L.

_La sommossa._

Erano all’incirca le undici di notte.

Gondy ebbe fatti appena cento passi nelle vie di Parigi, che si accorse

del singolare cambiamento avvenuto.

Pareva che tutta la città fosse abitata da esseri fantastici; si

vedevano tacite e squallide ombre che smovevano il selciato delle

strade, altre che trascinavano e buttavano giù delle carrette, e

parecchie che scavavano fosse capaci a seppellire intere compagnie di

cavalcanti. Tutte quelle persone tanto attive andavano, e venivano,

e correvano, alla guisa di tanti demoni che compissero qualche opra

loro a tutti incognita: erano gli accattoni del cortile dei Miracoli,

erano gli agenti del dispensatore d’acqua benedetta dell’atrio di

Sant’Eustachio, i quali apparecchiavano le barricate per l’indomani.

Gondy considerava quegli uomini delle tenebre, quegli operai notturni,

con un tal quale spavento: in fra sè domandava se dopo aver fatto

uscire dalle loro tane tutte quelle immonde creature, avrebbe tanto

potere da farvele tornare. Quando alcuno di quegli esseri gli si

avvicinava, stava lì lì per farsi il segno di croce.

Arrivò in via Sant’Onorato, e seguitò lunghessa fino verso quella della

Ferronnerie. Ivi cangiò l’aspetto: vi erano mercatanti che correvano da

una bottega all’altra; le porte sembravano chiuse come li sportelli,

ma erano soltanto accoste, in guisa che si aprivano e si rinserravano

subito per dare accesso ad uomini che pareva temessero di lasciar

vedere ciò che recavano... e cotesti erano i bottegai, i quali avendo

delle armi ne imprestavano a coloro che non ne avevano.

Un tale correva da un uscio all’altro, cedendo sotto al peso delle

spade, degli archibugi, de’ moschetti, e d’armi d’ogni genere, che di

mano in mano andava posando. E al lume di un lampione il Coadjutore

ebbe in esso ravvisato Planchet.

Il signor di Gondy giunse sull’argine della strada della Zecca;

colà comitive di borghesi co’ ferrajuoli neri o bigi, secondo che

appartenevano al ceto alto o basso dei cittadini, se ne stavano

immobili, mentre diversi uomini soli e isolati si trasferivano da una

combriccola all’altra. Tutti quei pastrani neri e bigi erano tirati

in su di dietro dalla punta di una spada, e davanti dalla canna di un

archibugio o di un moschetto.

Arrivato sul Ponte Nuovo, il Coadjutore trovò un uomo che vi stava di

guardia.

Il quale gli si appressò dicendo:

«Chi siete? io non vi riconosco per uno dei nostri.

«Perchè non riconoscete i vostri amici, mio caro signor Louvieres»,

disse il sig. di Gondy levandosi il cappello.

Louvieres allora ravvisatolo fece un inchino.

Gondy continuò la sua ispezione, e scese fino alla torre di Nesle.

Là vide una lunga fila di gente che andava rasente alle muraglie.

L’avreste detta una processione di fantasime, perocchè erano tutti

avvolti in manti bianchi. Pervenuti a un certo punto, tutti quegli

uomini sembravano annientarsi un dopo l’altro quasi che fosse loro

mancato il terreno sotto i piedi. Gondy posatosi colle gomita sur un

angolo della strada, li osservò sparire dal primo sino al penultimo.

L’ultimo alzò gli occhi, senza dubbio per accertarsi che non si facesse

la posta a lui ed ai compagni, e ad onta dell’oscurità potè distinguere

Gondy. S’incamminò direttamente verso a lui, e gli piantò la pistola

alla gola.

«Olà, signor di Rochefort! disse ridendo il Coadjutore, non burliamo

con le armi da fuoco».

Rochefort riconobbe la voce.

«Ah! disse, siete voi, monsignore!

«Io, sì... ma che genti conducete così nelle viscere della terra?

«Le mie cinquanta reclute del cavaliere di Humieres, destinate ad

entrare nei cavalleggeri, e che hanno per unica montura ricevuti i

pastrani bianchi.

«E andate?...

«Da uno scultore mio amico.... ma scendiamo da una botola per dove

introduce i suoi lavori di marmo.

«Benissimo!» disse Gondy.

