_Nel quale Mousqueton, stato in procinto d’essere arrostito, andò a
rischio di esser mangiato._
Vi fu nella lancia lungo silenzio dopo la terribile scena da noi
raccontata. La luna, mostratasi per un momento, come se Dio avesse
voluto che nessun dettaglio di quell’avvenimento restasse celato agli
spettatori, scomparve a tergo alle nuvole; tutto tornò nell’oscurità,
spaventosa in tutti i deserti, e specialmente sul liquido deserto
chiamato l’oceano, e non s’intese più altro che il sibilo dei venti
sulla cima dei flutti.
Porthos fu il primo a parlare, e disse:
«Molte cose io vidi, ma niuna mi commosse quanto quella veduta
poc’anzi. Eppure, benchè turbato, vi dichiaro che mi sento contento: ho
sul petto cento libbre di meno, e alfine respiro libero».
E di fatti Porthos respirò con tal fracasso che diè prova vantaggiosa
della forza dei suoi polmoni.
«Per me, rispose Aramis, non dirò come voi; sono ancora atterrito,
a segno che non do fede a’ miei proprj occhi; dubito di quel che
ho visto, cerco attorno alla barca, e mi aspetto ogni minuto che
comparisca di nuovo quello sciagurato tenendo in mano il pugnale che
aveva fitto nel cuore.
«Oh! io sto quieto, seguitò Porthos, il colpo è stato vibrato verso
la sesta costola e cacciato sino all’elsa.... Athos, non ve ne fo
rimprovero; al contrario quando uno percuote, così deve percuotere. E
perciò adesso io vivo, respiro, sono lieto.
«Non vi affrettate a cantar vittoria, soggiunse d’Artagnan, mai non
fummo in maggior rischio che in quest’ora, giacchè un uomo riesce
contro un uomo, ma non contro un elemento, e noi siamo in mare, di
notte, senza guida, in una fragile barca: se un colpo di vento fa
rovesciare la lancia, siamo belli e perduti!»
Mousqueton mandò fuori un sospiro.
«D’Artagnan, voi siete ingrato, replicò Athos, sì, ingrato, nel
dubitare della Provvidenza nel punto in cui ci ha salvati tutti in
modo tanto miracoloso. Credete forse ch’ella ci abbia fatti passare
guidandoci per mano fra tanti perigli per quindi abbandonarci? No no.
Siamo partiti con vento da ponente, e questo soffia sempre».
Athos si fissava verso la stella polare.
«Ecco l’Orsa minore, e in conseguenza là è la Francia. Lasciamoci
portare dal vento, e sino che non cambia ci spingerà verso le coste
di Calais o di Boulogne. Se la barca si rovescia, siamo assai forti e
buoni nuotatori, almeno noi cinque, per rivoltarla, o per aggrapparci
ad essa ove l’impresa sia superiore al nostro vigore. Ora, noi ci
troviamo sul cammino medesimo di tutte le navi che vanno da Douvres a
Calais e da Portsmouth a Boulogne; se l’acqua conservasse le traccie,
quelle del loro passaggio avrebbero fatto un solco nel luogo appunto
ove noi siamo. Sicchè è impossibile che a giorno non incontriamo
qualche barca da pescatori che ci dia ricovero.
«Ma se per esempio non ne incontrassimo, e il tempo girasse a
tramontana?
«Allora è tutt’altro, fece Athos; non troveremmo la terra se non
dall’altra parte dell’Atlantico.
«Lo che vuol dire che si morrebbe di fame, osservò Aramis.
«Questo è più che probabile, disse il conte di la Fère».
Mousqueton mandò un sospiro più affannoso del primo.
«Animo, Mouston, domandò Porthos, di che avete da gemere così? è cosa
fastidiosa?
«È che ho freddo, signore.
«Non può essere!
«Non può essere?
«Di certo. Voi avete il corpo ricoperto di uno strato di grasso che
lo rende impenetrabile all’aria; v’è qualche altra cosa, parlate
schiettamente.
«Or bene, signor sì; e precisamente quel grasso che mi vantate è quello
che mi sgomenta.
