CARDELLO ENTRA IN ARTE.

Il giorno appresso don Carmelo prese a dargli le prime lezioni del

mestiere.

--Sta' attento: guarda come faccio io. Questi sono i fili delle mani;

questi dei piedi. Si tirano in su così, secondo quel che dice il

personaggio. Sta' attento! Ecco, Pulcinella passeggia....--Buon

giorno!--E move la mano così, per salutare.... Ecco: Pulcinella

deve dare un calcio nel sedere a Peppe-Nappa.... Si fa così... Hai

capito?

Ora eseguisci tu...--Buon giorno!...--Ma no! Così, da' un

calcio.... Bravo!.... E non bisogna tenere il fantoccio per aria, se

no si mette a girare... Bravo!.. Così!...--

Cardello avea creduto che la cosa fosse difficile e che egli non

sarebbe mai riuscito. Sbarrava tanto di occhi in viso a don Carmelo,

si grattava il capo; e siccome due o tre volte, nei giorni scorsi,

colui gli avea lasciato correre qualche scapaccioncino, se eseguiva

male i suoi ordini, ora Cardello si aspettava uno scapaccione da un

momento all'altro.

Giacchè l'Orso peloso era manesco, specialmente in certe ore della

giornata; dopo desinare, per esempio, quando aveva bevuto i litri di

vino che Cardello andava a comprargli ogni giorno dalla signora da

cui gli era stato affittato il magazzino. Quel vino era forte,

schietto; e quantunque don Carmelo dicesse che non si poteva

scherzare con esso, faceva scoppiettare le labbra a ogni bicchiere

tracannato e vi scherzava con molta confidenza. Allora, invece di

sentirsi allegro, diventava burbero, cupo; e trovava pretesti per

bisticciare con la moglie e per picchiarla, se essa, abbozzato un po',

gli dava qualche risposta che non gli faceva piacere.

Cardello aveva gran pietà di quella povera donna. Vedendola

piangere, le toglieva di braccio la creaturina addormentata o che si

era staccata strillando dal petto della mamma pel movimento da essa

fatto nel ripararsi dai colpi del marito; e si metteva a cullarla, a

farla delicatamente sobbalzare per acchetarla, dandole anche baci, e

accostando la faccina alla gota, con una specie di carezza.

E a quella vista anche l'Orso peloso sentiva diventar tenero il suo

vino; e continuando a brontolare e a minacciare la moglie, cominciava

ad aggirarsi pel magazzino, ad andare su e giù, stringendosi la cigna

di cuoio ai fianchi, dandosi un'arruffata ai capelli; e all'ultimo,

fermatosi a gambe larghe davanti a Cardello, strizzava gli occhi

ammammolati e sghignazzava:

--Sai fare anche il balio, eh? Ninna, oh! Ninna oh! Ah! Ah! Ah--

Sentendolo ridere a quel modo, Cardello aveva paura, e si

allontanava accostando più stretta la bambina al petto, guardando

l'Orso peloso con sguardi sospettosi.

--Va' a comprarmi il tabacco per la pipa,--gli disse quegli una volta,

cercando di levargli la bambina di braccio.

--Dorme; non la fate svegliare.--

E Cardello indietreggiava, indietreggiava, supplicandolo con gli

occhi, senza accorgersi che là dietro era una sbarra di legno per

terra. Inciampò, barcollò, diè un urlo e cadde rovescio, sbattendo la

testa su una grossa pietra sporgente dal muro.

La mamma, accorsa, con una mano avea sollevato la bambina, e con

l'altra avea aiutato Cardello a rizzarsi.

Egli sembrava soltanto un po' sbalordito. Tutt'a un tratto però,

sentito un forte dolore all'occipite, si era tastato con le mani nel

punto che gli doleva....

--Ahi! Ahi!--strillò, quasi l'accorgersi del sangue, che gli avea

tinte le mani, gli avesse subitamente reso più acuto il dolore...

--Zitto!... Lasciami vedere! Non è niente!--

L'Orso peloso lo afferrava per la testa, scartava con le punte delle

dita i capelli insanguinati, chino per osservar meglio la ferita.

