MORS TUA, VITA MEA

Era un uomo sensibile; dicea

Che tutto vive d'una vita arcana;

Che, come il bruco, si forma l'idea;

Che non è sola l'esistenza umana.

E predicava ai bimbi e ai giovinetti

Di rispettar gli steli delle rose,

I nidi delle rondini, e gli insetti,

E le sementi, e gli uomini, e le cose.

Poi, meditando l'incessante guerra

Che la fame crudel move ai men forti,

E pensando che ognun semina in terra

Ad ogni passo migliaja di morti,

D'infinita pietà pianse angosciato,

E, i cibi rifiutando alla natura,

In un angol tranquillo del crëato

S'adagiò, come morto a sepoltura.

Là, rivolgendo gli occhi moribondi

Ai fil d'erba ed ai fior ch'avea vicini,

Vide la vita di novelli mondi,

La strana vita d'esseri piccini.

Vide un bruco, due ragne e un capinero,

Il bruco, rosicchiando un'erba-menta,

Rotava in essa, senza alcun pensiero,

Il pungolo, che sfibra e che tormenta.

E poi che sazio, in estasi bëate

Levava il picciol capo verso il sole,

Le ragne da una foglia arsa sbucate,

Si divisero il bruco nelle gole.

Le due comari, del bottino liete,

Facevan l'una all'altra i complimenti,

Quando, piombando dal vicino abete

Il capinero, li mutò in lamenti.

Nel giallo becco ei se le prese entrambe

Trillando gajamente: Il colpo è bello!...

--L'uomo _sensibil_ balzò sulle gambe,

Stese la mano... e si mangiò l'uccello.

Luglio 1876.

Poesie e novelle in versi · 第 38 / 104 题