3. =I dipinti della Villa di Livia a Prima Porta.= — Buon saggio di
pitture di verzure e di vedute, nel genere in cui fu perfetto Ludio,
e forse anche opera di questo stesso artista, offrono le pareti della
Villa di Livia a Prima Porta, scoperta nell'anno 1863. La pittura
gira continua sulle quattro pareti d'una camera; questa pare fosse
destinata a godervi la frescura nei caldi estivi, e quindi volevasi in
essa produrre l'illusione d'un giardino, dipingendovi alberi da frutto,
meli, melograni, alberi da ornamento, e uccelli che volano, cantano,
covano nei nidi; manca la figura umana. Vi si ammira un tratteggio
molto fine, un pennelleggiare largo e fermo, con giusta distinzione
nella diversa qualità dei frondeggi (ved. =tav. 74= per uno stile
analogo al precedente nella villa La Farnesina)[185].
Altri dipinti di verzure e giardini che simulano d'esser veduti
nell'incorniciatura di finte finestre furono scoperti sull'Esquilino,
dov'erano gli Orti di Mecenate. In queste pitture decorative v'è
pure pregio di mano esperta nel disegno, di correttezza delle forme
e dei contorni, con un fino sentimento del valore e degli effetti del
colorito; scarso pare l'effetto del chiaro scuro e quindi del rilievo,
e l'arte è convenzionale, di maniera ornamentale, che non procede da
profonda conoscenza della natura.
4. =Gli affreschi murali d'Ercolano e di Pompei.= — Dove però si può
studiare con maggior messe di confronti la pittura greca in Roma è
dagli affreschi d'Ercolano e di Pompei, che per buona parte oggi si
conservano trasportati nel Museo nazionale di Napoli. Questi dipinti
sono veramente prodotti dell'arte greca (ved. =tav. 73=), perfino
in qualche caso i nomi dei pittori, o le iscrizioni sono greche. Di
soggetti romani (fatta astrazione dalle scene della vita familiare)
non si ha qualcuno se non in via di eccezione, cioè una pittura che si
crede raffigurare Sofonisba e Massinissa, ed alcuna altra che sembra
prendano motivo dall'_Eneide_; gli altri soggetti derivano tutti dal
mito greco. Sono riproduzioni, o variazioni di modelli più antichi: il
concetto e la composizione si mostrano spesso di un valore superiore a
quello dell'esecuzione. Pompei non aveva pittori di singolare valore,
ma artisti manuali di sufficiente abilità[186]. I modelli, sulla cui
guida lavoravano i pittori di Pompei, sembra fossero le opere degli
artisti della scuola fiorita nel tempo dei successori di Alessandro,
detta alessandrina od ellenistica. La società romana tolse per sè i
modi di ornamentazione greca, forse con più sontuosa ricchezza, ma
con minor senso dell'arte. I soggetti preferiti dall'arte che facevasi
elegante, graziosa, e dagli artisti, che avevano portato a perfezione
l'abilità tecnica, erano i miti patetici ed erotici (ved. =tav.
72=), le scenette da idilio, le galanterie e gli amorini, soggetti
che appaiono prediletti anche nella letteratura alessandrina per la
correlazione evidente fra tutti i rami dell'arte, e specialmente fra
i poeti e i pittori nella scelta di soggetti analoghi di linea e di
pittura, p. es., l'episodio dell'abbandono di Arianna che risale a
Callimaco, narrato da Catullo, ripetuto negli affreschi pompeiani.
Se non chè, essendo questa pittura romana imitazione della greca nel
concetto e nelle forme, non solo il dipinto veniva spesso da greca
fonte letteraria, ma l'affresco pompeiano proveniva da celebre dipinto
greco; come, p. es., dicesi di quello di Medea che medita l'uccisione
dei figli, il quale deriva da una famosa tavola di Timomaco di
Bisanzio; un altro rappresentante il sacrifizio d'Ifigenia offre i
caratteri ben conosciuti del quadro di Timante (ved. =Atl.= cit., =tav.
LXXIII=); e altre pitture pompeiane possono essere illustrate da molti
versi dell'_Antologia greca_ dedicati alla descrizione di famosi quadri
antichi. Oltre i soggetti tolti alla mitologia ed alle leggende greche,
abbondano le scene della vita pompeiana, le vedute di paesi e di marine
(ved. =Atl.= cit., =tav. LXXV=; cfr. la nostra =tav. 78=), le pitture
d'animali e di natura morta.
[Illustrazione: =La Battaglia d'Isso (?) tra Alessandro Magno
e Dario III di Persia=, avvenuta nell'anno 333 a. C.
=Musaico rinvenuto nella casa del Fauno a Pompei, ed ora nel
Museo nazionale di Napoli.=
=Tavola 75.=