L'ORSO PELOSO.

Da tre giorni, nel paesetto non si parlava di altro che dell'arrivo

del burattinaio.

Davanti al magazzino da lui preso in affitto, una folla di ragazzi

faceva ressa per vedere i preparativi delle rappresentazioni,

quantunque il portone socchiuso non permettesse di scorgere quel che

colui stava ad armeggiare là dentro.

Si udivano frequenti picchi di martello, stridori di sega, brontolìi

d'una voce arrochita che doveva essere del burattinaio, e, di tratto

in tratto, i vagiti di una creaturina già vista più volte dai ragazzi

in braccio alla giovine donna malaticcia che sembrava figliuola di

quell'uomo e invece--così si diceva--ne era la moglie.

Se qualche ragazzo, più ardito o più impertinente, osava di ficcare la

testa tra i battenti del portone socchiuso, o spingeva indietro la

parte di esso scostata dallo stipite, un urlo o una parolaccia

dall'interno lo faceva scappare sùbito via.

Ed era uno sbandarsi di qua e di là di tutta la ragazzaglia, appena il

burattinaio appariva su la soglia, in maniche di camicia, coi lunghi

capelli grigi in disordine, i calzoni malamente stretti ai fianchi da

una larga cigna di cuoio, con la pipetta di radica tra i denti, che

pareva dovesse bruciargli i baffi ispidi e folti e i peli della barba

che gli si arricciavano e arruffavano sul mento.

I ragazzi lo avevano soprannominato Orso peloso sin dal primo

giorno; ma poi si erano accorti che era meno orso di quel che

immaginavano.

Si piantava a gambe larghe su la soglia, con le braccia dietro la

schiena, tirando dense ondate di fumo dalla pipetta mezza

carbonizzata; e, dopo aver guardato attorno, si rivolgeva a qualcuno

di loro:

--Ehi, ragazzo! Vuoi comprarmi quattro soldi di chiodi simili a

questo?--

E appena il chiamato si accostava accennando di sì, l'Orso peloso

gli faceva una carezza, gli dava i soldi e il chiodo per mostra e

soggiungeva

--Ti farò entrare gratis la prima sera dell'opera.--

Così Cardello, come lo chiamavano, aveva ricevuto l'incarico di

parecchie commissioni, forse perchè il burattinaio, dall'aspetto

vispo, di vero cardello, lo aveva giudicato il più intelligente e il

più servizievole di tutti.

Cardello, appunto in quei giorni un po' disoccupato, passava gran

parte della giornata, assieme con gli altri ragazzi, davanti al

portone del magazzino. La sua curiosità era grande. Egli aveva sentito

parlare tante volte dell'opera dei burattini, ma non l'aveva mai

veduta. I burattinai arrivavano raramente in quel paesetto arrampicato

in cima a una montagnola dove bisognava andare di proposito a

scovarlo. E Cardello aveva appena dieci anni.

Tre o quattro commissioni rapidamente e bene eseguite lo avevano fatto

entrare nelle grazie dell'Orso peloso.

Ora Cardello non stava più fuori, a spiare ficcando la testa tra i

battenti del portone socchiuso. Andava e veniva affaccendato, perchè

il burattinaio aveva continuamente bisogno di qualche cosa: d'una

sbarra di legno, di quattro fogli di carta colorata, d'un litro di

petrolio, di un po' di minio, d'un metro di nastro rosso, d'una

matassa di spago, d'una cartata di tabacco per la pipa--e si faceva

anche aiutare da lui nel rizzare in fondo al magazzino il

palcoscenico.

Andando e venendo, Cardello passava con un sorriso di orgoglio e di

sodisfazione tra i compagni affollati nella piazzetta, che lo

tempestavano di domande:

--Hai visto i burattini?

--Sì; li abbiamo messi fuori dal cassone oggi.

--Belli?

--Alti quanto me. Paiono vivi; fanno paura.

--C'è, Pulcinella?

--E Colombina, e Tartaglia, e Peppe-Nappa, e il Mago, e il

Drago, con la lingua rossa e gli occhi rossi, che muove la coda.

--Da sè?