E diede una stretta di mano a Rochefort, il quale andò d’abbasso e si

chiuse dietro la botola.

Il Coadjutore se ne tornò alla sua dimora. Era l’un’ora dopo

mezzanotte. Aprì la finestra e si chinò ad ascoltare.

In tutta la città era un susurro straordinario, inaudito, sconosciuto.

Si comprendeva che in quelle oscure strade, oscure come tanti abissi,

succedevano cose terribili ed insolite. Tratto tratto si udiva un

fragore simile a quello della procella che si viene ammucchiando, o

dell’onde che ascendono, ma nulla di chiaro, di distinto, da spiegarsi,

da comprendersi, si affacciava alla mente; sembravano quei rumori

misteriosi e sotterranei che precedono i tremuoti.

Così durò tutta la notte l’apparecchio della sollevazione.

Alla domane sembrava che Parigi destatasi si spaventasse del suo

proprio aspetto. Pareva una città assediata. Uomini armati stavano

sulle barricate, con l’occhio minaccioso e lo schioppo in spalla.

Parole d’ordine, pattuglie, arresti, ed anche esecuzioni, erano quanto

ad ogni passo incontrasse il viandante; si arrestavano coloro che

avevano il cappello colle penne o la spada indorata, per obbligarli a

gridare: viva Broussel! abbasso il Mazzarino! e chiunque vi si ricusava

era fischiato, tormentato e talora percosso. Non si uccideva per anco,

ma si vedeva che non ne mancava la voglia.

Le barricate eransi portate sino in prossimità del Palazzo Reale.

Dalla strada des Bon-Enfans a quella della Ferronnerie, dalla via San

Tommaso del Louvre al Ponte Nuovo, dalla contrada Richelieu alla porta

Sant’Onorato, v’erano più di dieci mila uomini armati, i più avanzati

dei quali sfidavano urlando le sentinelle impassibili del reggimento

delle guardie impostate attorno attorno al Palazzo Reale, i di cui

cancelli erano chiusi dietro di loro, lo che rendeva molto precaria

la loro situazione. In mezzo a tutto questo circolavano in comitive di

cinquanta, di cento, di centocinquanta, e di due cento, uomini pallidi,

abbronzati, cenciosi, portando certe sorte di bandiere ov’era scritto:

«_Vedete la miseria del popolo!_» Dovunque e’ passavano si udivano

grida frenetiche, ed erano tante le comitive di questo genere che

dappertutto le grida si spargevano.

Fu grande lo stupore della regina Anna e di Mazzarino, allorchè

alzatisi dal letto si venne ad annunziare ad essi, qualmente la città,

da loro lasciata quieta la sera innanzi, ormai si destava agitata e

in istato di febbre, e quindi nè l’uno nè l’altra volevano credere a

ciò che loro veniva riferito, e dicevano che non darebbero fede se non

se a’ propri occhi ed alle proprie orecchie. Fu dunque spalancato un

balcone, videro, intesero, e restarono convinti.

Mazzarino si strinse nelle spalle, e fece mostra di sprezzare

moltissimo quella plebe, ma in sostanza impallidì fuor di modo, e corse

tremando nel suo gabinetto a rinchiudere nelle cassette il suo oro e le

sue gioje, ed infilarsi alle dita i più begli anelli di brillanti. La

regina, poi, furibonda e abbandonata alla sua volontà, chiamo a sè il

maresciallo di La Meilleraye, gli ordinò di prendere quanti uomini gli

piacesse e andare a vedere che _burla_ era quella.

Il maresciallo era per solito azzardoso, e di nulla avea paura, avendo

per il volgo l’altissimo disprezzo che per esso professavano le _genti

di spada_; pigliò centocinquanta uomini, e divisò di uscire dal ponte

del Louvre; ma là incontrò Rochefort e i suoi cinquanta cavalleggieri

accompagnati da più di mille cinquecento persone. Non v’era modo

di forzare una simile barriera; il maresciallo neppur vi si provò e

ritornò su per l’argine.

Però al Ponte Nuovo trovò Louvieres ed i suoi borghesi. Questa volta

tentò una scarica, ma fu ricevuto a suon di schioppettate, mentre da

tutte le finestre venivano giù pietre come grandine. Ei vi lasciò tre

de’ suoi.

