SOCIALISMO

Dal dì che pochi dissero:--"Ecco i nuovi orizzonti!"

E che un fiero entusiasmo--scintillò sulle fronti,

E che feudi e tiranni,--pregiudizii e messali

Entraron, colla peste,--nel novero dei mali,

L'umanità rïarse--d'una febbre incessante:

Dei soffrenti si mosse--l'esercito gigante,

E la tema scotendo--giù dai dorsi avviliti,

Sorse a chieder ragione--degli insulti patiti.

Furon giorni di sangue;--rosseggiaron le vie...

È ver!... Colle zizzanie--cadder rose e gazzie...

Ma pari alle tempeste--son le amare vendette!

Non han leggi in entrambe--e castighi e säette!

Gli stolidi soltanto--vorrebber la Natura

Eguale al freddo svizzero--che i suoi colpi misura!

Un tempo era il carnefice--del popolo maestro;

Ei l'educò alla scuola--dei ceppi e del capestro;

Al codice mitissimo--il popolo educato

Si vendicò col sangue;..--come aveva imparato.

Al!... Non gettiam la pietra--su chi lava un oltraggio!

Chi, fra noi, del perdono--ebbe sempre il coraggio?

Nelle pagine lunghe,--su cui veglia la Storia,

Tra le feste d'un giorno,--tra una colpa e una gloria,

Tra il sovrapporsi assiduo--d'un evento a un evento,

Dalle viscere umane--esce sempre un lamento!

Cristo, anch'egli, degl'empi--rese il braccio più ardito!

E fu il giorno che in croce,--per le angoscie sfinito,

Gridò un'ultima volta:--"Sopportate e tacete!"

Gli empi ne profittarono.

--E quando ei disse: "Ho sete!"

D'aceto e fiel gli porsero--una spugna bagnata!

Or ben, quando dei buoni--fu la bontà oltraggiata,

Non un giorno, ma secoli,--essi tacquer pazienti...!

E gli empi li derisero--raddoppiando i tormenti.

Ma venne il dì che i buoni-dissero anch'essi: "Ho sete!"

E avean sete di scienza,--di libertà!...

"Bevete!..."

Fu lor risposto.

E il sangue--si diede lor dei figli!

E morirono i padri--su fetidi giacigli!

E messe alla tortura--für le membra del saggio!

Ah!... Non gettiam la pietra--su chi lava un oltraggio!

Cristo era un uomo-dio;--noi non siam che mortali!

Ei sapeva che il cielo--esisteva; che i mali,

Con cui l'avean qui in terra--i tristi vilipeso,

Gli fruttavan la gloria--del trono ov'era sceso!

Ma per noi questo cielo,--questa speranza sola,

È un mistero!... Per noi--il cielo è una parola!..

Perchè voler, da fragili--e grame creature,

Ciò che forse è miracolo--per divine nature?

Ma libriamoci in alto;--tra il vero e l'ideale;

Ove l'aria non sfibra--questa carne mortale!

E guardiamo sugli uomini;--sui viventi dell'_oggi_;

Su coloro che popolano--le vallate ed i poggi,

E che, orgoglio di vermi,--raggiungendo una vetta,

A Giove antico atteggiansi--che scaglia la säetta...

Guardiam giù...

Questo fiume--fatto di teste umane,

Questa immensa valanga,--questo esercito immane,

Ha un nome!

Lo si mormora--con riverenza: _Il Mondo!_

Ei cammina!... Ei cammina!...

--Nel cèrebro fecondo

Dei mille pensatori--egli attinge i portenti,

I segreti, che dànno--la vittoria.

Le genti,

Attraverso agli oceani,--si favellano; i cieli

Si spalancano; cadono--i fantastici veli

Che rendean sacra d'Iside,--nei templi egizii, l'ara;

Ogni giorno che sorge--ha un raggio che rischiara;

Ogni giorno che passa--ha una tenebra spenta;

E sull'eterna via--dei suoi destini (lenta,

Per la vita degli uomini;--per un'idea, veloce)

Mille grida adunando--in una sola voce,

Travolgendo implacabile--chi non vuole o non vede,

Questa immane fiumana,--questo Mondo procede!

Avanti!... Avanti!... Al mare,--o mistica fiumana!

Alla foce!... Alla foce!...

--Ov'è dessa?... È lontana!

Lontana più del sole!--Più del sol misteriosa!

Chi potrebbe, osservando--ogni uomo ed ogni cosa,

Predir l'ultimo giorno--dei terrestri abitanti?

Ma che importa!...

Alla foce!...-Al mare!... Avanti!... Avanti!...

Pur, come un dì le streghe--di Macbeth sul sentiero,

A soffermar per poco--del Mondo il passo altero,

Sorgon tre sfingi; e sono--sfingi rabbiose e grame;

I moralisti ipocriti,--gli eserciti e la fame!