--Da sè. Sono già tutti appesi a un fil di ferro quelli che servono

per domani sera. Ce n'è tanti altri: re con la corona; guerrieri con

le spade; uno di essi si chiama Orlando.--

E tutti stavano a sentirlo a bocca aperta, invidiandolo, canzonandolo

anche, per sfogare il dispetto di vederlo preferito.

--Farai tu da Pulcinella?

--Diventerai burattinaio anche tu?

--Chi lo sa?--rispondeva Cardello.

E il giorno dopo lo seguirono in Piazza del Mercato, mentre andava ad

attaccare il cartellone coi pupazzetti: Pulcinella da un lato, col

randello in mano, e Tartaglia dall'altro con gli occhiali verdi e il

tricorno, nell'atto di prender tabacco da una tabacchiera che sembrava

una cassetta.

--Bravo, Cardello!--

E urli e fischi.

La gazzarra fu più rumorosa la sera in cui lo videro uscire dal

portone in camiciotto bianco e capellaccio grigio di felpa che gli

copriva le orecchie, col tamburo su la pancetta e in una mano il mazzo

con la grossa capocchia di pelle e nell'altra una bacchetta,

accompagnato dalla giovane moglie del burattinaio, in maglia carnicina

e vestito corto, che suonava la tromba, mentre Cardello picchiava

sul tamburo da un lato col mazzo e dall'altro con la bacchetta, serio,

impettito, quasi quello fosse stato sempre il suo mestiere.

Bùntiri! Bùntiri! Pepè! Peperapè! per tutte le vie e le viuzze del

paesetto, a fine di chiamar gente allo spettacolo. Intanto lo

spettacolo era Cardello camuffato a quel modo, che non si curava dei

fischi, degli urli, e si credeva diventato un personaggio

d'importanza.

Dagli usci, dalle finestre, era un accorrere su la via, un

affacciarsi, un ridere, un acclamare lui, che tutti riconoscevano

quantunque travestito, che tutti chiamavano a nome:

--Ehi, Cardello!

--Guarda Cardello!

--Evviva Cardello!

* * *

Giacchè Cardello era conosciuto più della bettonica, e voluto molto

bene, perchè si guadagnava il pane facendo qualunque servizio, sempre

pronto, sempre allegro, senza pretese. Due soldi, una bella fetta di

pane, quattro fichi secchi, un piatto di fave condite con olio e aceto

o altra cosa da mangiare; Cardello non rifiutava niente, non si

lagnava mai; ringraziava e andava via tutto contento.

--Povero ragazzo! È ammirevole!--diceva la gente.

Bùntirì! Bùntiri! Il burattinaio aveva avuto una bella idea, facendo

suonare il tamburo a Cardello.

Il ragazzo gli piaceva per la sveltezza e per la serietà. Quando gli

aveva domandato: "Vuoi suonare il tamburo?" Cardello aveva risposto

sùbito di sì.

--Ma bisogna che tu ti metta il camicione bianco e il cappellaccio di

feltro.

--Li metterò.

--Non ti vergognerai?

--O che rubo?

--Non farai come quell'altro, ricordi?--s'interruppe rivolgendosi alla

moglie--che agli urli e ai fischi della gente, buttò via tamburo,

camicione e cappellaccio in mezzo alla via... nel paesetto vicino

qui un mese fa.

--Me ne rido dei fischi! Non sono legnate.

--Bravo!--

La giovane moglie del burattinaio lo aveva interrogato anche lei nei

giorni avanti:

--Come ti chiami?

--Calogero; ma mi dicono Cardello.

--Perchè?

--Se lo sanno loro!

--E non ti dispiace?

--Anzi! Si chiama Calogero pure il becchino, lo spilungone giallo

giallo che mastica sempre tabacco. Meglio Cardello.

--Sei orfano? Non parli mai di tuo padre o di tua madre.

--Sono morti da un pezzo; non li ho neppure conosciuti.

--Quanti anni hai?

--Quindici.

--E con chi stai ora? Dove dormi?

--Dalla nonna, madre di mio padre.

--Ti dà da mangiare? Ti veste?