--Non è niente! Su! Un po' d'acqua fresca. Vieni qua. Lascia fare a

me!... Dieci gocce di sangue.... Eh! Ohe cosa vuol dire non aver

anche due occhi dalla parte di dietro!.... Non far lo

spiritato!... Non è niente.... Ecco! L'acqua fresca è miracolosa! Ma

non per berla.... Eh! eh!--

La sbornia gli era sparita a un tratto, ed egli voleva ridere, e

rideva anche Cardello che si era lasciato far i bagnoli di acqua

fresca senza opporsi, per paura che l'Orso peloso non lo trattasse

peggio.

--Un po' di gonfiore! Nient'altro. Va' là; hai dura la cuticagna,

Cardello, eh? eh?--

Lo accarezzava, un po' ruvidamente, sballottandolo di qua e di là per

le spalle; voleva vederlo ridere a ogni costo. E all'ultimo, scorgendo

che l'Orso peloso si mostrava buono, Cardello rise quasi suo

malgrado, e, per far la pace, gli disse:

--Debbo andare a comprarvi il tabacco?--

L'Orso peloso volle dargli un segno della sua generosità, e gli mise

in mano un soldo di più:

--Con questo ti comprerai un soldo di liquirizia.

* * *

Si mangiava bene però nel magazzino del burattinaio. Ogni sera il

teatrino, com'egli lo chiamava, era affollato di spettatori; il

sabato e la domenica, due infornate. Posti da cinque soldi, con

seggiole, pei cavalieri: posti da tre soldi con panche, per la

maestranza, posti da un soldo, in piedi, per la marmaglia. Non

avevano altro svago in quel paesetto, e don Carmelo era molto bravo

nell'arte sua. Repertorio svariatissimo: tutta la serie delle imprese

dei Cavalieri della Tavola Rotonda, tutte le commedie e le farse dove

Pulcinella, Tartaglia e Peppe-Nappa e Peppe-Nino facevano

smascellare dalle risa.... Per ciò si mangiava bene a colazione e a

desinare. Don Carmelo si dilettava anche di cucina, e Cardello

ingrassava a vista d'occhio con quei piattoni colmi di spaghetti col

pomodoro che egli stentava a finire, con certe fette di carne che non

aveva mai viste neppur da lontano e col vino che don Carmelo lo

costringeva a bere, dicendogli:

--Giù! Tracànnalo d'un fiato! Questo fa buon sangue.--

E buon sangue se ne faceva, anche troppo, lui. Certe sere Cardello

si stupiva che al momento della rappresentazione don Carmelo

riacquistasse, come per incanto, tutta la lucidezza di mente che

occorreva e parlasse spedito.

Da otto giorni era preannunziato lo spettacolo: Vita e morte di

Santa Genoeffa; e l'Orso peloso e sua moglie lavoravano a mettere

in assetto i personaggi: a trasformare Colombina in Santa

Genoeffa, Carlo Magno in Principe del Brabante, e altri pupi in

gentiluomini di corte. Da otto giorni, Cardello si esercitava a far

andare e venire dalle quinte di carta la cerva, personaggio

importantissimo, che dava il latte ai due bambini nel bosco dove Santa

Genoeffa viveva coperta di stracci, e a far muovere il macchinismo

dell'ultimo atto, quando l'anima della santa doveva salire in cielo

fra una gloria di angeli e di serafini, opera di don Carmelo, che la

restaurava, incollando, dalla parte di dietro, pezzetti di cartone

alle ali dei serafini sgualcite e alle nuvole strappate.

In quei giorni l'Orso peloso era intrattabile; ogni minima

contrarietà lo faceva andare su le furie; e alla sua povera moglie

eran toccati parecchi pugni e schiaffi, e a Cardello certi

scapaccioni da farlo traballare su le gambe.

Quando l'Orso peloso andava a far la spesa, la povera donna si

sfogava con Cardello.

--Se non fosse per questa creatura!

--E come vi siete maritata con lui che è tanto più vecchio di

voi?--gli domandò una volta Cardello.

--È stata la mia disgrazia!

--Avete la febbre?

--Che importa! Se il Signore mi volesse! Ma prima dovrebbe far morire

questa creaturina qui!--

La poverina batteva i denti:

--Sono già tre mesi che mi trascino con la quartana.

--Volete che chiami il medico, di nascosto di lui?

--E le medicine chi me le dà? La quartana se n'andrà da sè, com'è

venuta.

--E se non se ne va?

