LETTERA APERTA.

_Al signor_ VESUVIO, _di professione_ VULCANO, _strada fra

Napoli e Salerno, casa propria--ultimo piano._

Carissimo amico,

A momenti sono diciotto anni che ci conosciamo, e l'esserci visti

quasi ogni giorno dalla via Santa Brigida, da Santa Lucia e dalla

Villa, ha stabilito fra noi due una cordiale intimità. Gli è per

questo che ho deliberato di scriverti questa letterina, proponendomi

di dirti la verità. Qui tu farai il viso della meraviglia: ma, sicuro,

la verità. Ai tempi in cui siamo, lo sconvolgimento sociale è tale che

una donna è fin capace di dire la verità ed un editore è capacissimo

di stampargliela!

Tu mi sei parso sempre un galantuomo: col ferraiuolo grigio del

tramonto, coll'abito nero della sera, col costume verde-bottiglia del

mattino, hai avuto sempre molta dignità nel tuo aspetto. Non si può

negare che hai anche un bel carattere: è ammirabile la fermezza di non

muoverti mai dal tuo posto, ammirabile il sereno disprezzo con cui tu,

vivo, guardi la morta montagna di Somma: e dove mettiamo la tua

inaccessibilità ai..... visitatori? Virtù questa che ogni autorità

dovrebbe avere. Non dubito che sei anche un po' filosofo, filosofo

moderno: me lo indica la nebbia di cui spesso ami avvolgerti e il fumo

superbo di cui t'incoroni. Quando poi entri nell'esercizio delle tue

funzioni e cominci piacevolmente a gittar fuoco e fiamme, allora

diventi proprio una persona rispettabile.

Ma ahimè! tutto decade, tutto passa, tutto si trasforma: le mode, la

gioventù, i capelli, gli affetti ed anche i vulcani. Col pressoio

della civiltà (carino, quel _pressoio_, neh? sovratutto nuovo), con la

ginnastica del ministro De Sanctis e col _realismo_ che ci piove da

tutte le parti, non ci riconosciamo più. Tu stesso, fiero, selvaggio e

solitario Vesuvio, pensi a civilizzarti e ci neghi la tua eruzione:

rimangono inutili le pressioni, le notizie _premature_, le preghiere,

gli inviti gentili, l'affluenza dei curiosi; la stessa luna si è

decisa ad intervenire, e tu continui ed essere in isciopero! Perchè?

Capisco che sette anni fa, volendo compiere il tuo dovere, adoperasti

troppo zelo e commettesti cose indegne di un gentiluomo. Mi ricordo

quei giorni--che scompiglio, che baraonda, che confusione! Il mondo

alla rovescia, uno scombussolamento generale: i professori di

matematica impallidivano, gli alunni erano licenziati dalla scuola, le

madri non sorvegliavano più le figliuole, le mogli si gittavano nelle

braccia dei mariti, gli amici si abbracciavano cordialmente, i vetri

tremavano e di notte ci si vedeva meglio che di giorno. Ma dopo

vennero le critiche dei giornali, le imprecazioni degli spazzini, i

sonetti dei poeti, i quadrettini dei pittorucci, gli _episodi_ dei

novellieri; come potevi resisterci? Ti oppressero, ti calunniarono, ti

ingiuriarono, ti dipinsero in nero e rosso: ora rinchiuso nel severo e

misterioso silenzio dell'uomo che non ha nulla da dire, tu ci neghi

l'eruzione.

Pensa che noi potremmo esigerla. Da tempo immemorabile i cittadini di

Napoli e dintorni hanno il diritto, almeno ogni cinque anni, ad una

graziosa eruzioncella; perchè infine noi siamo brava gente e ci

contentiamo di poco: non mormoriamo se invece di acqua ci danno

coriandoli, se le vie sono sporche ma ben illuminate, se dappertutto

si veggono possidenti in cenci che cercano l'elemosina a miserabili

ben vestiti. Tutto questo per noi è nulla; basta che non ci vengano

negati i nostri cari spettacoli. I romani avevano il Circo, gli

spagnuoli hanno i tori, gli egiziani hanno il Nilo e noi abbiamo il

Vesuvio.

