2. Erodoto, e con lui la maggior parte degli scrittori antichi, ammette
la loro provenienza dalla Lidia e la loro immigrazione per mare, dal
Tirreno.
3. Anticlide d'Atene opina che gli Etruschi siano Pelasgi, ma, cacciati
dalla penisola ellenica, si siano uniti a quella parte della migrazione
lidia che era condotta da Tyrrhenos.
4. Dionigi d'Alicarnasso contraddice l'opinione di Erodoto, per il
fatto che lo storico Xanto, che era di Lidia, non fece parola di questa
migrazione, e perchè la lingua e i costumi dei Tirreni differiscono
da quelli dei Pelasgi: conclude che la razza tirrena dev'essere
autoctona[45].
Era facile che la differenza già nell'antichità di queste opinioni che
si possono ridurre a due, l'una favorevole all'origine lidia l'altra
sfavorevole, inducesse anche gli storici moderni a dividersi in due
gruppi.
L'uno di questi, rappresentato prima dal Micali poi dal Niebuhr, dal
Mommsen e dallo Helbig, è contrario all'origine lidia e favorevole a
credere gli Etruschi in relazione coi Reti, anzi una cosa sola con
essi, e provenienti per parte di terra dalle Alpi; l'altro gruppo
è rappresentato dal Brizio, che fin dal 1885, negli _Atti e Memorie
della R. Deputazione di Storia Patria per la Romagna_, sostenne che la
tradizione erodotea doveva avere in mezzo ai particolari leggendari,
anche un nucleo di vero, e che molti fatti confermavano l'origine lidia
e la provenienza marittima, orientale degli Etruschi.
All'opinione degli avversari della teoria erodotea si accosta in molti
punti anche il Pais (_Storia della Sicilia e della Magna Grecia_),
quantunque sia molto più prudente degli altri, come il Mommsen, il
quale sostiene la provenienza per via di terra degli Etruschi, ma non
la loro identificazione di stirpe coi Reti. All'altra opinione, del
Brizio, s'accosta in taluni punti il Von Duhn. Ammetto innanzitutto
col Brizio che questa identificazione, sostenuta prima di tutto dal
Niebuhr, poggia su una interpretazione falsa di un passo di Livio
(Libro V, cap. 33), poichè se ne deve concludere che anche i Rezî
traggono la loro origine dai coloni etruschi, mandati dal Mediterraneo
al di là del Po (non che gli Etruschi fossero dei Rezî), e che i luoghi
stessi ov'erano i Rezî avevano imbarbarito i Rezî (non già che questi
avessero conservato la primitiva barbarie degli Etruschi).
Queste conclusioni sono poi confermate da Plinio, Giustino, e da altri
autori, che il Brizio cita a conforto delle sue tesi[46]. Esclusa
pertanto la fonte più importante a sostegno della tesi niebuhriana,
rimane da vedere se la tradizione erodotea, sfrondata della parte
leggendaria e favolosa, possa reggere alla critica storica, e sia
confermata da altre ragioni; poichè l'obiezione di Dionigi, che si
schiera dietro il silenzio di Xanto di Lidia, non solo è insufficiente,
ma infantile, non potendo esser noi garanti di ciò che un autore
abbia o non abbia creduto di dire. La conclusione poi, a cui verrebbe
Dionigi, che gli Etruschi fossero autoctoni, già per sè stessa toglie
fede al suo autore e ai suoi sostenitori.
Dunque dobbiamo dimostrare che, non essendo gli Etruschi la medesima
cosa dei Rezî, essi vennero dall'Oriente e penetrarono in Italia dalla
costa del Tirreno, non già per terra attraverso la Rezia: dove invece
sarebbero pervenuti nella loro diffusione più tardi.
II. LINGUA. — Osserviamo se il secondo argomento principale, la lingua,
ci possa servire.
Il Martha[47], per la ragione suesposta, che la lingua etrusca non
ha mai rivelato sè stessa, crede di dover rinunciare completamente
alla conclusione storica della provenienza degli Etruschi; egli però
indirettamente mostra di inclinare per l'opinione dello Helbig e
dell'Undset (che riassunse le scoperte archeologiche del suo tempo
nel lavoro _L'antichissima necropoli tarquiniese_[48]), cioè della
provenienza degli Etruschi dal Nord (op. cit., pag. 28); perchè, se da
un lato non ha per sè le fonti storiche che lo confermano, dall'altro
egli non crederebbe alla verità di queste, perchè non si perita a dire:
“je doute que les Grecs contemporains d'Herodote ou les Romains de
l'Empire aient jamais eu des notions justes sur les grands monuments
de peuples, dont le monde méditerranée avait été le théâtre plusieurs
siècles auparavant„.
Così si creò anche recentemente un tale scetticismo intorno ai fonti, o
per trascuranza o per mala interpretazione, o per sfiducia, che obbliga
a cercare altronde la soluzione del problema.
Il peggio sta in ciò che nemmeno la lingua, la quale è la fonte
etnografica più diretta e più esatta, ci può aiutare, poichè finora,
malgrado gli sforzi poderosi di dotti stranieri e italiani, quali il
Müller e il Corssen prima, il Deecke, il Pauli e il Lattes poi[49],
quella sfinge non ha trovato ancòra il suo Edipo.
