Del resto l’aneddoto dell’astuzia adoperata da Agesilao per mostrare,
che solo gli Spartani, tra i Peloponnesi, attendevano esclusivamente
al mestiere delle armi, ci mostra come si fosse esteso anche tra la
cittadinanza libera de’ rimanenti popoli l’esercizio de’ mestieri[420].
Gli accenni a locazioni d’opera e a mercedi divengono, in Atene, sempre
relativamente più frequenti: mercedi a’ lavoratori di campi, a’ maestri
e ad ogni altra categoria di lavoratori[421]. Anche la medicina,
che a Roma dovea per qualche tempo essere officio di servi, e poi di
liberti e di liberi, è qui coltivata da liberi[422]. Il lavoro manuale
presenta talvolta un così favorevole campo di azione, che, come dice
Aristotile[423] “molti tra gli artigiani si arricchiscono„; e ciò che
dà la sua fisonomia particolare al dominio di Demetrio Falereo, secondo
un suo avversario, è l’ambiente favorevole all’artigiano[424].
Per conoscere bene le condizioni del lavoro in questo periodo, e lo
stato de’ salari, meno oscillanti d’altre merci, ma pur soggetti a
variazioni, occorrerebbero naturalmente dati assai più numerosi e
particolari de’ pochi che abbiamo; ma, in mancanza di meglio, anche i
soli dati che abbiamo, e si riferiscono a costruzioni del 329/8 a. C.
e del 317-307, possono, con le debite riserve, essere utilizzati. Lo
sguardo che, attraverso questo spiraglio, ci vien fatto di dare sulle
condizioni del lavoro in Atene, ci colpisce a primo aspetto per la
divisione del lavoro che ci mostra, per la moltiplicità degli esercizi
di vendite, sempre più sdoppiati e distinti, e finalmente per tutti i
caratteri propri delle condizioni del lavoro, quando sono in continuo
sviluppo ed incremento[425].
Il salario senza vitto sembra raggiungere, in un caso, nel 329/28
la proporzione di due dramme e tre oboli[426]; ma, se questo non è
uno de’ parecchi errori di queste epigrafi, chiarito da un esempio
successivo[427], costituisce, in ogni modo, un caso isolato, e si
riferisce ad un lavoro, di cui non possiamo valutare la particolare
difficoltà.
La mercede del giornaliero appare di una dramma e tre oboli
nell’epigrafe del 329/8, e si può assumere come la mercede del lavoro a
giornata, in quell’anno[428].
Ora, si è domandato: la retribuzione del lavoro era realmente
cresciuta, rispetto al secolo precedente, almeno per quel tanto che ne
sappiamo da’ conti dell’Eretteo?
In punto di fatto, il salario del giornaliero, che il 408 è di una
dramma, diventa nel 329/8 di una dramma e mezza: lo stesso lavoro
specifico della coppia di segatori, che ricorre nell’un tempo e
nell’altro, ci mostra la stessa variazione[429].
Ma il salario di una dramma, nel 408, era accompagnato dal vitto
all’operaio, oppur no? Ed era un salario ordinario, od un salario
ribassato per condizioni eccezionali?
L’una cosa e l’altra sono state sostenute[430]; e, secondo tali
opinioni, il prezzo del lavoro sarebbe andato soggetto ad un rinvilìo
notevolissimo. Questo asserito rinvilìo delle mercedi sarebbe un
gravissimo argomento per la decadenza dell’economia a schiavi. Esso
mostrerebbe a quali proporzioni dovea essere giunta la concorrenza,
non solo tra liberi e schiavi, ma tra gli stessi lavoratori liberi,
se il salario, malgrado il crescente aumento de’ prezzi e lo scemato
potere d’acquisto della moneta, avea avuto un tale tracollo. Pure si
può ritenere come dimostrato, in sèguito di una speciale indagine[431],
che nel 408 i giornalieri non aveano, insieme al salario, anche il
vitto; e il ritenere che il salario, pagato a’ lavoratori dell’Eretteo,
fosse un salario basso per causa delle condizioni eccezionali di Atene
in quel periodo, è una semplice ipotesi, che non potrebbe mai, in ogni
caso, condurre ad asserire, come si è fatto, che il salario fosse al
principio della guerra del Peloponneso perfino tre o quattro volte
maggiore.