--Me n'andrò io, e finirò di penare!--

Cardello prendeva in braccio la bambina che già aveva imparato a

conoscerlo e gli sorrideva e gli stendeva le manine, bionda, rosea,

mentre la sua mamma lavorava. Cardello le ripeteva:

--Dovreste parlare con la nonna, se volete che venga con voi.--

La vecchietta era venuta più volte a ringraziare il burattinaio per

quel che faceva per suo nepote.

Due o tre volte egli l'avea trattenuta a desinare con loro, ma del

progetto di condur via Cardello non le aveva mai fatto accenno. Da

prima avea voluto convincersi dell'intelligenza e dell'abilità del

ragazzo; poi, riuscita la prova, avea pensato che era meglio parlarne

proprio il giorno avanti di partire.

Se la vecchia rispondeva di no....

--Non te la senti, di scappare?--avea egli domandato al ragazzo.--Tua

nonna, va' là, mi sarà grata che le tolgo l'impaccio di pensare a

te.--E Cardello aveva risposto serio serio:

--Vedremo!--

Vita e morte di santa Genoeffa doveva essere l'ultima

rappresentazione. Quella sera però la folla fu così grande, anche

perchè si sapeva che Cardello avrebbe fatto la sua parte, che

bisognò mandar via la gente e promettere una ripetizione dello

spettacolo per la sera dopo.

I compagni di Cardello, incontrandolo per la via quando il

burattinaio lo mandava attorno per qualche commissione, gli

domandavano:

--Che fai? Impari l'arte del burattinaio?--

E Cardello si vantava:

--Ora so far muovere i pupi! Sto imparando una parte.--

Si era costrutto da sè un fischio; anzi ne avea costrutti parecchi, di

quelli che servono per la voce nasale di Pulcinella--due pezzetti di

canna, con in mezzo una striscia di fettuccia, legati insieme da un

po' di refe--e li avea venduti un soldo l'uno. A chi gli

domandava:--Cardello dove vai?--egli rispondeva con lo strillo

pulcinellesco, quasi come segno del mestiere che intendeva di

scegliere.

Poi avea parlato della cerva che sembrava viva, con le corna

ramificate alte così; l'avrebbe manovrata lui. E avea parlato delle

nuvole, degli angeli e dei serafini che portavano su, in cielo,

l'anima di Santa Genoeffa. Si girava una manovella, e le nuvole e gli

angeli e i serafini e l'anima di Santa Genoeffa montavano lentamente

su. Cosa maravigliosa!

Già lui imitava le voci di diversi burattini. Le spacconate di

Peppe-Nappa, le birichinate di Peppe-Nino, i discorsi tartagliati

di Tartaglia, le bizze di Colombina, le rodomondate di Orlando e

di Buovo d'Antona, gli uscivano di bocca così ben eseguiti che

sembrava di udire la stessa voce di don Carmelo e di sua moglie. I

ragazzi stavano ad ascoltarlo a bocca aperta. Soprattutti, poi, egli

rifaceva Pulcinella con le sue poltronerie, coi suoi strilli di

paura, con le sue vanterie nei momenti che non si trovava di faccia

qualcuno....

Don Carmelo però non avea potuto indurre Cardello a fare proprio

una parte.

--Quando saremo in un altro paese. Qui mi vergogno.--

Finchè si trattava di far muovere i pupi, Cardello, nascosto

dietro il fondo della scena, non si sentiva intimidire. Ma far la

parte, no. Se la gente riconosceva la sua voce, avrebbero cominciato

a gridare:--Bravo, Cardello! Viva, Cardello!--E sarebbe finita;

non avrebbe più saputo aprir bocca!

Contrariamente a quel ch'egli si aspettava, la nonna non si oppose che

andasse via col burattinaio.

--Ve lo raccomando come un figlio! È un povero orfanello.

--Non dubitate,--le rispose la moglie di don Carmelo:--È buono, si fa

voler bene.

--E se muoio,--soggiunse don Carmelo:--(io non ho parenti) lascio ogni

cosa a lui; sani la sua fortuna.--

Così, otto giorni dopo, Cardello andava via col burattinaio, seduto

sur un cassone accanto alla moglie di quello, in uno dei carretti che

portavano la roba. Don Carmelo con la pipa in bocca e un cappellaccio

in testa, gli dava la voce dall'altro carretto:

--Stai come un principe, eh?

Cardello · 第 7 / 30 题