La scuola del Lattes, che procede prudente e non rileva che fatti
indiscussi, riesce a provare l'affinità che passa fra l'etrusco e il
latino, sceverando, cioè, ciò che è chiaro da ciò che è oscuro. Egli
intanto afferma un periodo di fusione tra Etruschi e Latini, e rileva
una latinizzazione della lingua etrusca; ma pur troppo rimane una
parte nella lingua che non si può spiegare, e che induce a dimostrare
un nucleo non latino, non occidentale della lingua stessa nel periodo
anteriore alla migrazione degli Etruschi in Italia[50]. “C'è una parte
che sarà sempre un enigma„, diceva lo stesso Mommsen l'anno scorso a
Milano.
Oltre le acute conclusioni a cui giunge il dottissimo Lattes, la
scoperta linguistica più importante finora è quella del 1885 a
Lemno, in cui la celebre iscrizione colà rinvenuta dimostrò che la
lingua etrusca è affine a quella che parlavano i Pelasgi tirreni di
quell'isola, e portò inaspettatamente una conferma alla tradizione
d'Anticlide, che i Tirreni d'Italia fossero un ramo dei Pelasgi di
Lemno e di Imbro.
III. RELIGIONE E COSTUMI. — S'aggiungono gli argomenti in favore della
provenienza degli Etruschi dall'Oriente, tolti dai loro costumi, quali
il nome dato alla prole, che è della madre e non del padre, e l'usanza
delle fanciulle, poco morale invero (però non solo sanzionata dalle
leggi, ma anche santificata, per così dire, dal rito religioso),
di procurarsi con la prostituzione la dote: usanza diffusa fra le
fanciulle lidie, fenicie, armene e babilonesi, ed essenzialmente
d'origine orientale, anzi spiegabile soltanto con le idee orientali.
Nè si deve passare sotto silenzio il rito dell'umazione, proprio
degli Etruschi e degli orientali, di cui si ha la prova nelle tombe
_a umazione_, succedentisi a quelle _a pozzo_, tipo Villanova, e
costituite da camere sotterranee, o grandi tumuli circolari sotto
terra, o ipogei, con una o più camere a volta o ad arco, che ricordano
il costume dei sepolcri e delle camere funerarie egiziane, nonchè il
monumento d'Aliatte di Lidia e simili.
Se a questi argomenti favorevoli alla tesi sostenuta dal Brizio, e
alla quale m'associo fino alla luce di nuove scoperte, per la profonda
convinzione che della verità di questa tesi mi viene dallo studio
dell'arte etrusca, se a questi argomenti, dico, uniamo i risultati
di una critica severa alle ragioni dei dotti che sostengono la tesi
opposta, questa appare tanto debole da non potersi davvero sostenere.
Sfatata la teoria dell'affinità coi Rezî, comprovante per alcuni
l'origine della provenienza degli Etruschi dal Nord d'Italia, e sfatata
tanto più che della civiltà etrusca non v'è nel centro dell'Europa e
dell'Istria alcun vestigio, come appare dagli studî dello Hoernes,
si trovano deboli anche gli altri argomenti dei sostenitori della
tesi contraria, cioè quello che le città non sono alla costa,
come parrebbe naturale che fossero per popoli marittimi; che la
tradizione leggendaria di Erodoto non può avere valore storico, e che
piuttosto col Lepsius e col Pais si deve ammettere la venuta dal lato
dell'Adriatico e identificare gli Etruschi coi Pelasgi.
In primo luogo le città non furono costrutte alla costa, se non per
difenderle dai pirati, di cui sarebbero state facile preda; gli
Etruschi sopraggiunti dovevano vincere gli Umbri, i quali erano
in città fortificate dell'interno: assaliti gli Umbri nelle loro
acropoli, ponevano le proprie sedi sul luogo identico dei vinti, le
città dei quali servivano loro di nucleo fondamentale. — Siccome le
più antiche città sorsero dalla parte del Mar Tirreno, mentre dalla
parte dell'Adriatico non c'è che Adria, la quale anticamente sorgeva
presso il mare, è da escludere l'arrivo degli Etruschi dall'Adriatico
piuttosto che dal Tirreno, presso la costa del quale sorsero invece
molti centri abitati.
Il ch. Brizio determina questo molto chiaramente, aggiungendo che il
paese esteso oltre la Fiora, per parecchio tempo, continuò ad essere
posseduto dagli Umbri, anche dopo lo stanziamento degli Etruschi a
Cere e a Tarquinia, come dimostrano alcuni nomi geografici di radice
umbra, e la tradizione costante del così detto _tractus Umbriae_. La
prevalenza talora degli Umbri in certe località prova del resto molto
chiaramente che gli Etruschi non vennero in gran numero e si dispersero
in proporzioni relativamente piccole.
Quanto poi alla tradizione leggendaria di Erodoto, ormai la critica
odierna insegna molto chiaramente che ogni leggenda ha il suo nucleo
storico, intorno al quale lo storico antico, _ut primordia urbis (vel
gentis) augustiora faciat_, non si perita a ricamare una tradizione
ricca di elementi favolosi. Se questo dovesse far cadere ogni leggenda,
non potrebbe sussistere nè quella di Ilion, nè quella di Argos e di
Micene, che pure furono confermate dalle scoperte archeologiche dello
Schliemann e del Dörpfeld.
Del quarto punto di trattazione, lo studio dei monumenti e dei
ritrovamenti, discuterò a studio finito (cfr. pag. 149).
=Le tre grandi divisioni dell'arte etrusca.=
=A. — Architettura degli Etruschi.=