«E perchè, Mouston? dite liberamente: questi signori ve lo permettono.
«Perchè mi ricordavo che nella biblioteca del castello di Bracieux,
v’è una quantità di libri di viaggi, e tra questi, quelli di Giovanni
Mouquet, il famoso viaggiatore del re Enrico IV....
«E poi?
«Or bene, in quei libri si discorre di molto di avventure marittime, e
di avvenimenti simili a quello di che noi siamo adesso minacciati.
«Continuate, Mouston, disse Porthos, codesta analogia è assai
interessante.
«Or dunque, in tali casi, i viaggiatori affamati, dice Giovanni
Mouquet, hanno l’orribile usanza di mangiarsi uno coll’altro e di
cominciare dal....
«Dal più grasso! esclamò d’Artagnan, non potendo far a meno di ridere
ad onta della scabrosa situazione.
«Signor sì, replicò Mousqueton un po’ stordito da questa sua ilarità, e
permettetemi di dirvi che non vedo che cosa vi sia da ridere.
«Questo caro Mouston è lo zelo in persona, la divozione in carne e in
ossa! fece Porthos. Scommettiamo che ti pareva di esser già tagliato a
pezzi e mangiato dal tuo padrone?
«Sì, signore, benchè confesso che il contento che mi supponete non
sia senza un qualche miscuglio di tristezza; non ostante non mi
rincrescerebbe troppo di me stesso, se morendo avessi la certezza di
esservi ancora utile.
«Mouston! seguitò Porthos intenerito, se mai rivediamo il mio
castello di Pierrefonds, avrete in assoluta proprietà per voi e vostri
discendenti il vigneto che sovrasta al podere.
«E gli porrete nome: _Vigneto della fedeltà_, aggiunse Aramis, onde
trasmettere all’età venture la memoria del vostro sacrifizio.
«Cavaliere, disse ridendo d’Artagnan, non è vero che vi sareste
mangiato un po’ del Mouston senza grande ripugnanza, in ispecie dopo
due o tre giorni di dieta?
«No, per Bacco, rispose Aramis, avrei preferito Blaisois; è minor tempo
che lo conosciamo».
È da comprendersi che durante questo scambio di facezie avente per
principale scopo di levar di mente ad Athos la scena recente avvenuta,
i servi (eccetto Grimaud il quale sapeva che in qualunque caso il
pericolo non toccherebbe a lui) i servi, noi diciamo, non erano punto
quieti.
Sicchè Grimaud senza prender parte alla conversazione, e mutolo al suo
solito, si adoprava meglio che potesse con un remo in ogni mano.
«E tu voghi? gli disse Athos».
Grimaud ammiccò di sì.
«E perchè?
«Per aver caldo».
Infatti, mentre gli altri naufraghi tremavano dal freddo, il tacito
Grimaud sudava a goccioloni.
Ad un tratto Mousqueton diede un grido di allegrezza, alzandosi di
sopra al capo la mano armata di una bottiglia.
«Oh, signore, oh! disse porgendo questa a Porthos, siamo salvi! la
lancia è carica di viveri!»
E frugando sollecito sotto la panca da cui aveva già levato il prezioso
campione, portò su una dopo l’altra dodici bottiglie consimili, e del
pane ed un pezzo di bove salato.
È superfluo il dire che questa roba trovata rese a tutti il buon umore,
meno che ad Athos.
«Per Diana! disse Porthos, il quale ci rammentiamo aveva fame sino da
quando poneva il piede sulla feluca; non è credibile quanto le emozioni
indeboliscono lo stomaco!»
E s’inghiottì il contenuto di una bottiglia, divorandosi da sè solo un
terzo del pane e della carne.
«Adesso, signori, disse Athos, dormite, o procurate di dormire, io
veglierò».
Per altri uomini che i nostri ardimentosi avventurieri, una tale
proposizione sarebbe stata derisoria. Realmente erano bagnati sino alle
ossa, soffiava un vento diacciato, e le commozioni provate dovevano
impedir loro di chiudere occhio; ma a quei naturali straordinari, a
quei ferrei temperamenti, a que’ corpi avvezzi a tutti gli strapazzi,
il sonno arrivava all’ora fissa senza mai mancare alla chiamata.
