disse la signora. E soggiunse
con entusiasmo:--C'erano alcune nubi, e il sole le ha spazzate via
tutte. Con questo tempo il viaggio per mare è delizioso.
--E voi come avete dormito?--mi chiese l'avvocato Camillo.
--Se sapeste!--risposi.--Sognai che andavamo a picco.
--Nientemeno?--proruppe la signora ridendo e mostrando la doppia fila
de' suoi bianchissimi denti.
--Curioso fenomeno i sogni!--io ripigliai.--Mi pareva così vero, così
vero.
--E noi due che fine si faceva?... Via, raccontateci.
In quel momento il vapore imboccava il porto di Genova.--No,
no,--diss'io,--piuttosto che sentir raccontare un brutto sogno, guardate
questa bella realtà.... Guardi, signora Maria, guardi le colline liguri,
guardi la Lanterna, guardi la città che biancheggia laggiù in fondo....
Non è vero ch'è una vista magnifica?
--Sì, avete ragione.... Oh Camillo!--esclamò la giovine, posando la
testa sulla spalla di suo marito in uno di quegli slanci di tenerezza
che lo spettacolo delle cose belle desta nei cuori gentili.
I due sposi non badavano più a me. Io mi ritirai in disparte a pensare
al mio sogno.