O roditori eterni--delle umane famiglie,

Che dei padri cadenti--insultate le figlie,

Perchè portan nel seno--un bambino illegale;

Che vorreste la donna--ad una pietra eguale;

Che eccitandone i sensi--con arti sopraffine

Bramate, come i vecchi,--veder ignuda Frine

Per turpemente chiederle:--"Sei tu ancora innocente?"

O roditori eterni,--che dell'età fiorente

Odiate i baci, e fate--che le madri, non spose,

Cadano nei postriboli,--come foglie di rose

Sui letamai; che, primi,--l'indagine vietando

E incutendo nei cuori--un terrore esecrando,

Obbligate le madri--a uccidere i bambini;

O voi, che non leggete--negli umani destini

Quest'ardente desío--di pace e fratellanza;

Voi, che abbagliando gli uomini--con cinica baldanza,

Togliete ai campi il braccio--dei giovani ventenni

Per armarlo nei giorni,--in cui le idee solenni

Sorgono a dimandare--che giustizia si faccia;

O voi, che li spingete--all'orribile caccia

Delle conquiste; o voi--che beäti ridete

Nelle comode case--e buoni vi credete

Perchè date una veste--allo spazzacamino;

O voi, gretti ambiziosi,--che annebbiate col vino

L'orizzonte ristretto--d'un esile onorario,

E, colla banda in testa,--ed al passo ordinario,

Sfilate per le vie--tronfiamente, perchè

Un _circolo operaio_--surse vostra mercè,

Ditemi, nei banchetti,--parlando agli operai,

A chi smuove la terra--non ci pensaste mai?...

I poëti d'Arcadia--han pensato a costoro!

Essi cantaron Fille,--Tirsi, Clori e Lindoro;

Coprirono di cipria--le piaghe puzzolenti;

Sulle teste dei villici--versaron l'acque olenti;

Nascosero gli stracci--sotto i nastri ideali;

Posero loro in bocca--idilii e madrigali;

Indi li presentarono--alle dame annoiate!

Oh!... Vigliacchi sarcasmi!--Oh!... Ironie scellerate!...

Questi pastor da scena,--questi villan galanti

Sono un popol di schiavi--dalle miserie affranti!

Queste Filli, che cantano--canzonette sì gaie,

Sono donne che muoiono--nelle immonde risaie!

Questi Tirsi e Lindori,--che sputan madrigali

Son pellagrosi e tisici!--Son carne da ospedali!

Questi eroi dell'idilio,--nell'amore maëstri,

Stancaron fin ad oggi--e giudici e capestri!

E, fra le lunghe prediche--di parroci o curati,

Fra le sevizie orribili--di chi li ha dissanguati

Per sprecar in un'ora--quanto ha negato loro

Pel lavoro d'un anno;--fra la sete dell'oro

E la fame, gli errori--e lo spregio, i meschini.

Gli arcadici pastori,--son ladri ed assassini!

Mentre noi cittadini,--nelle sere d'estate,

Sorbiamo, a suon di musica,--le bevande diacciate,

Essi cadon dal sonno,--veglian pallidi e infermi

Nei campi, nelle vigne,--o attorno ai mille vermi

Che daranno la seta!...

--Mentre noi, nelle sere

Invernali, danziamo,--o cerchiamo al bicchiere,

O al teatro, o al tepore--d'un buon letto, la gioia,

Essi treman dal freddo--su una lurida stuoia

Sdraiati, e addormentandosi--nelle insalubri stalle,

Invidiano lo strame--ai bovi e alle cavalle!

Lamentando una salsa--noi biasciam le vivande;

Essi mangiano un pane--ch'è peggior delle ghiande!

Noi ci lagniam d'un nodo--nei fili d'un lenzuolo;

Essi dormon vestiti--sovra un umido suolo!

Gli operai cittadini--sono ricchi in confronto;

Men terribile è il male--ove il soccorso è pronto!

Noi possiamo, mendichi,--trovar pietose mani;

Essi son soli, poveri,--quasi ignoti... lontani!...

E la _Fame_ li decima!

--Oh! la _Fame_!... L'arcano

Problema, che scombussola--ogni sistema umano!

Come mai questo squallido--fantasma esiste?

Noi

Siamo pochi; la Terra--è grande; i frutti suoi

Dovrebbero bastare--a color che vi stanno!

Chi ruba?... Chi nasconde?--Ov'è dunque l'inganno?

Perchè dunque chi suda,--e raccoglie, e lavora,

Digiuna presso un uomo--che ozïando divora?

Perchè mai chi le glebe--feconda di sua mano

Ne reca ad altri il frutto--e muor di fame?

