Quelle due famiglie rivali rifacevano in miniatura le discordie dei
Capuleti e dei Montecchi: solo, avuto riguardo alla civiltà dei tempi,
invece di sparger sangue, spendevano e spandevano denaro. In cambio di
morti, vi erano stati processi molti, lunghissimi ed intrigati;
litigavano per dispetto, per ripicco, per rabbia; litigavano con
quella cocciuta volontà di processi che è uno dei principali morbi
della provincia. Come al solito si trattava di scioccherie; un filo
d'acqua che prendeva cattiva direzione, una turbolenta capra che era
saltata dal campo dell'uno in quello dell'altro, alcune oscure e
stupide patate che sotterra, distendendosi, avevano annullato il
confine. Su questo pioveva la carta bollata, gli uscieri si
affaticavano a scrivere con quel loro stile, ultimo ricordo delle
invasioni barbare, le sentenze si moltiplicavano, i processi si
complicavano; i due avvocati si fregavano le mani per la gioia, e
dall'aspetto che pigliavano le cose, erano sicuri di trasmettere come
preziose eredità quelle liti ai loro figliuoli. Come era stata causata
quella inimicizia fra i Pasquali e i Dericca non si poteva sapere
chiaramente; da una parte e dall'altra vi erano affermazioni varie:
soltanto era una inimicizia profonda e dichiarata. Essendo vicini di
casa in città, vicini di terra in campagna, s'incontravano spesso,
guardandosi in cagnesco; le donne sentivano la messa in due chiese
diverse; se le fanciulle Dericca portavano abiti azzurri, le fanciulle
Pasquali inalberavano subito il rosa; al consiglio municipale i
Pasquali erano sempre conservatori ed i Dericca, naturalmente, sempre
progressisti; quello che l'uno faceva, l'altro non avrebbe fatto per
mille scudi; dove l'uno andava, l'altro non compariva. E poi
pettegolezzi, maldicenze, mormorii, avidità di scandali, malignità:
insomma quel corredo di piacevolezze che succedono in provincia fra
due famiglie rivali. Su questo, Carlo, primogenito dei Pasquali e
Maria, secondogenita dei Dericca, pensarono bene d'innamorarsi.
Gli amori delle piccole città non hanno molta varietà: per lo più sono
relazioni che cominciano con l'infanzia, seguitano nelle partite di
_mosca cieca_ si manifestano solitamente nei balletti famigliari,
continuano nel giuoco della tombola e si completano sempre davanti al
parroco ed al sindaco. Sono amori risaputi, sorvegliati, stabiliti,
registrati nelle entrate e nelle uscite della casa; protetti dai nonni
brontoloni, dagli zii preti; conosciuti da tutta la città; amori senza
nervi, senza lagrime, senza tenerumi, senza fantasticherie; qualche
cosa di molto calmo, di molto lento, la cristallizzazione dell'amore.
Ma Carlo Pasquali aveva avuto l'incomparabile fortuna di passare, in
una volta, quindici giorni a Napoli, il che gli faceva guardar con
disprezzo gli usi provinciali; ma Maria Dericca, la notte, ad un
lumicino fioco, aveva pianto sulle sventurate eroine del Mastriani e
le aveva invidiate nelle loro fantastiche passioni; quindi a quei due
ci voleva un amore eccezionale. Fa prima uno sguardo furtivo, una
paroletta mormorata pianissimo eppure intesa con singolare percezione,
da colei che doveva udirla, un garofano caduto da un balcone per colpa
sicuramente del vento, un subitaneo pallore di lui, un subitaneo
rossore di lei; poi coll'intervento armato di un ferro da stirare di
una biricchina quindicenne che andava a stirare in casa di Maria, un
bigliettino, una breve risposta; una letterina, una letterona, ed
infine quei volumi di otto o dieci foglietti che segnano il più alto
punto della follia amorosa.
