IL PADRE CAPPELLANO.

Ti rimanderemo al tuo paese--gli aveva detto il brigadiere.

Ma oramai egli aveva preso gusto a quella vita errabonda; e se avesse

avuto quattrini, o se il Pretore, invece di sequestrare tutti i

burattini di don Carmelo, li avesse lasciati in mano di lui, gli

sarebbe bastato l'animo di continuare a fare il burattinaio per

proprio conto. Sapeva a memoria molte parti e riusciva ad imitare

così bene la voce dell'Orso peloso secondo i diversi personaggi, che

col solo aiuto di un ragazzo per muovere un altro burattino, lo stesso

aiuto che da principio egli aveva dato a don Carmelo, si sarebbe

potuto guadagnare facilmente il pane.... Mah! Mah!

L'Orso peloso gli soleva ripetere, le rare volte che era di buon

umore:

--Prima di morire, voglio far testamento e lasciare ogni cosa a te!

Non ho parenti in questo mondo, e non posso portarmi i burattini

nell'altro per far l'opera in Paradiso o nell'Inferno dove

andrò. Intanto non ho intenzione di morire presto; sarò sempre in

tempo pel testamento.

E Cardello, ogni sera, avanti di addormentarsi, aveva fantasticato a

lungo intorno al caso che lo avrebbe reso padrone di quelle parecchie

dozzine di pupi, e di tutti gli attrezzi del teatrino, augurando

però al padrone lunga vita, anche perchè così avrebbe potuto

strappargli interi i segreti del mestiere di burattinaio, di cui già

era infatuato come del più bel mestiere di questa terra.

Invece, ora si trovava solo, in mezzo a una via, pieno di sgomento per

l'avvenire. Quel po' di danaro sarebbe stato appena sufficiente a

farlo vivacchiare una settimana. E poi?

Ancora gli sembrava un brutto sogno tutto quel che era accaduto; e una

mattina, più scoraggiato che mai, si era seduto su gli scalini della

chiesa del monastero di Santa Chiara, coi gomiti appoggiati alle

ginocchia e la testa tra le mani. Aveva il cuor grosso e gli occhi

pieni di lacrime.

--Eh!... di': tu sei il ragazzo del burattinaio che ha ammazzata la

moglie, è vero?--

Colui che gli rivolgeva questa domanda gli avea posato una mano su la

spalla quasi per scuoterlo da quello stato di tristi riflessioni.

Cardello rizzò la testa e lo fissò impaurito.--Senti,--riprese

quegli:--se tu volessi allogarti per servitore, faresti la tua

fortuna.--

E senza dargli tempo di rispondere continuava:

--In casa del signor Decano Russo, che è anche cappellano di questo

monastero. Vieni con me in sagrestia. Non potresti trovar di meglio,

se hai voglia di mangiar tutti i giorni la santa grazia di Dio. Si

mangia bene in casa del signor Decano; dolci a bizzeffe. Ti

piacciono i dolci? E poco da fare: andargli dietro dalla casa alla

chiesa quando va a recitare l'uffizio o ad assistere alla messa

cantata; reggergli l'ombrello, quando piove; lustrargli le

scarpe... e fargli da mangiare... Oh, se tu non sai, egli

t'insegnerà. Ne sa più lui che un cuoco... Su, vieni in sagrestia;

sta prendendo il caffè coi biscottini.--

Cardello esitava. Quel vecchietto col collare e la papalina non

voleva farsi beffa di lui?--Sono il sagrestano,--soggiunse colui,

vedendosi guardato con tanto d'occhi.--Spicciati, vieni.--

Il Decano era seduto su un seggiolone con piano e spalliera di cuoio,

vicino alla grata che aveva una piccola ruota in un angolo. Sul

tavolino, il vassoio con la tazza vuota, il bricco e un altro vassoio

con un resto di biscotti indicavano che egli aveva finito allora

allora la sua colazioncina.

Grasso, corto, bianco di capelli, con un bel faccione rotondo, mani

piccole e ben fatte, e il grosso anello decanale di smeraldo a un dito

della mano destra, il cappellano conversava con l'Abadessa, quando il

sagrestano introdusse Cardello, che lo avea seguito riluttante e

quasi trascinato pel braccio.

--Ecco, padre cappellano, il servitore che ci vuole per vossignoria.--

Il Decano squadrò Cardello da capo a piedi.

