I. Dante viene a dire d'essersi smarrito adolescente, non ostante
che adolescente non fosse: il suo fu uno smarrirsi proprio
dell'adolescenza; e anche il _sonno_ è indizio d'essa, e le false
imagini di bene sono le blande dilettazioni proprie d'essa. — II. Fu
un traviamento scusabile con l'età e causato dalla semplicità del
_cuore_ (appetito), che s'ingannava; come si vede dall'esempio della
Vita Nuova: ciò, non ostante la gravità dei rimproveri di Beatrice.
— III. La terribilità delle espressioni Dantesche si spiega con
raffronti del Convivio. — IV. L'oscurità della selva significa il
manco di discrezione proprio dei fanciulli; e l'anima non riparava
questo difetto con l'ubbidire. — V. Quel difetto è manco della virtù
di _prudenza_, poichè _incostanza_ fu quella di Dante. — VI. Si
smarrì, non avendo la virtù che dirige; in una selva oscura, non
avendo il lume; e amara come la morte, perchè il difetto di quel
lume equivale al peccato d'origine; ed è perciò anche servitù; e
perciò il limbo è una selva anch'esso; e v'è il sonno.[1189] — VII.
Nella notte pietosa lo rimise in via la luna, che è la _prudenza_
senza la quale non è libertà d'arbitrio, come si conferma
dall'interpretazione di Par. 27, 124 segg. — VIII. Dante, dunque,
traviò per il difetto di prudenza, e si ritrovò per il racquisto di
quella; e così travia il genere umano, per il difetto di quella
virtù che ha da essere dell'imperatore.[1190] Ma se nella selva non
è alcuna virtù, non è nemmeno il vizio: è il peccato originale, non
l'attuale.