Era stata una lieta mattinata. Due giorni avanti gli operai avevano
buttato giù l'estremo mezzo metro di terra sbucando dal lato opposto
della collina. E proprio da questa parte ora facevano ultimi lavori
d'impalcatura.
Cardello avea badato al trasporto delle grosse travi e dei tavoloni,
e aveva anche aiutato i manovali a piantare, a legare, a inchiodare,
stimolandoli con l'esempio.
Poi il Piemontese e lui avevano percorso la galleria da un capo
all'altro, contenti che non fosse accaduto nessun tristo incidente.
Più tardi, una famiglia di signori villeggianti là vicino avevano
voluto visitarla. Le signore e le signorine procedevano paurose, fra
strilli e risate.
Due bambini correvano, tornavano indietro, riprendevano a correre,
felicissimi di trovarsi sotto terra.
Uscendo all'aria aperta dal lato opposto i bambini avrebbero voluto
tornare addietro e rifare la strada, ma Cardello si era opposto;
sarebbero stati d'impaccio agli operai che, dopo colazione,
riprendevano il lavoro di sgombero e di muratura. E così quelli
risalivano la collina assieme con Cardello, che dava spiegazione per
contentare la curiosità delle signore ancora meravigliate di aver
avuto il coraggio di attraversare la galleria....
Un rumore sordo, un urlo soffocato! Cardello si diè a correre
all'impazzata in mezzo agli alberi di ulivi, divenuto tutt'a un tratto
pallido come un cadavere, agitando le braccia disperatamente,
gridando:--Oh Dio! oh Dio!--e chiamando a nome il padrone. Si era
precipitato giù da un ciglioncino col pericolo di rompersi il collo, e
neppure scorgeva il Piemontese e parecchi operai che urlavano e
piangevano davanti la bocca della galleria e non osavano di
entrare. Dovette premersi il cuore con una mano; se lo sentiva
scoppiare!
Pochi momenti di esitanza; poi il Piemontese e lui s'inoltrarono
cautamente con una lanterna accesa. Dal centro della galleria
arrivavano gemiti e grida. Due operai mezzi sepolti dalla frana
gemevano:--Aiuto! Aiuto!--
Cardello si era buttato carponi, smovendo il terriccio con le mani,
e senza punto curarsi del pericolo, tirava fuori dall'ingombro i due
sventurati che fortunatamente non erano neppure feriti.
E gli altri?... Come soccorrerli?
Tornavano indietro. Le signore e i bambini, impietriti dallo spavento
erano rimasti, là tra gli ulivi, con un confuso terrore d'imminente
pericolo che il terreno si sprofondasse sotto i loro piedi; e
scoppiavano in grida e in pianti vedendo arrampicarsi affannosamente
il Piemontese Cardello e parecchi altri operai che accorrevano a
portar soccorso dall'altra bocca della galleria, con zappe e
picconi... Anche da questa parte si erano potuti salvare altri due
operai contusi, mezzi asfissiati dalla frana che li aveva
coperti. Mancavano tre....
Il Piemontese afferrò Cardello per un braccio.
--Bada!....
La frana aveva fatto una smossa.
Ma Cardello, liberatosi con uno strappo dalla vigorosa stretta, si
dava a buttar da lato con una pala il materiale cautamente,
insistentemente, rimovendo pezzi di travatura frantumata, scavando
anche qui con le mani per paura che la pala non ferisse qualcuno dei
sepolti. Gli altri non potevano aiutarlo per la strettezza del
posto. Nessuno fiatava; e nel sinistro silenzio si udiva il raspare di
Cardello che, ora ginocchioni, ora carponi, continuava a lavorare.
Quando arrivarono sul luogo il Sindaco, il Pretore, i carabinieri, tre
cadaveri erano stesi al sole neri, gonfi, quasi irriconoscibili. La
gente che, alla notizia, portata in paese da un operaio, era accorsa
precedendo il Sindaco, il Pretore e i carabinieri, si affollava
attorno ai disgraziati, commiserandoli, chiedendo notizie agli
scampati, a Cardello, al Piemontese, che guardava attorno come un
ebete, pensando alle conseguenze di quella disgrazia!
E tra le grida strazianti dei parenti che piangevano i morti,
Cardello si affannava a spiegare al Pretore:
--Erano state prese tutte le precauzioni possibili. L'impalcatura non
poteva essere più solida; possono attestarlo gli stessi operai.
