XXVII.

_La strada maestra._

Andarono in tal guisa quanto era lungo il sobborgo S. Antonio e la via

di Vincennes; in breve furono fuori di città, presto nella macchia, e

dopo poco alle viste di un villaggio.

Sembrava che i cavalli ad ogni passo si animassero maggiormente, e le

loro nari principiavano ad arrossarsi come ardenti fornaci. D’Artagnan

ficcando gli sproni nel ventre al suo, precedeva Porthos di un braccio

circa. Mousqueton li seguitava, e poi le guardie a varie distanze

secondo la bontà dei loro animali.

Di cima ad un’eminenza d’Artagnan vide una riunione di persone ferme

dall’altro lato della torre che dà sopra S. Mauro. Comprese che di

là fosse fuggito il prigioniero, e che ivi potrebbe egli ottenere

schiarimento. In cinque minuti arrivò sino a quel punto e le guardie là

pure lo raggiunsero.

Occupatissimi erano tutti coloro così radunatisi; guardavano la corda

tuttora pendente dalla feritoja e rottasi dieci braccia più su di

terra, misuravano cogli occhi l’altezza, e facevano un diluvio di

congetture. Sulla sommità del bastione andavano e venivano sentinelle

affaccendate.

Un posto militare comandato da un sergente allontanava la gente dal

luogo dove il duca era montato a cavallo.

D’Artagnan corse fino al sergente.

«Mio uffiziale, disse questi, qui non è permesso fermarsi.

«Codesti ordini non sono per me, rispose d’Artagnan. Sono stati

inseguiti i fuggiaschi?

«Sì, ma pur troppo hanno buone bestie.

«E quanti sono?

«Quattro validi ed un ferito.

«Quattro! fece d’Artagnan osservando Porthos, hai inteso, barone? sono

quattro soltanto!»

Sul labbro a Porthos apparve un allegro sorriso.

«E quanto sono innanzi?

«Due ore e un quarto, mio uffiziale.

«Due ore e un quarto è nulla; noi abbiamo buoni cavalli, non è vero,

Porthos?»

Porthos diede un sospiro pensando a quel che si preparava pei poveri

animali.

«Benissimo, continuò d’Artagnan, e da che parte sono andati via?

«Questo poi è proibito di dirlo».

D’Artagnan si levò di tasca un foglio e disse:

«Ordine regio.

«Allora, parlate al governatore.

«E dov’è egli?

«In campagna».

Salì la collera sul volto a d’Artagnan, gli si rugò in fronte, gli si

colorirono le tempie.

«Ah birbante! gridò al sergente, mi pare che tu mi burli!... aspetta,

aspetta».

Con una mano gli presentò la carta spiegata e coll’altra prese dalle

saccoccie una pistola e la caricò.

«Ordine regio, ti dico! leggi e rispondi, o che ti brucio le cervella!

Che direzione hanno presa?»

Il sergente si accorse che d’Artagnan diceva davvero.

«La strada del Vendomese, rispose.

«E da qual porta sono usciti?

«Da quella di S. Mauro.

«Furfante! se m’inganni, domani sarai impiccato.

«E voi, se li raggiungete, non tornerete indietro a farmi impiccare»,

brontolò il soldato.

Il tenente si strinse nelle spalle, fece un cenno alla scorta e tirò

innanzi.

«Di qua, signori, di qua!» disse avviandosi verso la porta del parco

indicatagli.

Ma ormai che il duca era scappato, il custode aveva stimato opportuno

di chiudere la porta a due mandate. Bisognò obbligarlo ad aprirla, e si

perdettero altri dieci minuti.

Superato quest’ultimo ostacolo, la compagnia si rimise alla corsa

velocissima.

Ma non tutti i cavalli seguitarono col medesimo ardore; alcuni non

poterono reggere lungamente a quell’andatura sfrenata; tre si fermarono

dopo aver camminato un’ora, ed uno cascò.

D’Artagnan, che non si voltava, neppur se ne accorse. Porthos

tranquillamente glielo disse.

«Purchè arriviamo in due, rispose d’Artagnan, gli è quanto basta,

giacchè son quattro soli.

«È vero, sì», confermò Porthos.

E diede di sprone ben forte.