Battè la ritirata verso il quartiere dei mercanti; e là s’intoppò in

Planchet e nei di lui alabardieri. Le alabarde si distesero minacciose

dalla sua parte; voleva passare addosso a tutti quei cappotti bigi,

ma i cappotti bigi stettero saldi, ed il maresciallo retrocedè verso

la strada Sant’Onorato, lasciando sul campo quattro delle sue guardie

ch’erano state ammazzate pian pianino coll’arme bianca.

Allora si avviò nella contrada Sant’Onorato. Ivi scontrò le barricate

del mendico di S. Eustachio. Erano queste custodite non solo da uomini

armati, ma anche da donne e ragazzi. Messer Friquet possessore di una

pistola e di una spada dategli da Louvieres aveva ordinata una truppa

di monelli simili a lui, e faceva un susurro da sbalordire.

Il maresciallo reputò quel punto guardato meno bene degli altri, e

fissò di forzarlo. Fece smontare venti uomini per aprire e sfondare

la barricata, mentre egli e il resto della sua truppa a cavallo

proteggerebbero gli assalitori. I venti camminarono direttamente verso

l’ostacolo, ma là, di dietro ai travi, di fra le ruote dei barrocci, di

su dalle pietre, si partì una fucilata terribile, ed allo strepito di

questa gli alabardieri di Planchet comparvero sul canto del cimitero

degli Innocenti, ed i borghesi di Louvieres sul canto della via della

Zecca.

Il maresciallo di La Meilleraye era sorpreso in fra due fuochi.

Era coraggioso, e in conseguenza decise di morire là dove si trovava.

Rese botte per botte, e tra la folla cominciarono ad eccheggiar

urli di dolore. Le guardie, meglio esperte, tiravano più a segno; i

borghesi, però, più numerosi le opprimevano con una vera burrasca di

ferro. Attorno a lui cadevano gli uomini conforme avrebbero potuto

fare a Rocroy od a Lerida. A Fontrailles, suo ajutante di campo, era

stato rotto un braccio; il cavallo di questo aveva ricevuto una palla

nel collo, ed egli stentava a frenarlo, dacchè la doglia lo faceva

diventare quasi matto. Insomma egli era in quel momento supremo in

cui il più prode si sente il brivido nelle vene e il sudore della

fronte, quando ecco ad un tratto diradarsi la folla sulla parte di via

dell’Albero secco esclamando: «Viva il Coadjutore!» e comparve Gondy,

tranquillo in mezzo alle schioppettate, distribuendo a diritta e a

sinistra le sue benedizioni colla stessa calma che se conducesse la

processione del _Corpus Domini_.

Tutti s’inginocchiarono.

Il maresciallo, riconosciutolo, gli corse incontro.

«In nome del cielo! gli disse, levatemi di qua, o ci lascio la pelle

insieme con tutti i miei».

Era tale tumulto che non avrebbe dato campo a sentire tuoni e saette.

Gondy alzò la mano e reclamò il silenzio: ognuno si tacque.

«Figliuoli, ei disse, ecco il signor maresciallo di La Meilleraye,

sulle di cui intenzioni voi vi siete ingannati, e che s’impegna al suo

ritorno al Louvre di chiedere in nome vostro alla regina la libertà del

nostro Broussel. Vi c’impegnate, maresciallo? continuò rivolgendosi a

La Meilleraye.

«Capperi! Io credo, che mi ci obbligo! esclamò questi, non isperavo di

scapolarla con tanto poco!

«E vi dà la sua parola da gentiluomo, disse Gondy».

Il maresciallo alzò la mano in segno di assenso.

«Evviva il Coadjutore!» urlò la moltitudine.

Alcune voci aggiunsero pure:

«Evviva il maresciallo!»

Ma tutte fecero in coro:

«Abbasso il Mazzarino!»

Si diradò la calca; la più breve via era per la strada di Sant’Onorato.

Si aprirono le barricate, e il maresciallo ed il resto della sua truppa

si ritirarono, preceduti da Friquet e da’ suoi compagni bricconi, che

alcuni facevano finzione di battere il tamburo, ed altri imitavano il

suono delle trombette.

Fu quasi una marcia trionfale, se non che dietro alle guardie si

chiudevano da capo le barricate, e il maresciallo si mordeva le pugna.

