SOTTO L'OMBRELLO.

Mancavano ancora più di tre chilometri per arrivare alla villa quando

cominciò a piovere.

La signora Susanna guardò in alto, allungò il braccio e ricevette le

prime goccie sul dorso della mano e sulla faccia. Poi disse a suo nipote

ch'era un ragazzo tra i quattordici e i quindici anni:--Ferruccio, va in

due salti laggiù dalla[V.1] vecchia Marta; ella avrà forse da prestarci

un ombrello. Tu, Cecilia, resta qui.... Non faresti che inzaccherarti

tutta.

In pari tempo la signora Susanna aperse il suo ombrellino e disse alla

figliuola:--Finchè torna Ferruccio, vieni sotto anche tu. Non sarà un

gran riparo, ma a qualche cosa servirà pure.--Però Cecilia rispose:--No,

mamma, è inutile, in due non ci si sta.[V.2]

Ferruccio non tardò a ricomparire, seguito a pochi passi di distanza da

una donna trafelata che teneva sotto il braccio un grande ombrellone

rosso.

--Non sarebbe meglio che s'accomodassero da me per un quarto

d'ora?--disse officiosamente la nuova arrivata.--Già questo tempaccio

tanto non può durare.... Creda, signora, sarebbe meglio.... Se poi non

vuole, eccole un ombrello.... Un ombrello da povera gente, ma non ho che

questo.

--Grazie, Marta,--replicò con affabilità la signora Susanna.--Verrei da

voi volontieri; ma è già tardi e il desinare ci aspetta. Accetto il

vostro ombrello che vi farò avere più tardi. E grazie di nuovo.

Ferruccio e Cecilia ridevano fra di loro contemplando quell'ombrellone

da curato che pareva dover proteggere sotto le sue ali un'intera

famiglia.

--Tutti e tre a braccetto, tutti e tre a braccetto,--esclamò la ragazza

battendo le mani.

--Nemmen per sogno,[V.3] bimba che sei,--riprese la madre.--A te il mio

parasole, Ferruccio terrà l'ombrellone e farà da cavaliere a me.

Queste disposizioni piacquero poco a' due cugini le cui facce si

allungarono di alcuni centimetri. Ma la signora Susanna non se ne

accorse, perchè in quel momento ella s'era voltata al rumore di una

carrozza che si avvicinava.

Era la timonella del dottor Lonzi.

--Signora Mellini,--gridò il dottore fermando il cavallo e sporgendo la

testa fuori del mantice alzato a metà,--vuol salire in timonella? Ho un

posto disponibile.

--In verità,--rispose la signora Susanna,--se non credessi di farla

deviare dal suo cammino, accetterei.

--Si figuri.... Passo anzi davanti alla sua villa. E in ogni caso.... Mi

dispiace piuttosto di non potere offrire ospitalità a que' due

signorini.

--I due signorini vanno a piedi,--disse Cecilia tutta contenta.

E restituendo alla madre l'ombrellino si ricoverò sotto l'ombrello

rosso.

--Quella lì resterà una bimba sino all'estrema vecchiezza,--osservò la

signora Susanna mentre, aiutata dal dottore, saliva in timonella. E

continuò, rivolgendosi ai due ragazzi:--Mi raccomando di non far pazzie

e di andar subito a casa. Ferruccio, tu sei il più giovine, ma sei anche

il più savio. Abbi tu giudizio per tua cugina. Te l'affido.

Il dottore Lonzi scosse le redini sul collo al cavallo che si mise al

trotto.

--Ha sentito?--disse con aria d'importanza Ferruccio.--È affidata a me.

Dunque rispetto e soggezione.

--Oh!--esclamò Cecilia.--Che cavaliere formidabile! Con un buffetto lo

getterei in fosso.

--Questa vorrei vederla,--replicò Ferruccio piccato.

--To', mi negheresti d'esser tre buone dita più basso di me?

--È una calunnia. Ci siamo forse misurati quest'autunno?

--Quest'autunno no, ma l'autunno passato.

--Qui sta il _busillis_.... In un anno io son cresciuto e tu no...

almeno in altezza.

Quest'allusione alle curve nascenti di sua cugina parve a Ferruccio

un'audacia immensa, ond'egli arrossi e chinò gli occhi a terra.

La ragazza rimase un momento in forse se doveva ridere o arrabbiarsi, e

si contentò di borbottare fra i denti:--Sguaiato!

--Un altr'anno poi ce la conteremo,--soggiunse Ferruccio, lieto d'averla

passata liscia.[V.4]

--A proposito di che ce la conteremo?

--Oh bella! A proposito della mia statura.

--Sicuro... diventerai il gigante Golia.... Ma andiamo, grullo, lo sai

tenere o no quel famoso ombrello?

È innegabile che Ferruccio lo teneva piuttosto male, costretto com'era a

camminare in punta di piedi per non parer meno alto della cugina. Per

peggio tirava vento, e ogni tanto una raffica faceva piegare l'asta ora

da una parte, ora dall'altra.

--Io faccio la doccia dal lato destro,--osservò Cecilia.

--E io dal lato sinistro.

--Vuoi lasciar provare a me?--disse la giovinetta.

--Lasciarti l'ombrello?

--Sì, per cinque minuti.

--Ma nemmen per sogno.

--Via, sii compiacente.

--Ti dico di no.

Ma Cecilia, ostinatella per indole, non voleva smettere e tentava di

conquistare con la forza ciò ch'ella non poteva ottener colle

buone.[V.5] Tira di qua, tira di là, l'ombrello che non aveva le molle

ben salde si chiuse a un tratto pigliando come in una trappola le teste

dei due contendenti.