A capo a due ore i cavalli aveano fatte dodici leghe senza ristarsi

un momento; cominciavano a piegarsi loro le gambe, e la spuma che

gettavano marezzava i giubbetti de’ padroni, mentre il sudore bagnava

ad essi le brache.

«Riposiamoci un poco a far ripigliar fiato a queste disgraziate bestie,

propose Porthos.

«Anzi, ammazziamole, ma si arrivi! rispose d’Artagnan, veggo delle orme

recenti; devono esser passati di qua da un quarto d’ora e non più».

Realmente agli ultimi raggi diurni si distinguevano le tracce delle

pedate.

Ripartirono; ma dopo un pajo di leghe cascò il palafreno di Mousqueton.

«Bene! fece Porthos, ecco Febo sciupato!

«Il ministro ve lo pagherà mille doppie.

«Oh! sono superiore a queste cose, lo!

«Dunque si vada di galoppo!

«Sì, se pure potremo».

Il cavallo di d’Artagnan ricusava però di andar più oltre; non

respirava più, ed un’ultima bucatura degli sproni, invece di farlo

avanzare, lo fe’ cadere.

«Oh diamine! disse Porthos, ecco Vulcano attrappato!

«Cospettone! gridò d’Artagnan, strappandosi i capelli, e bisogna dunque

fermarsi? Porthos, datemi il vostro.... Ehi, che diavolo fate?

«Eh diavolo!... vo giù...., fece Porthos, o piuttosto è Bojardo che va

in terra».

D’Artagnan tentò di far rialzare l’animale, intanto che Porthos si

levava alla meglio di sulle staffe, ma si avvide che dalle nari gli

colava il sangue.

«E tre! esclamò, ora tutto è finito!»

In quell’istante si udì un nitrito.

«Zitto! disse d’Artagnan.

«Che v’è egli?

«Un cavallo!

«Sarà di qualcuno de’ nostri compagni che ci raggiunge.

«No, no.... è avanti.

«Allora è tutt’altro».

Ed anche Porthos si mise ad ascoltare verso la parte accennatagli

dall’amico.

«Signore, disse Mousqueton, che lasciata la sua bestia sulla strada

maestra se ne veniva correndo a piedi, Febo non ha potuto resistere,

e...

«Silenzio! gli ordinò Porthos».

Chè passava un secondo nitrito trasportato dal venticello notturno.

«È cinquecento passi più innanzi di noi, osservò d’Artagnan.

«Difatti, a codesta distanza, disse Mousqueton, v’è una casetta da

caccia.

«Mousqueton, le tue pistole!

«Le ho in mano.

«Porthos, pigliate le vostre!

«Le ho qua.

«Bene! seguitò d’Artagnan, mi capite, Porthos?

«Non molto.

«Noi corriamo pel servizio del re.

«Ebbene?

«Pel regio servizio vogliamo quei cavalli.

«Giustissimo!

«Allora, non più parole, e all’opra!»

Tutti e tre s’inoltrarono, fra ’l bujo e taciti come tante larve. Ad

una svolta videro brillare un lume in mezzo agli alberi.

«Ecco la casa, avvertì piano d’Artagnan, lasciatemi fare, e fate come

fo io».

Arrivarono a venti passi lontano dall’abitazione senza esser visti.

Lì, mercè un lampione appeso sotto una tettoja distinsero quattro bei

corridori. Li puliva un servitore: accanto a questi erano le selle e le

briglie.

D’Artagnan si avvicinò con impeto, accennando ai compagni si

trattenessero indietro.

«Ti compro i tuoi cavalli, disse al domestico».

Colui si volse attonito, ma senza parlare.

«Non mi hai inteso, mascalzone?

«Sicuro!

«E perchè non rispondi?

«Perchè e’ non sono da vendersi.

«Dunque io li prendo».

E d’Artagnan mise la mano su quello che aveva più prossimo. All’istante

comparvero i due camerati e fecero lo stesso.

«Ma, signori! gridò il lacchè, hanno fatto una tirata di sei leghe, e

non è mezz’ora che son fermi.

«Mezz’ora di riposo basta, replicò d’Artagnan, e anzi così saranno più

vivaci».

Il palafreniere chiamò ajuto. Uscì una specie di maggiordomo, mentre

appunto d’Artagnan ed i compagni mettevano le selle addosso ai

destrieri.