--Quando ne ha, mi dà quel che ha. Mi busco il pane anche da me. In

quanto ai vestiti, me li regalano, vecchi, rattoppati,

stracciati. Li metto come si trovano, corti, lunghi, larghi o

stretti. E poi, io non sento nè caldo nè freddo.

--Beato te!

--Quando ho freddo, mi metto a correre, faccio capriole e mi riscaldo

sùbito.

--Vuoi venire con noi?

--Dove?

--Pel mondo, di paese in paese. Suonerai il tamburo; potrai imparare a

muovere i burattini, a farli parlare.

--Magari!

--Sai leggere?

--Nisba.

--Che cosa vuoi dire?

--No; si dice così.

--T'insegnerà a leggere don Carmelo, mio marito. Così apprenderai le

parti.

--Chi sa se son bono?

--Ci vuol poco. E tua nonna?

--Non le diremo niente, altrimenti si metterà a piangere e non mi

lascerà partire.

--No, bisogna dirglielo.

--Glielo direte voi.

--A suo tempo, tra un mese, se qui faremo buoni affari.--

Don Carmelo intanto appendeva a un fil di ferro i burattini che

dovevano servire per la rappresentazione della sera appresso; e

Cardello seguiva attentamente con gli occhi l'operazione,

divertendosi a vederli girare per alcuni istanti da destra a sinistra,

da sinistra a destra, quasi volessero trovare una comoda positura

prima di fermarsi.

--Chi li fa i burattini?--domandò.

--Mio marito lavora la testa, le mani e i piedi; io li vesto.

--Ahoóh!--esclamò Cardello.--E potrò farli anch'io?

--Perchè no, se ci metterai un po' di testa?

--Ahoóh!--

Era il suo modo di esprimere la maraviglia.

--E come parlano? Aprono la bocca?

--Mio marito ed io parliamo per loro, e sembra che parlino essi. Non

hai mai visto l'opera?

--Mai!

--Don Carmelo, che in quel punto aveva per le mani Pulcinella, cavato

di tasca il fischio di canna e mèssolo in bocca, strillò:

--Cardello! Cardello!--

E fece muovere la mano di Pulcinella in atto di chiamare, Cardello

rimase a bocca aperta.

--Cardello! O che sei sordo?--riprese Pulcinella.

--Mi vuole davvero?--

Cardello voleva saperlo dalla burattinaia. Ma don Carmelo aveva già

appeso anche Pulcinella che, ciondolato un po', rimase fermo.

E in questo modo Cardello ebbe un'idea del come i burattini

parlavano.

* * *

La sera della prima rappresentazione però il suo stupore fu grande; i

burattini gli sembravano persone vive. Pulcinella, Tartaglia,

Peppe-Nappa lo facevano ridere; ma quando vide venir fuori il Mago

che operava le incantagioni per cui le persone non si riconoscevano

più l'una l'altra, e Pulcinella abbracciava Tartaglia credendo di

abbracciare Colombina, e Colombina abbracciava un paracarro

credendo di fare le sue confidenze a Pulcinella; e poi, quando venne

fuori il drago che buttava fiammate e fumo dalla bocca e voleva

mangiarsi tutti vivi vivi, il povero Cardello cominciò a tremare

dalla paura, e si sentì salire le lagrime agli occhi.

Fortunatamente Pulcinella trovava per terra l'anello incantato che

disfacea a un tratto l'opera maligna del Mago; e don Florindo

riceveva una scarica di legnate per compenso di esser ricorso

all'opera di costui, non sapendo come ottenere altrimenti la mano di

Colombina. Quella scarica di legnate fu una gran gioia per Cardello,

che si diè a battere furiosamente le mani, saltando in piedi su la

panca dove era stato a sedere, gridando:--Bravo! Bravo!--E la gente,

invece di applaudire il burattinaio, mèssasi di buon umore per questa

ingenuità, applaudì Cardello, che stupito e mortificato, corse a

nascondersi dietro il palcoscenico; e non ne uscì se prima non fu

sicuro che tutti gli spettatori erano andati via.

--Bravo,Cardello! Hai fatto la tua parte anche tu!--gli disse don

Carmelo:--O perchè piangi?

--Perchè... perchè....--

E non seppe dir altro.

Cardello · 第 5 / 30 题