E quindi di là ad un momento, ciascheduno pien di fiducia nel piloto,
ebbe posate le gomita a suo modo, e procurato di profittare del
consiglio dato da Athos, il quale, seduto al timone e con gli occhi
vôlti costantemente al cielo, ove di certo ei cercava non solo il
cammino per la Francia, ma anche la faccia di Dio, rimase solo,
conforme aveva promesso, desto e pensoso, dirigendo nella via da
seguirsi la piccola barca.
Dopo alcune ore di sonno, Athos svegliò i viaggiatori.
I primi barlumi del giorno imbiancavano il mare azzurro, e a dieci tiri
di schioppo circa verso la prora si scorgeva una mole nera, al di sopra
della quale estendevasi una vela triangolare lunga e sottile come l’ala
di una rondine.
«Una barca!» dissero in una voce i tre amici.
E i domestici dal canto loro esprimevano il giubilo in tuoni fra lor
differenti.
Era un bastimento da trasporto di Dunkerque, che faceva vela per
Boulogne.
I quattro padroni, Blaisois e Mousqueton mandarono insieme un grido che
echeggiò sulla superficie delle onde, mentre Grimaud senza dir nulla,
metteva il suo cappello in cima al remo per richiamare gli sguardi di
coloro a cui il grido doveva giungere.
Dopo un quarto d’ora la lancia di quel bastimento li rimorchiava; essi
ponevano il piede sul _trasporto_; Grimaud offeriva venti ghinee al
capitano a nome del suo padrone; e la mattina a nove ore con buonissimo
vento i nostri francesi sbarcavano sul suolo della patria.
«Cospettone! come si è forti qua sopra! disse Porthos affondando i
larghi piedi nell’arena; vengano ora a darmi molestia, a guardarmi
bieco, a stuzzicarmi, e vedranno con chi avranno che fare! Per Bacco!
sfiderei un regno intero!
«Ed io, avvertì d’Artagnan, vi esorto a non proferire tanto forte
questa sfida, giacchè mi pare che qui ci guardino di molto.
«Eh diamine! ci ammirano.
«Ed io, caro Porthos, non ci metto punto amor proprio, ve lo giuro.
Vedo soltanto degli uomini colla giubba nera, e confesso che nella
nostra situazione tali genti mi spaventano.
«Sono i _cancellieri_ delle mercanzie del porto, rispose Aramis.
«Sotto l’altro ministro, osservò Athos, sotto il grande, avrebbero
badato più a noi che alle mercanzie; ma ora non dubitate, baderanno più
alle merci che a noi.
«Non me ne fido, replicò d’Artagnan, e vo subito su per le dune.
«Perchè non dalla città? fece Porthos; avrei più caro un buon albergo
che quei tristi deserti di rena creati da Dio solamente per i conigli.
E poi, ho fame, io.
«Fate come volete, Porthos, soggiunse il Guascone; ma per me, sono
persuaso che la più sicura per persone nel nostro stato è la campagna
aperta».
E certo di aver per sè la maggioranza dei voti, d’Artagnan s’inoltrò
nelle dune senza attender risposta.
Tutti lo seguirono, ed in breve disparvero seco dietro ai monticelli
di sabbia, non senza però aver richiamato sopra sè medesimi la pubblica
attenzione.
«Adesso discorriamo, propose Aramis dopo ch’ebbero fatto circa un
quarto di lega.
«No no, disse d’Artagnan, scappiamo; siamo fuggiti a Cromvello, a
Mordaunt, al mare; tre abissi ci volevano ingojare, non isfuggiremo al
signor Mazzarino.
«Avete ragione, approvò Aramis, e la mia opinione è che per più
sicurezza ci separiamo.
«Sì sì, fece d’Artagnan, separiamoci».
Porthos voleva parlare per opporsi a questa risoluzione; ma il nostro
Guascone gli fe’ capire, stringendogli la mano, che doveva star cheto.