--È il ragazzo del burattinaio che ha ammazzato la moglie. Si trova

disoccupato. Può provarlo una settimana, un mese. Mi hanno

assicurato che è un buon ragazzo, svelto, intelligente; quel che ci

vuole per vossignoria. E arriva proprio in tempo.

--Che cosa sai fare?--domandò il Decano con voce incoraggiante.

--Il burattinaio,--rispose Cardello.

--Va bene,--riprese il Decano sorridendo:--Ma in casa mia occorre di

fare tutt'altro.

--Gliel'ho già spiegato quel che dovrebbe fare,--soggiunse il

sagrestano.

--Sì, sì, figlio mio; lascia il brutto mestiere di burattinaio, che fa

commettere tanti peccati alla gente. Il signor Cappellano ti

tratterà bene, da buon sacerdote.--

Si udiva una dolce voce femminile dietro la grata, voce di donna

matura, ma con qualcosa di così fresco e di gentile, di materno, che

Cardello si era sentito rimescolare tutto, quasi da quell'oscurità

gli avesse parlato la misera donna Lia; giacchè la voce dell'Abadessa

somigliava molto quella dell'assassinata, che gli avea davvero voluto

bene come a un figlio.

--Che ne dici?--riprese il Decano:--Puoi entrare in servizio fin da

questo momento. Il mio vecchio servo è morto ieri l'altro. È stato

con me diciotto anni.

--Se mi vuole...--balbettò Cardello.

--Ma bisognerà farsi togliere cotesti capellacci da oprante.

--E il signor Decano ti rivestirà da capo a piedi....

--S'intende, s'intende... Intanto prendi questi biscotti, col permesso

della nostra madre Abadessa... Mangiane tre, quattro. Gli altri

mettili in tasca... e ringrazia la madre Abadessa.

--Grazie,--pronunziò Cardello con voce affiochita dalla commozione.

* * *

Otto giorni dopo, chi lo avrebbe riconosciuto, vestito tutto di nero,

con abito lungo e cappello a staio e le mani affogate in un paio di

guanti di lana color cioccolata? Si sentiva un po' buffo, quasi in

maschera; ma che importava? Fin dalla prima giornata Cardello avea

capito che col signor Decano si poteva stare benissimo, e che la

fortuna lo aveva proprio aiutato.

Il signor Decano, in verità, gli sembrava un po' matto, con quella

grande smania per la pulizia. Cardello, appena entrato in casa,

aveva ricevuto la prima istruzione:

--Quando viene qualcuno non permettere che metta il piede dentro, se

non si è ripulito perfettamente le scarpe in questi ferri e nella

pedana. Fosse il re in persona, non entri se non si è ripulito le

scarpe. Hai capito?

---Sissignore.

--Si risponde: "Eccellenza, sì". E bada, oggi ti ho lasciato venire al

mio fianco dal monastero fino a qui. Non sapevi; il burattinaio non

poteva insegnarti la buona educazione, ed ho lasciato correre per

non darti una mortificazione lungo la strada. Ma il servitore deve

seguire il padrone a dieci passi di distanza, tenendosi un po' su la

sinistra. Guarda; così. Io vado avanti: uno, due, tre,

cinque... dieci passi; muoviti, un po' più a sinistra, tenendo

sempre la stessa distanza. Bravo! Non ridere; sono cose serie. Hai

capito, ora?

--Sissi... Eccellenza, sì.

--Tu non sei il servitore del primo venuto, ma del Decano Russo della

Matrice... Questo grosso anello con la pietra verde può portarlo al

dito soltanto il Decano; gli altri canonici, no. E il Decano tuo

padrone è anche cappellano delle monache di Santa Chiara. Per

questo, domani andrai dal barbiere a farti tagliare i capelli,

corti, a spazzola, come devono portarli i servitori della gente

perbene, dei signori. Parrai un altro... Ed ora, aiutami a

svestirmi. Il cappello va sùbito spolverato, con questa spazzola

fine, delicatamente, e poi riposto nella scatola là, sempre a quel

posto, per l'ordine. Il mantello, in quell'armadio, e il robone

pure, ben spazzolati; hai capito?

--Eccellenza, sì.

--E per cucinare?

--So cucinare i maccheroni.

--È poco. T'insegnerò; dovrai imparare. L'arrosto, il fritto, l'umido,

e gl'intingoli... Il dolce ce lo manderanno tutti i giorni le

monache. Per questo passo tre, quattro ore al giorno ad ascoltare le

sciocchezze che mi dicono dietro la grata del

confessionile... Pettegolezzi di teste fasciate... Ma i dolci sono

eccellenti... E poi io non la penso come quel tale che diceva:

o paglia o fieno

purchè il ventre sia pieno!