È strano!

Io so ben ch'è una fisima--l'eguaglianza sociale,

Poichè, qui in terra, tutto--è bene, e tutto è male;

Poiché ciascuno al mondo--predilige un tesoro;

Il savio i suoi volumi,--l'usuraio il suo oro,

Il poeta i suoi sogni;--poichè è vana speranza

Fra miseria e ricchezza--ottener l'eguaglianza:

Poichè fin che degli uomini--saran diversi i volti

E nasceranno belli--e brutti, furbi e stolti,

Deboli e forti, arditi--e timidi, i mortali

Si rassomiglicranno,--ma non saranno eguali;

So, che se tutti gli uomini--avesser oggi un pane

Chiederebbero unanimi--il lusso alla dimane;

So che è propria natura--d'ogni nostro bisogno

Di svanir, soddisfatto,--crëando un altro sogno;

Ma so ancor che un diritto--inconcusso è la vita;

Che sovra cose ed uomini--una legge è scolpita,

Una legge che domina--eventi, gaudi e lutti;

Che la Terra ci grida:--"Figli, vivete tutti!"

Oh!... Tremiamo!... Nel sacro--nome di questa legge,

Che prodiga i suoi doni--e che tutti protegge,

Forse, un giorno, può insorgere--questo popol di schiavi!

L'ire represse in Furie--posson mutar gli ignavi!

I fucili cadranno--dinanzi alle bidenti!

Come i patrizii antichi,--i borghesi piangenti

Bacieranno i figliuoli--per morir di mannaia!

Le canzoni, che ai padri--narrarono dell'aia

E dei campi le cure,--tuoneran tra i macelli...

E saran la funebre--ironia dei ribelli!

Quelle mani incallite--saccheggieran le alcove

Dove i ricchi dormirono--i lunghi sonni, e dove

Procrëavan tiranni--alla timida plebe!

I badili e le vanghe,--use a romper le glebe,

Sfracelleran le teste--dei bimbi e dei vegliardi!...

Oh!... Facciamo giustìzia--prima che sia già tardi!

Prima che sorga l'alba--di quel giorno tremendo!

Facciam che i nostri figli--non bestemmin piangendo

L'avidità degli avi--che, coi pingui retaggi,

Avran lasciato ad essi--il livor dei servaggi!...

Ed or, rispetti umani;--inutili timori;

Fanciulleschi desiri--di fanciulleschi onori;

Genuflessioni timide--ad idoli tarlati,

Arido galateo--coi nemici garbati;

Martirii del cervello,--che proromper non osa

Per mercar da un giornale--una linea graziosa;

Amarezze inghiottite;--malintese prudenze,

Che contro il rancidume--delle viete sentenze,

Domate i sillogismi--del bollente pensiero;

Oltraggi silenziosi--allo splendido Vero;

Tacite abiurazioni--per la lode d'un giorno;

Debolezze dell'uomo,--venitemi d'attorno!...

Io vi lascio sul limite,--che non varcai finora,

Perchè siete il tramonto--ed io voglio l'aurora;

Perchè se noi, quì in terra,--viviamo una giornata,

Io d'ineffabil luce--la mia vo' illuminata;

Perchè, sazio degli uomini,--io voglio amar l'Idea;

Perchè gli oscuri baci--di questa sacra Dea

Valgono i mille affetti--della gente piccina;

Perchè val più il delirio--d'un sogno che affascina.

Dell'entusiasmo d'obbligo--d'un ballo mascherato;

Perchè ai dolor dei molti--io mi sono temprato,

Perchè i ghigni di scherno,--la fame e la Censura,

(Dalla fronte brevissima)--non mi fan più paura;

Perchè la solitudine--amo più della folla;

Perchè abborro i mïasmi--d'una carne già frolla;

Perch'io cerco per scrivere--una pagina bianca

E sui vecchi caratteri--il mio sguardo si stanca!...

Enrico, il cor mi batte--di generoso orgoglio!

Sì, nella santa pugna--esserti al fianco io voglio!

Noi propugniamo i dritti--della _famiglia vera_,

Dei morenti di fame!

--Sulla nostra bandiera

Noi non scriviam: _Rivolta!_--Scriviam: _Giustizia!_

Molti,

Che mi furon diletti,--lo so, torcendo i volti,

M'avran da questo giorno--in abbominio!

I grulli

Negli amori e negli odii--sono sempre fanciulli!

Odian senza discutere;--aman senza pensare!

Tal sia di loro!...

Avanti!...--Avanti!... Al mare!... Al mare!

Alla foce!... Alla foce!...--Degli errori all'oblio!...

Dammi la mano, Enrico,--son _socialista_ anch'io!

Poesie e novelle in versi · 第 63 / 104 题