A UNA DONNA INTELLIGENTE

Quand'io lessi i tuoi versi

Ho pensato alla gioja

Immensa e alla sventura

Di chi può amarti, o bella crëatura.

Ho pensato all'arbitrio del destino,

Che ti formò col puro cäolino

Con cui formò il cervello dei veggenti:

Ho pensato al delirio

Di chi baciò i tuoi begli occhi lucenti;

All'angoscia di chi, dopo il delirio,

Vorrà, tremante, interrogarti il cuore,

E, forse, troverà lento e sbiadito.

Come un suono che muore,

L'amoroso battìto!

Strano connubio!... Donna e intelligenza!

I sogni, che s'incarnano

Nella gentil parvenza!

Strano connubio!... Intelligenza e donna!...

Lucifero che cela il ghigno orrendo

Sotto un pallido volto di Madonna!

Una bionda e leggiadra testolina,

Un gingillo da pôr sovra un guanciale,

Che scruta ed indovina

Il cupo abisso del Bene e del Male?

Strano connubio!... Donna e intelligenza!...

Una mandòla, cui la man d'amore

Sa cercare una languida cadenza,

E a cui scuote le corde

Questo fantasma che sussulta e spia,

E bacia, e sferza, e morde,

E che gli umani chiaman: _Poesia_!

Quand'io lessi i tuoi versi

Ho pensato alla gioja

Immensa e alla sventura

Di chi può amarti, o bella crëatura!

Io vorrei che alla mia donna adorata

Mormorasse un mortal detti d'amore,

Perch'io potessi trafiggergli il cuore

O morir di sua mano;

Ma, ginocchioni, il ciel supplicherei

Che tenesse lontano

Dal suo capo gentile

Il più spietato dei rivali miei,

Il _Pensier_, che solleva

Il tristo tentatore

Che un dì fe' perder Eva

E poi distrusse ogni sogno d'amore.

E s'io t'amassi, ti verrei dinanzi

Colle lagrime agli occhi e il viso bianco,

E, come un pellegrin d'affanni stanco,

Singhiozzando ai tuoi pie' mi getterei

E, baciandoli, o donna, io ti direi:

"Di non udir quaggiù che la mia voce,

"E d'esser sorda alle melòdi arcane

"Che vibrano nel tuo capo adorato;

"Perch'io temo che il sol della dimane

"Ti risvegli più fredda all'amor mio;

"Perch'io temo che i baci del _Pensiero_

"(Funestissimo Iddio)

"Ti tolgano per sempre ai baci miei!"

Questo, o donna, piangendo, io ti direi.

E se tu volgerai, dolcezza mia,

Quasi ammaliata, le pupille al cielo

Ov'abita il tuo Nume, io, soffocando

Nel profondo del cor la gelosia,

Afferrerò la balza del tuo velo

Per tenerti qui in terra... o per morire,

Se a quella reggia d'oro

Poëta e donna, tu vorrai salire.

Agosto 1876.

Poesie e novelle in versi · 第 28 / 104 题