--Intanto abbiamo qui tre cadaveri!--rispondeva il Pretore,
consultando con gli occhi il Sindaco e il brigadiere.
Faccia il suo dovere,--disse il Piemontese, avanzandosi verso il
Pretore:--Io ho la coscienza tranquilla. L'inchiesta dimostrerà che
non c'è stata trascuranza da parte mia. L'ingegnere provinciale la
settimana scorsa--chiamo in testimonianza il signor Sindaco,--non ha
trovato niente da ridire.
--È vero,--confermò il Sindaco.
--Intanto, per semplice formalità, non posso fare a meno di ordinare
il suo arresto,--soggiunse il Pretore.
--Sono ai suoi ordini.
Cardello, vedendo condur via il padrone tra due carabinieri, si mise
a corrergli dietro, voleva essere arrestato anche lui, assumere la sua
parte di responsabilità. E piangeva, piangeva!
--Torna sul luogo; bada a tutto. Non darti pensiero di me. Ho la
coscienza tranquilla.--
Cardello si sentiva accapponare la pelle pensando che pochi minuti
prima, assieme con le signore e coi bambini, era passato sotto il
punto dov'era avvenuta la frana! E ripeteva:
--Quando si dice il destino! È proprio vero: ognuno ha il suo
destino!--
I due ingegneri provinciali e quello del Genio Civile furono
maravigliati della intelligente cooperazione di Cardello nella
inchiesta. Per ogni appunto egli aveva una risposta esplicativa,
chiara, precisa, esauriente.
Dovettero convenire che tutte le precauzioni suggerite dall'arte,
dall'esperienza erano state messe in opera, e che la disgrazia di
quella frana non era umanamente prevedibile.
Cardello in quei terribili otto giorni avea perduto il sonno e
l'appetito. La sera, tornando a casa, gli sembrava di trovarsi in un
deserto, quasi le stanze si fossero ingrandite e fossero divenute
stranamente paurose. Non sapeva darsi pace che il padrone stesse nella
lurida buca del carcere in cui doveva soffrire immensamente,
quantunque gli fosse stato concesso di farsi portare letto e
biancheria di suo, e il desinare, pel quale Cardello sfoggiava tutta
l'abilità culinaria appresa al servizio del Decano. E sembrò quasi
impazzito la mattina in cui apprese che il Piemontese sarebbe stato
rimesso in libertà per inesistenza di reato. Gli avea ornato la camera
con fiori a mazzi e sciolti e sul cassettone, in mezzo ai fiori avea
collocato il vasetto pezzo unico, non ancora spedito a Torino per
esservi venduto, tentando così di ricordare al padrone la ripresa
degli esperimenti. Chi sa? Forse il caso li avrebbe aiutati ad
ottenere altri pezzi unici anche migliori di quello.
Dopo di essere scampato miracolosamente dal pericolo della frana,
Cardello avea acquistato una gran fiducia nel suo destino. Gli
pareva mill'anni di trovarsi a capo della fabbrica di stoviglie
stagnate. E per ciò si era affannato a rimettere in ordine lo
stanzone dov'era il piccolo forno in mezzo, e la legna in un angolo, e
in un altro la creta da lui tenuta attentamente umida per averla
subito pronta sotto mano. Quella pulizia, quell'ordine dovevano dar
nell'occhio al Piemontese appena fosse entrato colà, e spronarlo,
istigarlo.
Si era piantato davanti il portone del carcere in attesa dell'usciere
o del brigadiere (non sapeva chi dei due) che doveva portare l'ordine
di scarcerazione. E appena vide comparire il Piemontese, che gli
parve sofferente e così dimagrito che le straordinarie orecchie
sembravano più enormi di prima, Cardello gli si precipitò incontro a
baciargli le mani ridendo convulsamente dalla gioia.... Se lo sarebbe
tolto in collo e lo avrebbe portato così trionfalmente fino a casa, se
quegli lo avesse permesso, e se, invece di lasciarsi baciare le mani,
non lo avesse abbracciato e baciato su le due guance.
--Grazie di tutto quello che hai fatto! Sei un buon figliuolo! Su, su!
Niente sciocchezze!--
Il Piemontese, ordinariamente serio e freddo, aveva la voce
commossa, e non potè trattenersi dal ridere quando Cardello, non
sapendo come meglio esprimere la sua grande gioia, buttò per aria il
berretto, gridando inattesamente:--Viva Umberto I!... Viva il Re!