Almeno, se non vuoi farlo per obbligo, fallo per compassione: china i

tuoi occhi sulla pianura e considera lo stato miserando della tua

dilettissima figlia, la gioconda Napoli. Napoli si annoia, e siccome

non suole fare mai le cose a mezzo, si annoia profondamente e

coscienziosamente: rassomiglia ad una bellissima donna, pallida di

_spleen_, col corpo abbandonato e le mani penzolanti, che ogni tanto

apre la bocca.... per sbadigliare. Nulla può castrarla ed i suoi

languidi occhi semichiusi non veggono d'attorno che cose vecchie; i

teatri sono sempre gli stessi, e le emozioni che vi si provano,

convenzionali; le passeggiate uguali, dritte e monotone; il cielo

sempre sereno, il golfo sempre incantevole, i pomidori sempre

eccellenti: sbadigli. Il sole va, viene, fa le smorfiette dietro

qualche nuvola, pare che voglia andarsene e non tornare più, ma sono

moine: ritorna e sempre col medesimo viso. La luna.... ma non parliamo

di persone inutili. Tutto è cadenzato, registrato, previsto: nessuno

scandalo, duelli..... leggieri, avvenimenti straordinarii pochini, le

signore tutte in campagna o chiuse in casa per far credere che sono

partite. Ci fu una, lotta amministrativa, ma ci si è campato fin

troppo sopra ed ora è posta nel dimenticatoio; le alluvioni sono

durate tre giorni, la quistione d'Oriente non attecchisce, quella del

gran Caffè non interessa. _Leda_ è risanata, i giovedì di ottobre

riescono freddi e stentati. E Napoli sbadiglia a canto fermo, come se

la sua Università, le sue accademie, i suoi concerti musicali ed i

suoi Circoli fossero aperti ed in seduta permanente.

Non ti narro poi in quale stato di afflizione si trovino alcune classi

sociali: primi i giornalisti, ma specialmente i cronisti. Esseri

infelici, destinati a soffrire le più crudeli ansietà per la cronaca

dell'indomani, girovagando pallidi e con l'occhio smarrito in cerca di

notizie. Il loro pranzo, il loro teatro, i loro sonni innocenti sono

turbati dal pensiero fisso, dominante della cronaca: e pensare che

senza tuo grave incomodo, tu potresti sollevarli! Vengono gli

innamorati: per essi, poveretti, è finita la bella stagione di estate

e con essa i colloqui acquatici, le passeggiate alla Villa, le

escursioni in barca, le serate trascorse sui terrazzi: non vi è più

alcun pretesto per rimanere all'aperto, al solo lume delle stelle--fa

fresco, bisogna starsene nel salotto sotto la sfolgorante luce del

petrolio, a contare i sospiri e le occhiate. Eppure, se tu, o Vesuvio,

volessi..... Oh! come saresti benedetto! Gli albergatori sono

addirittura disperati: la compiacente _Stefani_ si era benignata

annunziare alle cinque parti del mondo che il vecchio vulcano si era

finalmente deciso, e dalle cinque parti del mondo cominciavano a

giungere gli _amatori_; l'inglese, genere che si va facendo rarissimo

e difficile, abbondava sulla piazza; i corrispondenti arrivavano con

l'inseparabile taccuino; qualche Altezza in istretto incognito era

annunziata, e già i suddetti albergatori, col cuore immerso nei

giubilo si preparavano a scrivere nelle loro note: _Vue, par le

fenêtre du Vésuve en éruption, 40 francs_. Invece delusione

grandissima; ed ora negli alberghi si potrebbero stabilire delle

fabbriche di tamarindo _concentrato nel vuoto_.

Il professore Palmieri, tuo buono e fedele amico, che era venuto a

farti una visita, è stato costretto a tornarsene via disgustato dalla

freddissima accoglienza che gli hai fatta: non ti vergogni di tanta

ingratitudine? Il sismografo arrossisce del suo forzato riposo;

l'eremita crolla il capo, pensando alla caducità del genere umano, e

le povere guide, assise sulla lava raffreddata come Mario sulle rovine

di Cartagine, vanno melanconicamente esclamando: La montagna è morta,

la montagna è morta!

È poi vero che sei morto? Sei forse diventato indifferente alle voci

dei figli tuoi? È scetticismo il tuo o pietà? Se ti piglia pensiero

dei graziosi villaggi che sorgono sui tuoi fianchi, se temi per la

loro salute, allora fa una cosa: non curarli, lasciali da parte,

disprezzali, prendi un'altra via. Va all'aperto, sconvolgi, rovina,

illumina, incendia, dove non sono quei miserabili ostacoli, dove trovi

la strada libera: in ultimo avrai anche la coscienza pulita, qualità

che non hai sempre avuto premura di possedere. Non conosco le tue

opinioni politiche: ma ti consiglierei, se devi presto abbracciare un

partito, di essere _moderato_.

Dunque deciditi: migliaia di occhi stanno rivolti verso di te, si

freme, si spera, si aspetta..... fa il tuo dovere, o saggio Vulcano.

Senti, a rimanere là impalato, taciturno come un disutilaccio, a

godere un impiego che è una vera sinecura, ad occupare un posto che

non ti spetterebbe più, ci fa brutta figura. Offri piuttosto le

dimissioni e liquida la tua pensione di ritiro: si penserà a

rimpiazzarti. In premio dei tuoi lunghi ed onorati servigi, malgrado

le tue ultime deficienze, ti faranno forse commendatore.

Su che, ho il piacere di salutarti.

_Ottobre 78_.

_Devotiss. tua_

MATILDE SERAO

Dal vero · 第 36 / 67 题