Porthos era molto obbediente, e a quei cenni del suo compagno di cui
riconosceva la superiorità intellettuale, si rimandò addietro le parole
che gli stavano per uscire dalla bocca.
«Ma perchè dividerci? domandò Athos.
«Perchè, rispose d’Artagnan, fummo mandati da Mazzarino a Cromvello,
Porthos ed io, ed invece di servire Cromvello servimmo il re Carlo
I, lo che non è mica lo stesso. Tornando con i signori di la Fère
e d’Herblay, il nostro delitto è provato; tornando soli, il nostro
delitto rimane in istato di dubbio, e col dubbio si va molto
innanzi.... E io ne vuo’ far vedere delle belle al signor di Mazzarino.
«Che! disse Porthos, è vero!
«Voi, osservò Athos, vi scordate che siamo vostri prigionieri, che non
ci riguardiamo come sciolti dalla nostra parola verso di voi, e che
riconducendoci prigionieri a Parigi....
«Athos, interruppe d’Artagnan, mi duole che un uomo di spirito quale
voi siete dica sempre delle meschinità di cui si vergognerebbero
scolaretti di terza classe. Cavaliere (e si volgeva ad Aramis, che
superbamente appoggiato sulla sua spada, ed ancorchè avesse prima
esternata un’opinione contraria, sembrava essersi presto riunito a
quella del suo collega), cavaliere, intendete che qui come al solito il
mio carattere diffidente esagera le cose. Porthos ed io in conclusione
nulla arrischiamo. Ma bensì, se per caso si tentasse di arrestarci
davanti a voi, ebbene! non si arresteranno mica sette uomini come
si farebbe a tre; le spade vedrebbero il sole; e la faccenda trista
per tutti lo sarebbe maggiormente per noi e ci rovinerebbe tutti
quattro. D’altronde, se accade qualche disgrazia a due di noi, non
è forse meglio che gli altri due siano in libertà per levar quelli
dall’impaccio, strisciare, spezzare, congiurare, in somma liberarli?
E poi, chi sa che non otteniamo separatamente, voi dalla regina e noi
da Mazzarino, il perdono che insieme ci verrebbe negato? Orsù, Athos
ed Aramis pigliate a diritta; voi, Porthos, venite meco a sinistra;
lasciate che quei signori se ne vadano in Normandia, e noi dalla strada
più corta andiamocene a Parigi.
«Ma se per viaggio siamo presi, come potremo darci reciproco avviso di
questa catastrofe? domandò Aramis.
«Nulla v’è di più facile. Stabiliamo un itinerario da cui non ci
dipartiremo. Andate a Saint-Valery, poi a Dieppe, dopo prendete la via
retta da Dieppe a Parigi; noi piglieremo da Abbeville, Amiens, Peronne,
Compiegne e Senlis, ed in ogni locanda, in ogni casa dove ci fermeremo,
scriveremo sul muro colla punta di un coltello, o sui vetri col
taglio di un diamante, uno schiarimento che possa essere di guida alle
ricerche di quelli che fossero liberi.
«Ah! amico mio come ammirerei le risorse della vostra testa, se non mi
fermassi a quelle del vostro cuore per adorarle!»
E porgeva la destra a d’Artagnan.
«E forse la volpe ha ella dell’ingegno? rispose questi scrollando le
spalle; no, sa rubare le galline, sviare i cacciatori e ritrovare la
sua strada di giorno come di notte, nient’altro. Or bene, è combinato?
«È combinato.
«Dunque dividiamoci il danaro, continuò d’Artagnan; debbono rimanere
circa duecento doppie. Quanto resta, Grimaud?
«Cento ottanta mezzi luigi, signore.
«Appunto. Evviva! ecco il sole. Buon giorno, sole amico; sebbene tu non
sia lo stesso che quello della Guascogna, ti riconosco o m’imagino di
riconoscerti.... Era un pezzo che non ti vedevo!
«Animo, animo d’Artagnan, disse Athos, non fate da spirito forte, avete
le lacrime agli occhi. Siamo sempre schietti fra noi, quando anche
questa schiettezza dovesse fare scorgere le nostre buone qualità.