Quando poterono riaprirlo, Ferruccio aveva il cappello a sghimbescio e

Cecilia era tutta arruffata; grondavano poi tutti e due come se fossero

usciti allora da un bagno.

--Colpa tua,--gridò la ragazza.--Sgarbataccio!

--Ah colpa mia! Fosti tu che....

A questo punto però l'ilarità prese il sopravvento e i due cugini si

guardarono in viso ridendo a più non posso.[V.6]

--Fu una bella capata.

--Eh, lo credo io. Debbo aver un bernoccolo sulla fronte.

--E anch'io qui....

--Povera cuginetta!--esclamò Ferruccio.

--Non rider così forte,--disse Cecilia fingendo un comico sgomento.--Se

scuoti troppo l'ombrello, esso ne fa ancora una delle sue[V.7] e torna a

chiudersi.

--La gran disgrazia! Non si stava punto male lì sotto.

Anche questa volta Ferruccio credette d'essersi lasciata sfuggire una

frase arrischiata anzichenò, e divenne rosso.

Cecilia gli lanciò un'occhiatina in cui c'era un fondo

d'inconscia civetteria; poi, atteggiandosi a donna di

proposito:--Orsù,--disse,--facciamo da gente soda il resto del cammino.

Ella passò di nuovo il braccio sotto a quello del suo cavaliere e gli si

strinse addosso quanto più era possibile.--Così sarò al coperto con

tutta la persona,--ella disse.

Ferruccio si sentiva intorno una specie d'inquietudine, un malessere non

provato ancora; un malessere però così delizioso che in quel momento

egli non l'avrebbe cambiato con nessuna cosa al mondo.

E Cecilia intanto, chinando verso di lui la leggiadra testina, gli

parlava come non gli aveva parlato mai sino a quel giorno, come si

parla, non già a un fanciullo che si prende per compagno di chiassi, ma

a un giovinetto che può essere il confidente, l'amico.

A vedersi finalmente trattato da pari a pari da una ragazza che aveva

quasi quindici anni e mezzo e ch'era bellina davvero, Ferruccio non

capiva in sè dalla contentezza. Sulle prime era confuso, si impappinava,

ma a poco a poco gli si sciolse lo scilinguagnolo e cominciò anch'egli a

discorrere con un calore, con un'enfasi insolita.

Quante cose si dissero i due cugini sotto a quell'ombrello! Ricorsero i

tempi dell'infanzia allorchè vivevano nella stessa città e passavano

insieme molte ore della giornata, bisticciandosi spesso, tirandosi anche

di tanto in tanto per i capelli, ma non potendo mai star divisi. Più

tardi le famiglie erano andate ad abitar paesi diversi, e Cecilia e

Ferruccio si rammentavano d'aver pianto dirottamente il giorno della

separazione. Sì, certo, avevano pianto, avevano giurato di scriversi, ma

poichè sapevano fare appena le aste, non c'era stato caso di mantener la

promessa. Però Ferruccio era venuto sin da quell'autunno a passar le

vacanze presso gli zii, e così negli autunni successivi. Era quella

anche per Cecilia la più lieta stagione dell'anno. È vero, c'era stato

un po' di raffreddamento quando Cecilia pareva voler diventare un

campanile e Ferruccio invece non si decideva mai a crescere. Allora ella

lo guardava proprio dall'alto al basso.[V.8] Basta; ormai questa

umiliazione era finita, e Cecilia riconosceva lealmente che Ferruccio

non faceva punto una cattiva figura al suo fianco. Ma! Che peccato di

non poter andar a braccetto tutto l'anno! Che peccato di non poter

sempre confidarsi i pensieri intimi, i desiderii segreti, le piccole

contrarietà della vita!

I due cugini sdrucciolavano nel patetico. Chi sa che cosa riserbava loro

l'avvenire? Una serie di disinganni, una morte precoce forse... brr...

l'idea sola faceva gelare il sangue.

--Non dirlo nemmeno, Cecilia,--esclamò Ferruccio.

--Ti dispiacerebbe davvero se io morissi?

--Oh che discorsi!--egli replicò fissandola con occhi umidi.

Ella, per risposta, gli premette dolcemente il braccio.

Questo dialogo sentimentale fu interrotto da una voce.

--Ehi, ragazzi, volete spicciarvi?

Era la signora Susanna la quale aspettava la figliuola presso la

cancellata della villa ov' essi erano giunti senz'accorgersene.

--E adesso,--continuò la signora Susanna,--mi farete la grazia di

spiegarmi perchè tenevate l'ombrello aperto? Son più di venti minuti che

ha smesso di piovere.

--Ha smesso di piovere!--gridarono Cecilia e Ferruccio pieni di

maraviglia.

--Ma sì.... Eravate nelle nuvole? Di Cecilia non mi stupisco; ella non

sa mai dov' abbia la testa; ma tu, Ferruccio, vergogna! E in che stato

siete! Col fango fin sopra i capelli! Su, presto, andate a mutarvi

vestito, e poi subito a tavola. Tu, Ferruccio, consegna l'ombrello a

Menico che lo riporti alla vecchia Marta. Già per quello che vi ha

servito, si poteva fare a meno di prenderlo.[V.9]

--No, mamma, credilo, sotto quell'ombrello si stava benissimo,--disse

Cecilia avviandosi a casa.

--Birichina!--le susurrò all'orecchio Ferruccio mettendosele al fianco.

First Italian Readings · 第 26 / 101 题