LA DOTE D'ORSOLINA.

Se in un giardino si trovano dei pomi maturi, una bella ragazza di

diciott'anni, e un bel giovinetto di venti, e non si rinnova la storia

di Adamo ed Eva, è proprio un miracolo. Non occorre nemmeno il serpente.

Nei dintorni di Milano c'è uno stabilimento industriale circondato da un

parco, ove il signor Carlo Y----, figlio del proprietario, s'incontrava

sovente con l'Orsolina, figlia del capo-fabbrica.

Egli è un bel giovane che ha appena finiti i suoi studi, e la ragazza è

un tipo milanese perfetto; svelta, brunetta, graziosa. Si vedevano ogni

giorno, si piacquero, e dichiararono di amarsi sul serio,

coll'intervento del Sindaco e la registrazione nello "stato

civile."[VIII.1] Per disgrazia, invece del serpente che incoraggiasse i

loro progetti clandestini, li vide il cassiere della casa, che si

credette in obbligo di avvertirne il padrone, il quale appunto in quel

giorno aveva ricevuto una lusinghiera proposta di matrimonio pel figlio.

Si trattava d'una ricchissima signora di Como,[VIII.2] che portava in

dote case, campagne e capitali, con un quarto di nobiltà per giunta, e

le solite speranze.

Il babbo del signor Carlo, uomo di lunga esperienza, capì subito che non

bisognava attaccare il giovinotto di fronte; nell'amore, l'opposizione è

un incentivo, e gli ostacoli sono sproni.

--Sarà un amoretto giovanile,--egli pensava,--bisogna farlo cessare con

prudenza, e si fece chiamare il capo-fabbrica.

Il sor Fabrizio era un ambrosiano all'antica,[VIII.3] la probità in

persona, calmo e operoso ad un tempo, e fino come una volpe, sotto

un'apparente bonomia.

--Dite un po', Fabrizio, vi siete accorto che mio figlio va ronzando

intorno alla vostra figliuola?[VIII.4]

--Non me ne sono proprio mica accorto.

--Ebbene, ve lo dico io per vostra norma a scanso di pericoli. 10

--Pericoli non ve ne possono essere, la mia Orsolina è una perla!

--Lo so benissimo, ma la gioventù... m'intendete....

--Anzi non intendo niente!... io vado superbo... e mi chiamo altamente

onorato della predilezione del signor Carlo.

--Va bene fino ad un certo punto,... ma sapete... i giovinotti... non

bisogna troppo fidarsi....

--Mi meraviglio!... sono discorsi questi che mi sorprendono... e, se non

fosse lei che parla, farei subito tacere chi osasse di calunniare i miei

signori padroni. Sono quarantadue anni e quattro mesi che li servo, e

non ho avuto che a lodarmi di tutti loro. Primo il signor Giacomo di

venerata memoria,... poi il signor Gaspare di pari probità,... adesso

lei che seguita le onorate tradizioni della casa, poi verrà il signor

Carlo a continuare l'inalterabile sistema.... A Milano li conoscono,

neh? e anche fuori! Sono case vecchie... e bisogna andar superbi di

servirle!

--Vi ringrazio, vi ringrazio, ma non bisogna confondere le cose; gli

amoretti non hanno a che fare cogli affari. Insomma, capite bene che i

giovani si scaldano presto la testa, e allora....

--Allora tocca a lei, se non è contento, di allontanare il signor

Carlo. Da parte mia, se i giovani si amassero, do il mio pieno consenso,

ed anzi mi reputo ben fortunato di diventare il suocero del mio futuro

padrone!

--Oh, là... là... come andate avanti! non si tratta già di matrimonio!

--Ma allora,... di che si tratta?

--Infatti vi parlerò chiaro. Mi vien fatta una proposta di matrimonio,

che potrebbe convenire a mio figlio, e che a me conviene perfettamente.

Si tratta d'una ricchissima signora!... capite bene....

--Capisco benissimo... se colla ricchezza ci entra anche l'amore, niente

di meglio! ma se l'amore mancasse... ci sarebbe il superfluo senza il

necessario.

--Ma neanche il solo amore basta per maritarsi... ci vuole la dote!

--Sicuro!... è giustissima, ci vuole la dote, anzi, ci vogliono delle

doti... e il denaro è la cosa meno necessaria alla felicità,...

specialmente per chi ne ha più del bisogno.

--Converrete, caro Fabrizio, che un padre ha pieno diritto di scegliere

per suo figlio un partito conveniente.

--Verissimo!... Qualora al figlio convenga il principale, che è la

donna, il padre ha diritto di occuparsi dell'accessorio... che è la

dote.

--Ebbene, vi dirò in confidenza chi sarebbe la donna, e poi mi direte

francamente la vostra opinione. Si tratta della figlia unica del signor

B----, della casa B. S. e Comp., di Como.

--Una bellissima ragazza... e ricchissima.