Ci vuole buona carne, buon brodo, buon pesce... Imparerai a far la

spesa, venendo con me, nei giorni che io sarò impedito. I macellai

sono ladri, e i pescivendoli peggio. Occorre aprire tanto

d'occhi. Mentre io reciterò l'uffizio, tu lustrerai le scarpe e gli

stivali, ogni giorno, e spazzerai le stanze, e spolvererai i mobili, i

quadri..., delicatamente. Gli stivali, pei giorni di pioggia, devono

essere sempre pronti. Dieci paia di scarpe e cinque paia di

stivali. Monsignore dice che gli stivali non sono da sacerdoti... Ma

l'umido del fango, se mai, non se lo prende lui, e i reumi

neppure. Alla mia salute devo badare io. Se mi buscassi un malanno,

non verrebbe Monsignore a togliermelo di dosso... E il letto? Sai

rifare un letto? La mattina, si disfà, abballinando le materasse

perchè prendano aria... E poi... le lenzuola ben stirate, ben

rincalzate dal capezzale, da qui e dai lati, da non fare una grinza;

la più piccola grinza non mi farebbe dormire.--

Cardello, abituato con l'Orso peloso che parlava poco e a scatti,

si sentiva un po' intronata la testa dalla parlantina del nuovo

padrone; e lo guardava maravigliato, quasi sospettoso che dentro quel

corpo corto, grassoccio, roseo, fosse nascosto un meccanismo da fargli

muovere rapidamente la lingua.

E nei due giorni dopo, altre e altre istruzioni e raccomandazioni.

Cardello, che si riconosceva appena da sè, coi capelli rasi,

guardandosi nello specchio, fu però a un pelo di scappar via quando il

signor Decano gli fece indossare quel vestito nero con cui doveva

andargli dietro a dieci passi di distanza, portando sotto braccio

l'ombrello di seta rossa, grande quanto una casa, col manico di rame,

fosse cattivo tempo o no, perchè non si sapevano mai, uscendo di casa,

i capricci della stagione.

Era un abito smesso del padrone, che non portava sempre la veste

talare. Spelato nelle maniche, rossiccio, era stato una specie di

livrea pel vecchio servitore morto, ed ora doveva servire per

Cardello.

--È un po' largo, un po' lungo; ma tu crescerai, e tra qualche mese ti

andrà bene. Tutt'al più, faremo un po' scorciare le maniche e anche

i calzoni.--

Quando Cardello vide presentarsi la tuba, fece un gesto di

ribellione:

--Mi burleranno,--disse, quasi piagnucolante.

--Parrai un signore, coi guanti.--

La tuba gli scendeva su gli orecchi.

--È troppo larga per me!

--Con un po' di carta torno torno dietro il cuoio.... È quasi nuova.

Cardello scoppiò a ridere vedendosi infagottato a quel modo.

Che cosa doveva fare, povero Cardello? Perdere quella fortuna? Lo

avevano burlato al suo paese, quando aveva indossato il camicione

bianco e il cappellone di feltro, col tamburo su la pancia, e lui non

se l'era presa. Avrebbe fatto lo stesso ora in quella cittaduzza dove

pochi lo conoscevano.

E la prima mattina che uscì così mascherato, come egli diceva, andando

dietro al padrone a dieci passi di distanza, con l'ombrello di seta

rossa sotto l'ascella, camminava impacciato, a occhi bassi, senza

punto curarsi se la gente ridesse di lui. Ridevano le monache in

sagrestia dietro la grata, affollate per vedere il nuovo servitore del

cappellano; ma l'Abadessa gli fece prendere una tazza di caffè coi

biscottini, e il signor Decano, per quella volta soltanto, permise

ch'egli godesse del regalo su lo stesso tavolino ma in piedi,

discretamente discosto.

E la madre Abadessa lo felicitò di aver rinunziato al mestiere di

burattinaio, che--ripetè--faceva commettere tanti peccati alla gente,

perchè l'opera, se non lo sapeva, è invenzione del demonio.

--Rappresentavamo anche il martirio di Santa Genoeffa--disse

Cardello, che non riusciva a persuadersi che l'opera fosse

invenzione del demonio.

--Il demonio sa tutte le male arti; si traveste anche da santo per

ingannare gli uomini. Ora tu devi apprendere le cose di Dio che

t'insegnerà il padre cappellano.

Cardello · 第 16 / 30 题