Frattanto, secondo noi accennammo, Mazzarino nel suo gabinetto poneva a

sesto i propri affaretti. Avea fatto ricercare d’Artagnan, ma fra tutto

quello schiamazzo non isperava vederlo, non essendo egli di servizio.

Dopo dieci minuti arrivò sulla soglia il tenente, seguito dal suo

inseparabile Porthos.

«Ah! venite, signor d’Artagnan! gridò il ministro, e siate il

benvenuto, ugualmente che il vostro amico. Ma che succede mai in questa

maladetta Parigi?

«Che vi succede, monsignore? nulla di buono, disse d’Artagnan scuotendo

il capo; la città è in completa sommossa, e poc’anzi, mentre io

traversavo la via di Montorgueil, col signor du Vallon vostro servo qui

presente, non ostante la mia uniforme, e chi sa? forse per cagione di

essa, ci volevano far gridare: «Evviva Broussel!» E poi, ho da dire che

cosa ci volevano far gridare di più?

«Dite, dite...

«Abbasso il Mazzarino!.... Oh per Bacco! è detta».

Mazzarino fece un sorrisetto, ma diventò giallo.

«E avete urlato? domandò.

«No davvero, non ero in voce: e nemmeno il signor du Vallon ch’è

infreddato.... E allora, monsignore....

«Allora che?....

«Guardatevi il cappello e il ferrajuolo!»

D’Artagnan mostrò quattro buchi di palle sul ferrajuolo e due sul

cappello. Porthos aveva l’abito lacerato sul fianco da un colpo di

alabarda, e lo spennacchio scorciato da una pistolettata.

«Diavolo! io avrei strillato! disse il ministro pensieroso e guardando

i due amici con ingenua ammirazione».

Nel momento si udì più vicino il tumulto.

Mazzarino si asciugò la fronte osservandosi d’intorno. Aveva voglia di

affacciarsi alla finestra, e non si ardiva.

«Vedete un po’ che cosa c’è», ordinò a d’Artagnan.

Questi andò al balcone con la sua consueta noncuranza.

«Oh oh! fece poi, che roba è questa? il Maresciallo di la Meilleraye

che torna senza cappello, Fontrailles col braccio legato al collo,

guardie ferite, cavalli insanguinati.... Ehi! che diavolo fanno le

sentinelle? vogliono tirare!....

«Hanno ordine di tirare sul popolo, disse il Mazzarino, se questo si

accosta al Palazzo Reale.

«Ma se fanno fuoco, tutto è rovinato! esclamò il tenente.

«Noi abbiamo i cancelli.

«I cancelli? son buoni per cinque minuti; i cancelli? saranno torti,

staccati, spezzati!.... Non tirate, cospettone! urlò d’Artagnan

spalancando la finestra».

Ad onta della sua raccomandazione che fra il grande susurro non poteva

essere intesa, si udirono tre o quattro spari di moschetto; poi succedè

una fucilata terribile; si sentivano battere le palle su la facciata

del Palazzo Reale; una di esse passò sotto al braccio a d’Artagnan, ed

andò a rompere uno specchio in cui si guardava Porthos con la massima

compiacenza.

«Ohimè! brontolò il ministro, uno specchio di Venezia!

«Ah monsignore! disse d’Artagnan chiudendo tranquillamente le imposte,

non piangete ancora, non merita il conto, giacchè è probabile che

in tutto il Palazzo Reale fra un’ora non ne resti più uno de’ vostri

specchi, o siano di Venezia o di Parigi.

«Ma allora di che parere sareste? chiese tremando Mazzarino.

«Per Diana! di render loro Broussel, poichè ve lo domandano. Che

diavolo volete farvi di un consigliere del parlamento? e’ non è buono a

nulla!

«E voi, signor du Vallon, di che opinione siete? che fareste?

«Restituirei Broussel, rispose Porthos.

«Venite, venite!.... ne vuo’ parlar subito alla regina».

Mazzarino giunto in fondo alla galleria si fermò.

«Signori, disse, posso contare su di voi?

«Noi non ci diamo due volte, replicò d’Artagnan; ci siamo dati a voi,

comandate e obbediremo.

«Or bene! soggiunse il ministro, entrate in quel gabinetto ed

aspettate».

Ed egli entrò in sala da un altro uscio.

Venti anni dopo · 第 69 / 130 题