«Oh! mio caro, credete si lascino a sangue freddo e in un momento non
esente da pericoli due amici come voi ed Aramis?
«No! e per questo, venite fra le mie braccia, figliuol mio!
«Perdinci! fece singhiozzando Porthos, piango, se non isbaglio: uh che
sciocchezza!»
Ed i quattro camerati formarono un sol gruppo gettandosi l’uno al seno
dell’altro. In tale istante, quei quattro uomini riuniti dall’amplesso
fraterno non ebbero per certo che una sola anima.
Blaisois e Grimaud dovevano andar con Athos ed Aramis; a Porthos e
d’Artagnan bastava Mousqueton.
Si ripartirono, siccome avevano fatto sempre, il danaro con una
regolarità da fratelli; e strettasi scambievolmente la mano, e
ripetutesi le proteste di eterna amistà, i gentiluomini si separarono
per avviarsi ciascuno nella direzione convenuta, non senza voltarsi,
non senza mandarsi ancora affettuose parole, cui ridiceva tosto l’eco
delle dune.
Alfine si perderono di vista.
«Corpo di Bacco! esclamò Porthos, questa, d’Artagnan mio, bisogna
ch’io ve la dica subito, giacchè non posso tener sul cuore qualche cosa
contro di voi: in questa circostanza non vi ho riconosciuto.
«Perchè? domandò d’Artagnan col suo sorrisetto malizioso.
«Perchè, se conforme assicurate, Athos ed Aramis son veramente esposti
ad un rischio, non è momento da abbandonarli. Io vi confesso ch’ero
pronto ad accompagnarli, e lo sono tuttavia a raggiungerli, non ostante
tutti i Mazzarini dell’universo.
«Ah! avreste ragione, Porthos, se così fosse; ma sappiate una
cosarella, che, quantunque piccola, varierà il corso alle vostre idee:
ell’è che il maggior rischio non è per quei signori, ma bensì per noi;
è che li lasciamo, non per abbandonarli, ma per non comprometterli.
«Davvero! fece Porthos spalancando gli occhi.
«Eh! senza dubbio: se sono arrestati, per loro v’è la Bastiglia
semplicemente; per noi, se lo siamo, v’è la piazza di Grève.
«Oh oh! disse Porthos, c’è differenza da questo alla corona da barone
che mi promettevate!
«Non tanto forse, oibò! voi sapete il proverbio francese: _Tout chemin
mène à Rome_.
«Ma perchè corriamo maggiori pericoli che Athos ed Aramis?
«Perchè essi non hanno fatto altro che attenersi all’incarico
ricevuto dalla regina Enrichetta, e noi abbiamo tradito quello datoci
da Mazzarino; perchè partiti come messaggieri presso a Cromvello,
siamo diventati partigiani del re Carlo; perchè invece di dar mano
a far cadere la regia sua testa condannata da quei furfanti chiamati
Mazzarino, Cromvello, Joyce, Pridge, Farfaix, ec., ec., siamo stati in
procinto di salvarla.
«È vero, rispose Porthos; però, mio caro, come volete che in mezzo alle
sue grandi occupazioni di mente il generale Cromvello abbia avuto tempo
da pensare?....
«Pensa a tutto, ha tempo per tutto; e noi, datemi retta, non perdiamo
il nostro, ch’è prezioso. Non saremo in sicuro se non dopo aver visto
Mazzarino, ed anche....
«Diamine! e che gli diremo?
«Lasciate fare a me, ho io il mio piano preparato: Cromvello è forte,
Mazzarino è scaltro, ma ho più gusto di trattare in diplomazia contro
di essi che contro il defunto messer Mordaunt.
«Ecco! fece Porthos, eppure v’è piacere a dire: _defunto messer
Mordaunt_!
«Sì sì, replicò d’Artagnan, ma in viaggio subito».
Ed ambedue senza perdere un momento si diressero verso la strada di
Parigi, seguiti da Mousqueton, che dopo aver avuto freddo tutta la
notte, aveva digià troppo caldo a capo a un quarto d’ora.