Ahimè! furono brevi le gioie dei due giovanotti e rapidissimo giunse
il dolore a dileguarle. Furono visti, spiati, le novelle giunsero ai
relativi papà e tutti i fulmini delle ire paterne, inasprite da undici
processi, caddero sulle teste dei poveri amanti. Si chiusero i
balconi, fu messo il catenaccio alla porta del terrazzo, si contarono
i garofani sulla pianta, le passeggiate furono proibite, o almeno
fatte senza annunzio, l'ora della messa fu cambiata ogni domenica--ma
quei due continuarono ad amarsi. I rabbuffi, le prediche, le
proibizioni, le difficoltà, non valsero che ad infiammare il loro
amore: la notte, nell'inverno, Maria si alzava, si vestiva, si
avvolgeva in uno scialle, con le pianelle, rattenendo il fiato,
tremante dalla paura, scendeva nelle scale, ad un finestrino del primo
piano; l'amichetto era nella strada, addossato alla muraglia. Così
conversavano per due o tre ore senza curarsi del freddo, della pioggia
e del sonno perduto; conversavano senza vedersi, a cinque metri di
altezza, tacendo ad ogni rumore di passante, riprendendo cautamente il
discorso, col timore continuo che i parenti di Maria si alzassero e la
ritrovassero in quel colloquio aereo. Ma che importava loro tutto
questo? Avevano nel cuore la luce, il sole, la primavera, il coraggio,
l'entusiasmo; venisse pure il re, non si sarebbero mossi. Invece il
fratello di Maria, una notte che non poteva dormire, si alzò di letto
e trovò la porta socchiusa, scese per le scale, udì un mormorio e
colse la sorella sul fatto; poco complimentoso sbarrò le imposte sul
viso a Carlo, dette uno schiaffo sonoro a Maria e se la riportò in
casa. Dal mattino fu murata la finestruola del primo piano, malgrado
la scala ne rimanesse un poco oscura.
O voi, fedelissimi amanti che vi desolate nelle pene di un amor
contrastato, immaginate la disperazione di quei due! Le loro lettere
non si potevano più leggere, perchè le lagrime cancellavano le parole;
filze di punti ammirativi da sembrare soldati prussiani sotto le armi,
seguivano le diuturne imprecazioni alla sorte, al destino, al fato e
ad altri esseri impersonali che non potevano rispondere; mille
progetti fantastici erano creati, discussi e poi rigettati. Carlo
avrebbe voluto fuggire con Maria, ma suo padre non gli lasciava danaro
e sarebbe stato difficile riunire le nove lire e cinquanta per un
viaggio in due sino a Napoli; pensarono per un momento al suicidio,
ma.... trovarono che non risolveva le difficoltà. Poi a lungo andare
il loro amore divenne sistematico, le imprecazioni furono sempre le
medesime ed essi non poterono andare a letto senza aver _versato sulla
fedele carta la piena del loro dolore_. Nel paese non si parlava che
del loro incrollabile amore e dei loro tormenti; erano l'oggetto
dell'interesse generale; se giungeva un napoletano lo conducevano a
veder le rovine del loro anfiteatro e gli narravano il caso di Carlo e
Maria. Quindi i due giovanotti, carezzati nel loro amor proprio, si
atteggiavano ad un contegno di circostanza. Maria era pallida sempre,
con un'aria malinconica, non sorridendo mai, parlando sempre alle
amiche del suoi giorni senza gioia, rifiutando di divertirsi, contenta
di somigliare tal quale ad una eroina del Mastriani. Carlo andava a
fare delle passeggiate solitarie, era sempre di pessimo umore; ai
balli non si moveva mai da un angoluccio, contento che intorno ad esso
si mormorasse: Povero giovane, quell'amore sfortunato gli rattrista la
vita! Nei circoli, nelle festicciuole, nelle visite, con la monotonia
instancabile della provincia, ritornava sempre il discorso dei due
amanti, e chi avesse qualche notizia fresca su di loro era accolto a
braccia aperte: Carlo e Maria portavano dignitosamente il peso della
loro popolarità.
