Il Cavalier Letizia e Carletto Brenta, detto il _superuomo_, entrano
nella camera da letto della principessa, che serve anche da guardaroba
per gli intimissimi.
LA PRINCIPESSA (_Aiutandoli a levarsi il paltò_). E così?... Il ballo
nuovo? Furoroni?
LETIZIA. A me, è piaciuto moltissimo!
CARLETTO BRENTA. E a me, niente affatto!
LETIZIA. Si sa, io non sono un genio: io non ho talento! e me ne vanto!
Ma il Manzotti, ha avuto un grande successo.
— Successo di sartoria.
— Tre ballabili bissati e tutti i quadri applauditissimi.
— Contrastatissimi! Un insuccesso! In fatti una melensaggine banale,
volgare, idiota!... Una noiosità pretenziosa e interminabile!
— Diremo al Manzotti, un'altra volta, per divertire i... superuomini, di
far ballare lo Zacconi con l'Ibsen, o con quell'altro... come si
chiama?... Quello delle marionette?
— Con l'Ibsen hai detto una sciocchezza: con il Maeterlinck hai dato,
forse, un giudizio molto acuto. Ben inteso, senza saperlo, perchè in
arte, come in critica, appartieni agli innocenti.
Driiinnn!! (_Una sonata lunga, più lunga e più forte delle altre_).
LA PRINCIPESSA. Vengo!... Eccomi!... Il contino e il mio ambasciatore!
Capisco subitissimo alla scampanellata! (_Passando dalla cucina, mentre
si precipita nell'anticamera_). Presto, Romolo!... Mi raccomando! (_Dopo
aperto l'uscio, con un grido di gioia_). Eccoli! «il palpito del cor mi
fa indovina!» Buona sera signor Marchese! Sono stata oggi al grande
concertone delle nostre _Dame Viennesi_. Che splendori quella
Waldhofstein!... Evviva... Giusto in punto anche il nostro
Spinazzola!... Così la terna degli eletti è completissima! Avanti!
Avanti, in camera mia e tutte le pelliccie sul mio talamo; al sicuro!
Con tanta gente in continuo andirivieni, non si può mai garantire! — E
così, dunque, il ballo nuovo?... Fiaschissimo?
Il bel contino, allacciando con un braccio il vitone enorme della
principessa, le solletica la pelle e l'amor proprio, sfiorandole la
guancia coi baffettini biondi, ritinti e impomatati, mentre il galante
ambasciatore, palpeggiandola per cortesia, esalta quelle sue abbondanze
monumentali, ma non marmoree, con le solite espressioni del noto
repertorio. Invece il banchiere non saluta, non guarda nemmeno la
Strufelzkoy. Le butta sgarbatamente la pelliccia fra le braccia e
passando dall'anticamera al salotto, continua a sfogarsi, non contro il
decadimento dei grandi balli, famosi, della Scala, ma contro la
decadenza delle ballerine.
— I _ballerinn_, le ballerine!... Una specialità, un'istituzione, direi
quasi, ambrosiana! Ma la ballerina d'una volta, la vera, _adess_,
adesso, non c'è più! _Sott'i todesch_, sotto i tedeschi, allora, l'_era
propi tutta lee_!... Sana, allegra, spiritosa affettuosa!... Una cara
_popolina_ di famiglia, senza malizia, senza inganno e senza cotone!! Ti
prendeva per amante, _così, sui duu pee_ — sui due piedi — detto fatto —
e con la sola idea di divertirsi. E nessuna spesa, anzi, la ballerina
d'una volta, rappresentava una vera economia. Un paio di stivaletti, al
massimo, e dopo teatro una _barbajada_ con un _chifel_ al Caffè
dell'Accademia. Ma invece _adess_, adesso?... Fatturata come il
_Champagne_ svizzero, secca, tisica, schizzinosa, e anche, magari, col
_fradell_ che fa il socialista o l'_anarchic_!... Piena di esigenze, di
capricci, impastata di nervi, d'impostura e d'emicrania come _ona miee_,
investe i suoi benefizî in tanta rendita e parla di azioni, di
obbligazioni, di prestiti _mej d'on agent de cambi_!
Driiinn!!
Il nobile De-Farentes e l'ex maggiore Foscarini.
Il grande gentiluomo siciliano scambia a bassa voce alcune parole con
Romolo, che è corso a levargli il paltò, e con magnanimo sussiego gli
ficca tra le labbra il mozzicone di un trabucos nazionale; l'ex
maggiore, ancora con l'_ulster_ dal largo bavero di coniglio, solleva la
portiera e caccia nel salotto il cranio roseo, lucente, circondato da
una fitta corolla di capelli bianchissimi:
— Come mai?... Non ancora al giuoco?
Poi la portiera ricade e l'ex maggiore scompare per ritornar quasi
subito, stretto e impettito nel vecchio soprabito nero.
— E così?... questo ballo nuovo?... Un orrore, ho sentito?... Ma tutti
quei cretini della Commissione?... È ora di finirla, vivaddio!
L'ex maggiore non mette mai piede alla Scala, per via delle cinque lire
del biglietto — troppo caro! un orrore! — e in odio a Wagner, una delle
solite gonfiature dei milanesi. Ma è tra i più arrabbiati demolitori di
ogni spettacolo, perchè la Scala disturba le sue abitudini, lo obbliga
ad annoiarsi solo solo al caffè, sin dopo la mezzanotte, e fa cominciare
il giuoco troppo tardi.
Driiinn!! Driinn!! Driinn!!
Le scampanellate si seguono una dopo l'altra e, in breve, tutti gli
«intimissimi» affollano il salotto.
Il De-Farentes entra con gli ultimi arrivati discutendo a proposito di
Zola e di Dreyfus e mentre si dichiara _antidreyfusista_ per l'onore
della Francia e dell'esercito, prova se la ruota è in bilico e se gira
regolarmente. Ad un tratto, imprimendole un moto velocissimo esclama con
un tremito nella voce forte, imperiosa:
— _Messieurs faites le jeu!... Messieurs!_
I più vicini alla roulette cominciano a puntare: gli altri si alzano e
guardano il giuoco.
L'EX MAGGIORE (_correndo a mettersi accanto al De-Farentes_). Un
momento!... Un momento! Il nostro solito franchetto!... E sempre sul
rosso! Fedele al rosso!
L'ambasciatore, il contino, il banchiere si alzano gli ultimi, dopo aver
chiamato la principessa e ordinata la cena. Si avvicinano pure alla
roulette, disponendosi a giocare, ma lentamente, fermandosi ancora su
due piedi a criticare la debolezza del Governo, le incertezze della
Giunta, e ormai disperando dell'uno e dell'altra.
LA VOCE DI UN GIOCATORE: Ventisei!