Il maggiordomo voleva far da bravo.

«Amicone, gli urlò d’Artagnan, se dite una parola, v’abbrucio le

cervella».

E gli mostrò la canna d’una pistola, che tosto si pose poi sotto il

braccio onde continuare la sua bisogna.

«Ma, signore, disse l’intendente, sapete che questi animali

appartengono al signor di Montbazon?

«Tanto meglio! devono esser buone bestie.

«Ehi! rispose il poveretto camminando all’indietro per procurar di

arrivare sino alla porta, vi prevengo che chiamerò i miei uomini.

«Ed io pure i miei. Sono tenente de’ moschettieri del re, ho dieci

guardie che mi seguono, e a voi! le sentite galoppare? ora vedremo».

Non si udiva nulla, ma al maggiordomo impaurito sembrò di aver inteso.

«Ci siete, Porthos? domandò d’Artagnan.

«Ho terminato.

«E voi, Mouston?

«Anch’io.

«Dunque si parta!»

Tutti e tre saltarono su i cavalli.

«Qua i servi! qua le carabine! strillò l’intendente.

«Via presto! fece d’Artagnan, vi saranno delle fucilate».

E i nostri tre scapparono come il vento.

«Qua! qua! urlava colui, mentre il palafreniere correva alla casa

vicina.

«Badate di non ammazzare le vostre bestie! gli gridò d’Artagnan con uno

scroscio di risa.

«Fuoco! ordinò il maggiordomo».

Un chiarore simile a quello del lampo illuminò la strada; poi i

cavalcanti udirono lo scoppio e il fischio delle palle che si perderono

per l’aria.

«Tirano come tanti lacchè, disse d’Artagnan, oh! si sparava meglio

a tempo di Richelieu. Vi ricordate della strada di Crevecoeur,

Mousqueton?

«Ah! signor mio! mi duol sempre la natica diritta!

«Siete sicuro che siamo sull’orme di coloro, d’Artagnan? domandò

Porthos.

«Per bacco! non avete inteso?

«Che cosa?

«Che questi animali sono di Montbazon.

«Ebbene?

«Montbazon è marito di madama di Montbazon....

«E poi?....

«E madama di Montbazon è _amica_ del signor di Beaufort.

«Ah! comprendo, essa aveva disposte le cambiature.

«Precisamente.

«E noi andiamo appresso al duca con i cavalli da lui lasciati?

«Caro Porthos, avete un giudizio straordinario! disse d’Artagnan col

suo solito tuono, come suol dirsi, mezzo uva e mezzo fico.

«Eh! io sono così, replicò Porthos».

Corsero un’ora a quel modo.

«Ohe! che vedo laggiù? fece d’Artagnan ad un tratto.

«Buon per voi se vedete qualcosa a questo bujo!

«Delle faville!

«Le ho viste ancor io! seguitò Mousqueton.

«Ah! gli abbiamo forse raggiunti?

«Ohimè! un cavallo morto! gridò d’Artagnan, rialzando il suo corsiero

da un movimento di paura che questo aveva fatto, pare ch’essi pure non

ne possano più.

«Sembra udir rumore di una brigata di cavalieri! osservò Porthos,

chinatosi sulla criniera.

«Non può essere.

«Sono molti.

«Allora è tutt’altro.

«Un altro cavallo! fece d’Artagnan.

«Morto?

«No, moribondo.

«Con la sella, o senza?

«Con la sella.

«Allora son essi.

«Coraggio! son nostri.

«Ma se son molti non saran nostri, e noi saremo di loro, obiettò

Mousqueton.

«Oibò! rispose d’Artagnan, ci crederanno più forti di loro stessi,

poichè l’inseguiamo, e sbigottiti si disperderanno.

«È sicuro! approvò Porthos.

«Ah, vedete! esclamò d’Artagnan.

«Sì, nuove faville! questa volta le ho viste anch’io, disse Porthos.

«Avanti! avanti! ordinò d’Artagnan colla sua voce stridula, e fra

cinque minuti rideremo».

E tornarono a slanciarsi. I cavalli infuriati dal dolore e dalla

gara volavano sull’oscura via, in mezzo alla quale si cominciava

a distinguere una mole più compatta e negra che il rimanente

dell’orizzonte.

Venti anni dopo · 第 36 / 130 题