Infine, non so dopo quanti anni, quattro o cinque mi sembra, di questa
lotta continua, di questi pianti cotidiani, di questo amore allungato,
allungato, mantenuto vivo dai dissidi, le cose cangiarono di aspetto.
Vi fu una brava persona--ce ne sono ancora--che con molti sforzi di
loquela persuase i genitori che ai processi ci si rimetteva del
proprio e molto, testimoni i due avvocati che si erano arricchiti alle
spalle dei clienti; che quei due giovanetti si struggevano ed
avrebbero dato nel mal sottile per quell'amore contrariato; le case
erano daccanto; daccanto i possedimenti; Cristo aveva perdonato,
perdonassero anch'essi, se voleano trovare perdono; tante ne disse,
tante altre persone, mosse dall'esempio, ci si interposero, che le
quistioni vennero ad una transazione, la quale aveva per primo
capitolo il matrimonio di Carlo con Maria.
Qui certamente tutti supporranno che i giovanotti furono
consolatissimi e supporranno il vero: ma il mio obbligo di
novellatrice sincera mi costringe a dire che nel loro primo colloquio
libero regnò un grande imbarazzo. Si erano abituati a vedersi di
lontano, alla sfuggita; a parlarsi da un primo piano alla strada,
nella oscurità, falsando o smorzando la voce: si trovarono molto
diversi, forse un po' ridicoli; non avevano argomenti di discorsi,
tacevano spesso, affrettando col pensiero l'ora che dovevano
lasciarsi. Non vi erano più imprecazioni e lagrime da mescolare con
l'inchiostro, non si scrissero più. Tutto era libero, piano, facile
davanti al loro affetto: non dovevano pensare alle sottigliezze per
ingannare la vigilanza dei vecchi, non avevano più nessun gusto al
mormorarsi qualche parola in segreto, non facevano più progetti
ardimentosi per l'avvenire. Si sarebbero sposati prosaicamente, senza
ostacoli, come tante altre coppie sciocche. Quei del paese non
badavano più a loro; passata la meraviglia ed i commenti sul
matrimonio, Carlo e Maria non destarono più l'attenzione, non si parlò
più di essi, non si notò più il loro contegno; cessarono di essere
additati come esempio di fedeltà. Adesso si portavano gli occhi sulla
moglie del pretore che era accusata di avere una simpatia poco
tribunalesca per il sostituito procuratore del re: caso gravissimo.
I due amanti si sentirono abbandonati, una grande freddezza si
ingenerò fra loro. Carlo trovava che le virtù della sua fidanzata,
quelle virtù che rifulgevano nelle lettere, si appannavano nella casa;
Maria pensava spesso che Carlo era un poco triviale nei suoi gusti e
che finire con un matrimonio stupido un amore così tempestoso, era
indegno di una lettrice del Mastriani. Vi fu fra loro qualche
paroletta vivace sulle _illusioni smentite dalla realtà, sui miraggi,
sugli inganni ottici_ ed altre punzecchiature simili; venne una
questione, poi due, poi divennero quotidiane. Una sera Maria disse con
voce irritata:
--Carlo, lasciamo stare.
--Lasciamo pure,--rispose lui senza esitare.
Ed il giorno seguente partì per un viaggio d'istruzione; Maria andò a
Napoli, presso una sua cugina, per pescarvi un marito eroico. Le
famiglie si ruppero di nuovo: il padre di Maria aprì una finestra che
dava nel cortile del suo vicino; costui per molestarlo fabbricò un
colombaio i cui colombi scorrazzavano dappertutto; subito una
citazione, una seconda, una terza, i processi ricominciarono, e questa
volta, dicevano gli avvocati sorridendo, senza speranza di
transazione.