--Il padre vedovo cede alla figlia tutta la dote materna, la magnifica

villa sul lago, la galleria dei quadri, e vi aggiunge un cospicuo

capitale. Poi, alla sua morte il resto. Di più, la madre della ragazza

era contessa, ciò che la mette in parentela colle famiglie più nobili.

Trovatemi, caro Fabrizio, fra le vostre aderenze un simile partito!

--Ecco, le dirò quello che penso. Fra le mie aderenze conosco le terre

dell'Orsolina;... essa le ha divise in quattro tenute; un vasetto di

geranio, uno di reseda, un garofano e un rosaio. Non ha spese di

coltura, perchè governa tutto da sè; non teme la grandine, perchè ad

ogni minaccia li mette al coperto. Denaro non ha che quello che guadagna

colle sue mani, ma siccome spende sempre meno di quanto guadagna, così

ha sovente qualche risparmio da mettere alla banca del popolo. Conosco

la signora B----, l'ho veduta quest'inverno a Milano; è bella, ma meno

dell'Orsolina; si veste di velluto, ma lo trascina nel fango delle

strade; ha carrozze e cavalli di lusso, cocchieri in parrucca, palchi in

teatro, ma non so se le rendite della sua dote basteranno a pagare tutte

le spese! È vero che i miei signori padroni non hanno bisogno di

denaro,... e possono fare anche un matrimonio passivo, per il gusto

d'avere una villa sul lago, una galleria di quadri... e un quarto di

nobiltà. Alla mia Orsolina bastano i giardini pubblici e la galleria di

Brera,[VIII.5] nostre proprietà comuni, come cittadini milanesi,... e

per la nobiltà l'Orsolina ha la sua parte, e tanto bella che non

vorrebbe cederla per nessuna altra. Essa ha ereditato la medaglia del

merito militare, che mio figlio ha guadagnata combattendo valorosamente

nelle guerre per l'indipendenza della patria, e che morendo sul campo di

battaglia ha mandata a sua sorella col mezzo d'un camerata ferito al suo

fianco.

Così dicendo, Fabrizio si asciugava gli occhi gonfi di lagrime, e non

potè proseguire; le parole gli rimasero strozzate nella gola alla

memoria di tanto sacrificio!

Il padrone, parimenti commosso, lo guardava tacendo, quando s'aperse

l'uscio, ed entrò nello studio il giovane Carlo.

--Padre mio,--egli disse,--so tutto; il cassiere mi ha informato delle

vostre intenzioni; io vengo ad aprirvi il mio cuore. Amo teneramente

l'Orsolina, e le ho promesso di sposarla; essa è degna di portare il

nostro nome, e sarà la provvidenza della nostra casa, come lo era la

povera mia madre, che dal cielo approva la mia scelta. Voi non vorrete

che io manchi alla parola d'onore, sagrificando anche il mio affetto. Ho

tutta la venerazione per il signor B---- di Como e sua figlia, ma

rinunzio volentieri a tutte le loro ricchezze e sento che sarò più

felice coll'Orsolina senza dote....

--Come senza dote?--saltò su a dire Fabrizio un po' risentito.

--Se parli con lui,--soggiunse il padre di Carlo, con mal dissimulata

ironia,--sua figlia è più ricca della signora B----.

--Sicuro,--rispose Fabrizio,--mia figlia appartiene alla classe che

produce, e le signora B---- alla classe che consuma. È facile tirarne le

conseguenze. Se poi le doti morali sono da preferirsi alle materiali,

chi più dell'Orsolina ha un cuor d'oro, una mente retta, un giudizio

sano, un'anima onesta? È certo però che, per quanto possa essere

profonda la sua affezione, essa non concederà mai la mano di sposa ad un

giovane, che non abbia ottenuto il pieno consenso paterno, specialmente

se questo giovane è ricco! C'è dunque realmente un pericolo, quello di

passare per intriganti, o di veder mia figlia deperire per un amore

infelice; noi non abbiamo altre ricchezze che l'onore e la salute, ma

queste ci bastano per vivere e non abbiamo bisogno d'altro. Io condurrò

mia figlia lontano da tale pericolo,... e da questo momento domando il

mio congedo.

Fabrizio era sincero ed era alieno dal conoscere il proprio valore.

Bensì lo conosceva il padrone che fidava interamente il buon andamento

della fabbrica sull'onestà e sull'attitudine del suo capo. La partenza

di lui equivaleva ad un fallimento; un buon capo-fabbrica val più d'una

ricca dote; il padre di Carlo si affrettò quindi a chiedere a Fabrizio

la mano di Orsolina per suo figlio; e quando alle doti morali della

futura nuora aggiunse anche il valore del padre di lei, s'accorse

benissimo che se mantenendo la promessa del figlio aveva fatta una

buona azione, aveva conchiuso, in pari tempo, anche un ottimo affare.

First Italian Readings · 第 35 / 101 题